L'Abbazia di Santa Maria di Calena: Storia, Miti e Splendore nel Gargano

A pochi chilometri dal centro abitato di Peschici (Foggia), in una piana tra i Boschi di Monte Pucci e il mare, sorge l'Abbazia di Santa Maria di Calena, un complesso badiale che si annovera tra le più antiche d'Italia. Situata sulla Strada Statale 89 Garganica, questa imponente struttura è un'importante testimonianza dell'architettura romanica locale e internazionale, nonché un luogo intriso di storia e fascino.

Veduta aerea dell'Abbazia di Santa Maria di Calena e del paesaggio circostante

Origini e Fondazione

Le origini dell'Abbazia di Santa Maria di Kàlena (come era anticamente conosciuta) sono avvolte nel tempo. Si ritiene che sia stata eretta nell’872, probabilmente per mano dei monaci basiliani. Fonti scritte attestano con certezza l'esistenza di un edificio sacro di notevole importanza già nell'XI secolo. Un atto di donazione del 1023 documenta che il vescovo di Siponto, Leone, concesse l'“ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabulum est sancta Maria” all'abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna e terreni da coltivare, permettendo così ai monaci benedettini di stabilirsi e vivere senza problemi.

Il Periodo di Splendore e Influenza

Nel 1058, il cenobio di Santa Maria di Kàlena si trasformò in una potente e ricca abbazia. Grazie a ricchi privilegi concessi da papi e imperatori, i suoi beni si estesero ben oltre l'area garganica, raggiungendo Campomarino e Canne. L'abbazia esercitava un forte ascendente su tutto il Gargano, tanto da attirare l'attenzione di uno dei centri nevralgici della cultura italiana altomedievale, l'Abbazia di Montecassino.

Per rendersi conto del prestigio raggiunto, basta considerare che nel 1420, anche se già in una fase di declino, l'abbazia possedeva circa trenta chiese nel Gargano Nord, con relative pertinenze che includevano mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul lago di Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e sul Casale di Imbuti.

La funzione di ospitalità e il ruolo nel pellegrinaggio

L'Abbazia di Santa Maria di Kàlena accolse numerosi pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Santuario di Monte Sant'Angelo. I redditi derivanti dalle copiose donazioni dei fedeli furono indubbiamente impiegati per assolvere degnamente a questa importante funzione di ospitalità. I monaci benedettini coltivavano, in un esteso orto botanico, innumerevoli varietà di erbe officinali, utilizzate proprio per curare i pellegrini bisognosi di cure e ristoro. La presenza di pellegrini stranieri all'abbazia è documentata anche dai resti delle sue fabbriche conventuali, tuttora visibili.

Rappresentazione storica di pellegrini in viaggio verso il Santuario di Monte Sant'Angelo

L'abbazia si trovava strategicamente lungo un'antica rete di strade mulattiere che collegava i centri abitati della costa settentrionale al porto di Siponto. L'utilizzo di queste vie, individuate grazie alla fotografia aerea, si intensificò notevolmente con lo sviluppo del Santuario di Monte Sant'Angelo, confermando il ruolo cruciale di Kàlena come tappa fondamentale lungo questi percorsi di fede.

La successione degli ordini monastici e il declino

Inizialmente retta dai Benedettini, l'abbazia fu contesa per lungo tempo dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, riuscendo a mantenere una notevole indipendenza fino al XV secolo. Nel 1255, subentrarono i Cistercensi, seguiti dai Canonici Regolari Lateranensi nel 1412. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, l'abbazia conobbe un inarrestabile declino, culminato con la sua annessione definitiva a Tremiti nel 1445, sotto la giurisdizione dei Canonici Lateranensi. Questo periodo segnò l'inizio del completo abbandono del sito.

Architettura e Struttura del Complesso

Dal punto di vista architettonico, l'Abbazia di Calena si presenta come una struttura stratificata e complessa, testimonianza delle diverse fasi costruttive e delle maestranze che vi lavorarono. Oggi, del complesso badiale rimangono principalmente:

  • Le mura di cinta
  • I ruderi del chiostro
  • Una fontana cinquecentesca (o pozzo del 1561)
  • Parte dei dormitori e la fabbrica del capitolo
  • Le due chiese, entrambe intitolate a Santa Maria delle Grazie
Dettaglio delle mura di cinta e dei ruderi del chiostro dell'Abbazia di Calena

Critici e storici dell'arte come Emile Bertaux e Adriana Pepe hanno analizzato le due chiese presenti nel complesso. Esse mostrano rare e interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea. Se la prima chiesa si inserisce nella tradizione costruttiva pugliese con le sue cupole in asse, la seconda, più recente e addossata all'edificio più antico, fu costruita con soluzioni architettoniche di vasta circolazione europea, probabilmente da maestranze itineranti di scalpellini di origine borgognona, che percorrevano la "Via Francigena" con il traffico di pellegrini e crociati diretti in Terrasanta. Attualmente, a una delle chiese manca la copertura, esponendo capitelli e affreschi che le intemperie e l'umidità stanno lentamente cancellando.

Leggende e Suggestioni

Intorno all'Abbazia di Kàlena, luogo-simbolo dell'immaginario collettivo di Peschici, non mancano suggestioni e leggende popolari. Si racconta che dall'abbazia un camminamento sotterraneo conducesse alla caletta dello Jalillo, utilizzato dai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene. Un'altra curiosità vuole che, da un'acquasantiera posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, si possa udire il rumore della risacca marina.

Abbazia Santa Maria di Càlena www.PaoloLatino.it

La leggenda più celebre riguarda un antico tesoro di Barbarossa. Sebbene una versione lo attribuisca all'ammiraglio turco Khair ad-Din, attendente di Solimano I che assediò Tremiti, una narrazione popolare più suggestiva vuole che Federico Barbarossa, in cammino verso la grotta dell'Angelo, vi fece una dolorosa sosta. Si dice che abbia seppellito nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggio, e le abbia posto come singolare cuscino un vitello d'oro. Questo prezioso tesoro è stato cercato invano dagli abitanti di Peschici per anni.

Stato Attuale e Appelli per il Recupero

Oggi, questo prezioso gioiello architettonico e storico è purtroppo completamente abbandonato all'incuria e versa in un grave stato di degrado. Di proprietà privata, non ha subito interventi di recupero importanti nel corso degli anni, nonostante il pressing delle Istituzioni preposte alla tutela e degli enti locali. Solo un'ingiunzione della Sovrintendenza ai Beni Architettonici di Foggia, con sopralluoghi effettuati nel 2012 e in anni più recenti, ha tentato di sollecitare un'azione.

Foto attuale dell'Abbazia di Santa Maria di Calena in stato di degrado

Nonostante l'attuale impossibilità di visitare l'interno del complesso se non in occasioni speciali, l'Abbazia di Calena rimane un punto di riferimento per i cittadini di Peschici. Il forte legame con la comunità locale è testimoniato dalla processione che si svolge ogni anno l'8 settembre, quando la popolazione si reca fino all'abbazia per la festa della Madonna. La voce degli studiosi e della popolazione, desiderosi di garantirne il recupero e la valorizzazione, si è unita a quella di figure importanti come l'Arcivescovo emerito di Lecce, monsignor Domenico D'Ambrosio, che inviò un accorato appello al Ministro dei Beni Culturali Franceschini, per preservare questo inestimabile patrimonio.

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