Il complesso di Sant'Agnese fuori le Mura sorge sulla Via Nomentana a Roma e riunisce un articolato ed ampio insieme di edifici costruiti e rimaneggiati in tempi diversi. Questo sito, tra i più significativi del cristianesimo antico, comprende la Catacomba di Sant'Agnese, la Basilica Costantiniana, la Basilica di Onorio I e il Mausoleo di Santa Costanza, sorgendo tra alcuni edifici paleocristiani e un vasto cimitero con catacombe. La storia del sito inizia con una necropoli romana del II secolo, con mausolei e colombari. L’aspetto attuale della basilica risale a numerosi restauri, eseguiti in particolare tra il XVII e il XIX secolo, inclusa la costruzione delle cappelle.
La Basilica di Sant'Agnese fuori le Mura, nella sua forma originaria costantiniana, fu edificata nel 324 d.C., per volere di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino, sopra le rovine di un cimitero e delle catacombe che accoglievano i resti della Santa. Successivamente fu ricostruita su commissione di papa Onorio I e in seguito fu più volte restaurata, e rappresenta uno degli esempi più integri ed insigni di antica basilica cristiana.

La Leggenda di Sant'Agnese
La storia narra che Agnese, martire tredicenne, fu sepolta nel 304 d.C. nella cripta sottostante. Agnese, rea di aver rifiutato il figlio del prefetto di Roma, venne denunciata come cristiana. Condotta tra le prostitute nel lupanare ricavato nei fornici dello Stadio di Domiziano, fu esposta nuda per ordine dell’imperatore Diocleziano, ma i capelli della giovane crebbero miracolosamente tanto da coprirle interamente il corpo.
Nessuno osò più violare la sua verginità dopo che l’unico che ci provò cadde fulminato ai suoi piedi. Gettata nel fuoco, questo si spense dopo le sue preghiere. Fu così allora che venne trafitta da un colpo di spada alla gola, nello stesso modo in cui si uccidevano gli agnelli. Il suo corpo venne deposto nel cimitero sulla Nomentana, mentre sul luogo del martirio, a partire dall’VIII secolo, venne costruita una piccola chiesa, più volte ricostruita ed infine sostituita nel 1652 dalla maestosa chiesa di Sant'Agnese in Agone.

La Basilica Costantiniana (Basilica Maior)
La cosiddetta Basilica Costantiniana fu costruita nel 342 d.C. da Costanza (o Costantina), figlia dell’imperatore Costantino, sopra un terreno di famiglia, presso il luogo di sepoltura della martire Agnese. Costanza era molto devota perché, secondo la tradizione, venne guarita dalla lebbra dopo aver pregato sulla sua tomba.
La basilica, realizzata accanto e non sopra la tomba della martire, era qualcosa di molto diverso da ciò che oggi intendiamo per basilica: in sostanza era una sorta di cimitero coperto di grandi dimensioni (circa 98 x 40 metri), utilizzata, probabilmente, come luogo di banchetto funebre e di messa annuale in occasione dell’anniversario del martirio di Agnese e dotata, secondo il Liber Pontificalis, di ricche suppellettili liturgiche, tra cui vasi preziosi, lampadari, lucerne d’oro e d’argento.
Dell’antica basilica costantiniana oggi rimangono soltanto pochi ruderi, come il grande muro perimetrale ben visibile dalla Piazza Annibaliano, dove si possono notare i suoi alti contrafforti a gradoni poggianti su sostruzioni. Dell’area interna resta soltanto un prato: né tetto, né pavimentazione, né colonne che probabilmente furono riutilizzate per la successiva chiesa onoriana. Tutto ciò che possiamo ammirare oggi sono una successione di grandi finestre rettangolari (singolarmente interrotte al centro della curva absidale da un oculo sovrapposto ad una feritoia) inserite nelle mura realizzate in opus vittatum, ossia in fasce orizzontali simili a bende (vittae) di blocchi tufacei alternate a mattoni.
La basilica costantiniana fu abbandonata probabilmente nel VII secolo.

La Basilica di Onorio I (Basilica ad Corpus)
La basilica attuale fu fatta costruire da Papa Onorio I nella prima metà del VII secolo, quando sostituì la fatiscente basilica costantiniana. Papa Onorio I edificò l’attuale basilica ad corpus, ovvero direttamente a ridosso del corpo della martire, che sostituì sia l’originaria sistemazione del sepolcro di Agnese, che il Liber Pontificalis attribuisce a Papa Liberio, sia la successiva piccola basilica fatta costruire da Papa Simmaco. La vecchia basilica era infatti costruita nei pressi della tomba della martire Agnese, venerata nelle sottostanti catacombe, mentre Onorio edificò la nuova basilica esattamente sopra la tomba martiriale, come del resto si faceva un tempo, ove in precedenza esisteva un sacello o tempietto cosiddetto ad corpus, ovvero sopra o vicinissimo la tomba della martire cristiana.
La presenza del corpo della santa in una galleria al primo piano delle catacombe, unita alla volontà di non rimuoverne il corpo (in osservanza alla proibizione della Chiesa Romana di manomettere i luoghi di sepoltura, per prevenire la dispersione delle reliquie), ebbe come conseguenza la realizzazione di una basilica semi-interrata, con il pavimento allo stesso livello della tomba: solo il livello superiore emergeva fuori terra.
Accesso e Interni
L’accesso alla basilica avveniva tramite una galleria che correva su tre lati (il matroneo), in corrispondenza delle navate laterali e del nartece, oppure tramite una scala, come tuttora avviene, anche se l’attuale scala marmorea, colma di frammenti marmorei ed iscrizioni provenienti dalle catacombe, fu realizzata soltanto nel 1590. Questa larga scalinata marmorea scende al nartece della chiesa e sulle sue pareti vi sono frammenti lapidei e pezzi architettonici provenienti dalle catacombe.
La facciata ospita un meraviglioso portale rinascimentale, fregiato dalla rovere del futuro papa Giulio II, ed è sormontato da una bifora. L'interno, preceduto dal nartece, è a tre navate, separate da quattordici colonne antiche, con capitelli corinzi, provenienti probabilmente dall’antico tempio costantiniano. L'interno della basilica presenta tre cappelle per lato, sormontate da un matroneo. Le arcate delle navate laterali e del matroneo sono sostenute da colonne di spoglio, per lo più di epoca romana, con raffinati capitelli corinzi.
Contemporaneo alla costruzione della chiesa è il bellissimo mosaico absidale dove Sant'Agnese, rappresentata come un’imperatrice bizantina, viene raffigurata con i simboli del martirio ai piedi, ovvero il fuoco e la spada, ed è affiancata dai pontefici Onorio, che reca il modello della nuova basilica, e Simmaco, l’ultimo restauratore dell’edificio costantiniano.

Oggi è possibile osservare il reliquario da vicino, attraverso una piccola grata, scendendo in un corridoio sotterraneo curvilineo realizzato nel 1950. Sul reliquario è presente l’iscrizione:
PAULUS V PONT MAX UT SS AGNETIS ET EMERENTIANAE CORPORA HONOREFICIENTUS CONDERENTUR ARCAM HANC ARGENTEAM FIERI IUSSIT IN EAQ(UE) SACRAS RELIQUIAS COLLOCAVIT A D MDCXV PONT XI.
Sopra l’altare si trova invece una piccola statua di Sant'Agnese, opera di Nicolas Cordier del 1605, eseguita su una scultura antica di alabastro orientale agatizzato, probabilmente una matrona romana, alla quale lo scultore aggiunse testa, mani, piedi e veste di bronzo dorato.
L’antico pavimento musivo di tipo cosmatesco della navata centrale fu sostituito nel 1728 da uno in mattoni, a sua volta sostituito nel 1856, per volontà di Papa Pio IX, con i marmi avanzati dal nuovo pavimento della Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Tutta la decorazione interna delle navate è opera ottocentesca fatta eseguire da Pio IX e realizzata da A. Busiri Vici: in particolare si distinguono i ritratti dei pontefici benefattori della chiesa, e di sante martiri. Queste pitture hanno completamente cancellato i precedenti affreschi medievali. Il soffitto è a cassettoni, di legno intagliato e dorato, realizzato nel 1606 e restaurato nel 1855.
Nella navata di sinistra sono presenti altre tre cappelle: la cappella della confraternita dei Sacri Cuori, la cappella della Madonna di Pompei, e la cappella della pia unione delle Figlie di Maria. La basilica fu arricchita dai papi successivi, in particolare da papa Adriano I e papa Leone III.

Basilica di Sant' Agnese fuori le Mura St Agnes Outside the Walls in Rome, the apse mosaic, manortiz
Elementi Architettonici Esterni
Il Campanile
Sempre dalla Via Nomentana si può apprezzare il bel campanile, addossato all’abside della Basilica, composto di due opere murarie sovrapposte. La parte inferiore, eseguita a blocchi di tufo intervallati da filari di mattoni con frammenti marmorei sporgenti, presenta una forma di tozza torre con finestrelle rettangolari ed una arcuata, ora chiuse. La sua datazione si potrebbe collocare all’epoca di Pasquale II che, nel 1122, affidò la custodia della basilica a monache benedettine.
Al di sopra si eleva invece la parte fatta costruire dal cardinale Giuliano della Rovere (1480-1490), composta da due ordini di bifore in travertino su archetti a pieno centro, del tipo in voga alla metà del XV secolo, su progetto forse di Baccio Pontelli. Il cardinale de’ Medici nel 1600 ed i Canonici nel 1696 fecero consolidare il campanile puntellandolo con rozzi speroni, poi demoliti in occasione dei restauri del 1972-1973. La cella campanaria ospita tre campane, la più antica fusa da Giovanni Giardini nel 1707, quella piccola fusa nel 1769, la più recente eseguita nel 1973 dalla Fonderia Lucenti.

Torre Medievale
La presenza di una massiccia torre medievale, quadrata e merlata (oggi coperta dal tetto), lascia intendere che il complesso di Sant'Agnese fuori le Mura venne fortificato durante il periodo medievale in modo da resistere ad eventuali attacchi esterni, visto anche l’isolamento in cui a quei tempi si trovava.

Le Catacombe di Sant'Agnese
Le catacombe, alle quali si accede da un ingresso situato presso il nartece, sono distese su 3 livelli in 4 regioni, delle quali l’unica precostantiniana è la Regio I. Databile alla seconda metà del III secolo, questo settore, nel quale va localizzata la tomba di Agnese, presenta un consistente taglio avvenuto a causa dell’inserimento della basilica onoriana semi-ipogea. Caratteristici i formulari delle iscrizioni funerarie, improntati a particolare semplicità, indicanti il grado di parentela, dalla grafia molto curata e dalla presenza dell’aggettivo dulcis al nome dei defunti; tipica è la presenza delle cosiddette “tombe a mensa”, costituite da una nicchia a forma di rettangolo allungato che corona un’arca scavata nel tufo.
Le altre Regioni sono più tarde e si sviluppano a partire dal IV secolo.
Regio II
Della Regio II si può dire ben poco perché fu quella maggiormente flagellata dai corpisantari, ovvero quei cercatori di reliquie che penetravano nei cimiteri cristiani con lo scopo di individuare ed estrarre “corpi santi”. Tale procedura non fu esente da abusi e da interventi anche clandestini mirati all’asportazione di oggetti di valore, che causarono naturalmente gravi danni ai monumenti interessati.
Regio III
La Regio III, che si sviluppa dietro l’abside della basilica onoriana e verso nord, venne scavata a partire dagli inizi del IV secolo ed utilizzata almeno fino alla fine del secolo stesso. Numerosi oggetti provenienti da questa Regio furono trasferiti ai Musei Vaticani. Ancora in situ si trovano:
- l’epigrafe di un tale Petrus, con a fianco l’immagine dell’Apostolo Paolo;
- un’insegna con l’iscrizione in hoc signo Sirici vinces ispirata al famoso motto costantiniano e, cosa abbastanza curiosa e singolare, la figura di un prosciutto;
- un cubicolo doppio contenente l’epitaffio dell’alumna Sabina, che volle essere sepolta sopra la tomba del genitore adottivo;
- un’iscrizione metrica in cui la figlia defunta esorta i genitori a non piangere sulla sua sorte beata.
Regio IV
L’ultima Regio, la IV, fu scavata nel 1972 dal barnabita padre Umberto Maria Fasola. Lo scavo, che si rivelò particolarmente interessante, interessò anche la zona dell’atrio della soprastante basilica costantiniana, mettendo in luce una necropoli pagana con numerosi mausolei, databili a partire dalla metà del II secolo d.C. Questi, composti da una camera funeraria nel sopratterra e da due stanze ipogee, alle quali si accedeva da una scaletta, erano decorate con lo schema a linee rosso-verdi, che ne conferma la datazione tra il II ed il III secolo.
Da questa Regio derivano diversi reperti interessanti, come:
- la più antica iscrizione di queste catacombe con l’epitaffio di un tale Sisinnius datato 341;
- una statua femminile in marmo scuro, elegantemente abbigliata ma priva di testa e braccia;
- un bel frammento di vetro dorato, probabilmente un medaglione, in cui si è conservata una figura maschile, il cui nome, Felix, è indicato a fianco;
- altri piccoli oggetti rinvenuti affissi sulle tombe cristiane.
Del culto della santa praticato presso la sua tomba rimane, come prima testimonianza in ordine cronologico, un pluteo marmoreo che reca al centro la figura della martire orante, abbigliata con una dalmatica (la tunica bianca corta e aperta ai lati portata dai Romani). Esso appartiene all’originaria sistemazione del sepolcro da parte di Papa Liberio ed oggi si trova murato lungo lo scalone che conduce al nartece della basilica. Nel nartece si conservano inoltre la lastra marmorea con l’iscrizione originaria di papa Damaso dedicata alla martire Sant'Agnese, ed un altro pluteo marmoreo.

Il Mausoleo di Santa Costanza
Il Mausoleo di Santa Costanza fu eretto agli inizi del IV secolo da Costantina (o Costanza), figlia di Costantino, a ridosso della grande basilica cimiteriale da lei fatta realizzare presso il cimitero sotterraneo, luogo di sepoltura della martire Agnese, di cui Costantina stessa era una devota. È un esempio significativo di integrazione tra mausoleo e basilica in epoca costantiniana.
Il mausoleo divenne prima battistero della basilica onoriana e poi trasformato in chiesa nel 1254, intitolata a Santa Costanza. L’interno, costituito da un corridoio circolare coperto da volta a botte e da un vano centrale, è sovrastato da una cupola di 22,50 metri di diametro, delimitata da dodici coppie di colonne di granito, anche queste ricavate da un precedente edificio di epoca romana. La cupola ed il tamburo, sul quale si aprono 12 finestre centinate con transenne, sono sorretti da archi poggianti su queste dodici coppie di magnifiche colonne in granito. L’interno della cupola era rivestito da mosaici, in seguito fatti rimuovere da papa Urbano VIII (1623-1644), in quanto gravemente danneggiati. I 12 finestroni centinati illuminano la parte centrale del Mausoleo, conferendogli un considerevole fascino.
I bellissimi mosaici situati sulla volta del corridoio, risalenti al IV secolo, raffigurano motivi geometrici, scene naturalistiche con frutta, fiori, pavoni, colombe, e scene di vendemmia. Questi mosaici, tipico caso di adattamento di temi pagani alla tradizione cristiana, hanno fatto sì che il mausoleo venisse a lungo identificato con il tempio di Bacco. I mosaici di Santa Costanza sono tra i più antichi mosaici monumentali cristiani sopravvissuti a Roma, straordinario esempio dell’eredità artistica tardo romana da cui ebbe origine l’arte paleocristiana.

L'Associazione dei Bentvogels
Nel corso del Seicento, il mausoleo è stato il ritrovo di una bizzarra associazione di artisti olandesi e fiamminghi chiamata Bent-vogels (letteralmente "uccelli della banda"). Ogni volta che il gruppo si arricchiva di un nuovo membro, veniva celebrata con abbondanti libagioni, in un’osteria sulla Via Nomentana, una festa di battesimo. Dopo la nottata di bagordi i Bent-vogels si recavano nel "tempio di Bacco" e davanti al sarcofago in porfido, ritenuto il sepolcro del dio, facevano un ultimo solenne brindisi. I festeggiamenti potevano durare anche fino a tre giorni e tre notti. Nel 1720, il papa Clemente XI proibì questa usanza perché profanava l’antico mausoleo.
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Eventi Significativi e Tradizioni
Il Miracolo di Pio IX
Il 12 aprile 1855, nella basilica si verificò un evento miracoloso: durante una visita di Papa Pio IX si ebbe lo sprofondamento della canonica ed il pontefice ne uscì incolume con tutto il suo seguito. A ricordo dello scampato pericolo, nel 1858 fu affisso, all’interno di una stanza adattata a cappella, un affresco di Domenico Toietti raffigurante L’evento miracoloso occorso a Pio IX, così come la statua di Sant'Agnese collocata, per espressa volontà del pontefice, nella nicchia di Porta Pia.

La Benedizione degli Agnelli
Il 21 gennaio di ogni anno, nella chiesa vengono benedetti due agnelli e con la loro lana si confeziona un pallium (una stola bianca portata dal papa, dai patriarchi e dai vescovi che discende dal mantello di lana bianca degli antichi Greci e poi dei Romani) che il papa dona poi agli arcivescovi di nuova nomina.

Sede Parrocchiale
La basilica è anche sede parrocchiale, istituita il 16 ottobre 1708 con il decreto Cum sanctissimus. Importanti lavori di restauro furono eseguiti sotto papa Pio IX nel XIX secolo.