La storia della Beata Mattia dei nobili de Nazareni di Matelica è indissolubilmente legata al convento che oggi porta il suo nome e alle preziose opere d'arte che vi sono custodite, tra cui un notevole Crocifisso dipinto del XIII secolo. Nata in una nobile famiglia, la sua vita fu un esempio di devozione, carità e profonda fede, ispirando generazioni di fedeli e contribuendo alla crescita del suo monastero.
La Nascita e la Vocazione Spirituale
Il primo marzo 1253, dai coniugi Sibilla e Gualtiero della nobile famiglia Nazzarei di Matelica (MC), nacque la piccola Mattia. Fin dai suoi primi anni, il suo cuore si orientò verso Dio. Nonostante le aspirazioni paterne fossero di maritarla con Piero dei Conti Gualtiero, la beata Mattia scelse di rinunciare al matrimonio e al ricco patrimonio familiare per divenire figlia di Santa Chiara. A diciotto anni la beata Mattia si tagliò i capelli e si spogliò dei ricchi abiti per consacrarsi a Dio, esprimendo una determinazione che avrebbe caratterizzato tutta la sua vita.

L'Ingresso nel Monastero e il Noviziato
A diciotto anni, Mattia entrò nel monastero di Santa Maria Maddalena e si presentò alla Badessa, pregandola di accettarla fra le Clarisse. La Badessa, temendo le ire del padre di Mattia, la convinse a far ritorno a casa, in attesa del beneplacito paterno. Mattia non si persuase alle ragioni della Badessa e si ritirò nell'oratorio a pregare. Trovata per caso, in un cantuccio una vecchia tonaca, la indossò, si recise le bionde trecce e prostratasi dinanzi all'immagine del Crocifisso chiese aiuto al Signore. Quando arrivò nel monastero il padre Gualtiero, rimase colpito dalla determinazione della figlia e desistette dal proposito di riportarla a casa.
Iniziò così per Mattia il suo noviziato, improntato alla preghiera, al digiuno e alla dedicazione alle opere più umili del monastero, divenendo ben presto modello per le religiose già osservanti della Santa Regola. Il suo cibo e bevanda erano esclusivamente pane e acqua, fatta eccezione per la sola domenica, nel qual giorno accettava alla sua mensa erbe e legumi. Queste e altre austerità le praticava con fervente devozione per ricambiare la sofferenza patita durante la crocifissione da Gesù, suo Divino Sposo. Il 10 agosto 1271, davanti al notaio, fece la rinuncia del suo patrimonio, donando parte ai poveri e parte al monastero, ed emise la Professione Solenne.
L'Abbadessato e la Guida Spirituale
Nel 1279, morta la Badessa, la comunità all'unanimità elesse Suor Mattia come Madre Abbadessa, per la lodevole condotta, la pietà e lo zelo. Suor Mattia esercitò tale carica per quarant'anni consecutivi, cioè fino alla sua morte, diventando il modello e la madre buona delle sue consorelle. Il suo digiuno fu quasi perpetuo. Durante il suo governo, Suor Mattia condusse a termine due imprese materiali assai ardue, considerando che la comunità viveva in estrema povertà: la chiesa e il monastero. La chiesa era troppo piccola e il monastero troppo angusto per accogliere le numerose giovani che, dietro l'esempio e la fama di Mattia, chiedevano di vivere la Regola di Santa Chiara. Di animo profondamente contemplativo, la madre attingeva forza dal bel crocifisso del XIII secolo che si trovava nel loro oratorio.
Suor Mattia era tanto sensibile alle sventure del prossimo da essere chiamata "madre della carità" ed era sempre pronta a consolare gli afflitti con parole che recavano pace e serenità. La sua carità, infatti, non si limitava al solo interno del monastero, ma spaziava al di fuori, abbracciando tutti i fratelli in Cristo. Nonostante la povertà del monastero e la scarsità di cibo e acqua, la fiducia della Beata nella Provvidenza celeste trionfò: molte volte le suore videro la loro abbadessa compiere dei prodigi, e mai alcuna venne meno per la fame o bevve vino guasto, che provvidenzialmente fu mutato in vino di ottima qualità per le preghiere della Beata. Rimangono ancora due doghe della botte, chiamata “della Beata”, che testimoniano come anche nel 1935 la Beata Mattia venne in soccorso delle sue Consorelle.
Grande folla di fedeli per vedere il prodigio della Beata Mattia a Matelica
La Morte, i Prodigi e la Beatificazione
Dopo 48 anni di incessante preghiera, di penitenze e di dedizione al prossimo, Suor Mattia presagì il giorno e l'ora della sua morte. Era il 28 dicembre 1320, e la Beata aveva 67 anni. Era appena spirata, quando Dio manifestava già con nuovi prodigi la gloria della sua sposa fedele. Il corpo della beata emanò una fragranza di Paradiso, da inondare tutto il monastero, avvolto in un fascio di luce da richiamare l'attenzione dei concittadini che corsero a vedere lo straordinario fenomeno. Essi videro in mezzo a tanto splendore una lucentissima stella, che con il suo raggio metteva capo al corpo della Beata, come a testimoniare la sua santità.
I prodigi che la Beata andava operando le crearono una fama che varcò i confini di Matelica e causarono un continuo accorrere di fedeli. Questo crescente afflusso di pellegrini lungo il corso dei secoli determinò tre traslazioni del venerabile corpo (nel 1536, 1758 e successivamente), per meglio destinarle nella sua chiesa un posto di privilegio. Ad ogni traslazione il corpo della Beata e le sue reliquie emanarono un prodigioso Umore Sanguigno, fenomeno che si ripeté anche ad ogni ricognizione cadaverica, come documentato nel 1902 e nel 1972 da una perizia dell'Istituto di Medicina legale dell'Università di Camerino. I panni macchiati dall'Umore Sanguigno, divisi in pezzetti, vengono ancora oggi distribuiti fra i molti devoti della Beata come reliquie in segno di protezione.
Il 27 luglio 1765 il papa Clemente XIII approvò il decreto di beatificazione, riconoscendo il suo culto basato sulla "fama della Santità della Vita, delle virtù e dei miracoli", e "sopra l’immemorabile di Lei culto".
Il Monastero e le Sue Tesori Artistiche
Le diverse ristrutturazioni hanno modificato sostanzialmente l’architettura originaria della costruzione duecentesca del monastero. Nel Monastero sono custodite preziose opere d’arte, tra cui la croce dipinta, una delle pochissime croci duecentesche di autore marchigiano. La figura crocefissa allungata e la presenza di una pur lieve torsione del bacino fanno datare l’opera nella seconda metà del secolo XIII. Le figure di contorno, la Madonna e San Giovanni, esprimono, nel contegno, una misurata sofferenza, seppur la figura del Cristo sia Trionfante. Un'altra opera significativa è la Madonna con il Bambino, risalente alla fine del ‘200, che costituisce la parte centrale di un’unica tavola che prevedeva la presenza di due sportelli rotanti su perni. Il monastero conserva anche molte pergamene del secolo XIII e un centinaio di atti notarili del periodo di vita della Beata, tra cui documenti del 21 aprile 1273, in cui il Vicario del Papa nella Marca esortava i fedeli a fare elemosina per la costruzione di una cisterna, e del 28 febbraio 1286, in cui il vescovo di Camerino incoraggiava le monache nella virtù della povertà.

La Fama della Santità e i Miracoli
La Beata Mattia divenne ben presto santa di miracoli. Numerosi furono i casi di guarigioni prodigiose e di interventi miracolosi attribuiti alla sua intercessione. Già nel luglio del 1397, mastro Onofrio di S. Angelo, condannato a morte, pregò la Beata con impegno di convertirsi e, come Dio volle, la sua morte fu ritardata e infine fu cavato fuori di prigione. Molti furono i miracoli avvenuti presso le sue spoglie sante, e l'unguento di umore sanguigno, dal potere taumaturgo, cominciò a venir fuori dalle sue membra, divenendo speranza e liberazione di molti da inguaribili mali. Le cronache locali documentano, a partire dal 1536, le mani e i piedi della beata macchiati di scuro, tracce di "umore sanguigno". Tra i numerosi miracoli si annoverano casi di guarigioni da malattie gravissime, come quella del Dott. Alfonso D'Anna, malato di tumore polmonare, che dopo aver ricevuto una reliquia benedetta, vide la sua salute ristabilirsi misteriosamente e il decorso della malattia arrestarsi completamente. La Beata fu anche un faro di guida spirituale, esortando le sue consorelle a seguire l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, a portare rispetto alle maggiori e a praticare la santa Carità, che "supera tutte le altre; la carità ci fa stare con Dio e Dio con noi".
È interessante notare che il nome di Matelda è stato reso famoso da Dante, che scrive come Matelda lo guida dalla sommità del Purgatorio alla beatitudine contemplata in Paradiso. Molti cronisti dei secoli XII-XIII-XIV, come anche gli atti notarili degli anni 1287 nei quali la stessa Mattia è chiamata Matelda, riconoscono in Lei la Matelda dantesca.