La Vita, le Opere e l'Eredità Spirituale di Don Silvio Ceribelli

Si ritiene utile ricordare alcuni personaggi che nei secoli hanno avuto un rapporto significativo con il nostro territorio. Tra questi, emerge la figura di Don Silvio Ceribelli, parroco di Santa Caterina per diciotto anni, dal 1964 al 1982. Egli è stato giudicato "il parroco che ha riscosso più simpatie negli ultimi decenni", come ha scritto l'attuale parroco, Monsignor Andrea Paiocchi.

Ritratto di Don Silvio Ceribelli in giovane età

Infanzia e Vocazione Sacerdotale

Don Silvio Ceribelli era nato ad Almenno San Salvatore il 30 dicembre del 1915, in una famiglia modesta e di profonda religiosità. Dopo le scuole elementari del suo paese, frequentò il ginnasio nel Collegio dei Salesiani a Treviglio. Sebbene manifestasse fin da piccolo l'intenzione di farsi sacerdote, la madre, già orfana di padre, aveva preferito che studiasse non subito in Seminario per evitare una scelta magari prematura.

Il Sacerdozio e i Primi Incarichi Pastorali

Venne ordinato sacerdote il 31 luglio 1938. Già il 22 agosto dello stesso anno fu destinato a Brembate Sotto come coadiutore e direttore dell'oratorio maschile. A Brembate sviluppò un'attività intensissima sorretta da un dinamismo entusiasta. Dal 1938 al 1946, per otto anni, svolse un infaticabile lavoro educativo ed organizzativo, riuscendo a far crescere intorno a sé decine di giovani entusiasti e convinti nell'opera di evangelizzazione e di promozione umana, giovandosi anche di sane e varie attività sportive.

Il 28 agosto 1946 fu trasferito a Bergamo come Assistente Diocesano della Gioventù di Azione Cattolica. Dedicò al suo lavoro ogni energia con la più ampia disponibilità di tempo e chiarezza di intenti sorprendentemente precorritrice. Visitava le varie associazioni giovanili della diocesi e partecipava a convegni in diverse parti d'Italia. Organizzava campi scuola, gare di cultura religiosa, passeggiate e viaggi con i giovani e gli amici, infondendo in tutti serenità, entusiasmo, fiducia nella vita e la convinzione di vivere la propria fede con chiarezza di intenti e gioiosa volontà.

Foto di un gruppo di giovani dell'Azione Cattolica con Don Silvio Ceribelli

Il Parrocato a Sant'Andrea e Santa Caterina

L'intenso lavoro gli procurò non lievi preoccupazioni per la salute. Perciò nel 1961, dopo quindici anni faticosissimi ma anche ricchi di grandi risultati, lasciò l'incarico di Assistente Diocesano e fu designato parroco di Sant'Andrea, dove, date le ridotte dimensioni della parrocchia, avrebbe potuto riposarsi e recuperare salute. Tuttavia, non si adattò ad una vita tranquilla. Riuscì a rivitalizzare tutti i vari settori dell'organizzazione parrocchiale attraverso la parola e l'azione, rendendo la sua piccola parrocchia un centro di fede partecipata e vissuta.

Dopo due anni a Sant'Andrea, fu mandato dal Vescovo a reggere la comunità di Santa Caterina. Nella nuova parrocchia fece il suo ingresso il 31 agosto 1964, ma volle che fosse in forma privata, alla presenza dei soli preti e di pochissimi laici come testimoni. Erano gli anni del Concilio Vaticano II, un tempo di grandi speranze e attese. Don Silvio se ne entusiasmò e si gettò nell'azione con tutta la sua passione e profonda convinzione, ma nei fermenti di generosi slanci, talvolta accompagnati da illusioni e contestazioni, non gli mancarono episodi dolorosi di incomprensioni ed amare delusioni.

Interno della Chiesa di Santa Caterina a Bergamo

L'Impegno Pastorale e la Nomina a Monsignore

Don Silvio continuò a lavorare con ferma fiducia nei vari settori della vita parrocchiale, dall'attenzione al Santuario, ai gruppi di preghiera, alla cura per l'oratorio e la scuola materna, al sostegno ai missionari e all'avvio, talvolta turbolento, del Consiglio Parrocchiale.

Nel 1976 fu nominato Monsignore. "Ne fu contento per la sua gente", come scrisse il Vescovo Monsignor Gaddi, che aggiunse: "ma non ne fece uso. Lo chiamassero Don Silvio, o Don Ceribelli o il Prevosto: questo gli andava." Nei rapporti con la gente, parrocchiani e non, giovani ed anziani, manteneva uno stile di grande signorilità, cortesia e gioiosa cordialità.

Gli "Itinerari Parrocchiali" e l'Arte della Comunicazione

Si servì del Bollettino Parrocchiale come di una cattedra di pastorale cristiana, così come aveva già fatto in altre parrocchie. I suoi "Itinerari Parrocchiali" avevano un tono discorsivo e famigliare. In una lingua ricca, corretta e personale, in modo chiaro, semplice e preciso, raccontava episodi di vita quotidiana, incontri e riflessioni su problemi vivi e sentiti, talvolta drammatici, sempre con un tono di sorridente fiducia, di umana partecipazione ed esplicito ottimismo cristiano, arricchito da lampi di umorismo manzoniano, concludendo sempre con una morale che faceva sorridere e sperare.

Copertina di un

Gli Ultimi Anni e l'Eredità Spirituale

Pochi mesi prima di morire, Don Silvio aveva avvertito notevoli disturbi di cuore. Doveva riposarsi ma, dopo una sola settimana di permanenza al paese natio, riprese la solita generosa attività. Purtroppo la sua salute era irrimediabilmente compromessa e la sera del 23 marzo 1982, dopo una normale giornata di lavoro, si sentì male. Nel suo Testamento aveva scritto la breve ma intensa frase: "Signore, eccomi." Questa testimonianza finale racchiude l'essenza di una vita dedicata con fede e instancabile servizio alla Chiesa e alla sua comunità, lasciando un'impronta di grande umanità e profonda spiritualità.

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