La Resurrezione di Lazzaro nell'opera di Pieter Paul Rubens

Pieter Paul Rubens (1577-1640), maestro fiammingo del Seicento, è stato uno straordinario protagonista della stagione artistica che preparò l’avvento del Barocco. La sua arte, barocca del Nord Europa, si distingue per il realismo delle sue opere e per una capacità compositiva affollata, dinamica e impetuosa, dove si respira molta teatralità.

Nel 1604, alla corte di Filippo II, Rubens ebbe modo di approfondire l'arte che conosce di persona durante il suo soggiorno italiano, sebbene dopo il periodo al servizio dei sovrani spagnoli Alberto e Isabella, reggenti dei Paesi Bassi, non farà più ritorno in Italia. La sua bottega divenne un centro di eccellenza dove molti imparavano l’arte della pittura seguendo il suo stile d'insieme unico.

Ritratto di Pieter Paul Rubens, maestro del barocco fiammingo, con elementi che richiamano la sua bottega e lo stile dinamico

Il miracolo di Lazzaro tra fede e narrazione biblica

Il tema della Resurrezione di Lazzaro raffigura il celebre miracolo biblico narrato nel Vangelo di Giovanni, in cui Cristo richiama Lazzaro dalla morte. Questo episodio non è solo un evento prodigioso, ma un segno di fede in Gesù come Figlio di Dio; il brano evangelico sottolinea infatti che «molti credettero in lui» (Gv 10,42).

La narrazione mette in luce il profondo legame affettivo tra Gesù e la famiglia di Lazzaro. Al versetto 3 si parla dell’amico malato come di «colui che tu ami». I nomi di Marta e Maria sono ripetuti tre volte nel brano, a testimonianza di questo legame. Gesù, consapevole che i poteri forti lo volevano morto, sceglie comunque di incamminarsi rischiando la propria vita per donarla, operando nel mondo per portarvi la salvezza.

L'opera mira a suscitare una più profonda qualità di fede. Celebre è l'affermazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (vv. 25-26). Questo messaggio è rivolto agli uomini di ogni tempo, ponendo l’accento sulle reazioni al “segno” compiuto.

Analisi stilistica e la lezione caravaggesca

Nelle rappresentazioni di questo tema legate alla cerchia di Rubens, si nota una chiara lezione caravaggesca. La luce è l'elemento chiave e si articola su diversi livelli:

  • L'oscurità: Rappresenta chi non ha ancora visto la luce o chi, alle spalle di Gesù, rimane ancora nell’ombra.
  • La luce piena: Colpisce chi ha voluto vedere e porta a un’adesione totale a Gesù.
  • Il contrasto cromatico: Gesù, simbolo di divinità, è spesso vestito con un lungo mantello rosso che lo ricopre fino ai piedi.

Gesù è raffigurato come colui che ama Lazzaro e, con lui, ogni uomo che incontra. Maria è spesso ritratta inginocchiata con uno sguardo carico di amore e riconoscenza, mentre la folla circostante reagisce con un misto di stupore, incredulità e timore.

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Versioni, copie e attribuzioni

La questione delle attribuzioni riguardanti la "Resurrezione di Lazzaro" nel catalogo rubensiano è complessa. Una versione del 1620 circa, generalmente attribuita al maestro, venne purtroppo distrutta nel 1945 a Berlino. Esistono tuttavia altre testimonianze:

La versione della Galleria Sabauda

L'opera conservata presso la Galleria Sabauda sembra essere un prodotto successivo di qualche esponente della cerchia di Rubens, basato liberamente sulla versione di Berlino. Sebbene l'esecuzione sia accurata e la maestria tecnica evidente, un intervento diretto di Rubens appare assai improbabile a causa di una composizione giudicata talvolta impacciata e di gesti piuttosto deboli dei personaggi.

Il dipinto del Rijksmuseum

Al Rijksmuseum è conservato un dipinto datato tra il 1600 e il 1800 di autore sconosciuto. L'opera misura 0,92 metri di larghezza e 1,2 metri di altezza. In questa scena, Gesù è al centro con la mano tesa verso Lazzaro, che emerge pallido ed emaciato da una tomba a destra, avvolto in bianchi panni funebri. Il gioco di luci e ombre crea un senso di profondità e drammaticità, attirando lo sguardo sull'interazione tra i protagonisti.

La stampa di Capodimonte

Presso il Palazzo di Capodimonte a Napoli emerge una stampa intitolata "LAZARE VENI FORAS", risalente al periodo tra il 1675 e il 1699. Pur essendo successiva alla scomparsa del maestro, l'opera si inserisce nel solco della tradizione di Rubens, suggerendo di essere una riproduzione o un'interpretazione di una sua composizione originale.

Confronto tra diverse composizioni della Resurrezione di Lazzaro: lo schema del maestro e le derivazioni della sua cerchia

Confronto con la Resurrezione di Cristo

Per comprendere appieno la maestria di Rubens nel trattare il tema della vittoria sulla morte, è utile guardare alla Resurrezione di Cristo (1616 ca.), conservata a Firenze nelle collezioni medicee. In questa tela, il Risorto si alza trionfante da un catafalco in pietra concepito come un altare. Sulla superficie lapidea si notano delle spighe di grano, chiaro riferimento eucaristico al pane.

La ricchissima gamma cromatica, capace di creare un contrasto tra la calda tonalità dell’arancio e le più fredde sfumature dei bianchi e dei verdi, costituisce uno dei pregi maggiori. La tecnica è quella tipica di Rubens: un intreccio di pennellate veloci capaci di dare vita a immagini vibranti e solenni.

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