Omelia del Vescovo di Trieste: Riflessioni sulla Famiglia, la Società e la Fede in un Contesto Complesso

Introduzione: Un Natale che Interroga

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la nascita di Gesù, invitando all'adorazione del Bambino Re degli Angeli, il Vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, ha focalizzato la sua riflessione sui bambini, sulla famiglia e sulla società contemporanea. L'omelia, pronunciata nella Cattedrale di San Giusto il 25 dicembre, non si è limitata ad accompagnare la festa, ma ha rappresentato una profonda interrogazione sulla fede, sulla società e sulla storia presente, toccando corde che vanno oltre la semplice celebrazione.

Il punto di partenza teologico e decisivo dell'omelia è stato il richiamo al Credo: "Generato, non creato; della stessa sostanza del Padre". Questo non è stato un richiamo formale, ma strutturale, volto a sottolineare come il Natale, nella lettura proposta dal Vescovo, non sia primariamente la rievocazione di una nascita, ma la rivelazione di ciò che Dio è da sempre: un Dio che genera, che è relazione, apertura e vita che si dona. Il mistero della Trinità è stato evocato come dinamica originaria di generazione: il Padre che genera il Figlio, lo Spirito che procede come eccedenza d'amore. Un Dio che, per sua natura, non trattiene, ma comunica se stesso.

Ritratto del Vescovo Enrico Trevisi

La Crisi della Generazione: Un Segno di Frattura Culturale

Da questa premessa teologica, l'omelia ha compiuto un passaggio netto verso l'antropologia e la lettura del tempo presente. Se Dio è generazione, allora una società che smarrisce il desiderio di generare non vive soltanto una crisi demografica, ma manifesta una frattura più profonda, spirituale e culturale. L'"inverno demografico" è stato letto non come il risultato di scelte individuali isolate, ma come il prodotto di una cultura che ha progressivamente svuotato di senso la paternità e la maternità.

Il Vescovo ha rivolto un giudizio non ai giovani, ma a un sistema di valori che li plasma, inducendoli a percepire i figli come antagonisti dell'autorealizzazione personale. "Come possono i giovani desiderare di avere figli se ciò che il mondo propone loro è esattamente il contrario: un’autorealizzazione e un benessere individualistico che comporta il vedere i figli come antagonisti alla loro affermazione sociale e psicologica?" ha interrogato Trevisi.

In questa prospettiva, il Natale non è evasione dalla realtà, ma lente che la mette a fuoco. La nascita di Gesù è avvenuta in un contesto politico ostile, segnato dall'oppressione imperiale, dal censimento di Cesare Augusto e dalla violenza del potere incarnata da Erode. Un contesto fragile, esposto e problematico, che il Vescovo ha accostato a quello odierno, segnato da precarietà, salari bassi, necessità del doppio lavoro genitoriale e assenza di vere politiche familiari.

La Politica Familiare e i Bisogni Concreti delle Famiglie

Entrando concretamente nei bisogni delle famiglie, il Vescovo Trevisi ha criticato la mancanza di una politica che dia una svolta epocale alle politiche familiari, rendendo più desiderabile il generare. Ha evidenziato come ormai sia indispensabile il lavoro extrafamiliare di entrambi i genitori, e come i bassi salari rendano le spese per un bambino una preoccupazione costante, imponendo stili di vita che vanno controcorrente rispetto a ciò che il mondo esalta: dedizione prioritaria alla carriera, divertimenti costosissimi, vacanze esotiche e consumi indiscriminati.

Le parole, ha osservato il Vescovo, non bastano quando mancano investimenti strutturali e una visione capace di rendere nuovamente desiderabile il generare figli. Ha chiesto scelte forti e coraggiose da parte della politica, citando anche turni e orari che nessun asilo nido riesce ad osservare.

FAMILY ACT: LA PRIMA VERA RIFORMA PER LE POLITICHE FAMILIARI NEL NOSTRO PAESE

Maria e Giuseppe, Icona dei Giovani di Oggi

In questo quadro, Maria e Giuseppe diventano icona dei giovani di oggi: giovani che migrano, che partono e arrivano, che cercano condizioni di vita più giuste, portando con sé un desiderio che resiste nonostante tutto: il desiderio di vita. Anche quando pesa la lontananza dalle famiglie, anche quando l'organizzazione sociale rende difficile persino l'accudimento quotidiano dei figli, permane in molti un anelito profondo, una speranza che chiede di non essere soffocata.

Il tema del desiderio, richiamato anche nella sua radice etimologica (mancanza della stella, nostalgia di un segno che orienti il cammino), emerge con forza. Dio chiede di alzare lo sguardo, di cercare quella stella che non è evasione, ma orientamento. Senza questo riferimento, la vita si ripiega su se stessa, si chiude, diventa sterile. Quando invece si genera, si entra nel disegno di Dio che dà la vita, e la cura del piccolo diventa anche custodia della propria dignità umana.

Generare Vita: Una Scelta Contro-Corrente e Culturale

Accogliere la vita nascente, generare figli, oggi appare come una scelta contro-corrente, non soltanto privata, ma culturale. Un atto che difende la dignità dell'uomo e si oppone alle logiche di potere e di profitto che preferiscono individui isolati, funzionali, disponibili. Non è casuale il riferimento alla strage degli innocenti: la vita fragile è sempre quella che il potere teme, eppure è proprio quella vita a contenere la promessa del futuro.

Il Natale, allora, non si esaurisce nella tenerezza del sentimento. Chiede scelte concrete, responsabilità, sostegno reale alle giovani coppie, nel tessuto quotidiano delle famiglie e del vicinato, ma anche attraverso una rinnovata pressione morale sulla politica. La fede nell'Incarnazione non consente neutralità: chi contempla il Figlio che nasce è chiamato a farsi carico della storia.

Ogni figlio che nasce, ha ricordato il Vescovo, viene da Dio, porta in sé la sua immagine, è speranza per il futuro del Paese e dell'umanità. Non una visione ingenua, ma una scommessa esigente, che comporta sacrifici e responsabilità. Come i pastori di Betlemme, anche oggi, in questo 25 dicembre, si può scegliere se restare fermi o mettersi in cammino verso la vita fragile, là dove è minacciata.

Memoria e Richiamo alla Legalità

L'omelia ha poi toccato temi di memoria storica e di attualità sociale, ricordando le vittime delle foibe e di tutte le tragedie causate dalle ideologie, invocando un "Mai più". Il Vescovo ha sottolineato come la cattiveria umana, alimentata da parole, insinuazioni, sospetti, stereotipi e pregiudizi, possa portare alla violenza e alla guerra, coinvolgendo anche popoli cristiani.

Di fronte a questo scenario, è stata ribadita l'importanza della legalità, che esprime un bene comune condiviso, mira al rispetto della dignità di tutti e insegna a schierarsi dalla parte delle vittime. La Chiesa offre la sua dottrina sociale come mappa per costruire il bene comune, ispirando ad aprire orizzonti, a purificare le menti e a lasciarsi contagiare dall'amore di Dio, che chiede di amare anche il nemico.

È stato espresso un appello alla pazienza, all'intelligenza e al coraggio per vincere i prepotenti e i violenti, chiedendo a Dio di illuminare le coscienze dei governanti di tutto il mondo affinché siano aperti al suo messaggio.

Mappa della dottrina sociale della Chiesa

San Giusto: Libertà, Speranza e Dialogo

In occasione del solenne pontificale di San Giusto, patrono della città, il Vescovo Enrico Trevisi ha ribadito i temi al centro della sua riflessione: i giovani, la politica, l'ascolto dell'altro. Ha invitato a liberarsi dall'aggressività e a tornare all'educazione e alla speranza, parlando di una "fede liberante" dalle smanie del successo, dalla tirannia del consenso, dall'invidia e dalla dipendenza da consumi effimeri.

La ricetta anti-violenza proposta, citando Papa Leone XIV, si basa su tre concetti: educazione, vita interiore e politica della speranza. L'educazione è vista come un'attività corale e un atto di speranza, con al centro la dignità di ogni persona. La vita interiore è fondamentale per contrastare la tristezza pervasiva, la fragilità psicologica e l'aggressività, e i giovani chiedono profondità.

La politica, secondo il Vescovo, deve essere di speranza, con il consenso e il potere visti come mezzi e non fini. Ha invitato a servire la pace, a farsi domande difficili e scomode, a non cedere alle polarizzazioni e a cercare soluzioni condivise. L'invito è a essere protagonisti di riconciliazione, a saper gettare ponti e ad ascoltare l'altro alla ricerca della verità.

La cerimonia, accompagnata dalle autorità civili e militari, ha visto una significativa presentazione bilingue delle sacre letture, simbolo di un clima di apertura. Il Vescovo ha concesso l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli presenti.

Un Messaggio di Pace e Convivenza

In occasione della cerimonia per il Giorno del Ricordo, l'Arcivescovo di Trieste Enrico Trevisi ha lanciato un messaggio di pace, convivenza e dialogo, citando il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le numerose guerre in corso nel mondo.

L'omelia ha sottolineato come la messa fosse dedicata non solo al ricordo di coloro che sono stati barbaramente uccisi, ma anche a coloro che sono vivi, affinché non patiscano la stessa sorte per il semplice fatto di non essere allineati. Riprendendo le parole di Mattarella, il Vescovo ha affermato che se la cultura non conosce confini, è perché nasce da un'espressione di arricchimento che proviene dalle comunità, favorendo valori di convivenza che si oppongono all'oscurantismo. Si tratta di "scelte di vita, di cultura e di nobile politica".

Immagine simbolica di pace e dialogo

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