Il film "Batismo de Sangue" (Battesimo di Sangue), diretto da Helvecio Ratton e Dani Patarra, è un'opera cinematografica che getta una luce cruda e necessaria su uno dei periodi più oscuri della storia brasiliana: la dittatura militare. Basato sull'omonimo libro di Frei Betto, il film racconta la prigionia di un gruppo di frati domenicani che, mossi da ideali cristiani, scelsero di opporsi al regime, partecipando attivamente alla resistenza.

Il Contesto Storico: La Dittatura Militare Brasiliana
Il Brasile tra le Due Guerre e l'Ascesa di Vargas (1900-1945)
Tra il 1900 e il 1930, il Brasile attraversò un periodo di drammatici cambiamenti sociali, anche a causa del vasto numero di immigrati giunti dall'Europa. Alla fine della prima guerra mondiale, alla quale il Brasile partecipò come unico paese dell'America latina, sorsero nuovi problemi economici. Movimenti militari furono protagonisti di un tentato colpo di stato nel 1922, seguito da una tentata rivolta a São Paulo nel 1924, entrambi repressi duramente dal governo federale. Il malcontento nelle caserme era sempre più crescente, fomentato da un gruppo di funzionari noti come "tenentes" (tenenti), ufficiali appartenenti all'emergente ceto medio urbano.
La crisi politica raggiunse l'apice in seguito alle elezioni del 1930, che videro la vittoria di Júlio Prestes, nonostante le masse cittadine si fossero mobilitate in favore del candidato dell'opposizione Getúlio Vargas, governatore dello stato di Rio Grande do Sul. L'opposizione si rifiutò di accettare il risultato elettorale e, sostenuta dai militari, scoppiò una rivolta a Minas Gerais, a Rio Grande do Sul e nel Nord-Est. In due settimane l'esercito assunse il controllo del paese e, dopo aver rovesciato Prestes, impose Vargas come nuovo presidente.
La rapida ascesa al potere di Vargas segnò un punto di rottura con il passato. Vargas, legato alle classi medie e povere, estromise di fatto le élite rurali, i "baroni del caffè" di São Paulo, i ricchi proprietari terrieri e gli intermediari politici della vecchia repubblica. Iniziò una politica populista e nazionalista che lo mantenne al centro della vita politica brasiliana per 25 anni. La chiave del suo successo fu quella di ottenere il consenso delle masse cittadine utilizzando la legislazione del lavoro come arma principale: furono infatti approvate leggi a favore della previdenza sociale, un minimo sindacale, ferie retribuite, aspettativa e assistenza medica.
Nel 1937, con il pretesto di sventare un golpe comunista e sostenuto dall'esercito, Vargas sciolse il Congresso e promulgò una nuova costituzione che gli concedeva poteri dittatoriali. Con la seconda guerra mondiale, il Brasile inviò 25.000 soldati in Europa al fianco degli Alleati. Lo sforzo bellico servì a distrarre la gente e a diminuire la pressione su Vargas, ma erano ormai gli ultimi giorni del suo potere. Legalizzò i partiti politici nel vano tentativo di farsi ben volere, ma proprio l'esercito lo spodestò nel 1945, ponendo fine a un potere durato 15 anni.
Il Dopoguerra e la Crescita delle Tensioni (1945-1964)
Successivamente a Vargas, venne eletto l'ex ministro della guerra di Vargas, il generale Dutra. Durante il suo mandato, fu approvata la nuova costituzione liberale. Nel 1950, Vargas tornò al potere, stavolta scelto dal popolo, introducendo misure di stampo nazionalista come la nazionalizzazione dell'industria petrolifera Petrobrás, ma non riuscì a risollevare l'economia brasiliana e la corruzione del suo governo.
Successivamente a Vargas, due personalità si imposero all'attenzione pubblica: Juscelino Kubitschek da Minas e Jânio Quadros da São Paulo. Alle elezioni del 1955 vinse Kubitschek, che promise di dare al paese quel progresso che era sfuggito negli anni precedenti. Il nuovo presidente si dimostrò molto più interessato, rispetto ai suoi predecessori, alla crescita economica e alla rapida industrializzazione del paese. Le grandi compagnie internazionali furono invitate a creare industrie automobilistiche in Brasile. I fondi dello stato furono impiegati per costruire strade, acciaierie e impianti idroelettrici, ma il progetto più grande fu la costruzione di Brasilia, la nuova capitale, in posizione più centrale, senza mare. I migliori architetti brasiliani si occuparono del progetto che prevedeva inoltre che gli impiegati statali si trasferissero a Brasilia da Rio de Janeiro, la vecchia capitale. Il 21 aprile del 1960, Kubitschek inaugurò la sua capitale.
Oltre a divenire il simbolo del dinamismo di Kubitschek, Brasilia divenne anche una delle cause dello svuotamento dei fondi statali, che fecero crescere l'inflazione e la corruzione. Tutto a vantaggio dell'altro esponente politico, Jânio Quadros, che approfittò della situazione, promettendo di ripulire il paese dalla corruzione. Venne eletto presidente della Repubblica e promosse una politica estera anti-americana, avvicinandosi all'Unione Sovietica e a Cuba, decorando persino Che Guevara e attirandosi le antipatie dei moderati e conservatori che lo indussero a dimettersi nel 1961.
I militari, preoccupati dal possibile scoppio di una guerra civile, diedero il potere a João Goulart che istituì un sistema di governo parlamentare, riducendo drasticamente i poteri del presidente. Ma nel 1963, con un plebiscito nazionale, si ritornò al presidenzialismo e Goulart avviò un programma populista e nazionalista che spostò il paese a sinistra. Annunciò riforme agrarie e sociali minacciando anche di nazionalizzare le aziende straniere. La sua politica trascurava però l'inflazione e il costo della vita salì alle stelle.

La Dittatura Militare (1964-1985)
Sull'ondata del malcontento popolare, il 31 marzo 1964, l'esercito attuò un colpo di stato incruento, screditando Goulart e accusandolo di essere al servizio del comunismo internazionale. Con il golpe del 1964, ci fu un cambiamento rispetto al passato: la giunta militare decise di restare a governare il popolo brasiliano. Il primo presidente fu Humberto de Alencar Castello Branco, che cercò di risollevare le sorti economiche del paese, riducendo la spesa pubblica e monitorando l'inflazione. Per prosperare più a lungo, si ritenne necessario abolire le libertà fondamentali e decretare la fine dei partiti politici, lasciando solo due: l'Aliança Renovadora Nacional (ARENA), che sosteneva il Governo, e il Movimento Democratico Brasileiro, che rappresentava l'opposizione. Questo primo golpe non fu particolarmente violento e quasi non se ne sentì l'eco nella gente.
Il golpe militare del 1968, invece, condotto dal generale Arthur da Costa e Silva, si caratterizzò per una dura repressione che generò di conseguenza una resistenza civile. Questa resistenza non riuscì a scalfire il potere della giunta, che anzi si rigenerò nel 1969, con la crescita economica e con la presidenza di Emílio Garrastazu Médici. Sono gli anni della vera dittatura brasiliana, gli anni dell'eliminazione di qualsiasi diritto civile.
In questo periodo, celebrità del mondo brasiliano scelsero l'esilio, tra cui Chico Buarque (che visse a Roma un anno e mezzo), e Gilberto Gil e Caetano Veloso (entrambi a Londra). Particolare fu il comportamento della Chiesa Cattolica che aveva appoggiato il golpe del '64, sempre per la solita "paura" del comunismo, ma in seguito diventò una delle più forti opposizioni al regime, cosa che per esempio non avvenne in Argentina e Cile. Personalità come Frei Betto e Frei Tito divennero figure emblematiche di questa resistenza.
Con gli anni '80, il paese sprofondò in un periodo di difficoltà. La crescita economica rallentò e nel 1982, il mancato pagamento di un debito moratorio da parte del Messico fece esplodere la crisi del debito latino-americano. Furono prosciugati nuovi prestiti e gli interessi su quelli precedenti superarono le risorse del governo. Il generale João Baptista Figueiredo, l'ultimo dei presidenti militari, entrò in carica nel 1979, promettendo il ritorno alla democrazia e annunciando l'amnistia per i prigionieri politici e per gli esuli.
"Batismo de Sangue": La Trama e i Personaggi
Il film "Batismo de Sangue" di Helvecio Ratton e Dani Patarra ci catapulta in questo periodo storico. La pellicola è ambientata a São Paulo, alla fine degli anni '60, quando il convento dei frati domenicani divenne una vera e propria trincea di resistenza contro la dittatura militare che governava il Brasile. Mossi da profondi ideali cristiani, i frati Betto, Oswaldo, Fernando, Ivo e Tito decisero di sostenere il gruppo guerrigliero Ação Libertadora Nacional (ALN), comandato da Carlos Marighella.
La storia, tratta dall'omonimo libro di Frei Betto, si concentra in particolare sulla prigionia nel 1969 di questo gruppo di frati domenicani. Il film, basato su fatti reali, mostra come questi religiosi che decisero di affrontare la dittatura militare finirono in una spirale di tortura, dolore e pesanti conseguenze. Il focus principale è su Frei Tito, interpretato magistralmente da Caio Blat. La sua traiettoria è struggente: desiderava solo giustizia, ma finì per essere perseguitato, torturato e portando con sé traumi profondi.
Il film "non alleggerisce in nessun momento" la gravità degli eventi. "Non ci sono scene sensazionalistiche, ma tutto è così ben fatto che senti ogni silenzio, ogni sguardo perso, è quel tipo di film che ti lascia in silenzio alla fine, fissando lo schermo nero."

L'Impatto e i Temi del Film
"Batismo de Sangue" è "estremamente scomodo", specialmente considerando che "c'è ancora chi desidera che un tale periodo ritorni, dicendo che non è stato niente di grave... che Dio abbia pietà di queste anime perturbate." Il film "ti sbatte in faccia una parte tesa della nostra storia" ed è "duro, diretto e reale", con la triste consapevolezza che "molto di ciò che mostra risuona ancora oggi."
La pellicola mette in luce la "deturpazione dei valori religiosi da parte di coloro che, di domenica in domenica, intonano parole che non comprendono", invitando alla riflessione sul vero significato di "comunione": "l'atto di condividere, di dividere, di mettersi al posto dell'altro... questa corrente così vicina al comunismo originale, all'empatia profonda che sembra persa sotto strati di ipocrisia liturgica." Il film di Helvécio Ratton è stato descritto come "un pugno storico ed etico". Pur conoscendo la storia, molti spettatori non si aspettano che sia "così incisivo e inquietante", con parte di questo sentimento che deriva dal "tentativo fallito di comprendere il motivo di tanta disumanità, di situazioni così disgustose e orribili commesse da altri esseri umani. È qualcosa di inimmaginabile." Il film "matura così bene la sofferenza e l'instabilità dei suoi personaggi che l'approccio finisce per espandersi in più direzioni", esplorando il contrasto tra torturatore e torturato.
Il sottotitolo del film, "È meglio morire che perdere la vita!", riassume perfettamente lo spirito di resistenza e il valore della libertà di espressione, una conquista ottenuta "a costo di molto sangue". È "un grande sollievo vedere che nell'unica istituzione dove i militari non avevano i loro tentacoli (la Chiesa), c'erano tanti religiosi progressisti che sapevano che la lotta contro il regime militare era più che necessaria."
La Sottile Linea Brasiliana - History Channel
Il Cinema e la Memoria della Dittatura
Le opere sui periodi neri della storia emergono in abbondanza in qualsiasi cultura, come una delle prerogative dell'arte per "esorcizzare i demoni del nostro passato, mostrando i nostri errori e successi pregressi". Pertanto, non è strano che in Brasile si siano fatti tanti film sugli anni della dittatura militare, "un'epoca in cui esprimere apertamente un'opinione contro il governo era contro la cosiddetta 'sicurezza nazionale'."
Oltre a "Batismo de Sangue", il cinema brasiliano ha prodotto altre importanti opere che hanno contribuito a mantenere viva la memoria di questo periodo oscuro. Tra queste:
- Il bacio della donna ragno di Hector Babenco (1984)
- L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger (2006)
- Zuzu Angel di Sérgio Rezende (2006)
- Central do Brasil di Walter Salles (1998)
- O Que É Isso, Companheiro? di Bruno Barreto (1997)
Questi film, insieme a "Batismo de Sangue", rappresentano un patrimonio culturale fondamentale per comprendere e non dimenticare le lotte per la libertà e i diritti umani in Brasile.