Il Frutto dello Spirito Santo: Amore e le Sue Manifestazioni nella Vita Cristiana

L’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere riguardo a nove qualità che sono il risultato dell’operato dello spirito santo (Gal. 5:22, 23). Disse che queste preziose qualità formano un unico “frutto dello spirito”. Questo frutto fa parte della “nuova personalità” (Col. 3:10). Come un albero porta frutto quando è ben curato, così una persona manifesta il frutto dello spirito quando lo spirito santo agisce senza ostacoli nella sua vita (Sal. 1:1-3).

La Natura Unica del "Frutto dello Spirito"

San Paolo usa il singolare: il frutto dello Spirito è l’amore, e tutti gli altri aspetti sono conseguenze o sfaccettature di questo frutto centrale. Il termine greco karpos, tradotto come frutto, è inteso qui in senso figurato, significando “prodotto” o “produzione”. È qualcosa che deriva da qualcos’altro attraverso un processo di trasformazione. In questo contesto, amore, gioia, pace e tutte le altre qualità sono il prodotto dello Spirito Santo.

Questo versetto non è stato scritto per demoralizzare i credenti; non è un manuale a cui conformarsi con sforzo. La lavorazione necessaria per produrre il frutto dello Spirito è il cammino di conversione, un processo continuo e quotidiano, non solo il primo incontro con Cristo. Camminare secondo la carne significa vivere per se stessi e i propri desideri, anche leciti, se non rientrano nel piano di Dio. Non si può camminare nella carne e pretendere di vedere il frutto dello Spirito; è impossibile.

Illustrazione di un albero rigoglioso che porta frutti variopinti, con l'amore al centro

Il Concetto di "Frutto Spirituale" secondo San Tommaso d'Aquino

San Tommaso d'Aquino, nella sua Summa Theologiae (I-II, q. 70), spiega che un frutto spirituale può essere compreso per analogia con un frutto materiale: è ciò che la pianta produce quando è giunta alla sua perfezione e che ha in sé una certa dolcezza. È il punto d’arrivo di un lungo percorso, espressione dell’attività della pianta nella sua maturazione.

Riferendoci alla vita dello spirito, frutto è ciò che l’uomo produce come espressione di una perfezione raggiunta. Se un’operazione umana deriva dall’uomo secondo la sua ragione, è frutto della ragione; se deriva da una virtù superiore, quella dello Spirito Santo, allora è frutto dello Spirito Santo, come da un seme divino. Gli atti che scaturiscono dal vivere secondo i doni dello Spirito Santo sono frutti in rapporto al germe divino posto in noi. Se considerati in relazione al fine ultimo della vita eterna, essi sono come fiori che sbocceranno in un frutto eterno.

La dolcezza di questi frutti, cioè degli atti che scaturiscono da una maturazione dell’uomo nelle virtù e nella vita secondo i doni dello Spirito Santo, è l’“onestà” che essi contengono. L'honestas, nel senso ciceroniano adottato da Tommaso, indica integrità, bellezza, una rettitudine dell'atto. Vivere secondo le virtù e i doni dello Spirito Santo, docilmente alle sue ispirazioni, è già un appagamento, un gustare la dolcezza del frutto.

San Tommaso distingue i frutti dalle beatitudini: tutte le beatitudini possono dirsi frutti, ma non viceversa. Le beatitudini sono le sole azioni perfette, attribuite più ai doni che alle virtù, poiché ci collocano su un piano superiore, facendoci vivere secondo lo Spirito Santo, non solo secondo la ragione.

Amore: L'Essenza del Frutto

Il primo aspetto del frutto dello spirito di cui parlò Paolo è l’amore, una qualità molto preziosa. Quanto è importante l’amore? Paolo disse che senza amore lui non era “nulla” (1 Cor. 13:2).

La Descrizione Biblica dell'Amore

Anche se non è facile dare una definizione dell’amore, la Bibbia descrive il modo in cui possiamo manifestarlo. Per esempio, dice che l’amore è “longanime e benigno”. Inoltre, leggiamo che “si rallegra della verità” e che “copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”. L’amore implica anche un sentimento di profondo e caloroso affetto per qualcuno e un sincero interesse nei suoi confronti. Al contrario, quando una persona non ha amore, in lei emergono caratteristiche negative come gelosia, orgoglio, egoismo e la tendenza a comportarsi in maniera indecente, a provare rancore e a non perdonare. L’amore che vogliamo manifestare, invece, “non cerca i propri interessi” (1 Cor. 13:4-7).

Dio è Amore: L'Esempio Supremo

La Bibbia dice che “Dio è amore”, ovvero che è l’essenza stessa dell’amore (1 Giov. 4:8). Tutto quello che Geova fa è una dimostrazione del suo amore. Il suo più grande atto di amore nei confronti degli esseri umani è stato mandare Gesù a soffrire e morire per noi. L’apostolo Giovanni infatti scrisse: “Da questo l’amore di Dio fu reso manifesto nel nostro caso, perché Dio mandò il suo unigenito Figlio nel mondo affinché ottenessimo la vita per mezzo di lui. L’amore è in questo, non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui amò noi e mandò il Figlio suo come sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (1 Giov. 4:9, 10).

Rappresentazione simbolica dell'amore divino che si riversa sull'umanità

Gesù dimostrò il suo amore per gli esseri umani essendo pronto a fare la volontà di Dio. A questo proposito Paolo scrisse: “[Gesù] dice: ‘Ecco, io vengo per fare la tua volontà’. [...] Mediante tale ‘volontà’ siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo una volta per sempre” (Ebr. 10:9, 10). Nessun altro essere umano avrebbe potuto mostrare un amore più grande di questo. Infatti Gesù disse: “Nessuno ha amore più grande di questo, che qualcuno ceda la sua anima a favore dei suoi amici” (Giov. 15:13).

Le Diverse Espressioni dell'Amore: Eros, Filia, Agape

Nella lingua greca, usata dagli evangelisti, esistono tre termini che noi traduciamo con l’unica parola “amore”, ma che specificano la sorgente e la qualità dei sentimenti:

  • Eros: Indica quei sentimenti che sorgono nel cuore dell’uomo quando è attratto da una donna. È a un livello istintivo, quasi sensuale, un’attrattiva che porta al matrimonio o a viverlo rettamente, se ben orientata.
  • Filia: Significa un’attrattiva superiore, un sentimento che chiamiamo ‘amicizia’. È fonte di gratificazione psicologica e ha anche un aspetto spirituale. Include le simpatie che sorgono, ad esempio, per riconoscenza.
  • Agape: Questo termine indica quel desiderio o movimento interiore che ci porta a donarci gratuitamente, senza cercare interesse materiale, psicologico o spirituale. Non ha radici nell’uomo e non nasce da noi; non saremmo mai capaci di produrre questo amore disinteressato con le nostre sole forze. Quando siamo seguiti e accolti da Dio, sorge in noi una risposta di agape: "Padre, anch’io ti amo." Poiché il Padre ama tutti gli uomini, anche noi li amiamo e li cerchiamo.

L’agape, proprio perché del tutto disinteressato e proveniente dall’Alto, può resistere ai torti, alle offese e alle persecuzioni. Ci rende capaci di amare anche i nemici, desiderando per loro la salvezza, proprio come Gesù visse sul Calvario. L’amore che Dio ha per noi è così, un amore che sorpassa ogni nostro limite e peccato ed è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo. Per questo, non dobbiamo preoccuparci di essere capaci di amare con le nostre forze, perché è lo Spirito Santo che ci rende capaci di agape. San Paolo ripete: “Chiunque è nato da Dio non commette peccato perché un germe divino dimora in lui” (1 Giov. 3:9), e “l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio ...” (1 Giov. 4:7).

Agape è il segno distintivo dei discepoli di Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13:35). Questo amore unisce, unifica, rende un cuore solo e un’anima sola. “Siano uno perché il mondo creda”: così pregò Gesù. L’agape, questo amore divino e disinteressato, è la vera predica, la vera opera evangelizzatrice che fonde i cuori e porta il mondo a credere.

Coltivare l'Amore nella Vita Quotidiana

Paolo ci esorta dicendo: “Divenite perciò imitatori di Dio, come figli diletti, e continuate a camminare nell’amore, come anche il Cristo vi ha amati e consegnò se stesso per voi” (Efes. 5:1, 2). ‘Continuiamo a camminare nell’amore’ se manifestiamo questa qualità in ogni circostanza. Le parole però non bastano: dobbiamo mostrare amore anche con le azioni. Infatti Giovanni scrisse: “Figlioletti, non amiamo a parole né con la lingua, ma con opera e verità” (1 Giov. 3:18). Per esempio, se agiamo spinti dall’amore per Dio e per il prossimo, proveremo anche il desiderio di predicare la “buona notizia del regno” (Matt. 24:14; Luca 10:27). Dimostriamo di “camminare nell’amore” anche essendo pazienti, gentili e pronti a perdonare. Infatti la Bibbia ci consiglia: “Come Geova vi perdonò liberalmente, così fate anche voi” (Col. 3:13).

Foto di persone che predicano con gioia o che mostrano atti di gentilezza reciproca

Questo amore sincero, però, non va confuso con il sentimentalismo. Per esempio, per far smettere di piangere il proprio figlio, un genitore, spinto dal sentimentalismo, potrebbe soddisfare ogni suo capriccio. Ma se ama davvero suo figlio saprà essere fermo quando serve. Allo stesso modo, Dio è amore, ma “disciplina colui che ama” (Ebr. 12:6). Se ‘camminiamo nell’amore’ saremo in grado di impartire la giusta disciplina quando è necessaria (Prov. 3:11, 12). In quei momenti, però, ricordiamoci che anche noi siamo imperfetti e tendiamo a comportarci in modo poco amorevole. Per quanto riguarda il mostrare amore, tutti dobbiamo migliorare sotto qualche aspetto.

Per sviluppare l'amore, possiamo fare tre cose:

  1. Dovremmo chiedere a Dio il suo spirito, che produce amore. Gesù affermò che Geova dà “spirito santo a quelli che glielo chiedono” (Luca 11:13). Se preghiamo per avere spirito santo e ci sforziamo di ‘continuare a camminare secondo lo spirito’, ci comporteremo in modo sempre più amorevole (Gal. 5:16). Per esempio, un anziano di congregazione può chiedere spirito santo perché lo aiuti a dare consigli basati sulla Bibbia in modo amorevole.
  2. Dovremmo riflettere su come Gesù dimostrò amore quando fu provocato (1 Piet. 2:21, 23). Potrebbe essere utile pensare all’esempio di Cristo specialmente quando subiamo un’ingiustizia o un torto. In queste occasioni dovremmo chiederci: “Cosa avrebbe fatto Gesù?” Farsi questa domanda ha aiutato una sorella di nome Leigh a pensare prima di agire: “Una mia collega mi scrisse un’e-mail con delle parole molto dure. Questo mi ferì profondamente. Ma poi mi chiesi: ‘Come posso imitare Gesù in questa situazione?’ Dopo aver riflettuto su cosa avrebbe fatto Gesù, decisi di lasciar perdere. In seguito venni a sapere che da un po’ di tempo la mia collega stava affrontando un serio problema di salute ed era molto stressata. Conclusi che probabilmente non pensava davvero le cose che aveva scritto. Riflettere su come Gesù reagiva quando veniva provocato mi aiutò a mostrare amore alla mia collega”.
  3. Dovremmo sviluppare amore altruistico, la caratteristica che contraddistingue i veri cristiani (Giov. 13:34, 35). A questo proposito, le Scritture ci incoraggiano ad avere la stessa “attitudine mentale” che aveva Gesù. Infatti lasciando il cielo per venire sulla terra, “vuotò se stesso” per noi, addirittura fino al punto di morire (Filip. 2:5-8). Se imiteremo l’amore altruistico di Cristo, i nostri pensieri e i nostri sentimenti saranno sempre di più in sintonia con i suoi e ci spingeranno a mettere gli interessi degli altri prima dei nostri.

I Frutti Positivi dell'Amore

Mostrando amore otteniamo molti risultati positivi:

  • Una famiglia internazionale di fratelli: Dato che tra di noi regna l’amore, sappiamo che in qualsiasi congregazione del mondo i fratelli e le sorelle ci accoglieranno con affetto. È bello sapere di essere amati dall’‘intera associazione dei nostri fratelli’! (1 Piet. 5:9).
  • Pace: ‘Sopportandoci gli uni gli altri nell’amore’ godremo dell’“unificante vincolo della pace” (Efes. 4:2, 3). Sperimentiamo di persona questa pace quando assistiamo alle adunanze, alle assemblee e ai congressi. Un’atmosfera così pacifica è davvero unica in questo mondo diviso (Sal. 119:165; Isa. 54:13). Sforzandoci di mantenere la pace con gli altri, dimostriamo quanto sia profondo il nostro amore per loro e rendiamo felice il nostro Padre celeste (Sal. 133:1-3; Matt. 5:9).
  • Edificazione: Paolo scrisse: “L’amore edifica” (1 Cor. 8:1). L’apostolo Paolo ce lo spiega nel capitolo 13 della sua prima lettera ai Corinti, che uno studioso ha definito “Salmo dell’amore”. Innanzitutto, l’amore edifica perché ‘cerca il vantaggio altrui’ (1 Cor. 10:24; 13:5). Inoltre, dato che è premuroso, attento, paziente e gentile, l’amore permette di avere congregazioni unite e di creare forti legami di affetto in famiglia (Col. 3:12-14).

L’amore che proviamo nei confronti di Dio è il più importante tipo di amore. Unisce persone diverse per razza, lingua e cultura, in modo che tutte insieme servano Geova “a spalla a spalla” con gioia (Sof. 3:9).

Immagine che simboleggia l'unità e la pace tra persone di diverse etnie e culture

Le Altre Qualità del Frutto: Manifestazioni dell'Amore Divino

Lo Spirito Santo è una presenza invisibile e discreta, ma i suoi effetti sono tangibili, come il vento di cui avvertiamo la presenza senza vederlo. San Paolo, con i suoi “fendinebbia”, elenca le qualità che compongono il frutto dello Spirito. Come un melograno ha molti grani al suo interno, così il frutto dello Spirito include diverse virtù.

Infografica con i nove frutti dello Spirito Santo listati in Galati 5:22-23

Gioia

La Gioia si ha quando riusciamo a liberare il nostro cuore dagli affanni e dalle preoccupazioni. Lo Spirito desidera che noi chiediamo la Gioia. La vera Gioia nasce quando permettiamo a Dio di abitare nel nostro cuore. Spesso, invece, ci lasciamo trasportare dalla ricerca della sola soddisfazione dei sensi, credendo che questo ci basti. In realtà non è così: questo lascia il vuoto dietro di sé, spingendo a cercare continui stordimenti ed emozioni sempre più forti per colmare il vuoto interiore. Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Giov. 15:11). Dopo la sua Risurrezione, Gesù apparve ai discepoli e “i discepoli gioirono al vedere il Signore” (Giov. 20:20). I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo (Atti 13:52). La presenza di Gesù trasforma ogni realtà. Durante l’Ultima Cena, Gesù pregò: “Abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia” (Gv 17:13). La gioia di Giovanni Battista fu compiuta all'arrivo del Messia (Gv 3:29). I discepoli hanno sofferto per la morte di Gesù, ed ora gioiscono al vedere il loro Signore risorto. Pietro e Giovanni, flagellati dal sinedrio, tornarono lieti di aver sofferto per Gesù (Atti 5:41). Anche Paolo era lieto delle sofferenze sopportate per la Chiesa (Col. 1:24).

Pace

La Pace è la serenità totale che regna nel cuore dell’uomo, vivendo nella verità di Dio e nella Sua carità. La Pace è una gioia silenziosa che viene da Dio. Quando il cuore ci dice che Dio è contento di noi, ci sentiamo più forti nella fede e abbiamo più speranza. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5:9). Gesù disse: “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Giov. 16:33). La sera di quel giorno, il primo della settimana, Gesù venne e disse ai discepoli: «Pace a voi!» (Giov. 20:19).

Pazienza (e Longanimità)

Abbiamo tutti bisogno della Pazienza: con noi stessi, conoscendo i nostri limiti, nel lavoro e nello studio, con i nostri amici. Non si può ottenere tutto e subito senza perseveranza e impegno. Dobbiamo essere pronti a lottare, a faticare e a perseguire i nostri obiettivi. Nulla si fa o si ottiene senza la Pazienza. Gesù raccontò la parabola dell'albero di fichi: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime” (Luca 13:8). La tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rom. 5:3-5).

San Tommaso pone due frutti rispetto al male: la pazienza, che è “l’assenza di turbamento nell’imminenza di cose dolorose”, e la longanimità, che è la permanenza nella pace senza essere travolti dal “turbamento nella dilazione delle cose piacevoli”.

Benevolenza

La Benevolenza è desiderare il bene e fare in modo che si concretizzi, senza lasciarlo diventare un puro e semplice ideale. Per volere veramente il bene, ci vuole impegno da parte nostra affinché il nostro fratello possa avere dignità, libertà, rispetto, comprensione, aiuto concreto. “Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef. 4:32). “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rom. 12:21).

Bontà

Dio è buono, è la fonte e la sorgente di ogni bontà. Perché il nostro desiderio di bene per l’altro sia reale, efficace e concreto, dobbiamo lasciar agire in noi lo Spirito Santo. Solo Lui ci consente di avere un cuore ricco di bontà, misericordia, pietà. Per l’uomo nel cui cuore regna e vive lo Spirito Santo non c’è spazio alcuno per il male, per i desideri non buoni. “Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (Luca 14:13-14). “Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col. 3:12-13).

Fedeltà

Non esiste vero cammino di fedeltà a Dio senza un cammino di fedeltà all’uomo da parte di Dio. La Fedeltà si estende a Dio, ai nostri fratelli, agli impegni presi, ai doveri che abbiamo e ai doni che abbiamo ricevuto da Dio. San Tommaso afferma che la fedeltà ci porta a non rispondere al male ricevuto “con la frode o con l’inganno”, cioè a non ingannare il nostro prossimo, ma a rimanere costanti nella lealtà.

Mitezza

Chi non capisce il Vangelo pensa che la Mitezza sia una debolezza. In realtà non è così: è l’esatto opposto della debolezza! “Beati i miti, perché avranno in eredità la terra” (Mt 5:5). “Il vostro ornamento non sia quello esteriore [...] ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio” (1 Pt 3:3-4). San Tommaso la definisce come “l’equanime sopportazione del male ricevuto”, cioè il rimanere costanti di fronte al male ricevuto dal prossimo.

Dominio di Sé (Temperanza)

Il Dominio di sé è la capacità di controllare gli impulsi istintivi delle nostre passioni, la padronanza che dobbiamo avere di noi stessi in ogni nostro comportamento. Il Dominio di sé esiste in noi solo se seguiamo la volontà di Dio. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rom. 12:2).

Questa qualità è come una sintesi di tutti gli altri frutti dello Spirito Santo, richiede purezza di vita, vittoria sulla sensualità, sulla pigrizia e sull'egoismo. In ogni situazione, anche difficile, il dominio di sé ci dona calma e ci indirizza a prendere decisioni secondo la Parola di Dio. La mitezza e il dominio di sé sono espressioni d'amore che danno il tocco finale alla vera fisionomia cristiana. Sono atteggiamenti intimamente legati: dobbiamo essere forti per essere "miti" e per "controllarci". Il vero dominio di sé si trova in un uomo forte, rivestito di mitezza. L'apostolo Pietro parla di questa virtù: “Mediante queste ci sono state donate le sue preziose e grandissime promesse, perché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. Per questo stesso motivo, mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità” (2 Pietro 1:4-7).

Schema che illustra la contrapposizione tra i desideri della carne e i frutti dello Spirito

Camminare Nello Spirito: La Via per Vivere il Frutto

San Tommaso d'Aquino commenta che “la carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne” (Gal. 5:17). Lo Spirito Santo muove l’anima umana verso ciò che è conforme alla ragione o piuttosto al di sopra di essa. Gli appetiti della carne, invece, trascinano verso beni sensibili che sono al di sotto dell’uomo. La vita secondo lo Spirito Santo ci porta verso l’alto, mentre seguire l’appetito sensitivo ci porta verso il basso.

I frutti dello Spirito non sono qualcosa che dobbiamo ottenere con la forza di volontà. Non dobbiamo pensare di doverci sforzare per essere più santi, più amorevoli o più pazienti. Questo significherebbe rimanere sotto la legge, sotto uno sforzo infruttuoso di piacere a Dio con i nostri meriti e le nostre opere. Il frutto è un prodotto dello Spirito. Tutto quello che dobbiamo mettere in gioco preventivamente per camminare nello Spirito è la nostra fede.

Dio ci mostra una direzione, un’indicazione chiara per il nostro cammino. Anche se non proveremo amore, gioia o pace di fronte a una prospettiva che ci spaventa o non ci piace, l'importante è mettere in gioco la nostra fede. Credere che Dio ci chiede di fare cose unicamente per il nostro bene e per quello degli altri. Se facciamo un servizio richiesto in nome di Dio, non nostro, camminiamo nello Spirito. Come conseguenza, ciò che era impensabile sperimentare prima di aver camminato per fede, dopo diventa una magnifica e abbondante ricompensa. Proveremo amore vero, gioia e pace, perché l’io che lottava dentro di noi è morto nel servizio. Il nostro "bottino" consisterà anche in fedeltà e dominio di sé. L'Enkrateia (temperanza, fortezza d'animo) ci rende coraggiosi e forti nel Signore, perché ci siamo lanciati proprio laddove non avremmo mai pensato. La nostra libera collaborazione all'azione dello Spirito Santo è richiesta per godere dei suoi frutti. Se non manifestiamo i frutti dello Spirito nella nostra vita quotidiana, resistiamo alla sua opera in noi. Coloro che si sforzano di vivere l'amore come Cristo ci ha insegnato, poco a poco si renderanno conto che le loro vite acquisteranno bellezza e sentiranno la gioia di essere persone con dominio di sé.

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