Il Grande Progetto di Restauro della Valle dei Templi di Agrigento
La Valle dei Templi di Agrigento, tra i luoghi più suggestivi d’Italia e del mondo, è custode di una antichissima storia di inestimabile valore. Dal 1997 inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, quest'area sarà sottoposta a un imponente progetto di restauro.
Il progetto permetterà di rileggere correttamente l’intera area sacra del santuario, a partire dal percorso che conduceva all’imponente altare di Giove, mentre verranno musealizzati numerosi reperti della decorazione architettonica.
L'Olympieion e l'Altare di Giove: Storia e Interventi
Risalente al V secolo a.C., l’Olympieion venne eretto in seguito alla battaglia di Himera, che si concluse con la vittoria delle truppe siceliote in difesa di Akràgas - l’antica Agrigento - contro quelle dei cartaginesi. Realizzato in blocchi di calcarenite, il grande tempio dorico, di oltre 56 metri di ampiezza per oltre 113 di lunghezza e 6340 metri quadrati, rappresentava una novità per la sua epoca, per le diverse soluzioni architettoniche impiegate. Secondo Diodoro Siculo, il timpano era decorato con scene della Gigantomachia e della guerra di Troia.
Oggi si cerca di ridisegnare la mappa dell’Olympieion, crollato dopo un terremoto nel 1401, e del tutto sconquassato nel XVIII secolo, quando gran parte dei suoi blocchi di calcare furono utilizzati per costruire il molo di Porto Empedocle. Tra gli interventi più importanti, si prevede il riassemblaggio dell’architrave, del fregio e della cornice, che componevano la trabeazione del tempio.

La Ricostruzione del Telamone
La trabeazione del tempio era sorretta dai famosissimi e iconici telamoni, alti ciascuno 7,7 metri. Uno dei telamoni originali verrà inoltre ricostruito e “rimesso in piedi”, a partire dai rilievi effettuati da Heinz-Jurgen Beste dell’Istituto Archeologico di Roma che, a sua volta, ha lavorato sui disegni di Pirro Marconi, l’archeologo che scavò alla Valle dei Templi di Agrigento negli anni Venti.
Grazie a una sottile lastra in acciaio corten con mensole di pochi millimetri, l’intervento garantirà una migliore conservazione degli elementi originali del telamone che sembrerà sorgere romanticamente tra le rovine dell’Olympieion. Il telamone attualmente disteso all’interno della cella del tempio, invece, è una copia fedele della prima statua ricostruita su disegno di Charles R.
Accessibilità e Futuro delle Visite
«L’area merita di essere recuperata e valorizzata», ha spiegato il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta. «Il pubblico presto la potrà visitare nella sua interezza: saranno chiusi gli accessi secondari e si potrà seguire un unico percorso di visita che dall’Olympieion condurrà ai resti dell’altare, liberato dai massi crollati durante gli scavi negli anni Venti, così da far riguadagnare la percezione del collegamento tra altare e tempio».
L’intervento di restauro prevede nove mesi di lavori e dovrebbe essere completato entro l’anno. I cantieri saranno aperti: appena il Parco della Valle dei Templi di Agrigento riaprirà al pubblico, i visitatori potranno prenotarsi per accedere all’area, seguendo dal vivo il lavoro degli archeologi. Il progetto è di Coopculture e saranno possibili tour guidati da esperti per vivere un’esperienza fantastica.
Le antiche case di Agrigento
La Chiesa di Santa Maria del Soccorso (Badiola): Un Gioiello Storico di Agrigento
Origini, Architettura e Opere d'Arte
La Chiesa di Santa Maria del Soccorso, detta Badiola per distinguerla dalla Badia Grande di Santo Spirito, e l'annesso Monastero furono edificati ad Agrigento nel 1529 su iniziativa ed a spese del sacerdote trapanese Fabrizio Rizzo del Terz'ordine francescano. L'atto notarile relativo alla costruzione della Badiola porta la data del 18 novembre 1528. Questa Chiesa è anche descritta come una chiesa barocca del XVII secolo, sebbene il prospetto sia in stile rinascimentale. Presenta una facciata semplice ed elegante, con elementi tipici del barocco siciliano. Al suo interno, a navata unica, si conservano numerose tele e un arredo riccamente decorato con stucchi dorati, affreschi e opere d'arte sacra. Sul prospetto è collocata la statua della SS. Maria del Soccorso.
Storicamente associata a un monastero femminile, la chiesa ha avuto un ruolo importante nella vita religiosa e sociale della comunità locale ed è un significativo esempio di architettura religiosa nel centro storico. Si tratta pertanto di un’altra testimonianza della diffusione del movimento francescano nella Città dei Templi. Oltre a questo edificio sacro, infatti, si ricordano: la Chiesa e il convento di Sant’Anna (distrutti nel secolo scorso), la Chiesa di San Nicola e il monastero, la Chiesa di San Francesco con il suo convento, e la Chiesa e il monastero di San Vito, questi ultimi due costruiti dal beato francescano Matteo Cimarra.
Evoluzione Storica e Riconoscimento Nazionale
Da allora la piccola Badia accolse molte giovani che intendevano consacrare la vita a Dio nello spirito del francescanesimo. Lo storico Vito Amico attesta che alla fine del secolo XVI era stato fondato presso la Badiola un Beneficio degli Angeli e si costituì un’omonima Confraternita, assai attiva nelle opere assistenziali e in particolare verso le fanciulle povere.
Nello stesso periodo si contano nella chiesetta ben cinque altari innalzati da altrettante Confraternite. All’inizio del secolo XVIII, oltre alla Cappellania ordinaria, vennero istituite altre due Cappellanie, sovvenzionate da famiglie nobili. Con la soppressione degli ordini religiosi, nella seconda metà del secolo scorso, le monache della Badiola dovettero abbandonare il monastero, ma l’attività della Chiesa proseguì con grande fervore. Con decreto 3 dicembre 1920, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso è divenuta monumento nazionale.
Recenti Restauri e Patrimonio Artistico
La chiesa, ad unica navata, custodisce belle tele, alcune delle quali provenienti dalla Chiesa di San Michele, che è stata danneggiata dalla frana del 1966 e poi è stata abbattuta. Tra le opere più importanti si segnala innanzitutto la più grande, che rappresenta San Michele Arcangelo. Molto bella è un’opera che raffigura la Madonna tra San Francesco e Santa Chiara, e altre due che hanno come soggetto l’Addolorata e San Giovanni Evangelista. Altre tele sono state realizzate da Pietro Asaro. All’interno, da vedere sono anche gli altari, tra i quali quello del Crocefisso.
Di Calogero Cardella è una statua di Gesù Redentore; mentre il dipinto “La Resurrezione di Lazzaro” è di Pompeo Buttafuoco. Molte delle opere che fino a qualche decennio fa la chiesa conservava sono state di recente restaurate e collocate in particolare nel Seminario e nel Palazzo vescovile. Si tratta in particolare di opere di Pompeo Buttafuoco, Francesco Narbone, Francesco Sozzi. Ricordiamo in particolare le seguenti tele: “La Madonna del Soccorso e San Michele Arcangelo”, realizzata dall’artista Martino Palma (pittore del secolo XVII); “Sacra Famiglia”, probabilmente di Pietro d’Asaro; “Visitazione” di Pompeo Buttafuoco (1578-1649); “Adorazione dei pastori” di Francesco Sozzi (1732-1795).
Il tetto ligneo dipinto, attribuito agli stessi artisti che eseguirono quello della Cattedrale di San Gerlando, fu sostituito, probabilmente nel Settecento, da una volta a botte con lunette, che è stata demolita nel corso di lavori di restauro. Negli ultimi anni questa Chiesa è stata consolidata e ben restaurata. In buono stato si conserva il portale rinascimentale e una statua marmorea della Madonna del Soccorso, sistemata in una nicchia.
