La Scintilla della Rivoluzione nelle Langhe
Nelle Langhe, regione del Piemonte meridionale, la storia del Barolo è una narrazione complessa che affonda le radici nel Risorgimento, con figure illustri come Carlo Alberto e Cavour. Attraversa il Novecento con la nascita di importanti aziende vinificatrici e una fitta rete di mediatori, sensali, acquirenti e venditori. Solo successivamente, in questa trama, emerge la figura del contadino che coltiva il Nebbiolo, in un'epoca in cui il Barolo faticava a trovare mercato.
La premessa di una profonda rivoluzione si manifesta negli anni '80. Nel 1983, Elio Altare, un giovane contadino stanco delle proprie misere condizioni di vita, compie un gesto iconico e provocatorio. Scende nella cantina del padre e, armato di una motosega, demolisce le vecchie e grandi botti per l'affinamento dei vini, facendo spazio alle nuove barrique. Questo atto di sfida, frutto di un viaggio in Borgogna che gli aveva rivelato i limiti dell'impostazione langarola, accende il fuoco rivoluzionario sulle colline del Barolo.

Altare stesso racconta: "Io ero andato in Borgogna per parlare con alcuni produttori e avrei dormito in macchina; loro mi accoglievano in ricche dimore, con macchine costose parcheggiate nei loro giardini. Da noi il vino ci permetteva solo di sopravvivere, a loro invece aveva dato ricchezza. Lo vendevano a 20 volte il prezzo del nostro."
Questo è il punto di partenza per una nuova generazione di piccoli produttori che, partiti con scarsi mezzi e animati da un inedito spirito di squadra, decisero di provare le famigerate barrique, piccole botti di rovere che incidono profondamente sul profumo e sul gusto del vino. Nacque così una nuova tipologia di Barolo che incontrò subito l’entusiasmo della critica: vini puliti, colorati, dai profumi concentrati, meno spigolosi e fatti maturare in barrique. Questo gruppo passerà alla storia con il nome di "Barolo Boys".
Il Conflitto: Tradizionalisti contro Modernisti
L'introduzione di queste novità non fu priva di controversie. Nelle Langhe esisteva una consolidata e riconosciuta tradizione enologica, e queste innovazioni vennero percepite da molti come una moda scellerata, destinata a durare pochissimo. Iniziò così una vera e propria guerra tra due fazioni: i Tradizionalisti e i Modernisti. Molti critici enologici sottolineavano come i nuovi vini avessero un gusto eccessivamente dominato dal legno. La stessa rivoluzione fu controversa e difficile, con una feroce guerra ideologica che vide i "Barolo Boys" contrapporsi alla generazione dei patriarchi, fieri oppositori delle novità introdotte dai figli ribelli della Langa. Lo stesso Elio Altare, leader dei "modernisti", fu diseredato dal padre per il suo gesto.
Tra i fieri esponenti dei tradizionalisti si annoverano figure come Beppe Rinaldi, Bartolo Mascarello e Alessandro Accomasso. Beppe Rinaldi, noto anche come "Citrico", milanese, bancario di professione ed esperto di barrique, ricorda come pochi avessero i vasi vinari per fare maturare il vino, vendendo prevalentemente le uve. Le barrique, per molti, non sostituivano le grandi botti ma rappresentavano i primi legni che entravano in cantina, nel tentativo di diventare produttori di vino.
Il Cavalier Lorenzo Accomasso, decano dei barolisti di La Morra e per due decenni presidente della locale cantina comunale, non ha mai modificato il suo modo di produrre Barolo dal 1958, anno del primo imbottigliamento. Con oltre 50 anni di macerazioni lunghissime, affinamenti "eterni" e solo botte grande, egli ha dichiarato: "Il Barolo moderno per me non esiste."
L'Eredità dei Barolo Boys e l'Evoluzione
Nonostante le animosità iniziali, il solco delle novità permanenti introdotte dai Barolo Boys è ormai tracciato. Principi come la base rese in vigna, la pulizia delle cantine e l'uso di legni mai vecchi (grandi o piccoli che siano) sono ormai patrimonio anche dei tradizionalisti. Le critiche ricevute hanno, a loro volta, portato i "modernisti" a riconsiderare l'utilizzo esclusivo di legni piccoli e di primo passaggio, in molti casi soverchianti la delicatezza del frutto del nebbiolo.
È innegabile che i frutti di quella rivoluzione abbiano giovato a tutti i produttori e alle Langhe in generale, non solo al gruppo dei Barolo Boys. Nei primi anni '90, un giovane italo-americano, Marco De Grazia, si presentò al gruppo proponendosi come intermediario per il mercato americano. Di madre fiorentina e padre americano, con una laurea in Lettere Antiche, Marco de Grazia divenne l'importatore-talent scout dei giovani produttori di Langa, e se i Barolo Boys erano una squadra, lui ne è stato l'allenatore.
Tra i protagonisti di questa storia di coraggio e determinazione, oltre a Elio Altare, si ricordano Chiara Boschis (la "one girl" del gruppo), Giorgio Rivetti, Roberto Voerzio, Luciano Sandrone, Domenico Clerico, Giovanni Manzone, Enrico Scavino, Renato Cigliuti e Roberto Damonte. Il loro territorio è oggi riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO, a testimonianza del successo consolidato del Barolo sui mercati di tutto il mondo.

Il Documentario "Barolo Boys. Storia di una rivoluzione"
A distanza di quasi trent'anni da quegli eventi, la domanda "che cosa resta di quell'esperienza?" è al centro del documentario "Barolo Boys. Storia di una rivoluzione". Realizzato da Tiziano Gaia e Paolo Casalis, una produzione indipendente di Stuffilm di Bra (Cuneo), il docu-film è frutto di due anni di riprese tra vigne e cantine.
Il documentario racconta la storia di questa generazione di contadini di Langa, praticamente sconosciuta fino alla fine degli anni '80, che ha cambiato il modo di interpretare e comunicare il più famoso vino rosso piemontese, divenendo star incontrastata per tutti gli anni '90 (così ribattezzati dalla stampa americana) e consolidando il successo barolista sui mercati di tutto il mondo. Il film esplora i conflitti generazionali con i patriarchi, le geniali intuizioni e le polemiche mai sopite.
La premiere del film si è tenuta in un luogo segreto nel cuore della Langa barolista solo per i protagonisti. L'opera è stata poi presentata il 26 settembre a Eataly Torino, con anteprime anche al Cinema Fratelli Marx di Torino. Dopo la prima in Italia, a quasi 30 anni dal primo storico viaggio, i "Barolo Boys" sono tornati a New York il 3 e 4 novembre per presentare il docu-film al Cinema Tribeca Grill di Robert De Niro, a Casa Zerilli-Marimò e a Eataly New York, con ulteriori appuntamenti a Oslo e Goteborg l'8 e il 9 novembre. Il documentario è una produzione sostenuta da Piemonte Doc Film Fund, Fondo Regionale per il Documentario e Parco Culturale Piemonte Paesaggio Umano, con il patrocinio di Slow Food Italia e il supporto di Eataly Media.
HAPPY BIRTHDAY BAROLO BOYS! 1 Anno fa usciva il film Barolo Boys. Un vino e la sua terra, la Langhe
I Punti Fondamentali del Film
Il documentario "Barolo Boys. Storia di una rivoluzione", della durata di 64 minuti, offre una prospettiva ricca e sfaccettata, che può interessare in particolare il pubblico appassionato di vino. Non si tratta di un semplice resoconto sulla storia del Barolo, ma ambisce a narrare l'impulso straordinario che questo piccolo gruppo di produttori ha saputo dare alla denominazione. A differenza di opere come *Mondovino*, che presentano una forte connotazione ideologica, questo documentario adotta un approccio più neutrale, lasciando allo spettatore la libertà di formarsi una propria opinione sugli eventi. Di seguito, alcuni punti fondamentali emersi dal film:
- Il film non è un panegirico sui Barolo Boys, ma include numerose voci critiche e "diverse" come quelle di Carlo Petrini (fondatore di Slow Food), Bartolo Mascarello, "Citrico" Beppe Rinaldi, Marta Rinaldi (figlia di Beppe Rinaldi e convinta tradizionalista), Bruno Ceretto e David Berry Green (critico enologico).
- Il documentario non è un film incentrato unicamente sulla questione "barrique sì, barrique no", ma va oltre la dicotomia superficiale.
- "Barolo Boys" è la storia di un gruppo di amici e dei loro sogni, raccontando l’evoluzione di questa amicizia e la sua mutazione nel tempo.
- Il documentario ha l'ambizione di raccontare l’impulso straordinario che questo piccolo manipolo di produttori ha saputo dare alla denominazione Barolo.
- L'opera è più neutrale rispetto a *Mondovino*, offrendo allo spettatore una maggiore libertà di interpretazione.
- Alcuni personaggi si distinguono per la loro ironia: Lorenzo Accomasso con battute fulminanti come "Barolo Boys, mi sembra di averne sentito parlare, mi pare fossero una squadra di calcio…", e James Suckling (uno dei più influenti critici enologici europei) che, degustando un Barolo de La Spinetta, esclama: "questo è il nebbiolo che mi piace, perché sa di vaniglia, di cacao e di caffè."
- Nonostante la barrique non sia la tematica centrale, la discussione tra "modernisti" e "tradizionalisti" è ancora percepita con animosità dai produttori presenti in sala dopo la proiezione, segno che la pace non è ancora scoppiata.
- Il personaggio di Marco de Grazia emerge per la sua complessità: sognatore e allo stesso tempo disilluso, un "novello Ulisse" che ha portato in porto la nave dei Barolo Boys, consapevole delle grandi conquiste e degli errori.
- Il messaggio del film suggerisce che "la vita è un cerchio", con la figura di Elio Altare che incarna questa parabola, eternamente alla ricerca di nuove sfide, trasformandosi da vignaiolo rivoluzionario incompreso e diseredato a padre inflessibile, il cui sorriso finale "vale la visione".
- "Barolo Boys" è considerato un film che ogni appassionato di vino che si definisce tale deve vedere, un vero e proprio bagaglio culturale indispensabile.

Altre Voci e Protagonisti
Oltre ai nomi già citati, il documentario include le testimonianze e le prospettive di altri importanti personaggi che hanno segnato il panorama vinicolo delle Langhe e oltre:
- Giovanni Caviola: Amico di Elio Altare, è diventato uno degli enologi italiani più acclamati, con consulenze in quasi metà delle regioni, spesso per firme enologiche prestigiose.
- Bruno Ceretto: Insieme al fratello Marcello, ha costituito la parte pubblica e carismatica dei "Barolo Brothers", pionieri nella promozione del Barolo sui mercati internazionali fin dagli anni Sessanta. Continua a investire in promozione e cultura.
- Alessandro Ceretto: Nipote di Bruno ed enologo della maison di famiglia, ha vissuto giovanissimo il fervore mediatico dei modernisti, adeguandosi alle mode del periodo.
- Maggiorino Vacchetto (detto Maggiorino): Potatore vinicolo e collaboratore di Chiara Boschis, ha offerto profonde e argute riflessioni sui cambiamenti nella Langa e sui rapporti tra le generazioni.
- Oscar Farinetti: Albese di origine e fondatore di Eataly, il grande mercato alimentare di qualità, fucina di innumerevoli iniziative culturali e politiche.
- Joe Bastianich: Popolare giudice di "Masterchef" e uno dei "restaurant men" più influenti del mondo, proprietario di numerosi locali in Asia, Europa e Stati Uniti.