Informazioni sulla Parrocchia e il Territorio di Beinasco

La realtà parrocchiale di Beinasco si inserisce all'interno dell'Unità Pastorale N. 40, che comprende le comunità di Orbassano e Beinasco, sotto la giurisdizione del Vicariato Territoriale Distretto Ovest della diocesi. Il centro di riferimento principale per la vita religiosa locale è la parrocchia di San Giacomo Apostolo.

Mappa del territorio diocesano con indicazione delle parrocchie di Beinasco e Orbassano

Le strutture parrocchiali e le chiese non parrocchiali

Il territorio di Beinasco è caratterizzato da diverse strutture religiose che servono la comunità. Oltre alla parrocchia di San Giacomo Apostolo, sono presenti diverse chiese non parrocchiali e cappelle che ospitano funzioni e momenti di preghiera:

  • Chiesa di San Luigi Gonzaga (Via Manzoni 23, Beinasco)
  • Cappella di Santa Croce (Piazza Vittorio Alfieri 7, Beinasco)
  • Cappella di Sant'Anna (Via Fornasio, Beinasco)
  • Chiesa della Madonna del Rosario (Via Mirafiori, Beinasco)
  • Cappella deiТема статьи: baite parrocchia beinasco informazioni. Язык статьи: Italian.# Informazioni sulle Baite e le Parrocchie di Beinasco

    Contesto Diocesano e Unità Pastorale

    Il territorio di Beinasco è inserito nel Vicariato Territoriale Distretto Ovest della Diocesi di Torino, specificamente nell'Unità Pastorale N.40 - Orbassano-Beinasco. La denominazione ufficiale della parrocchia principale è S. Giacomo Apostolo.

    Le Baite della Parrocchia di San Giacomo Apostolo

    La parrocchia di San Giacomo Apostolo di Beinasco dispone di proprie strutture note come "Le Baite", situate presso Pialpetta, nel Comune di Groscavallo.

    Foto delle Baite della parrocchia di San Giacomo Apostolo a Pialpetta

    La Parrocchia di San Giacomo Apostolo

    La storia della sede parrocchiale di San Giacomo Apostolo è stata molto travagliata. Nel corso degli anni, infatti, subì una serie di distruzioni, ricostruzioni e ristrutturazioni, a causa dei tanti assalti subiti e dal logoramento delle sue fondamenta. L'ultima e definitiva ricostruzione è avvenuta nel 1740 su progetto di Giovanni Tommaso Pronotti, allievo di Juvarra. Fu inaugurata nel 1743. La pianta della chiesa è a croce greca, dotata di ampio presbiterio con abside semicircolare. All'interno si possono ammirare tre altari: al centro l'altare maggiore, sormontato da un grande crocifisso, e due altari laterali, uno dedicato al Sacro Cuore e l'altro all'Immacolata Concezione. Alla destra dell'altare maggiore si trova un pulpito in legno con sculture. Nel 1945 venne rinvenuta un'antica lapide funeraria romana, ora collocata nell'atrio dell'ingresso della Casa Parrocchiale. Sulla lapide è inciso in latino "Tertullae Matri" seguito da "F.T.I.", che può significare: "Testamento fieri iussit" ("lascio per testamento").

    Strutture Afferenti e Altre Chiese

    Alla parrocchia sono afferenti diverse strutture e istituzioni presenti nel territorio di Beinasco e Orbassano. Tra queste figurano la CASA DI RIPOSO CONSOLATA in Via D. Bertolino 24 a Beinasco e l'Istituto Maria Teresa Fornasio (scuola per l'Infanzia) in Via Fornasio 22. È presente anche l'Associazione Amici bimbi di South Horr onlus in Via Don Bertolino 19.

    Nel comune di Beinasco si trovano inoltre diverse chiese e cappelle non parrocchiali, tra cui:

    • Madonna del Rosario in Via Mirafiori, Beinasco
    • S. Luigi Gonzaga in Via Manzoni 23, Beinasco
    • S. Anna, Beinasco
    • Cappella di Sant'Anna in Via Fornasio, Beinasco
    • Cappella dei Santi Andrea, Antonio di Padova e Bartolomeo, Orbassano
    • Santi Andrea, Antonio di Padova e Bartolomeo in Reg. Gonzole, Orbassano
    • S. Pietro in Reg. Gonzole, Orbassano
    • Cappella di Santa Croce in Piazza Vittorio Alfieri 7, Beinasco

    A Beinasco è presente anche una chiesa cristiana evangelica pentecostale, appartenente alle Assemblee di Dio in Italia (ADI).

    Mappa delle chiese e delle principali strutture di Beinasco

    Storia della Parrocchia "Gesù Maestro" di Fornaci

    La storia della parrocchia “Gesù Maestro” di Fornaci è strettamente collegata con quella del quartiere, cresciuto dagli anni 1950 in poi. La comunità parrocchiale è cresciuta con i nuovi abitanti, giunti inizialmente dal Veneto e dalla Toscana per lavorare nelle fornaci e poi con gli operai venuti per lavorare nella Fiat e nelle fabbriche dell’indotto che progressivamente sorgevano sul territorio.

    Le Origini e la Crescita

    La prima cappella utilizzata per le funzioni si trovava dove attualmente sorge il caseggiato di Via Donizetti n° 2; poteva contenere una ventina di persone e il sacerdote, che bisognava pagare, veniva da Torino per celebrare la messa. La cappella sarebbe stata demolita quando si iniziò la costruzione dei palazzi sempre di via Donizetti.

    Il primo sacerdote residente fu don Giuseppe Allanda che, dopo aver operato nel Seminario e presso la parrocchia di Leumann, si era preso cura delle famiglie del quartiere in qualità di direttore della casa della Fondazione Gesù Maestro (nata come opera di assistenza ai minori per iniziativa del sacerdote don Viotti Giuseppe) e di cappellano. Negli anni 1960/1970 la frazione crebbe rapidamente: le famiglie di Fornaci che nel 1959 erano poco più di ottanta, nel 1967 erano ormai quasi cinquecento, sino a diventare 900 nel 1970, per un totale di quasi 3.500 abitanti.

    Proprio per questa crescita in data 15/02/1967 il Cardinale arcivescovo Michele Pellegrino decretava l’erezione canonica della nuova parrocchia “Gesù Maestro”, sita in Beinasco, quartiere Fornaci, assegnandole un territorio stralciato da quello della Parrocchia matrice “San Giacomo” di Beinasco. Il 12 marzo dello stesso anno ne veniva nominato primo parroco don Giuseppe Allanda. Il successivo 20 ottobre il Presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat decretava a sua volta il riconoscimento agli effetti civili dell’erezione canonica. Il beneficio parrocchiale consisteva nell’uso della casa canonica sita al primo piano del locale della chiesa parrocchiale, di proprietà della Pia fondazione Gesù Maestro, e in un capitale nominale di lire 600.000.

    Il Mandato di Don Giuseppe Allanda e la Nuova Chiesa

    Il dinamismo di don Giuseppe Allanda risalta fin dai bollettini parrocchiali del 1967 con l’istituzione di un consiglio pastorale parrocchiale, con iniziative di conoscenza e aggregazione culturale e sportiva per la popolazione e, in particolare, per i giovani, e il pellegrinaggio a Lourdes. Con riferimento all’attività per i giovani particolarmente significativi furono i soggiorni a Casalpina, momento di crescita insieme e di approfondimento della fede: un’esperienza che segnerà la crescita nella fede di tanti giovani che continueranno a operare, negli anni successivi, nella comunità.

    Negli anni seguenti sono da segnalare i contatti con le aziende industriali, l’attenzione ai nuovi arrivi di famiglie, l’avvio del “gruppo coniugi”, animato dalla coppia Mariangela e Carlo Persico, la missione operaia e la strutturazione organica delle attività pastorali. Da ricordare, in particolare, approfondimenti sulla pastorale dei Sacramenti e sulla composizione della popolazione, la nascita delle commissioni riguardanti la Catechesi, la Famiglia e l’amministrazione parrocchiale, la costituzione del gruppo di cresimandi giovani e adulti, la sottolineatura degli anniversari di matrimonio oltre, ovviamente, le celebrazioni liturgiche, particolarmente solenni nella festa patronale della seconda domenica di giugno e nel Corpus Domini.

    Durante il suo mandato la Comunità fu rallegrata nel 1967 e nel 1969 dalla visita del cardinale Pellegrino. Contemporaneamente don Allanda operava per la costruzione di una nuova chiesa: è del 1968 il primo sondaggio rivolto alla popolazione circa l’opportunità di realizzare una nuova struttura. Fa seguito la presentazione di un preventivo di spesa iniziale di 45 milioni (1969); nello stesso anno il progetto presentato a cura dell’architetto Michele Berardo otteneva dal comune di Beinasco la licenza edilizia n° 94/69, in data 24/9/60. Sempre nel 1969 seguiva l’ottenimento della fideiussione comunale a favore del mutuo per la costruzione della chiesa stessa e a dicembre iniziava il primo lotto di lavori per le strutture del seminterrato della nuova chiesa con un preventivo di spesa pari a 15,6 milioni.

    L'Arrivo di Don Abello Angelo e la Costruzione Finale

    Nell’autunno del 1972 al Consiglio Pastorale veniva comunicata l’intenzione del cardinale di “spostare” don Giuseppe presso un’altra parrocchia. A raccogliere una eredità stimolante ma impegnativa, dopo il trasferimento di don Allanda, veniva chiamato don Abello Angelo che, nominato il 1° dicembre 1972, faceva il suo ingresso ufficioso e silenzioso in parrocchia subito dopo e, ufficialmente, il 13 gennaio 1973. Fin da subito don Angelo dovette affrontare le nuove esigenze della pastorale: la diffusione degli stimoli offerti dai vescovi Italiani (il programma pastorale “Evangelizzazione e Sacramenti” è del 16 giugno 1973) a una popolazione sempre più composita e via via provata da una crisi di lavoro che iniziò a colpire molte fabbriche del territorio (una fra tutte la “Vergnano”, situata dove attualmente si trova l’ampliamento de “Le Fornaci Mega Shopping”), la cura catechistica di una popolazione giovanile in vivace aumento (quasi 100 ragazzi sia in seconda che in terza elementare nel 1973), il collegamento con la pastorale zonale che si andava costruendo in quegli anni. Contemporaneamente fu necessario affrontare anche le ingenti spese per la costruzione della nuova chiesa, già iniziata da don Allanda: la cappella iniziale non era più sufficiente per la comunità sempre più numerosa.

    Nonostante le difficoltà finanziarie il 13 marzo 1974 il nuovo salone seminterrato fu pronto a ricevere la benedizione del Cardinale Pellegrino, alla sua terza visita. Da quel momento il salone divenne il luogo abituale di ritrovo della comunità per le messe festive. La messa feriale continuò, invece, ad essere celebrata nella prima chiesa-cappella. Il conto consuntivo 1975 dei locali del capace seminterrato ammontava a sessanta milioni, dei quali sedici e mezzo da prestito bancario al 19%, prestito che fu restituito nell’arco di tre anni. Il dibattito sull’opportunità di costruire una chiesa in sopraelevazione attraversò i tre anni successivi, con pareri ovviamente opposti. Il 22 maggio 1977 veniva distribuito durante le celebrazioni un questionario orientativo.

    Con la Pasqua del 1978 don Abello rompeva gli indugi circa la costruzione della chiesa in sopraelevazione e nel maggio 1978 il progetto della nuova chiesa, lievemente modificato rispetto alla prima versione (per consentire di ricavare un alloggio per il parroco), era allo studio della commissione Urbanistica ed Edilizia comunale, per ottenere la dovuta licenza di edificabilità. Domenica 9 novembre 1980 il Padre Arcivescovo Cardinale Ballestrero, che aveva fatto il suo ingresso in diocesi il 25 settembre 1977, inaugurava la nuova chiesa. Insieme alla chiesa in muratura don Abello lavorava per continuare la costruzione di una comunità viva nella fede, ma attenta anche ai problemi del quartiere. Nei primi anni della sua attività a Fornaci ebbero vita nella frazione l’esperienza delle “150 ore”, l’avvio di un’assistenza socio-sanitaria di base, la nascita della Croce Rossa, varie iniziative ricreative, in prosecuzione di quelle già iniziate da Don Allanda (giochi nel campo sportivo, gite, campi estivi, cineforum per ragazzi e per giovani e adulti), discussioni politico sociali e attività di solidarietà.

    Don Bartolomeo Giaime e Don Igino Golzio

    A don Abello, trasferito presso la comunità di Moretta, successe don Bartolomeo Giaime che fece il suo ingresso in parrocchia il 20 marzo 1988. Don Giaime operò soprattutto per far crescere un clima di accoglienza e di collaborazione: stimolò la nascita di un “gruppo di lavoro” che avrebbe dato il suo prezioso contributo per le varie attività della parrocchia, ma si sarebbe impegnato anche in attività sul quartiere organizzando carri per le sfilate del carnevale e momenti di festa. Particolare attenzione venne data anche alle gite e ai pellegrinaggi, che diventarono una tradizione annuale.

    Il 10 giugno 1994 fece il suo ingresso nella parrocchia don Igino Golzio. A don Golzio si deve, a livello strutturale, oltre ad alcune migliorie del sottochiesa, la costruzione dell’ascensore a tre livelli, per il superamento delle barriere architettoniche e, soprattutto, il sovrastante campanile con il relativo impianto di tre campane (impianto curato dalla ditta Trebino), oltre al box esterno alla sacrestia, ad uso magazzino e garage. La decisione avvenne dopo ampio dibattito nella comunità parrocchiale al quale parteciparono anche persone non direttamente collegate alla vita parrocchiale, ma a quella comunale e sociale. Si trattò di un intervento particolarmente impegnativo: la spesa, superiore a 266 milioni, e cioè molto più del doppio del bilancio annuale della parrocchia, costrinse il parroco a ricorrere a prestiti e a un fido bancario.

    L'Unificazione Pastorale e i Nuovi Vicari

    Don Igino sabato 9 marzo 2002 fece l’ingresso, come parroco, a Villarbasse e a Gesù Maestro arrivò don Gianni Mondino (domenica 10 marzo 2002) già parroco presso la parrocchia “San Giacomo”, che da questo momento, insieme con il vice parroco don Claudio Masoero, anch’egli già presente nella parrocchia di San Giacomo, avrebbe curato anche la parrocchia di Gesù Maestro. Si trattava di una nuova realtà per la comunità “Gesù Maestro”, una realtà che non sempre è stato facile accettare: non avere più un sacerdote sempre presente nella casa parrocchiale, a disposizione della comunità. La decisione dell’Arcivescovo cardinal Poletto, sotto forma di una comunicazione di Mons. Guido Fiandino, era stata letta alla comunità sabato 9 e domenica 10 febbraio e annunciava l'unificazione delle due parrocchie sotto la guida di don Gianni Mondino e don Claudio Masoero, con la collaborazione del diacono Adriano Bastianel, don Marco Bonardello, don Sabino Malcangio e le suore salesiane. Mons. Fiandino illustrò al Consiglio pastorale, al Consiglio economico e a tutta la comunità, giovedì 21 febbraio, le motivazioni della scelta dell’arcivescovo, sottolineando come oggi non sia più possibile dare un parroco ad ogni parrocchia.

    Don Gianni e don Claudio, incontrati per la prima volta dal Consiglio pastorale lunedì 4 marzo, confermarono tutte le attività in atto e gli orari delle messe, dando un contributo al rinnovamento nel rispetto e nel potenziamento di quanto avviato precedentemente. Con don Gianni venne data nuova sistemazione alle suppellettili e al presbiterio per rendere il tutto più conforme alla praticità e alle disposizioni liturgiche in materia. La comunità in quegli anni fu chiamata a vivere la nuova proposta pastorale della diocesi: le Missioni, che avrebbero coinvolto annualmente le quattro età della vita: i ragazzi, i giovani, gli adulti e le giovani coppie e, infine, gli anziani.

    Successivamente don Claudio venne inviato parroco a Bra e a Beinasco come viceparroco arrivò don Diego Maritano, appena ordinato e che aveva già collaborato a Beinasco da Diacono. Nei primi incontri con la comunità, pur confermando tutte le attività in atto, il nuovo parroco introdusse alcune “novità” particolarmente nell’ambito giovanile e nella catechesi dei bambini. Con la collaborazione di don Diego Maritano, l’attività del “dopo cresima” venne unificata con la parrocchia di Beinasco, così come il gruppo animatori, anche per iniziare a creare una maggiore unione tra le due comunità. I gruppi furono seguiti sia da don Tonino che da don Diego, fino al 2008, quando don Diego venne assegnato ad altra comunità e sostituito da don Luca Peyron.

    Anche la preparazione al sacramento della Prima Comunione vide l’introduzione di alcune novità, in particolare un maggiore coinvolgimento dei genitori, seguiti direttamente da don Tonino in alcuni incontri annuali. Anche gli incontri di catechismo subirono alcune modifiche e vennero attuati particolarmente in due momenti “forti” dell’anno liturgico: l’Avvento e la Quaresima. Novità anche per quanto riguarda il consiglio pastorale parrocchiale. Giunto a scadenza il Consiglio pastorale, rinnovato una prima volta domenica 20 novembre 2005, don Tonino propose a tutta la comunità una nuova modalità di Consiglio Pastorale, aperto a tutti e senza una specifica formalizzazione attraverso una elezione. Il consiglio pastorale divenne così un “Consiglio aperto e volontario”: ogni volta l’invito viene rivolto a tutti e tutta la comunità è coinvolta direttamente. Negli anni l’attività della comunità è scandita dal susseguirsi dei tempi liturgici, dagli incontri di catechismo e dalle celebrazioni dei sacramenti.

    Il Territorio e la Storia di Beinasco

    Beinasco si trova in zona pianeggiante ed è bagnato dal torrente Sangone, che lo attraversa tagliando in due il centro con le frazioni di Borgo Melano e Borgaretto, dove in quest'ultima risiede almeno il 40% dei residenti (7.400 su 18.100). L'attuale Beinasco nacque nel I secolo a.C. I primi documenti storici risalgono a dopo la dominazione longobarda, allorquando, all'inizio del XIII secolo l'allora Vescovo di Torino Arduino di Valperga donò il castello (di epoca medioevale), ville, territori e uomini del territorio di Benàscun a tal Federico, capostipite del ramo De' Federici e già Signore di Piossasco. La famiglia dei Piossaschi, una delle più influenti del Piemonte medioevale, non rinunciava comunque al controllo sul comune, dato che ne fu immediatamente reinfeudata. Nel 1325 il feudo è attestato alla dominazione spagnola del Conte Lovencito, mentre a metà del XIV secolo Beinasco abbracciò fermamente le fazioni guelfe e fu più volte alla mercé delle scorrerie delle truppe imperiali. Nel 1501, a riprova della capitale e del borgo sorto per difenderla, la città di Torino fu investita dal titolo di Signora di Beinasco.

    Il periodo più difficile del borgo fu il Seicento, quando Beinasco fu più volte distrutto, arrivando vicino alla totale estinzione. Una prima volta fu nel 1630, quando le truppe francesi misero a ferro e fuoco il Piemonte, distruggendo la parrocchiale di Beinasco e uccidendo la maggior parte della popolazione. Il Cibrario, celebre per la sua Storia di Torino, sostiene che di cento capi famiglia censiti a Beinasco prima del 1630, dopo il contagio della peste ne rimanevano solo otto. Carlo Emanuele II concesse nuovamente al paese il diritto di formarsi a comune. Il 4 ottobre 1693, nei pressi di località Marsaglia, si combatté una delle più aspre e sanguinose battaglie del conflitto, risoltasi in una memorabile sconfitta per Vittorio Amedeo II. Raggiunta la pace nel 1696, di lì a poco Beinasco fu nuovamente coinvolta nella Guerra di successione spagnola dal 1701 al 1713.

    Dopo un secolo di tali devastazioni, la storia di Beinasco subì una svolta. Nel 1768 parve giunto il momento di affrontare il problema della viabilità, per cui una petizione per la costruzione di un ponte fu inviata alla Gran Cancelleria, descrivendo la necessità, per esempio da parte del parroco, di raggiungere quelle famiglie situate sulla sponda opposta del torrente. Nel corso dell'Ottocento la popolazione della città fu per lungo tempo in costante diminuzione, per poi iniziare la ripresa all'inizio del Novecento, salendo a quasi 1.300 abitanti e aumentando fino a raggiungere 2.057 nel 1936. L'aumento costante della popolazione è dovuto ad un forte componente migratoria legata alla creazione di fornaci per laterizi. Durante la seconda guerra mondiale il paese fu colpito da diverse incursioni aeree, senza subire nel complesso danni notevoli. Nel dopoguerra la ricostruzione venne accompagnata da un enorme incremento demografico, che ha portato gli abitanti dai 2.000 degli anni anteguerra ai 18.000 del 1992. Lo stemma del comune di Beinasco è formato dall'azzurro del cielo unito con il verde della campagna che rappresenta le grandi praterie ricche di fieno e di pioppi verdeggianti. Questa campagna è attraversata dal torrente Sangone.

    Le Frazioni di Beinasco

    Beinasco è il capoluogo comunale da cui prende il nome l'intero comune. È il quartiere più antico e rappresenta il centro storico del paese.

    • Borgo Melano (Borgh Melan): Si trova la chiesa di San Luigi, succursale della parrocchia di San Giacomo Apostolo, caratterizzata da un diorama permanente composto da oltre 500 personaggi, la maggior parte dei quali in movimento, che rappresentano, in due quadri, la nascita di Cristo e la sua passione, morte e risurrezione.
    • Borgaretto (Borgarèt): È la frazione più grande del comune. Si trova al confine del Parco regionale di Stupinigi e si estende su un terreno pianeggiante formato da depositi alluvionali sulla sponda destra del Sangone. In questo quartiere è presente la chiesa ottocentesca di Sant'Anna, sede della parrocchia di Borgaretto fin dal 1940. Borgaretto è sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, che recentemente si è gemellata con la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Santa Ninfa. Nel mese di settembre a partire dal 2024, anche a Borgaretto nella piazza Pertini vengono organizzati durante la festa della frazione dei concerti con cantanti di fama nazionale.
    • Le Fornaci (Le Fornase): Sono un quartiere situato a nord di Beinasco, tagliato in due dalla Tangenziale sud di Torino. Il quartiere prende il nome dalle fabbriche per la produzione di mattoni (appunto le fornaci di mattoni), attorno alle quali nacque e si sviluppò il borgo. Il sorgere a Beinasco delle prime fornaci avvenne attorno al 1870. La frazione Fornaci è in gran parte occupata dall'area industriale di Beinasco, tra la tangenziale sud di Torino, via Bellezia, via Monginevro e strada Torino. L'area residenziale storica del quartiere è quella incastonata tra la tangenziale sud di Torino ed il confine con la città di Torino. La zona di più recente sviluppo di Fornaci è sicuramente quella ad est di strada Torino, dove si è sviluppato negli anni il secondo centro commerciale per ampiezza dell'area urbana torinese, Le Fornaci Mega Shopping. Il centro commerciale è il primo nato a Torino durante gli anni novanta.

    Patrimonio Culturale e Sportivo

    A Beinasco, nei pressi della centrale piazza Alfieri, è presente un castello di origine medioevale. L'edificio, che fu soggetto alla signoria del comune di Torino, è oggi di proprietà privata. Accanto alla scuola media di primo grado Antonio Vivaldi, è presente l'auditorium A. La biblioteca di Beinasco venne fondata nel 1965, ospitata nella Sala del Consiglio Municipale. Una nuova sede apposita per essa, ideata da Bruno Zevi, venne costruita nel 1968, a cui seguì il trasferimento di sede e l'assegnazione di un nome, ovvero Nino Colombo, ex-assessore alla cultura del paese che spinse molto per la sua realizzazione.

    Due nativi di Beinasco hanno partecipato alle Olimpiadi 2008 a Pechino: Sebastian Giovinco, calciatore nella nazionale di calcio Italiana under 21 e calciatore del Toronto, e Fabio Cerutti, centometrista nella nazionale italiana di atletica leggera. È presente anche la squadra Beinasco Calcio, G.S.D.

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