La Porziuncola, piccola chiesa situata nella piana di Assisi, è un luogo di straordinaria importanza per la storia francescana, fulcro della spiritualità del Poverello e custode di eventi miracolosi. Tra questi, il Miracolo delle Rose occupa un posto speciale, celebrato non solo nella tradizione, ma anche attraverso significative opere d'arte. Una delle più celebri è l'affresco di Johann Friedrich Overbeck, pittore tedesco tra i fondatori del movimento nazareno, che nel 1829 immortalò questo evento sulla facciata della chiesetta.

La Porziuncola: Dalle Origini al Cuore del Francescanesimo
Un Luogo Sacro e le Sue Denominazioni
La piana sotto Assisi è tra le più suggestive d’Italia per i colori, le forme e la vista sulla città di pietra bianca e rosa che segue le coste del Monte Subasio. Proprio nel mezzo di questa valle, che Francesco chiamava “valle mea spoletana”, è sbocciato il fiore delle vite di Francesco e Chiara. In un antico documento del 1045, riguardante la vendita di un terreno, si trova il nome Quercetum de Portiuncula, riferito al luogo chiamato “Cerreto della Porziuncola” o semplicemente “il Cerqueto”, un riferimento già al X secolo, epoca dell’apparizione nei documenti del monastero di San Benedetto del Subasio.
Storicamente si possono ritenere certe due denominazioni della chiesetta: Sancta Maria de Angelis e Sancta Maria de Portiuncula. Negli scritti di San Francesco non compare mai Sancta Maria de Angelis e soltanto una volta Sancta Maria de Portiuncula, nella Regola non bollata, al capitolo XVIII, dove prescrive di celebrare il capitolo presso la Porziuncola. Da quanto scrive il Celano circa la devozione del Santo a questo luogo perché frequentato dagli Angeli, non si può affermare che il Santo conoscesse il titolo Sancta Maria de Angelis. Da secoli si celebrava la festa liturgica del Santuario della Porziuncola sotto il titolo dell’Assunzione di Maria Vergine al Cielo, sebbene esso non fosse propriamente consacrato sotto il titolo dell’Assunzione quanto sotto quello di Santa Maria degli Angeli. Dalle fonti storiche si conoscono due consacrazioni fatte all’oratorio mariano: la prima si dice essere stata fatta dai sette Vescovi dell’Umbria il 2 agosto 1216, quando San Francesco promulgò l’indulgenza della Porziuncola; la seconda da Innocenzo IV il 2 agosto 1253.
San Francesco e la Nascita dell'Ordine
Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, racconta l’arrivo del Poverello alla piccola parte di terra sulla pianura; egli aveva già restaurato la chiesa di San Damiano quando “si trasferì nella località chiamata la Porziuncola dove c’era un’antica chiesa, in onore della Beata vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e negletta. Vedendola in quel misero stato, anche perché aveva grande devozione per la Madre di ogni bontà, il Santo vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione.” San Francesco dovrebbe essere arrivato alla Porziuncola per i primi restauri nel 1207, che terminò nel febbraio 1208. La cappella si presentava non solo antica e non curata da alcuno, ma anche “destructa”. Molto probabilmente, quando San Francesco giunse alla Porziuncola, accanto ad essa sorgeva un piccolo edificio, abitazione di qualche monaco eremita, che ai tempi del Santo era quasi sicuramente semidistrutto.
Un giovane assisano, nel 1206, si spogliò sulla pubblica piazza e si rivolse a Pietro di Bernardone dicendo: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza” (dalla Vita prima di Tommaso da Celano). Dopo questi fatti Francesco partì per Gubbio, dove venne accolto da Federico Spadalonga, suo amico dai tempi della prigionia a Perugia, che gli donò un saio di umilissima tela.
Dopo la restaurazione da parte del Santo, verso il 1210 egli ottenne dall’abate del monte Subasio, Teobaldo, il permesso di occupare il luogo e subito presso la chiesetta si insedierà la prima comunità minoritica, che si accontenterà di capanne di vimini e fango come loro dimora. Fu proprio intorno a quella chiesetta di campagna abbandonata, presumibilmente edificata nel IV secolo e donata al Santo dai benedettini del Subasio intorno al 1209, che nacque la prima brigata francescana composta da un piccolo nucleo di amici entusiasti. Qui Francesco approfondì la conoscenza della sua vocazione definita dal vivere in povertà e in comunione con i fratelli annunciando la salvezza. Qui i primi seguaci abitarono e da qui partirono verso le città umbre e i territori circostanti. La prima abitazione in muratura risale al 1220: essa fu costruita dal Comune di Assisi, ma San Francesco non volle accettarla, perché contro il loro voto di povertà. Le sue fondamenta, tuttavia, sono state scoperte e visibili nella cripta dietro la Porziuncola.
Eventi Significativi e la Struttura Attuale
La Porziuncola fu testimone di momenti cruciali: qui, la notte della domenica delle palme del 1211 o 1212, Francesco tagliò i capelli a Chiara Scifi, fuggita alla Porziuncola per unirsi alla comunità francescana. Sempre qui il Santo affrontò le sue tentazioni e ebbe le sue visioni. In questo posto amato desiderò che potessero ottenere il perdono tutti gli uomini, e accolse la ratifica dell’indulgenza da parte di papa Onorio III. Qui Francesco chiese di essere condotto sentendo prossima la fine della sua vita e venne adagiato sulla nuda terra nell’infermeria attigua alla chiesetta, oggi detta Cappella del Transito.
La Porziuncola, ancora oggi santuario e casa madre dell’ordine francescano, si presenta come una piccola costruzione quadrangolare. La sua struttura è piuttosto fedele a quella esistente nel XIII secolo, cui nel tempo sono state aggiunte sovrastrutture e parti decorative. La chiesetta, di lunghezza undici metri e di larghezza sei, non è cambiata lungo i secoli se non nel suo aspetto esterno. Così la descrive il Fortini: «È una costruzione semplicissima, rozza, in pietra bianca del Subasio. Vicino alla porta d’ingresso era una piccola finestra, ancora visibile dall’interno. Tra l’arco della porta e la finestra si vedeva una pietra nera (lapis nigra) con sopra incisa le parole dettate dal Santo: Hæc est porta vitæ œternœ. In fondo, nel mezzo dell’abside, era l’altare con l’affresco dell’Assunta. Di questo altare parla Tommaso da Celano, narrando che Francesco, per sovvenire i frati forestieri che si recavano alla Porziuncola, invitò Pietro di Catanio a vendere gli ornamenti dell’altare [...]. Anche la piccola finestra a sinistra dell’altare (non quella centrale, aperta più tardi) e la porta laterale risalgono al tempo del Santo [...].»
La porta lignea trecentesca immette nella piccola navata dove risplende la pala di Prete Ilario da Viterbo, dipinta nel 1393. Questa raffigura l’Annunciazione e gli eventi miracolosi che portarono all’istituzione della Festa del Perdono d’Assisi. Unico ornamento interno è proprio questa pala d’altare che ha come figura centrale l’Annunciazione, mentre in basso, sulla destra, è dipinto il Miracolo delle rose e il Santo che, accompagnato da due angeli, si dirige verso la Porziuncola; in alto l’Apparizione di Cristo con la Madonna, circondati da uno stuolo di angeli, con san Francesco inginocchiato davanti all’altare; in basso, sulla sinistra, san Francesco, su un pulpito, attorniato da Vescovi, annuncia il privilegio del Perdono, ed in alto il Santo dinanzi a papa Onorio III che implora la conferma dell’indulgenza.
La parte posteriore della Porziuncola venne affrescata dal Perugino con una Crocifissione, oggi frammentaria, di cui scrisse Giorgio Vasari nella “Vita di Pietro Vannucci”. La porta laterale a destra, di dimensioni sproporzionate al pari di quella d’entrata rispetto alle dimensioni della cappella, fu aperta nel XIV secolo per consentire alle folle di pellegrini di uscire più agevolmente. Dallo stesso lato si conserva anche la lapide della tomba di Pietro Cattani, oggetto di venerazione quando ancora san Francesco era vivente. Il lato destro della cappellina porta anche i segni di un altro affresco del XV secolo rappresentante la Madonna con il Bambino, San Bernardino e un altro Santo.
Papa san Pio V stabilì di costruire la Basilica di Santa Maria degli Angeli per custodire la Porziuncola. L’architetto perugino Galeazzo Alessi progettò il santuario che venne innalzato tra il 1569 e il 1679. L’interno, maestoso e semplice, esalta al centro la Porziuncola. Nel presbiterio, sulla destra, si trova la cappella del Transito, l’antica infermeria in cui San Francesco passò a miglior vita, impreziosita da affreschi dello Spagna e da una terracotta smaltata di Andrea della Robbia.
La Porziuncola e il perdono di Assisi
Il Miracolo delle Rose e il Perdono di Assisi
La storia del Perdono di Assisi è strettamente legata al Miracolo delle Rose. Francesco, al culmine di una tentazione, si gettò in un cespuglio di rose selvatiche che, da allora, persero le spine, rendendole un simbolo tangibile della sua purezza. Successivamente, due angeli lo condussero in contemplazione della Vergine Maria e di Gesù. “Cosa vuoi Francesco?”, gli chiesero. Il Poverello rispose: “Santissimo Padre nostro, quantunque misero e peccatore, io ti prego che Tu conceda perdono intero, remissione completa di tutte le colpe, a quelli che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa”. La Porziuncola, da piccola parte di terra, diviene così porta del cielo.
Nel complesso della basilica si trova ancora oggi il roseto, nel quale Francesco si gettò in preda alla tentazione e non ricevette neanche un graffio poiché le spine scomparvero immediatamente.

Il Contesto Storico per l'Affresco di Overbeck
L'Impatto dell'Era Napoleonica
La discesa impetuosa delle armate napoleoniche nella penisola fece sbocciare ovunque l’albero della libertà, ma molte chiese e conventi subirono gravi perdite. I quadri posti sopra gli altari, derubricati da immagini sacre a opere d’arte, presero la strada dei musei d’oltralpe. Caduto Napoleone, con la restaurazione degli stati di antico regime, le chiese rinnovarono il loro aspetto e persero le immagini antiche al loro interno, diventate merce di scambio per pagare i lavori. Infine, si aggiunse anche l'impatto della natura, con una sequenza impetuosa di terremoti che gettarono a terra fabbriche secolari, riducendole in macerie o obbligandone la ricostruzione.
La comunità della Porziuncola non restò immune a questa storia di battaglie. Con l’arrivo delle armate francesi nel 1798, i frati furono cacciati dal convento, che fu a sua volta trasformato in un «Deposito di mendicità del dipartimento del Trasimeno”.
La Rinascita della Porziuncola
Caduto Napoleone, al ritorno dei frati seguì subito dopo un’altra tegola: nel 1818 fu ritrovato il corpo di san Francesco sotto l’altare maggiore nella sua chiesa sepolcrale, un evento che rilanciò l’importanza della chiesa sul colle come meta di pellegrinaggi devozionali, ma anche come tappa del Grand Tour per intendenti d’arte. E la Porziuncola nel fondovalle? Prima i frati restaurarono le celle all’interno del convento e poi rinnovarono la facciata della piccola chiesa con il dipinto di Johann Frederick Overbeck che vi si vede ancora. L’occasione per l'artista gli verrà offerta nel corso di un breve soggiorno ad Assisi, dove si era recato nel 1823 per studiare i dipinti di Giotto e dove conoscerà fra Luigi Ferri da Bologna, allora custode del convento della Porziuncola, che lo coinvolgerà nel suo progetto di riqualificare la chiesa di Santa Maria degli Angeli, danneggiata dall’occupazione napoleonica, e di rilanciare l’indulgenza del Perdono in risposta alla recente scoperta del corpo di san Francesco nella chiesa sepolcrale di Assisi.
Johann Friedrich Overbeck e il Movimento Nazareno
La Formazione e la Nascita del Lukasbund
Il pittore Johann Friedrich Overbeck nacque a Lubecca il 3 luglio 1789, crescendo in un ambiente stimolante e colto grazie al padre Christian Adolphe, poeta e uomo politico di profonda devozione evangelica. Nel 1805, Overbeck fu attratto dall'arte dopo aver visto i disegni dei fratelli Riepenhausen, ispirati a maestri italiani. Questo lo spinse a convincere il padre a iscriverlo ai corsi del pittore classicista Joseph Nikolaus Peroux. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti a Vienna, Overbeck si trasferì a Roma nel 1810. Già nel 1809, insieme ad altri giovani artisti, diede vita alla Lega di San Luca (Lukasbund), un cenacolo animato dalla volontà di far rinascere le arti in senso cristiano nazionale, cercando un'arte nuova ispirata alla tradizione dei primitivi italiani, dal Beato Angelico al giovane Raffaello. Nel 1808, l'artista aveva già inviato al padre lettere che rivelavano i punti fondamentali del suo programma di rinnovamento artistico, e i membri del gruppo, come in una confraternita medievale, arrivarono persino a indossare ampie cappe da frati e a farsi crescere i capelli, a testimonianza della loro radicalità.
Il Soggiorno a Roma e i Nazareni
A seguito del fallimentare tentativo di entrare nell’Accademia di Vienna, nel 1810 Overbeck decise di viaggiare per l’Italia insieme a Pforr e Hottinger, approdando infine a Roma. Qui, i due artisti giunsero e condussero una vita da religiosi, stabilendosi nell’ex convento abbandonato di Sant’Isidoro a Capolecase. A Roma, Overbeck si convertirà al cattolicesimo ed esprimerà il desiderio di donare il suo dipinto più bello a una chiesa.
Intorno al 1815, il suo stile è completamente maturato e Overbeck può considerarsi il primo rappresentante dell’arte tedesca a Roma e la colonna portante dei Nazareni, ora trasferitisi a Villa Malta. Il successo di tali imprese valse al gruppo la commissione di un altro importante cantiere, quello voluto dal principe Camillo VII Massimo nel padiglione del giardino della sua villa presso San Giovanni in Laterano, nel quale vennero realizzati affreschi ispirati alle opere di Tasso, Dante e Ariosto. Poco dopo, sarà impegnato nella decorazione ad affresco di Villa Massimo con temi tratti dalla Gerusalemme Liberata di Tasso, che segnerà il vero e proprio successo per lui e per gli altri Nazareni. All’inizio degli anni Quaranta, dopo un breve soggiorno in Germania, Friedrich Overbeck perde suo figlio. È l’inizio di un periodo buio che vede il pittore allontanarsi piano piano dagli incarichi ufficiali per dedicarsi allo studio e alla pittura nella dimensione privata.
L'Affresco del Miracolo delle Rose alla Porziuncola
La Commissione e la Visione Artistica
Overbeck si lanciò con entusiasmo nel progetto per la Porziuncola e nel settembre 1824 completò un bozzetto che ritraeva il miracolo delle rose, prendendo spunto da una composizione dell’Angelico e dalla maniera dolce di Pietro Perugino. Per eseguire il dipinto era però necessario il permesso della curia romana e occorreva anche vincere l’opposizione dell’Accademia, arroccata nella difesa del gusto classico e di una immagine preesistente.
La Realizzazione dell'Opera
Ottenuto il permesso, fra Luigi Ferri «ritornò dalla Capitale al Santuario il di 9 Maggio 1829 con il celebre Pittore Owerbeck, e famiglia. Questo Professore, stante la conoscenza del sud. Religioso, e la devozione, che porta a questo Santuario, si è offerto di farla a Fresco senza interesse, soltanto per le spese occorrenti di Viaggi, Colori, e mantenimento sia a lui che alla sua piccola Famiglia». Overbeck aveva nel frattempo ultimato il cartone e l’11 maggio mise mano al lavoro, che portò a compimento il 12 dicembre 1829, con l’aiuto di un ancor giovane Edward Jacob von Steinle. La realizzazione non fu senza l’intervento di episodi prodigiosi, che saranno rammentati da Ferri nella cronaca del convento, per essere «accaduti al Celebre, e divoto Pittore, che per ben due volte fu slanciato con forza invisibile giù dal Palco e da mano miracolosa fu sostenuto e salvato dal Precipizio (…)». Questa celebre pittura fu valutata scudi 2000 da Eccellenti Professori dell’Accademia di San Luca di Roma, e di Perugia, mentre le spese occorse per l'opera, compresi colori, mantenimento di lui e della sua famiglia, che per sette mesi furono impiegati per completare questa celeberrima pittura, ammontarono a scudi 398.
Descrizione e Collocazione dell'Affresco
Sulla parte superiore della facciata della cappellina della Porziuncola vi è il dipinto di Friedrich Overbeck raffigurante San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine, in atto di chiedere l’Indulgenza del “Perdono”. L’opera, eseguita nel 1829, sostituì un altro dipinto del XVII secolo (a sua volta realizzato per rimpiazzare quello quattrocentesco di Niccolò Alunno), danneggiato dal tempo. Sul tetto a capanna, una piccola edicola gotica accoglie una Madonna del latte e prolunga il vertice della facciata affrescata da Friedrich Overbeck nel 1829.
La scena racconta il miracolo delle rose: in un paesaggio di montagna imbiancato dalla neve sono poste le figure di S. Francesco e S. Chiara. Sulla destra, verso l'alto, S. Francesco è visto nel gesto implorante con le braccia elevate verso il cielo; sul fondo, verso sinistra, S. Chiara china vicino ad un cespuglio appare intenta a cogliere il mazzo di rose. Una luce diafana avvolge fino al lontano orizzonte l'intero dipinto, mettendo in risalto la semplicità con la quale sono rese le figure in uno scenario naturale che acuisce il forte sentimento religioso che pervade l'intera opera.
Il dipinto è documentato con il titolo La leggenda delle rose nella I Mostra di Arte fra gli Artisti del Salernitano tenutasi a Salerno nel 1927, così come appare dall'elenco delle opere in catalogo e dalle illustrazioni pubblicate nel 1926. L'opera risulta pertanto già esposta a Milano nella mostra di "Cultura e Arte Francescana" nel 1925; è presumibile che la datazione del dipinto possa ritenersi quest'ultima. Esso è esposto unitamente all'opera S. Francesco, eseguita in occasione della celebrazione del VIII Centenario Francescano a Salerno, e in entrambi i casi, infatti, fa ricorso ad una luce diafana.
