Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re

Situata nel quartiere Della Vittoria a Roma, la Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re è un significativo esempio di architettura romana moderna. Progettata dall'architetto Marcello Piacentini e inaugurata nel 1934, la basilica fu originariamente concepita come Tempio della Pace in ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Essa rappresenta un punto di svolta stilistico nell'architettura sacra, integrando elementi classici con un approccio razionalista innovativo. L'edificio è caratterizzato da una pianta ibrida, campanili gemelli e un'imponente scultura a rilievo di Arturo Martini, e ospita opere di Biagini e Funi. La basilica può contenere fino a quattromila persone.

Veduta esterna della Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re con i campanili gemelli

Contesto Storico e Concezione

Le prime notizie sulla costruzione della chiesa risalgono al 1920, due anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. L'idea di volerne la costruzione in un quartiere all'epoca in forte espansione, che aveva già il suo centro geometrico nei giardini di Piazza Mazzini, fu del sacerdote francese Léon Gustave Dehon, fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. A lui si affiancò l'intraprendente e tenace padre Ottavio Gasparri, Procuratore Generale dell'ordine.

I lavori vennero affidati all'architetto Marcello Piacentini (1881-1960), a cui vengono affidati da subito i lavori, iniziati nel maggio del 1920. Inizialmente, Piacentini progettò una costruzione "classica", ispirata alle tante chiese romane cinquecentesche. Il 18 maggio 1920, avvenne la posa e la benedizione della prima pietra, per opera del Cardinale Vicario Pompilj, alla presenza dei cardinali Bégin e Ascalesi e di altre personalità invitate. Fu una giornata memorabile per l'Opera.

L'Architettura di Marcello Piacentini: Dal Classicismo al Razionalismo

Piacentini redasse sostanzialmente due progetti per la basilica. Alla ripresa dei lavori nell'ottobre del 1931, il progetto iniziale subì un radicale mutamento. Durante i due anni di sospensione dei lavori, Piacentini trasformò il progetto da uno stile "barocchetto" a una struttura dalle forme chiare e lineari, depurate dagli orpelli e dalle sovrapposizioni. Questo fece della chiesa uno dei primi esempi di razionalismo italiano legato agli edifici di culto e un simbolo dell'emancipazione dell'architettura sacra dalla tradizione stilistica precedente.

Volumi definiti, geometrie pure e rispettose delle proporzioni e dei rapporti diedero luogo sia all'esterno che all'interno a una chiesa decisamente rivoluzionaria. Pur mantenendo una impostazione classicheggiante, Piacentini lavorò per una semplificazione e spoliazione dell’insieme. In particolare, l'architetto rifletté sulla planimetria dell'edificio. Solitamente le chiese presentano due schemi planimetrici fondamentali: a pianta a croce latina o a croce greca.

Secondo Piacentini, nel primo schema (croce latina) il visitatore si accorge della presenza della cupola soltanto dopo aver attraversato tutta la navata. Al contrario, nel secondo schema (croce greca), la presenza della cupola si nota immediatamente dall'ingresso e l'immaginazione di chi entra nella chiesa subisce un'impressione troppo improvvisa. La soluzione di Piacentini fu una pianta ibrida, pensata per mettere in evidenza il vano della bassa cupola fin dalle immagini iniziali.

Pianta architettonica della Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re con indicazione della pianta ibrida

Dettagli Esterni

La basilica è impostata su un alto podio con un'ampia scalinata in travertino, che conduce a una facciata rettangolare, solenne e proporzionata. Ai lati, leggermente arretrati, si ergono due campanili quadrangolari gemelli, simili a due torri di mattoni. Le superfici esterne sono caratterizzate da una cortina in laterizi (mattoni) lasciata a vista, disposti in filari triplici e doppi alternati, con differente aggetto, secondo una studiata disposizione. Le cornici invece sono in travertino.

La facciata è aperta da tre portali in profonde nicchie, le cui proporzioni sono ricavate dai fornici di un arco trionfale romano. Al di sopra del portone principale è presente un imponente altorilievo raffigurante il Sacro Cuore di Cristo Re, opera dello scultore Arturo Martini. I portali laterali sono sormontati da simboli in ferro battuto realizzati da Isnaldo Petrassi.

DEA ROMA_Mitoraj; CAVALLO RAI_Messina; CHIESA SACRO CUORE DI CRISTO RE_Piacentini_Prof. P. Gioffreda

L'Interno: Spazi e Decorazioni

L'interno della chiesa, a tre navate e costruita in cemento armato a vista, presenta una pianta ibrida tra la croce greca e quella latina. L'aula liturgica è dominata dal tono rosso del pavimento porfirico, che rileva e innalza le superfici in intonaco grigio/rosso delle pareti e del largo basamento di travertino lucidato. Anche all'interno, i materiali costruttivi sono lasciati a vista, mantenendo l'austerità desiderata da Piacentini.

Pochi e sobri accenti di colore e di chiaroscuro sono ottenuti con il verde degli altari, con le transenne dorate dei cori e con le incassature dei confessionali. Le superfici affrescate di Achille Funi rappresentano la trasgressione più significativa all’austerità generale degli ambienti interni, aggiungendo un tocco artistico. Tra il repertorio decorativo si menziona anche una Via Crucis di Alfredo Biagini.

La navata centrale è lunga circa 70 metri. L’incrocio del transetto è sormontato da una cupola semisferica alta 36 metri e di 20 metri di diametro. Anche l’abside è sormontato da una cupola di minori dimensioni.

Interno della Basilica con pavimento porfirico e affreschi di Achille Funi

Date Significative

  • 19 maggio 1934: La chiesa fu inaugurata.
  • 1938: La basilica fu consacrata dal cardinale vicario Luigi Traglia (1895-1977).
  • 18 maggio 1980: Papa Giovanni Paolo II fece una visita pastorale alla Parrocchia del Sacro Cuore di Cristo Re. In quell'occasione, il Pontefice ricordò una felice coincidenza: egli era nato nello stesso giorno, il 18 maggio, in cui sessant'anni prima si poneva la prima pietra per la costruzione della Basilica di Cristo Re.

Giovanni Paolo II espresse la sua gioia in queste parole: “E il giorno d’oggi mi fa ricordare pure l’ora della mia nascita, avvenuta sessant’anni fa, in terra polacca, nello stesso giorno, il 18 maggio in cui si poneva la prima pietra di questa chiesa, in cui ora siamo riuniti per celebrare insieme la solennità dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo. Mi rallegro, cari fratelli e sorelle, perché, compiendo oggi il mio servizio di Vescovo, posso vivere in unione con voi, nello spirito della fede, della speranza e della carità, la profonda eloquenza e il mistero di questo giorno, nel quale la Chiesa ricorda, con l’ascensione, la glorificazione eterna di Gesù, seduto alla destra del Padre”.

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