L'articolo esplora l'intersezione tra l'impegno dell'Azione Cattolica e le analisi proposte da Vatican Insider, mettendo in luce il ruolo dei laici, l'evoluzione del dialogo interreligioso, in particolare con il mondo ebraico, e le risposte della Chiesa alle sfide sociali e politiche attuali.
L'Azione Cattolica e la Voce di Papa Francesco
Il Pontefice ha più volte espresso il suo apprezzamento e incoraggiamento per l'Azione Cattolica. A conclusione di un Angelus, Papa Francesco ha salutato i ragazzi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma, che avevano appena terminato la loro “Carovana della Pace” in piazza San Pietro. In un'altra occasione, Jorge Mario Bergoglio ha rivolto un augurio di «buon cammino» ai soci dell’Azione Cattolica nel giorno del rinnovo dell’adesione all’Associazione, pregando «perché sia formato Cristo in voi e siate artigiani di fraternità».

L'Impegno per la Pace e il Ruolo dei Laici
L'impegno dell'Azione Cattolica per la pace si manifesta in iniziative concrete. A un anno dall'«invocazione per la pace» dell'8 giugno 2014, elevata dai giardini del Vaticano insieme da Papa Francesco, dal presidente israeliano Shimon Peres, da quello palestinese Mahmoud Abbas e dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, il Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC) ha promosso un minuto di sosta, silenzio e preghiera per lunedì 8 giugno alle ore 13. Emilio Inzaurraga, presidente dell'Azione Cattolica argentina e coordinatore del FIAC, ha invitato tutti gli aderenti, amici di altre associazioni, confessioni e religioni, e persone di buona volontà, a fermarsi e pregare. L'iniziativa, condivisa anche dall'Umofc (Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche), ha visto molte delle 200 associazioni diocesane di Azione Cattolica in Italia inserire intenzioni per la pace nelle preghiere dei fedeli. Inzaurraga ha sottolineato, riprendendo le parole di Francesco a Sarajevo, che «fare la pace è un lavoro da portare avanti tutti i giorni, passo dopo passo, senza mai stancarsi», e che il Vangelo chiede di operare concretamente per la pace, non solo di 'predicare' la pace.
Un congresso storico ha riunito i leader mondiali dell’Azione Cattolica a Roma, dove sono stati ricevuti dal Papa nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano. Quest’occasione è servita ad approfondire il ruolo dei laici, da sempre incoraggiato dal Pontefice, e a contrastare il limite del clericalismo. Si è anche voluta accrescere la consapevolezza che oggi non è più utile un atteggiamento di intervento «a gamba tesa» da parte dei cattolici nelle sfide della società.

Vatican Insider: Analisi e Testimonianze
Il portale «Vatican Insider», supplemento online de «La Stampa», offre una piattaforma per approfondire le dinamiche della Chiesa e le sue relazioni globali. Domenico Agasso, vaticanista de La Stampa e vice-coordinatore del portale, è spesso ospite in speciali televisivi e autore di libri che analizzano la vita ecclesiale.
Lisa Palmieri-Billig: Una Vita per il Dialogo Ebraico-Cattolico
Lisa Palmieri-Billig, giornalista e rappresentante accreditata dell'American Jewish Committee in Vaticano, è una figura chiave nel giornalismo vaticano e nel dialogo interreligioso, e scrive principalmente per «Vatican Insider». La sua storia personale e professionale è intrecciata con l'evoluzione delle relazioni tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico.
Radici e Formazione
Nata da una famiglia di ebrei viennesi scampati all’Olocausto, Lisa emigrò a New York con i genitori nell’estate tra l’Anschluss e la Kristallnacht, quando aveva due anni. Crescendo a New York, non visse direttamente l’antisemitismo, ma fu profondamente segnata dai racconti degli esuli mitteleuropei. Si laureò al Barnard College e alla Columbia University, per poi venire a Roma nel 1961 per insegnare all'American Overseas School. In seguito, lavorò all’ORT e all’ufficio del World Jewish Congress a piazza di Spagna, dove, come segretaria del direttore Fritz Becker (responsabile delle relazioni con il Vaticano durante il Concilio), iniziò a comprendere le ragioni storiche e tragiche dell’intenso interesse ebraico alla stesura del nascente «documento sugli ebrei» che divenne «Nostra Aetate».
50 Anni di Corrispondenza: Dal "Jerusalem Post" a "Vatican Insider"
Nel 1965, il suo primo articolo per il «Jerusalem Post», riguardante la rocambolesca storia di Mordechai Louk, diede il via a cinquant'anni di carriera come corrispondente da Roma e dal Vaticano per il Jerusalem Post e altri media internazionali. Oggi scrive principalmente in inglese e in italiano per «Vatican Insider».

La Rivoluzione nei Rapporti Ebraico-Cattolici: I Papi e Israele
I progressi nel dialogo interreligioso sono stati una premessa necessaria per l’instaurazione di relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, un percorso lungo e complesso che Palmieri-Billig ha testimoniato e analizzato.
- I Primi Anni: Tabù e Pregiudizi: Per i primi quasi cinquant'anni della sua esistenza, l’uso della parola «Israele» era tabù in Vaticano. Si parlava semplicemente della «Terra Santa» dai confini incerti. Questo tacito divieto, si ipotizzava, era dovuto all’antico pregiudizio teologico risalente al 1904, quando Pio X rispose così al sogno sionista di Theodor Herzl: «Dal momento che non riconoscete Gesù Cristo come nostro Signore, noi non possiamo riconoscere uno Stato ebraico». Il motivo fu aggiornato col passare degli anni; nel luglio 1992, il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls annunciò la creazione di una Commissione bilaterale Israele-Vaticano, affermando che «i palestinesi e gli altri arabi non possono protestare contro il nostro avvio di un processo diplomatico che porti al riconoscimento diplomatico di Israele, quando loro stessi sono ora seduti al tavolo dei negoziati a Madrid con le autorità israeliane».
- Paolo VI: I Primi Contatti Ufficiali: Nel 1964, Paolo VI fu il primo Papa della storia a visitare Israele, e al suo ritorno scrisse un biglietto di ringraziamento semplicemente al «Signor Ephraim Shazar, Tel Aviv». Già tredici anni dopo, il 31 luglio 1977, lo stesso pontefice fece una richiesta ufficiale al «Presidente Ephraim Katzir, Gerusalemme» chiedendogli di concedere la grazia presidenziale a monsignor Hilarion Capucci, capo della Chiesa greco-cattolica di Gerusalemme Est e della Cisgiordania, che stava scontando una pena di dodici anni per contrabbando di armi e collaborazione con gruppi terroristici. La richiesta fu accolta.
- Giovanni Paolo II: "Fratelli Maggiori" e Riconoscimento Diplomatico: Dalla conclusione del Concilio Vaticano II con la pubblicazione di «Nostra Aetate» nel 1965, nelle relazioni cattolico-ebraiche si è verificata una rivoluzione notevole. Grazie a questo documento, l’accusa di deicidio e gli stereotipi teologici antisemiti associati sono stati finalmente aboliti dal Magistero. La visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga maggiore di Roma nel 1982 fece il giro mediatico del mondo, e con le parole di Papa Wojtyla gli ebrei sono stati «ufficialmente» trasformati negli «amati fratelli maggiori» del cristianesimo. È stato sicuramente il papato di Giovanni Paolo II, in seguito a quello pionieristico di Giovanni XXIII il cui appello all’«aggiornamento» ha dato vita a «Nostra Aetate, 4», ad aprire la strada dell’avvicinamento tra la Chiesa cattolica, il popolo ebraico e lo Stato di Israele, attuando il riconoscimento diplomatico. Le numerose azioni esemplari di Giovanni Paolo II sono culminate con la preghiera che egli stesso ha inserito nel Muro del Kotel di Gerusalemme e che fu poi letta durante le preghiere del Millennio tenutesi a Roma il 26 marzo 2000.
- Benedetto XVI: Studio Teologico e Legame Profondo: Benedetto XVI ha portato avanti in maniera leale e sincera questa nuova pagina di storia. Dopo un suo discorso a una conferenza internazionale a Gerusalemme su «Leadership religiosa in una società secolare», affermò che «Israele ha diritto a questa terra», dichiarazione pubblicata sulla rivista «Studi Cattolici». Devoto studioso di teologia e impegnato ad approfondire la comprensione con gli ebrei, sentiva un profondo legame con Israele. Una sua intervista, pubblicata contemporaneamente in Italia da «Studi Cattolici» e negli Stati Uniti dalla rivista ebraica «Midstream», ha rivelato la grande attenzione che ha applicato, nella sua supervisione della stesura del nuovo Catechismo Universale, per evitare l’uso di ogni possibile residuo di antisemitismo teologico.
- Papa Francesco: Equilibrio, Empatia e Sfide Attuali: Dal 7 ottobre, Papa Bergoglio ha avuto più volte occasione di esprimersi sul conflitto scoppiato tra Israele e Hamas. Le ferree, benché non scritte, regole della diplomazia vaticana richiedono equilibrio ed equidistanza costanti di fronte ad ogni conflitto, affinché la Chiesa rimanga fedele all’aspirazione di essere un equo mediatore per la pace. Questo, insieme alle considerazioni per la sicurezza e la sopravvivenza dei fedeli del cattolicesimo e delle sue istituzioni in tutto il mondo, sono stati i principi guida della diplomazia vaticana. Malgrado recenti episodi di parole dette e scritte, a volte considerate controverse o malintese, i leader ebraici della diaspora e di Israele impegnati nel dialogo interreligioso continuano a considerare Francesco fondamentalmente come amico del popolo ebraico. Francesco ha ripetutamente espresso profonda empatia e affettuosa sensibilità per tutte le parti in causa in questo conflitto. Il Pontefice continua a mettere in guardia contro il crescente antisemitismo e sostiene le riforme del Concilio Vaticano II. I suoi ripetuti appelli alla pace sono oramai sempre accompagnati da richieste di liberazione degli ostaggi. Infine, un recente episodio intorno al dono palestinese da Betlemme di un presepio col bambino Gesù adagiato sulla keffiah ha lasciato perplessità ancora da chiarire.

L'Emergenza dell'Antisemitismo
Purtroppo, gli stereotipi teologici antisemiti riemergono di recente nel contesto di commenti politici sull’attuale conflitto mediorientale, nelle omelie e nei media anche di alto livello cattolici, dove si torna ad utilizzare l’antico stereotipo del «Dio della Vendetta» degli ebrei contro «Il Dio dell’Amore» dei cristiani, dimenticando che il Dio Infinitamente Buono del Nuovo sia lo stesso Dio dell’Antico Testamento. Di fronte all’emergenza del ritorno di antisemitismo nel mondo, l’educazione religiosa costituisce una tematica da affrontare con urgenza.
L'Azione Cattolica Oggi: Impegno Sociale e Nuove Sfide
Papa Francesco, nel suo esempio, ci mostra il cammino, non solo con ciò che dice, ma con quello che fa. Il suo è un messaggio globale e insistente. Egli esorta i leader nazionali e internazionali sul tema dell’accoglienza ai rifugiati, ma è lui stesso il primo ad andare a visitarli e ha portato delle famiglie in Vaticano. Il Papa insiste sul fatto che per molti aspetti il sistema attuale non funziona più, che il capitalismo è andato troppo lontano, e che serve un cambio di paradigma per mettere l’uomo al centro e non il dio denaro.
L'Ora dei Laici e la Lotta al Clericalismo
Il Papa ha detto in diverse occasioni che nella Chiesa è «l’ora dei laici», ma al contempo riconosce che, su questo tema, «l’orologio si è fermato». Questa frase serve a capire che tutti noi abbiamo un posto nella missione che Gesù ci offre. Se si segue Gesù, immediatamente viene naturale non solo proporre ma anche vivere i suoi insegnamenti. Chi è appassionato di Gesù è appassionato del suo popolo; non è evangelizzazione o promozione umana, va tutto insieme, è un messaggio integrale.

Aprire spazi ai laici in una struttura naturalmente clericale come la Chiesa è difficile in alcuni posti e «esige riflessioni, dialogo». Tutti siamo Chiesa, tutti dobbiamo vederci come incaricati di una missione concreta. Il Papa ha chiesto ai laici di farsi coinvolgere a livello sociale e politico, ma da un punto di vista «di misericordia».
L'Azione Cattolica intende insistere nel «con tutti e per tutti». In una società plurale, non si vuole imporre la fede, ma proporla, «senza vergogna, senza complessi, con tutta l’autorità che implica l’essere seguaci di Gesù Cristo», ma anche con la consapevolezza che ognuno è libero di fare le proprie scelte e che la proposta di Gesù, che è fondamentalmente amore, necessita la libertà. Questo porta al dialogo sociale, all’amicizia sociale, a lavorare con gli altri, per scoprire in ogni persona semi di verità, per scoprirsi noi profondamente imperfetti. Questo non significa perdere la propria identità, ma «ci fa partecipi di una comunità dove noi non ci diluiamo in tutto quello che passa, ma restiamo critici», distinguendo ciò che è positivo da ciò che degrada l’umanità, come dipendenze, tratta, egoismo e guerra. La sfida è essere «lì, in mezzo alla gente», con uno sguardo di misericordia. L'offerta di seguire Gesù è rivolta anche a persone ferite, con famiglie divise, problemi materiali e spirituali. Lo spazio dell'Azione Cattolica vuole essere un luogo di guarigione, dove al centro c’è la parola di Dio e la vita comunitaria, per dare una possibilità di crescita. L'altro è un dono, un messaggio che l'associazione vuole estendere a tutti.
Il "Nuovo Umanesimo" secondo Monsignor Galantino
Un libro, pubblicato da Ave editrice, raccoglie i discorsi pronunciati da Monsignor Galantino, affrontando questioni che chiamano in causa cristiani e laici sui temi della fede e dei valori etici, dalla fedeltà al Vangelo ai diritti dei profughi e dei rifugiati, dalla libertà religiosa ai diritti delle donne. L’autore affronta sia i rapporti all’interno della Chiesa sia quelli fra politica italiana e società. I discorsi sono attraversati da una riflessione trasversale sul «nuovo umanesimo», che implica la necessità di «superare i pregiudizi ed i luoghi comuni, impegnandosi per la giustizia». Monsignor Galantino, prendendo spunto dal Magistero di Papa Francesco e dallo slancio missionario impresso da Papa Benedetto XVI, affronta il tema della «Chiesa in uscita».
L'intervista a Monsignor Nunzio Galantino durante il seminario "Cibo per tutti"
Nel corso della presentazione del libro, il dibattito si è concentrato sul rapporto fra la politica italiana e la società. Secondo monsignor Galantino, la necessità politica di adottare riforme strutturali per far fronte ai problemi strutturali, più volte evidenziata da Papa Francesco, avvicina l’attuale fase politica a quella di Alcide De Gasperi. Oggi come allora, vi è l’esigenza di un nuovo modello macroeconomico e di un nuovo piano di sviluppo industriale che tengano conto del bene comune. Monsignor Galantino ha concluso l’evento manifestando la propria «fatica come uomo e come credente nel voler costruire dei ponti fuori e dentro la Chiesa», ponti che riguardano soprattutto i rapporti con gli ultimi, in particolare gli immigrati. Secondo il Segretario generale della CEI, gli immigrati non rappresentano un problema sociale ma «un fattore di sviluppo economico, culturale e sociale, senza il quale alcuni comparti produttivi sarebbero in crisi». Per costruire questi ponti è necessario mettere il bene comune al centro della politica e della società italiana.
Prospettive Future: Ponti e Dialogo
Come semplice cattolica, impegnata da quasi trent’anni nell’amicizia ebraico-cristiana, si crede fermamente nel futuro di questo dialogo, che è costitutivo dell’identità stessa dei cristiani. Nonostante il retaggio di un lungo passato storico, da cui la cristianità sta prendendo ma deve ancora continuare a prendere le distanze, assieme alla drammaticità dei tempi presenti, i legami con gli ebrei sono ormai imprescindibili per la Chiesa a causa soprattutto «della forza sorprendente dei legami spirituali che uniscono la Chiesa di Cristo al popolo ebraico» (Card. J. Ratzinger).