Il quartiere del Molo, situato nel cuore del centro storico di Genova e a ridosso dell'area portuale più antica, ha rappresentato per secoli il fulcro del potere politico e religioso della città. Il suo nome deriva dal Molo stesso, la cui costruzione fu avviata nel XIII secolo attraverso l'ampliamento di una penisola naturale che delimitava l'insenatura del Mandraccio, la porzione più antica del porto di Genova, oggi interrata. La zona del centro storico, ai piedi della collina di Castello, si estende tra via San Lorenzo e il rio di Soziglia, che scorre al di sotto di piazza Banchi, via Luccoli e via degli Orefici, il cui asse delimita l'area del Molo da quella della Maddalena. L'andamento demografico storico evidenzia che, a fronte di una popolazione sostanzialmente stabile per quasi un secolo (da 22.717 abitanti nel 1861 a 22.947 nel 1951), nella seconda metà del Novecento si è assistito al dimezzamento degli abitanti, un fenomeno che ha interessato tutti e tre i "sestieri" del centro storico (Prè, Molo e Maddalena). L'esodo ha toccato le punte massime negli anni sessanta, proprio nel momento di maggiore espansione demografica della città nel suo complesso. A partire dai primi anni duemila si è assistito a una ripresa, legata soprattutto all'insediamento di immigrati stranieri.
Origini e Sviluppo Urbano
Il Più Antico Insediamento
La collina del Castello, a 40 metri sul livello del mare, fu la sede del più antico insediamento pre-romano di Genova, fondato nel VI secolo a.C. da un gruppo di Liguri. Questo primo modesto insediamento fu fortificato nel secolo successivo con la creazione di un "oppidum" in posizione strategica per controllare il sottostante bacino portuale. Il colle si trovava infatti in posizione dominante sull'insenatura naturale del Mandraccio, luogo di scambi commerciali con gli Etruschi e i coloni greci di Marsiglia. Le distruzioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e il conseguente abbandono dell'area hanno favorito l'attuazione di importanti campagne di scavi archeologici che hanno restituito alla città preziosi frammenti del suo passato. Gli scavi condotti a più riprese tra il 1965 e il 1992 sul sito del distrutto monastero di S. Silvestro, al culmine del colle, hanno portato alla luce i resti di alcune strutture murarie riferibili al primo insediamento preromano; il grande numero di iscrizioni e vasellame etruschi rinvenuti dimostra gli stretti rapporti tra Liguri ed Etruschi, testimoniando il contributo dato da questo popolo alla fondazione della città. L'oppidum fu distrutto durante la seconda guerra punica (205 a.C.) dal cartaginese Magone. In epoca bizantina e longobarda, tra il VI e il VII secolo, gran parte dell'area già occupata dalla città romana venne abbandonata: i rilievi archeologici nella zona della cattedrale di San Lorenzo e del Palazzo Ducale evidenziano in questo periodo un uso agricolo di terreni in precedenza già edificati, mentre la sommità del colle veniva nuovamente fortificata, anche se il tracciato di queste mura non è stato finora individuato con certezza; la cerchia muraria "carolingia" (IX secolo) racchiuse il colle e la zona di Serravalle, intorno alla chiesa di San Lorenzo, da poco edificata.
La Genova Medievale e le Consorterie
Dopo le distruzioni causate dall'incursione saracena del 936, il vescovo (che accentrava anche il potere civile), oltre al palazzo arcivescovile nei pressi della cattedrale, ebbe a disposizione anche una residenza fortificata alla sommità del colle (costruita nel X secolo e più volte rimaneggiata fino al XIV secolo), accanto alla quale sorse il più antico tempio mariano cittadino, la chiesa di Santa Maria di Castello. Le consorterie legate alle famiglie nobili ebbero un ruolo decisivo nella formazione del tessuto urbano medioevale. La rivalità tra questi gruppi di potere portava a frequenti spargimenti di sangue, nonostante i tentativi delle autorità comunali di limitare questi scontri cruenti. La Genova medievale venne così a strutturarsi come un insieme di tante cittadelle private, chiamate curiæ, la cui struttura edilizia tipica era costituita dal palazzo, affacciato su una piccola piazza circondata da portici in cui si svolgevano le attività mercantili e protetta da una o più torri alla cui base erano logge aperte di rappresentanza. Attorno alla piazza sorgevano le abitazioni dei membri della consorteria. I nuclei familiari più importanti disponevano anche di una chiesa gentilizia, come i Doria in San Matteo e i Della Volta in San Torpete. Le famiglie avevano il diritto di nominare i parroci di queste chiese e di celebrarvi battesimi, matrimoni e funerali. Alle aggregazioni legate alle famiglie nobiliari, a partire dal Duecento si sovrapposero quelle legate alle arti e ai mestieri che dettero un significativo impulso allo sviluppo urbano del XIII e XIV secolo.

L'Edificazione del Molo
Come nota il Donaver, i Consoli del comune imposero nel 1134 una tassa sulle navi che approdavano nel porto di Genova, destinata a sostenere le spese di quello che oggi è chiamato Molo Vecchio. Nel 1247 frate Oliviero avviò la costruzione del molo utilizzando grossi macigni provenienti dalla località detta la Cava. Il molo fu iniziato con il riempimento di materiali diversi, formando una lingua di terra verso ponente. L'opera di edificazione della struttura fu proseguita poi da Marino Boccanegra. Persa la sua importanza strategica, anche il castello vescovile al culmine della collina fu abbandonato e inglobato nel grande complesso monastico di San Silvestro, mentre altri conventi andavano ad occupare parte delle aree curiali già appartenute agli Embriaci (S. Maria in Passione, S. Benedetto, S. Leonardo, S. Croce). Intorno alla metà del Seicento il Consiglio generale delle Compere di S. Giorgio finanziò il prolungamento del Molo Vecchio e la costruzione di un nuovo braccio, il Molo Nuovo.
L'invenzione del porto dall'anno zero a oggi
Sviluppi Ottocenteschi e Modernizzazione Portuale
L'espansione urbanistica ottocentesca non interessò direttamente il nucleo storico del quartiere del Molo, ma comportò l'apertura di due importanti arterie: la strada Carlo Felice (oggi via XXV Aprile) tra Piazza delle Fontane Marose e il nuovo centro cittadino di piazza S. Domenico (oggi piazza De Ferrari), nel 1825, e via S. Lorenzo, realizzata tra il 1835 e il 1840. Studi per l'ampliamento e la modernizzazione del porto erano stati elaborati durante la dominazione francese (1805-1814) e ripresi dal governo sabaudo dopo che la Liguria era entrata a far parte del Regno di Sardegna (1815), ma disponibilità finanziarie e divergenze tecniche vennero a limitare la loro realizzazione. Le infrastrutture restavano tuttavia insufficienti per far fronte al crescente traffico portuale e il porto di Genova stava rapidamente perdendo terreno nei confronti della rivale Marsiglia. Per quanto riguarda il quartiere del Molo furono realizzate nuove banchine con riempimenti a mare ai piedi delle scogliere del colle di Sarzano. Con la costruzione del "Molo Giano", al limite tra la zona del Molo e quella di Carignano, tra questo e il Molo Vecchio fu creata una zona dedicata alle riparazioni navali con i primi due bacini di carenaggio, inaugurati tra il 1892 e il 1893.
Il Quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la seconda guerra mondiale il quartiere fu tra i più colpiti dai bombardamenti aerei alleati e molti edifici, soprattutto sulla collina di Castello, furono gravemente danneggiati; vennero completamente distrutti i complessi monastici di San Silvestro e Santa Maria in Passione, che erano sorti sul sito dell'antico castello, proprio al culmine del colle. Ai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale è legato il tragico evento della galleria delle Grazie, in cui persero la vita numerosi cittadini che vi si erano rifugiati. Nella notte del 23 ottobre 1942 una grande folla, in preda al panico per l'imminenza di un bombardamento, prese d'assalto un ingresso di servizio alla galleria, nei pressi della Porta Soprana. Nella ressa alcuni caddero lungo la scalinata di accesso mentre altri, in preda al panico, con il bombardamento già in corso, premevano per entrare finendo per inciampare, cadendo a loro volta e schiacciando chi li precedeva. Si contarono ufficialmente ben 354 vittime, ma secondo alcuni sarebbero state molte di più.
Struttura Viaria e Punti di Interesse
Lo schema viario del quartiere storico è sviluppato lungo quattro direttrici principali che dalla Ripa risalgono verso le alture. Da nord verso sud troviamo prima quello costituito dalla via al Ponte Reale, via Banchi, via Orefici, via di Soziglia e via Luccoli, al confine con il quartiere della Maddalena, poi via Canneto il Lungo, via Giustiniani e via San Bernardo. In varie circostanze (celebrazioni colombiane del 1992, G8 del 2001, Genova capitale europea della cultura nel 2004) lavori di restyling hanno interessato le principali vie e piazze del quartiere.
Via Luccoli e Piazza Banchi
Via Luccoli, la via che dal porto antico conduceva verso le residenze patrizie della "Strada Nuova", passa sulla copertura del rio di Soziglia (o rio Sant'Anna), che sfocia in mare nei pressi di piazza Banchi. Il percorso, perpendicolare alla ripa, divide il quartiere della Maddalena da quello del Molo e fino al suo sbocco in Piazza delle Fontane Marose assume diverse denominazioni (via al Ponte Reale, via Banchi, via degli Orefici, via di Soziglia e via Luccoli). Ha una sede stradale più ampia rispetto agli stretti vicoli della città medioevale, essendo stato ampliato nel Cinquecento con la demolizione di vecchie case e la copertura del torrente. Piazza Banchi, situata al confine tra i sestieri della Maddalena e del Molo, è stata per molti secoli il cuore economico e urbanistico della città. Fu l'unica vera piazza pubblica della città dal Medioevo alla fine dell'Ottocento, quando il nuovo assetto urbanistico cittadino attribuì questo ruolo a piazza De Ferrari. La piazza, per la sua posizione, appena fuori delle mura più antiche, all'incrocio della via che attraverso la porta di S. Pietro conduceva a ponente con l'asse viario Soziglia-Luccoli che congiungeva il porto con gli insediamenti nobiliari, era stata dal XII secolo un animato mercato, poi divenne sede dei banchieri. Nel 1398 un incendio appiccato dalle fazioni in lotta distrusse l'antica chiesa di S. Pietro della Porta e i banchi dei cambiavalute.
Via degli Orefici e Piazza Campetto
Via degli Orefici prende il nome dalla corporazione degli orafi, che vi si erano insediati fin dal medioevo; ancora oggi la via ospita numerosi laboratori di oreficeria. Tra i numerosi sovrapporta che caratterizzano i palazzi del centro storico, si distingue quello al 47r. di via Orefici, forse il più noto tra i portali rinascimentali genovesi: attribuito ad un esponente della famiglia Gagini, il bassorilievo quattrocentesco raffigura l'Adorazione dei Magi. All'angolo tra via Orefici e Campetto è collocata la copia di un'immagine votiva realizzata nel 1640 dal giovane pittore Pellegro Piola su commissione della corporazione degli Orafi (l'originale è conservato presso l'Accademia ligustica di belle arti). Piazza Campetto, chiamata per secoli semplicemente "il Campetto", era sede delle botteghe dei fraveghi, cioè dei cesellatori e degli artigiani delle pietre, quando nel Cinquecento la famiglia Imperiale ne fece un'area residenziale di prestigio. Nel 2016, per adeguamento alle normative nazionali sulla toponomastica, è stata ribattezzata ufficialmente "piazza Campetto". È collegata con l'adiacente piazza Soziglia (un piccolo slargo tra via Orefici e via Luccoli). All'angolo tra le due piazze sorge il palazzo Ottavio Imperiale, conosciuto come "Palazzo del Melograno", per via di una pianta di melograno che cresce sul portale d'ingresso. Costruito nel 1586 è oggi in parte occupato da un grande magazzino; all'interno del negozio è visibile un ninfeo con una grande statua di Ercole, opera di Filippo Parodi, mentre al piano nobile sono conservati affreschi di Giacomo Boni, Domenico Guidobono e Domenico Piola. Al civ. 8 il palazzo Gio Vincenzo Imperiale, oggi sede di una casa d'aste, con affreschi di G.B. Carlone.
Via Canneto il Lungo e Via Giustiniani
Via Luccoli è stata da sempre un'area residenziale di grande prestigio, conservando ancora oggi un carattere elegante: i suoi palazzi, quasi tutti compresi negli elenchi dei Rolli, sono stati per la maggior parte ristrutturati in epoca moderna. Un tempo questa zona era, come dice il nome, un canneto, cioè un luogo in cui si trovavano corsi d'acqua e vegetazione spontanea; tale zona pare fosse delimitata da quelle che oggi sono via Canneto il Lungo e la sua perpendicolare via Canneto il Curto. Questo percorso inizia da piazza Banchi con un breve tratto parallelo alla ripa (via Canneto il Curto) proseguendo poi perpendicolarmente ad essa verso sud-est (via Canneto il Lungo). I due assi sono conosciuti nel loro insieme come "Croce di Canneto", toponimo risalente all'epoca in cui quest'area non era ancora urbanizzata, prima del IX secolo. Queste vie sono caratterizzate da palazzi medioevali con portici, fregi, bassorilievi appartenuti ad alcune famiglie nobili tra il XV e il XVII secolo (Cattaneo, Luxoro, Sauli). Via Canneto il Lungo, importante asse viario commerciale nei secoli della prima urbanizzazione, ospitava strutture al servizio del traffico mercantile, come locande e botteghe artigiane, ma anche, data la vicinanza con i centri del potere politico, residenze nobiliari: al civ. 29 si può ammirare uno dei più antichi sovrapporta rinascimentali, raffigurante nell'iconografia classica "S. Giorgio e il drago", mentre al civ. 43 è un altro sovrapporta cinquecentesco. Via Giustiniani, asse intermedio fra le vie S. Bernardo e Canneto il Lungo, corre sopra ad un fosso, coperto nel XIII secolo, citato nel Medioevo come la "chiavica", in cui erano convogliati gli scarichi fognari del primo abitato. Nel XVI secolo vi si insediarono le famiglie dell'albergo Giustiniani, una consorteria ricca e influente, anche se aggregata tardi alla nobiltà, che fecero ampliare la strada e vi costruirono i loro sontuosi palazzi.