Badia di Santa Maria a Vigesimo: Storia e Architettura

La Badia di Santa Maria a Vigesimo, situata in Val di Sieve, nel territorio di Barberino di Mugello, rappresenta un importante complesso storico-religioso. Il nome "Vigesimo" deriva, con ogni probabilità, dalla ventesima pietra miliare dell'antica strada municipale che da Firenze si dirigeva verso l'Appennino, attraversando il giogo delle Croci tra Monte Murello e la Calvana.

Mappa storica o rilievo topografico che illustra l'antica viabilità romana in Val di Sieve e la posizione della Badia rispetto a Barberino di Mugello.

Origini e legame con i Vallombrosani

Il complesso nacque nell'XI secolo per volere di Giovanni Gualberto, fondatore dell'ordine dei Vallombrosani, inizialmente con la funzione di ospedale per i poveri e i pellegrini in transito. Storicamente, la Badia fu un priorato vallombrosano soggetto alla Badia di Passignano, insieme all'ospedale di Combiate o delle Croci.

Le origini della struttura sono legate ai Cattani di Combiate (o di Barberino), che nel 1120 rinunciarono al giuspadronato della chiesa di Santa Maria e dell'ospedale a favore dell'abate e dei monaci di Passignano. Tuttavia, le testimonianze archivistiche rivelano una realtà complessa: il più antico atto risale al marzo 1074, quando Guido del fu Manfredo da Barberino e suo figlio Rodolfo promisero all'abate Leto di Passignano di non molestare i possedimenti della chiesa. Nel corso dei secoli, nonostante donazioni e vendite, i nobili locali tentarono spesso di recuperare i diritti di dominio diretto sui beni donati.

Evoluzione del complesso

Nel 1170, un atto di vendita sancì il passaggio definitivo di vari luoghi pii, tra cui la canonica e la chiesa di Santa Maria a Vigesimo, sotto la giurisdizione del monastero di Passignano. Il priorato rimase soggetto a Passignano fino alla sua soppressione nel 1810. Successivamente, la chiesa fu amministrata da un curato e, nel 1821, dichiarata prioria secolare prima di essere assegnata alla pieve di San Silvestro a Barberino.

Restauri e architettura

Sebbene il complesso sia nato con un tipico impianto romanico, con l'abside rivolta a est e la facciata a ovest, ha subìto nel tempo numerosi interventi che ne hanno modificato l'aspetto originario. La chiesa fu riedificata e abbellita nel XVIII secolo, epoca in cui l'abate Veneziani curò l'ultimo importante restauro.

Foto d'archivio o ricostruzione grafica della facciata originale prima del crollo del loggiato nel 1918.

Un elemento distintivo era il loggiato posto sulla copertura, crollato in seguito al terremoto del 1918 e oggi noto grazie a documentazioni fotografiche dei primi del Novecento.

Descrizione artistica dell'interno

L'interno della chiesa, accessibile tramite una porta finemente intagliata, presenta un'unica navata coperta da capriate in legno. Il patrimonio artistico include:

  • L'abside: ospita una preziosa tavola del Quattrocento raffigurante l'Assunzione di Maria, opera di un anonimo pittore fiorentino, affiancata da affreschi di Giusto Rossi.
  • Altari laterali: decorati con opere raffiguranti la Sacra Famiglia e la Madonna con il Bambino.
  • Organo: strumento di grande pregio artistico, caratterizzato da modanature e intagli.
  • Altare maggiore: custodisce il corpo di San Vincenzo martire, traslato dalle catacombe di San Ciriaco nel 1676.
Periodo Evento Principale
XI Secolo Fondazione del complesso da parte di Giovanni Gualberto.
1074 Primo atto documentato di giuspadronato (famiglia dei Cattani).
1700 Importante restauro ad opera dell'Abate Veneziani.
1810 Soppressione del priorato vallombrosano.

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