L'Ottobre Missionario Straordinario e l'Appello di Papa Francesco alla Missione Universale

L'impegno missionario della Chiesa è una dimensione intrinseca alla sua stessa natura, un richiamo costante per tutti i battezzati. In questo contesto, Papa Francesco ha più volte sottolineato l'urgenza di un rinnovato slancio evangelizzatore, culminato nell'indizione di un Mese Missionario Straordinario e nei suoi accorati appelli per la Giornata Missionaria Mondiale.

L'Avvio del Mese Missionario Straordinario: "Battezzati e Inviati"

Lunedì 1 ottobre, in occasione della memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, Papa Francesco ha avviato il Mese Missionario Straordinario di ottobre. Presiedendo l'omelia della preghiera liturgica dei vespri nella basilica di San Pietro, il Pontefice ha presentato il tema "Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo". Questa iniziativa, annunciata nell’Angelus del 22 ottobre 2017, è stata ideata al fine di «risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale».

Foto di Papa Francesco che presiede i Vespri in San Pietro

L'intenzione di Papa Francesco è stata quella di celebrare il centenario della promulgazione della lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV. Questa missiva, con cui il Pontefice genovese stigmatizzò la Prima Guerra Mondiale come «l’inutile strage», desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Spiegò con chiarezza e lungimiranza che la storia universale della salvezza non poteva assolutamente essere richiamata a giustificazione delle chiusure nazionalistiche ed etnocentriche delle potenze coloniali del tempo. Benedetto XV dichiarò che l’annuncio del Vangelo non doveva essere contaminato dagli interessi economici e militari delle nazioni colonizzatrici, affermando: «La Chiesa di Dio è universale, per nulla straniera presso nessun popolo».

Il Messaggio del Papa: Audacia, Testimonianza e Dono di Sé

Durante l'omelia, Papa Francesco ha affermato che «Il Signore ci chiama a far fruttare i talenti con audacia e creatività. Dio ci domanderà se ci saremo messi in gioco, rischiando, magari perdendoci la faccia. Questo mese missionario straordinario vuole essere una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari».

Parrocchie al servizio della missione – Il Video del Papa – Settembre 2017

Successivamente, il Pontefice ha spiegato come si diventa missionari: «Vivendo da testimoni, testimoniando con la vita di conoscere Gesù; è la vita che parla. Testimone è la parola-chiave, una parola che ha la stessa radice di senso di martire. E i martiri sono i primi testimoni della fede, non a parole, ma con la vita. Sanno che la fede non è propaganda o proselitismo, è dono di vita. Non possiamo tacere la gioia di essere amati, la certezza di essere sempre preziosi agli occhi di Dio. Questo è l’annuncio che tanta gente attende. Ed è responsabilità nostra». Da qui l’invito a chiedersi in questo mese: “Come va la mia testimonianza?”.

Il Peccato di Omissione: Il Contrario della Missione

Commentando la parabola dei talenti, il Santo Padre ha puntualizzato che l’omissione è il contrario della missione: «Dio è così severo con il servo - ha spiegato - perché ha peccato di omissione. Sant’Alberto Hurtado diceva “È bene non fare del male, ma è male non fare del bene”. E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco e il segreto per possedere la vita è donarla. Vivere di omissioni è rinnegare la nostra vocazione».

Secondo il Papa, pecchiamo di omissione quando ci chiudiamo in un triste vittimismo: «Quando cediamo alla rassegnazione - ha aggiunto Bergoglio -, quando continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa, quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal “si è sempre fatto così”. Pecchiamo contro la missione anche quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati».

Su questo, Papa Francesco ha rivolto un ammonimento ai credenti: «Stiamo attenti - ha avvertito -. Se non è in uscita non è Chiesa, la Chiesa è per la strada, cammina. Una Chiesa in uscita, missionaria, è una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non hanno più, i valori di un tempo che non ci sono più; non cerca oasi protette, ma desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù. Non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito». Ha poi esortato: «Per favore, non viviamo una fede da sacrestia».

La Giornata Missionaria Mondiale: Appelli e Impegni

In occasione della Giornata Missionaria Mondiale, il Papa lancia un appello a tutte le parrocchie del mondo per aiutare a sostenere i missionari che operano fino agli angoli più remoti della terra. Il Pontefice ha sottolineato come la Giornata missionaria mondiale sia una occasione privilegiata in cui tutta la Chiesa si unisce in preghiera per i missionari e per la fecondità del loro lavoro apostolico. Ha ricordato la sua esperienza missionaria in Perù: «Quando ero sacerdote e poi vescovo missionario in Perù, ho visto con i miei occhi come la fede, la preghiera e la generosità dimostrate in questa Giornata possano cambiare intere comunità».

Nel suo videomessaggio, disponibile sul sito di Vatican News in diverse lingue, il Papa sottolinea: «Invito ogni parrocchia cattolica del mondo a partecipare alla Giornata missionaria mondiale. Le vostre preghiere e il vostro aiuto servono a diffondere il Vangelo, sostenere programmi pastorali e di catechesi, costruire nuove chiese e rispondere ai bisogni sanitari ed educativi dei nostri fratelli e sorelle nei territori di missione».

Mappa del mondo con i paesi di missione evidenziati

Il Papa ha invitato a riflettere sulla chiamata battesimale e ad essere “missionari di speranza tra i popoli”, come ricorda il motto del messaggio della Giornata missionaria mondiale di quest’anno. «Rinnoviamo il nostro impegno dolce e gioioso nel portare Gesù Cristo, nostra Speranza, fino ai confini della terra», ha esortato. Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta.

Il Potere Trasformante del Vangelo

La missione della Chiesa, destinata a tutti gli uomini di buona volontà, è fondata sul potere trasformante del Vangelo. Il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova: quella di Cristo risorto, il quale, comunicando il suo Spirito vivificante, diventa Via, Verità e Vita per noi (cfr Gv 14,6). È Via che ci invita a seguirlo con fiducia e coraggio. Nel seguire Gesù come nostra Via, ne sperimentiamo la Verità e riceviamo la sua Vita, che è piena comunione con Dio Padre nella forza dello Spirito Santo, ci rende liberi da ogni forma di egoismo ed è fonte di creatività nell’amore.

Dio Padre vuole tale trasformazione esistenziale dei suoi figli e figlie; trasformazione che si esprime come culto in spirito e verità (cfr Gv 4,23-24), in una vita animata dallo Spirito Santo nell’imitazione del Figlio Gesù a gloria di Dio Padre. «La gloria di Dio è l’uomo vivente» (Ireneo, Adversus haereses IV, 20, 7). In questo modo, l’annuncio del Vangelo diventa parola viva ed efficace che attua ciò che proclama (cfr Is 55,10-11), cioè Gesù Cristo, il quale continuamente si fa carne in ogni situazione umana (cfr Gv 1,14).

La missione della Chiesa non è, quindi, la diffusione di una ideologia religiosa e nemmeno la proposta di un’etica sublime. Mediante la missione della Chiesa, è Gesù Cristo che continua ad evangelizzare e agire, e perciò essa rappresenta il kairos, il tempo propizio della salvezza nella storia. Ricordiamo sempre che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 1). Il Vangelo è una Persona, la quale continuamente si offre e continuamente invita chi la accoglie con fede umile e operosa a condividere la sua vita attraverso una partecipazione effettiva al suo mistero pasquale di morte e risurrezione.

Il Vangelo diventa così, mediante il Battesimo, fonte di vita nuova, libera dal dominio del peccato, illuminata e trasformata dallo Spirito Santo; mediante la Cresima, diventa unzione fortificante che, grazie allo stesso Spirito, indica cammini e strategie nuove di testimonianza e prossimità; e mediante l’Eucaristia diventa cibo dell’uomo nuovo, «medicina di immortalità» (Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2).

Grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo. Penso al gesto di quello studente Dinka che, a costo della propria vita, protegge uno studente della tribù Nuer destinato ad essere ucciso. Penso a quella celebrazione eucaristica a Kitgum, nel Nord Uganda, allora insanguinato dalla ferocia di un gruppo di ribelli, quando un missionario fece ripetere alla gente le parole di Gesù sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», come espressione del grido disperato dei fratelli e delle sorelle del Signore crocifisso. Quella celebrazione fu per la gente fonte di grande consolazione e tanto coraggio. E possiamo pensare a tante, innumerevoli testimonianze di come il Vangelo aiuta a superare le chiusure, i conflitti, il razzismo, il tribalismo, promuovendo dovunque e tra tutti la riconciliazione, la fraternità e la condivisione.

Una Spiritualità di Esodo, Pellegrinaggio ed Esilio

La missione della Chiesa è animata da una spiritualità di continuo esodo. Si tratta di «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 20). La missione della Chiesa stimola un atteggiamento di continuo pellegrinaggio attraverso i vari deserti della vita, attraverso le varie esperienze di fame e sete di verità e di giustizia. La missione della Chiesa ispira una esperienza di continuo esilio, per fare sentire all’uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il “già” e il “non ancora” del Regno dei Cieli.

La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a sé stessa, ma è umile strumento e mediazione del Regno. Una Chiesa autoreferenziale, che si compiace di successi terreni, non è la Chiesa di Cristo, suo corpo crocifisso e glorioso. Ecco allora perché dobbiamo preferire «una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze» (ibid., 49).

Protagonisti e Strumenti della Missione

I Giovani: Speranza della Missione

I giovani sono la speranza della missione. La persona di Gesù e la Buona Notizia da Lui proclamata continuano ad affascinare molti giovani. Essi cercano percorsi in cui realizzare il coraggio e gli slanci del cuore a servizio dell’umanità. «Sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato [...]. Che bello che i giovani siano “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!» (ibid., 106). La prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si celebrerà nel 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, si presenta come occasione provvidenziale per coinvolgere i giovani nella comune responsabilità missionaria che ha bisogno della loro ricca immaginazione e creatività.

Giovani volontari in un contesto missionario

Le Pontificie Opere Missionarie (POM)

Le Pontificie Opere Missionarie sono uno strumento prezioso per suscitare in ogni comunità cristiana il desiderio di uscire dai propri confini e dalle proprie sicurezze e prendere il largo per annunciare il Vangelo a tutti. Attraverso una profonda spiritualità missionaria da vivere quotidianamente, un impegno costante di formazione ed animazione missionaria, ragazzi, giovani, adulti, famiglie, sacerdoti, religiosi e religiose, Vescovi sono coinvolti perché cresca in ciascuno un cuore missionario.

La Giornata Missionaria Mondiale, promossa dall’Opera della Propagazione della Fede, è l’occasione propizia perché il cuore missionario delle comunità cristiane partecipi con la preghiera, con la testimonianza della vita e con la comunione dei beni per rispondere alle gravi e vaste necessità dell’evangelizzazione. Lo scorso 22 maggio, Papa Francesco si era rivolto con gratitudine alle Pontificie opere missionarie (Pom) che operano nei Paesi di missione per conto del Dicastero per l’evangelizzazione, menzionando il servizio offerto come “indispensabile” alla missione di evangelizzazione della Chiesa.

Nel mondo ci sono piccole comunità cristiane che hanno bisogno di essere accompagnate nella crescita, difese, sostenute anche con l’invio e la formazione di personale apostolico. C’è bisogno di sostenere le Chiese del Sud del mondo anche nelle loro difficoltà materiali per la formazione dei seminaristi, per le strutture necessarie all’evangelizzazione, là dove mancano chiese e luoghi per riunire e formare i fedeli.

Maria, Madre dell'Evangelizzazione

Cari fratelli e sorelle, facciamo missione ispirandoci a Maria, Madre dell’evangelizzazione. Ella, mossa dallo Spirito, accolse il Verbo della vita nella profondità della sua umile fede.

L'Eredità della "Maximum Illud" e il Rinnovato Slancio

Nella lettera al cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Francesco ha anche espresso la necessità di attualizzare la Maximum illud per «superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro a ogni introversione ecclesiale, a ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, a ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato, per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo. Anche in questi nostri tempi, dilaniati dalle tragedie della guerra e insidiati dalla triste volontà di accentuare le differenze e fomentare gli scontri, la Buona Notizia […] sia portata a tutti con rinnovato ardore e infonda fiducia e speranza».

È chiaro che quando si realizzano nel mondo situazioni di pace, di giustizia, di riconciliazione, quando vengono rispettate l’integrità del Creato e il bene comune, tutte queste dimensioni rimandano inevitabilmente al Regno di Dio, annunciato 2.000 anni fa da Gesù Cristo. D’altronde, al centro dell’attività missionaria, che peraltro è connaturale alla Chiesa (senza missione non c’è Chiesa), si colloca proprio il Regno. E sebbene, come leggiamo nell’enciclica di san Giovanni Paolo II Redemptoris missio, «non si possa disgiungere il Regno dalla Chiesa. Certo, questa non è fine a se stessa, essendo ordinata al Regno di Dio, di cui è germe, segno e strumento».

Costruttori di Speranza in un Mondo Bisognoso

L’ottobre missionario si pone in piena sintonia con il grande Giubileo ordinario dedicato al tema della Speranza. Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 19 ottobre 2025, si intreccia con il cuore del Giubileo: la speranza. Un tema che il Pontefice traduce in immagini vive e concrete: costruttori di speranza, artigiani di speranza, messaggeri di speranza, portatori di speranza, gente di primavera. Gesù stesso è il Missionario della speranza: nel Getsemani e sulla croce, quando tutto sembrava perduto, continuò a confidare nel Padre, diventando modello per chiunque sceglie di affidarsi a Dio.

Oggi i popoli, i giovani, i bambini hanno un bisogno estremo di speranza. Nel nostro mondo tecnologicamente avanzato molte persone vivono smarrimento, solitudine, assenza di senso. In altri luoghi, guerre, povertà e miseria rendono la vita quotidiana dura e faticosa. Nella Bolla di indizione di questo Anno Santo, Spes non confundit, Papa Francesco auspicava: «Possa la luce della speranza cristiana raggiungere ogni persona, come messaggio dell’amore di Dio rivolto a tutti! È questo il motivo principale della nostra preghiera e del nostro impegno in questo ottobre missionario».

Non possiamo dimenticare che la nostra fede ha il suo fondamento in Gesù Cristo, diventato vittima di un mondo ingiusto e crudele che lo ha condannato a morte, «e a una morte di croce» (Fil 2,8), pur non riconoscendo in lui alcuna colpa (cf Gv 19,4), ma che riconosciamo come “il Risorto”, “il Vittorioso”, colui che ha sconfitto ogni forma di male, anche di quel male che agli occhi degli uomini sembrava irreparabile, cioè la morte. È qui, nella fede pasquale, che troviamo la fonte della nostra Speranza! E di questa Speranza noi siamo testimoni e annunciatori. «A tal fine, occorre rinnovare in noi la spiritualità pasquale, che viviamo in ogni celebrazione eucaristica e soprattutto nel Triduo Pasquale, centro e culmine dell’anno liturgico. Siamo battezzati nella morte e risurrezione redentrice di Cristo, nella Pasqua del Signore che segna l’eterna primavera della storia. Il primo impegno, in questo ottobre missionario giubilare sarà, per noi e per le nostre comunità, la preghiera».

L'agire del missionario è concreto, come le azioni che Papa Francesco, richiamando la bolla del Giubileo, chiede di compiere a favore dei più poveri e deboli. Infatti, nei numeri 8-15 indica come impegni concreti costruire la pace, trasmettere una visione della vita carica di entusiasmo, restituire la speranza a chi vive in condizione di disagio, come i detenuti e gli ammalati, impegnandosi ad includere quanti si trovano in condizioni di fragilità. Si parla ancora di segni di speranza per i giovani che sono «la gioia e la speranza della Chiesa e del mondo», per i migranti affinché le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure. Segni di speranza meritano gli anziani e i miliardi di poveri che non hanno voce, come anche l’accesso ai beni della terra (acqua e cibo) che dovrebbe essere destinato a tutti.

Tutto questo è al centro della Giornata missionaria mondiale: un momento molto sentito nelle parrocchie, sul territorio e dalle Chiese che sono in Italia, perché allarga lo sguardo al mondo intero e ci invita a gesti di solidarietà. Siamo chiamati ad avere uno sguardo universale, a pensare a quanti attendono l’annuncio del Vangelo. Oggi su oltre otto miliardi di persone che vivono sul pianeta, più di cinque non hanno ancora ricevuto l’annuncio della Buona Novella: il missionario è chiamato a seminare la gioia del Vangelo, guardando al mondo con gli occhi di Gesù, cogliendo la crescita del Regno di Dio come nelle parabole evangeliche.

Il senso della vita di chi va in missione è condividere fino in fondo la vita dei popoli di cui si fa prossimo, calandosi nella cultura, nello stile di vita, nella lingua di mondi nuovi, sul modello di Dio che si è fatto carne. Le narrazioni di chi ha scelto l’ad gentes come frontiera di vita sono ancora ascoltate volentieri dalla nostra gente: sono parole di Vangelo fatto di gesti e scelte concrete, spesso coraggiose e coerenti. Sono religiosi, religiose e sempre più laici che hanno fatto del Vangelo la misura di tutta la loro vita, e per questo li ringraziamo.

Al termine del suo messaggio, infine, il Papa rinnova l’invito a valorizzare la Giornata Missionaria Mondiale nel suo carattere universale: «Insisto ancora … sul servizio delle Pontificie Opere Missionarie nel promuovere la responsabilità missionaria dei battezzati e sostenere le nuove Chiese particolari».

tags: #avvenire #avvio #ottobre #missionario #papa #francesco