L'Azione Cattolica Italiana (ACI) è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d'Italia. La sua storia è strettamente intrecciata con quella del Paese, testimoniando un impegno costante nella vita della Chiesa e nella società.

Le Origini e i Primi Sviluppi (1867-1918)
Le origini dell'Azione Cattolica possono essere fatte risalire al 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, di Viterbo, e Giovanni Acquaderni, di Bologna, fondarono la Società della Gioventù Cattolica. Il motto che sosteneva il loro impegno, "Preghiera, Azione, Sacrificio", racchiudeva il programma cui si ispiravano: la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la testimonianza di una vita cristiana e l'esercizio della carità. L'associazione si proponeva di essere un collegamento fra i circoli già fondati in tutta Italia nel clima teso di quegli anni tra la Santa Sede e il neonato Regno italiano.
La costituzione dell'associazione venne ufficialmente approvata il 2 maggio 1868 da Papa Pio IX con il breve pontificio Dum filii Belial. Dopo la breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), le associazioni cattoliche, e la Gioventù Cattolica in particolare, si riorganizzarono in modo più compatto. Nel 1871 nacque l'Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici (OC), con lo scopo di riunire i cattolici e le associazioni cattoliche d'Italia in una comune azione per la difesa dei diritti della Santa Sede e degli interessi religiosi e sociali degli Italiani. Nel 1872 si tenne a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani, un'iniziativa da cui nacque formalmente l'Opera dei Congressi. L'opera di Fani e Acquaderni venne ufficialmente ribattezzata Società della Gioventù Cattolica Italiana, e l'associazione crebbe rapidamente, diffondendosi nelle parrocchie di tutta Italia.
Fin dai primi anni, l'OC si pose sotto il controllo episcopale e clericale, e sotto la direzione della stessa Gioventù Cattolica, con Acquaderni che ne assunse la presidenza. Tuttavia, l'Opera dei Congressi tese a rendersi sempre più autonoma dalla Gioventù Cattolica. Nel 1894 nacque il primo Circolo Universitario Cattolico a Roma, e nel 1896, durante il XIV Congresso dei cattolici italiani, venne ufficializzata la fondazione della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI).
Nei primi anni del Novecento, l'Azione Cattolica affrontò importanti eventi per il cattolicesimo, come la condanna del modernismo contenuta nel decreto Lamentabili sane exitu (3 luglio 1907) e nell'enciclica Pascendi dominici gregis (8 settembre 1907) di Pio X. Nel 1904, l'affermarsi dei movimenti cristiano-democratici di matrice liberale portò a una crisi interna che causò lo scioglimento dell’OC. La riorganizzazione del laicato cattolico avvenne nel 1906, con la fondazione di tre associazioni (Unione popolare, Unione economico-sociale e Unione elettorale), strettamente dipendenti dalla gerarchia ecclesiale. Nel 1905, la Società della Gioventù Cattolica prese il nome di Azione Cattolica. Nel 1908, grazie all'opera di Maria Cristina Giustiniani Bandinim e Adelaide Coari, nacque l'Unione fra le Donne Cattoliche Italiane, che diede un nuovo fervore alla presenza femminile nella Chiesa. Un ruolo importante lo ebbe anche Armida Barelli che, il 1° ottobre 1918, fondò la Gioventù Femminile di Azione Cattolica, destinata a diventare una delle organizzazioni più forti dell'ACI.
Nel 1912, nonostante il Non expedit decretato da Pio IX non fosse ancora stato revocato, il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, responsabile della UECI, concluse con Giovanni Giolitti il cosiddetto «Patto Gentiloni». Questo patto saldò il filone risorgimentale istituzionale e quello cattolico, allora largamente maggioritario, su una base cattolica, monarchica e tradizionalista. Questo contribuì al successo del Partito Liberale nelle elezioni politiche del 1913, le prime a suffragio universale maschile in Italia.
La Riorganizzazione e il Confronto con il Fascismo (1919-1945)
Nel primo dopoguerra, la nascita del Partito Popolare Italiano (PPI) di don Luigi Sturzo impose una riorganizzazione del laicato cattolico con una migliore definizione di compiti tra Azione Cattolica, Partito Popolare Italiano e sindacato. Nel 1919, l'Unione Donne e la Gioventù Femminile vennero unite nell'Unione Femminile Cattolica Italiana. Nel 1922, le opere degli adulti furono raggruppate nell'Unione Uomini Cattolici, organizzata da Augusto Ciriaci e monsignor Domenico Tardini, su volere di Pio XI.
Con l'avvento del fascismo e l'elezione di Pio XI, si profilò la necessità di riunire tutte le organizzazioni cattoliche in un'unica associazione con nuove caratteristiche. Nell'enciclica Ubi arcano Dei (23 dicembre 1922), Pio XI istituì l'Azione Cattolica. Con gli Statuti del 1923, l'AC venne costituita in quattro sezioni: la Federazione Italiana Uomini Cattolici, la Società della Gioventù Cattolica Italiana, la Federazione Universitari Cattolici Italiani e l'Unione Femminile Cattolica Italiana. Questa organizzazione assunse una configurazione piramidale e una composizione "longitudinale" (per fasce di età e di generi, non più per settori di interesse e azione), con una forte centralità del presidente generale, scelto dal Papa, e una stretta dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica. L'AC costituiva l'unica realtà extra-regime che godeva della legittimità di operare in maniera più o meno autonoma.
Tuttavia, l'attività formativa esercitata nei circoli dell'Azione Cattolica e la vicinanza di molti suoi iscritti al PPI divennero presto motivo di scontro con il governo fascista. Già tra il 1921 e il 1924, alcune sedi dell'AC furono "sfigurate" da militanti fascisti. Mussolini, consolidato il suo potere, il 9 aprile 1928 decretò lo scioglimento di tutte le associazioni non fasciste. Da qui nacque un duro scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento dei circoli di Azione Cattolica, definita "pupilla degli occhi" del Papa. Mussolini fu costretto a far marcia indietro, escludendo l'Azione Cattolica dal divieto, per non compromettere la stabilità dell'edificio concordatario dei Patti Lateranensi (1929). L'articolo 43 del Concordato riconobbe ufficialmente l'Azione Cattolica a patto che svolgesse la propria attività fuori da ogni partito, alla dipendenza della Chiesa e per diffondere i principi cattolici.
I nodi vennero al pettine all'inizio del 1931. L'AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali e ricreative. L'Opera Balilla, apparato del regime, contava oltre un milione e mezzo di iscritti, diventando un rivale. Le tensioni crebbero, con accuse di antifascismo e invasione del campo delle corporazioni. Nel maggio del 1931 si verificò la più dura repressione fascista nei confronti dell'Azione Cattolica, con sopraffazioni, devastazioni e violenze contro sacerdoti e simboli religiosi. Per tutta risposta, Mussolini fece chiudere le sedi di tutti i circoli della gioventù cattolica e di tutte le federazioni universitarie con un decreto del 29 maggio 1931.
In questo clima di accesa tensione, ai primi di luglio uscì l'enciclica Non Abbiamo Bisogno, datata 29 giugno 1931. Questo documento fondamentale definì la posizione e il giudizio del Papa nei confronti del regime: Pio XI condannò esplicitamente il fascismo come dottrina totalitaria e "una vera e propria statolatria pagana", in contrasto con i diritti naturali della famiglia e della Chiesa. L'enciclica dichiarò anche illecito il giuramento di fedeltà al duce. Nel 1931, la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) divenne Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC).
Durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945), la vita interna dell'associazione subì una stasi, ma l'AC si rese protagonista con attività di carattere assistenziale e caritativo, mantenendo il collegamento con i soldati al fronte. Già nel 1942, Pio XII incoraggiò la rinascita delle organizzazioni laicali cattoliche sciolte dal fascismo e il rafforzamento dell’Azione Cattolica, strumenti per una ricostruzione in senso cristiano del paese. Molti membri dell'AC parteciparono alla Resistenza, sia militarmente che politicamente, in difesa di valori come la libertà. Tra le figure di spicco di questo periodo, spicca Pier Giorgio Frassati, un giovane torinese che, nonostante la provenienza agiata, visse la sua fede con semplicità, impegnandosi nel sociale e coltivando un profondo rapporto con Dio. La sua vita, segnata dalla carità verso gli ultimi, divenne un simbolo di speranza.

Il Secondo Dopoguerra e la "Scelta Religiosa" (1945-1970)
Con la fine della guerra, l'Azione Cattolica conobbe un momento di grande espansione grazie all'impegno di Papa Pio XII. Nell'ottobre del 1946, Pio XII approvò lo Statuto rinnovato che ripristinava le giunte ai vari livelli, restituendo responsabilità ai laici. L'AC italiana fu chiamata a vivere un rinnovato slancio missionario e a "formare l'uomo" e il nuovo Stato. Attraverso la Democrazia Cristiana, l'AC fu presente nell'Assemblea Costituente per la stesura della Carta Costituzionale e sostenne attivamente la DC, con le "missioni religioso-sociali". In questo periodo, aderirono all'associazione oltre 3 milioni di persone.
In vista delle elezioni del 1948, su mandato di Pio XII, vennero fondati i "Comitati Civici", organizzati da Luigi Gedda per mobilitare le forze cattoliche. Questi Comitati furono decisivi per evitare la vittoria elettorale della sinistra. Un altro appuntamento elettorale decisivo si verificò nel 1951 con le elezioni comunali di Roma, dove socialisti e comunisti si presentarono alleati con forti probabilità di vittoria. Il Papa lanciò un nuovo appello alle forze cristiane affinché si presentassero unite, e Luigi Gedda propose un'alleanza politica tra DC, MSI e Partito Nazionale Monarchico, progetto che fallì per l'opposizione di Alcide De Gasperi e per il dissenso di molti aderenti dell'AC. Tra il 1952 e il 1959, la presidenza di Luigi Gedda portò a un massimo di 3.372.000 iscritti nel 1959. Tuttavia, il suo mandato non venne rinnovato da Giovanni XXIII nel dicembre 1958.
Con la morte di Pio XII e l'elezione di Papa Giovanni XXIII, si aprì una nuova stagione. Il Concilio Vaticano II, apertosi l'11 ottobre 1962, si occupò espressamente dei laici e dell'Azione Cattolica, riconoscendone il compito apostolico e la collaborazione con la gerarchia, come espresso nel decreto Apostolicam Actuositatem. Il Concilio parlò dell'AC come di una "scuola di formazione per un laicato responsabile, che fa proprio il fine apostolico della Chiesa: l'evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza".
Lo spirito di rinnovamento seguito al Concilio portò, nel 1964, alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. Sotto la sua presidenza, l'Azione Cattolica compì la "scelta religiosa" e decise di non essere più collaterale a nessun partito politico. Pur rimanendo immersa nel sociale, tornò a riscoprire le proprie origini religiose nell'impegno all'annuncio del Vangelo e all'educazione alla fede. Nel 1969, l'AC si diede un nuovo statuto, rivoluzionando la struttura associativa: le sezioni maschili e femminili furono unite, nacquero i Settori Adulti e Giovani, e le sezioni minori si trasformarono nell'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR), inaugurando un nuovo modo di fare catechesi basato sull'esperienza.
L'Azione Cattolica Contemporanea (1970-Oggi)
Negli anni post-conciliari, pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie e facendosi portavoce dello "spirito" del Concilio Vaticano II, l'AC cominciò a perdere consensi in diversi strati sociali. Tra il 1964 e il 1974, l'associazione passò da 3,5 milioni a 600 mila iscritti. Negli anni settanta e ottanta, l'Azione Cattolica non era più l'unica associazione di laici cattolici; erano nate nuove realtà, come il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio, Comunione e Liberazione, il Rinnovamento nello Spirito Santo e il Cammino Neocatecumenale, che distribuirono l'impegno dei laici cattolici in diverse realtà.
Nel 1976, Vittorio Bachelet venne eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Nel 1998, venne eletta la prima donna alla guida dell'Azione Cattolica: Paola Bignardi. Sostenuta dalla Conferenza Episcopale Italiana, guidò l'associazione in un forte processo di rinnovamento, culminato con l'aggiornamento dello Statuto approvato nel settembre del 2003 e ratificato dall'Assemblea generale della CEI. Le revisioni statutarie, sebbene abbiano suscitato un ampio dibattito interno, furono approvate con oltre l'80% dei consensi.
Nel 2007, in occasione del suo 140º anniversario, l'Azione Cattolica ha presentato il Manifesto al Paese, un documento in cui sono affermati i valori non negoziabili dell'AC, che si fa sentinella di un "ethos condiviso" in cui tutti gli italiani possono riconoscersi. Il Manifesto è stato consegnato il 2 aprile 2008 al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le celebrazioni sono culminate il 4 maggio con un incontro dell'associazione con Papa Benedetto XVI in piazza San Pietro, a cui hanno partecipato 150.000 soci. Il 1° novembre 2019, a Roma e in contemporanea in tutte le piazze d’Italia, sono stati festeggiati i 50 anni dell’ACR.
Negli ultimi anni, seguendo Papa Francesco, l'associazione ha accentuato lo slancio missionario per farsi "Chiesa in uscita", prendendo come bussola l'esortazione apostolica Evangelii Gaudium per un rinnovato impegno anche in ambito sociale. Celebrare i 150 anni è diventato occasione per rilanciare l'associazione e renderla sempre più vicina alla vita delle persone.

Obiettivi e Struttura
L'Azione Cattolica è un'associazione vicina ai vescovi e ai sacerdoti, dedita principalmente all'impegno parrocchiale e alla "formazione cristiana delle coscienze". I suoi obiettivi principali, radicati nella "scelta religiosa" del post-Concilio, includono l'annuncio del Vangelo e l'educazione alla fede, intesi come priorità capaci di trasformare la vita e la storia. Per rispondere a specifiche esigenze formative e pastorali, l'Azione Cattolica Italiana propone itinerari e temi differenziati in base all’età e alle condizioni di vita, articolandosi in:
- Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR): coinvolge bambini e ragazzi dai 3/4 ai 14 anni, aiutandoli a essere protagonisti del loro cammino di fede.
- Settore Giovani: coinvolge i ragazzi dai 15 ai 30 anni.
- Settore Adulti: riunisce gli adulti sopra i 30 anni.
Il responsabile associativo di ciascun Settore, eletto dall'assemblea dell'associazione parrocchiale, è responsabile di tutti i gruppi del Settore. Tra le figure significative che hanno animato l'AC, oltre ai già citati, ricordiamo il Venerabile Egidio Bullesi e il martire don Francesco Bonifacio, che con la loro vita e testimonianza hanno rappresentato un esempio di fede e impegno.