Perché dedicare un seminario ai personaggi biblici? La risposta è semplice: perché essi ci rappresentano. Le loro storie, cariche di sfide, dubbi, cadute e rinascite, rispecchiano le nostre stesse esperienze di vita. La scelta di Abramo, la fuga di Giacobbe, il dubbio di Mosè, la colpa di Davide, la sofferenza di Giobbe, la solitudine di Agar... in questi archetipi possiamo ritrovare noi stessi nei diversi momenti del nostro cammino esistenziale. Queste narrazioni, che attraversano i millenni, giungono a noi come un potenziale dono per chi desidera vivere la vita come un viaggio verso la conoscenza e la consapevolezza di sé.
Il seminario non si propone come uno studio teologico della Bibbia, né tantomeno come un'interpretazione alternativa. Il suo scopo principale è aiutare i partecipanti a sviluppare, interiormente, quelle caratteristiche che emergono dall'analisi delle singole figure bibliche. È importante sottolineare l'incidenza che questi contenuti hanno avuto e continuano ad avere nella cultura contemporanea, sia come assunti filosofici sia come parte integrante della vita quotidiana. Per secoli, la trasmissione del sapere è avvenuta attraverso la Chiesa, che ha plasmato, nel bene e nel male, una specifica visione del mondo reale e, ancor di più, di quello intimo dell'essere umano.
Spesso, una conoscenza limitata della cultura ebraico-cristiana, magari basata su un catechismo infantile mai approfondito, si intreccia con altre competenze culturali acquisite nel tempo. Questo può portare a una visione ristretta e pregiudizievole di molti argomenti. Non è fondamentale conoscere le radici ebraiche di tradizioni come le pulizie di Pasqua, il consumo di agnello e cicoria, o il significato dell'uovo, che celebrano la liberazione degli ebrei dal giogo del Faraone. Analogamente, le famose 5 W del giornalismo inglese, pur presenti fin dal II secolo a.C., trovano echi in pensatori come Tommaso d'Aquino. Ciò che conta veramente è la comprensione profonda di questi temi, poiché la loro ignoranza può condurre a interpretazioni della realtà distanti dal loro vero significato.
Accade, ad esempio, di raccontare ai bambini che i pastori del presepe sono semplici e buoni, e per questo l'Angelo li invita alla grotta. Oppure che il pescatore porta il pesce alla sua famiglia per nutrirsi, o che il pastorello dorme per terra stanco. In realtà, il significato di queste figure è molto più profondo. Continuiamo con l'idea che Dio sia "cattivo" per aver chiesto ad Abramo di sacrificare Isacco, che Giobbe sia "sfortunato" perché tutto gli accade, che Maria Maddalena fosse "poco seria", Giuda l'archetipo del traditore, o che Gesù pianga se ci comportiamo male. Il seminario offre una (ri)scoperta dei personaggi e degli avvenimenti biblici, finalizzata a un confronto su come queste figure hanno affrontato i temi fondamentali della vita e su come il loro comportamento possa offrirci spunti per conoscerci meglio e aumentare la nostra consapevolezza.
Obiettivi e Destinatari del Seminario
Il seminario si propone di esplorare i personaggi biblici non come figure statiche, ma come esempi viventi di come affrontare le sfide della vita. L'obiettivo è fornire ai partecipanti strumenti per una maggiore autoconsapevolezza e per lo sviluppo di una passione per il futuro, radicata in scelte strategiche, vigilanza e resistenza.
DESTINATARI: Il percorso è aperto a tutti. È ideale per coloro che aderiscono a un credo religioso, ma è ancora più prezioso per chi è aperto a esplorare nuove strade di crescita personale.
CONDUCE: Dr. Maurizio Bottino (psicoterapeuta e formatore)
Modalità di Svolgimento e Informazioni Pratiche
Il seminario si terrà in modalità webmeeting, consentendo l'interazione tra tutti i partecipanti. Le osservazioni sulle caratteristiche dei vari personaggi biblici serviranno da traccia per un viaggio verso una maggiore consapevolezza di sé e dei propri moti interiori.
REGISTRAZIONE VIDEO: Ogni incontro verrà registrato e reso disponibile ai partecipanti assenti o a coloro che desiderano rivederlo.
MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE: Sebbene sia possibile partecipare a singoli incontri, si consiglia vivamente la partecipazione all'intero seminario per ottenere una visione correlata tra le varie figure bibliche e un percorso di consapevolezza più strutturato.
Costi e Iscrizione
COSTI (IVA compresa) per l’intero seminario:
- Entro il 21 settembre 2022: 480,00 €
- Dopo il 21 settembre 2022: 540,00 €
Bonus: Gli iscritti avranno accesso gratuito al seminario "Natale: solo tradizione o occasione di consapevolezza?" previsto per il 15 dicembre 2022.
COSTI (IVA compresa) per singolo incontro: 50,00 €
MODALITÀ DI ISCRIZIONE: Compilare il form accessibile tramite il tasto "ISCRIVITI AL SEMINARIO". Al termine del modulo troverete tutte le modalità di pagamento.
Per essere contattati, chiamare il numero 338.13.934.23.
Struttura del Seminario
Il seminario è composto da un webinar di presentazione gratuita, 13 sessioni tematiche e 1 incontro di riepilogo. Gli incontri si svolgeranno nei giovedì indicati, con orario dalle 21:00 alle 22:30 circa (un incontro si terrà di mercoledì).

La Speranza come Forza Motrice: Un'Analisi Biblica
È tempo di considerare la speranza non come un sentimento onirico e fatalista, ma come una passione per il domani. Questa passione è radicata in scelte strategiche, in una vigilanza costante e in una resistenza che può portare anche a comportamenti eterodossi. Spesso si interpreta la frase "sia fatta la tua volontà" nel Padre Nostro come un affidamento passivo a Dio, anche di fronte alle avversità. Questa interpretazione porta a un atteggiamento fatalista, dove le disgrazie vengono attribuite alla volontà divina. Tuttavia, il testo biblico presenta una prospettiva diversa: è Dio che ci invita a fare la sua volontà, che consiste primariamente nel camminare eretti e con dignità verso il futuro. Il primo passo per aprirsi alla speranza è recuperare la fiducia verso il domani.
La fede biblica non si riduce all'adesione a un insieme di dottrine, ma si manifesta come un atto di fiducia verso l'altro che irrompe nella nostra vita, sostenendoci con forza o fragilità, ma sempre con la certezza di non essere soli e che il cielo non è chiuso.
La Scrittura parla della speranza in termini molto concreti: è carne, è sangue, è la possibilità di generare nuova vita, anche di fronte alla negazione della realtà. La presenza di numerose donne sterili nella Bibbia non è solo un dato biologico, ma un potente simbolo teologico. Laddove la storia sembra chiusa e incapace di generare qualcosa di nuovo, Dio interviene rendendo fertile una donna "avvizzita".
Il tema della sterilità riguarda tutti i patriarchi: i nostri antenati hanno vissuto il rischio continuo di una storia chiusa. Le storie di Sara e Tamar, che non riescono a procreare, non ci raccontano solo di problemi ginecologici, ma della lotta di ogni generazione per aprirsi al futuro e donare speranza alle generazioni future, rischiando di forzare la realtà.
La sterilità, dunque, non è solo un dato biologico, ma un modo attraverso cui la Bibbia esprime la teologia della storia. La storia, nella tradizione biblica, è plurale, è toledot, sono "generazioni". Non è un concetto astratto, ma è "partorita", concreta, legata ai ventri gravidi che si schiudono. La storia biblica non è mai tranquilla o scontata; molti personaggi attraversano una sterilità che richiede l'intervento divino o la strategia di chi si ingegna per "forzare la storia".
Sara e Agar: Audacia e Speranza nella Fuga
Sara è la prima icona di questa dinamica. Riceve la promessa di fecondità in età avanzata e, non vedendo la promessa realizzarsi, interviene proponendo ad Abramo di unirsi alla sua schiava Agar. Questo evento crea un "incidente di percorso" nella storia della salvezza, ma evidenzia l'audacia e l'irriverenza di Sara, che osa sfidare Dio ad anticipare i tempi della speranza. Quando Agar rimane incinta, sperimenta una nuova dignità e la speranza di un futuro diverso, sfidando persino la sua padrona. La sua fuga la porta a un incontro con l'angelo del Signore, che le ordina di tornare dalla sua padrona e sottomettersi. Agar ritorna, riconoscendo che la sua possibilità di futuro è legata al clan. Successivamente, Agar e Ismaele saranno cacciati, ma Dio interverrà prendendosi cura di loro, anticipando l'esperienza di Israele nel deserto.

La vicenda di Agar ci insegna che ogni volta che ci troviamo di fronte a donne sterili, dovremmo leggere il problema come quello di un popolo che rischia di vedere la propria storia chiusa. Questo ci richiama al presente: la speranza è un ventre gravido, è pienezza.
Noemi e Rut: La Speranza nella Disperazione
Le parole della disperata Noemi, nel Libro di Rut, risuonano con forza. Dopo aver perso marito e figli a Moab, e con solo due nuore, Rut e Orpa, a carico, Noemi si sente "vuota". La prima volta che la parola "speranza" compare nella Bibbia è proprio dalla sua bocca, quando invita le nuore a tornare alle loro case, non potendo offrire loro nulla. Noemi stessa si definisce "Mara" ("amara"), perché la mano di Dio l'ha colpita duramente. Non si tratta solo di una situazione biologica (essere vedova e senza figli), ma di un vuoto esistenziale e progettuale.
In questo contesto di apparente chiusura, emerge la figura di Rut. Nonostante le circostanze, Rut decide di seguire la suocera in Israele, pronunciando le famose parole: "Il tuo Dio sarà il mio Dio". La sua scelta non è basata sulla "ragionevolezza" umana, ma su un amore profondo per Dio, che supera la logica comune. Rut, una moabita, entra a far parte del popolo di Dio e diventa bisnonna del re Davide, e quindi antenata di Gesù. La sua storia dimostra che la misericordia e il perdono di Dio non cancellano i suoi comandamenti, ma accolgono chi si pente e si rivolge a Lui. La virtù da sola non basta; è necessaria la fede e la sottomissione alla volontà divina.

L'esempio di Rut ci ricorda che ogni persona, indipendentemente dal proprio passato o provenienza, può appartenere al Signore Gesù attraverso la fede. Non siamo esclusi dalla possibilità di credere in Dio. La scelta di Rut, apparentemente un "salto nel buio", dimostra come l'amore per Dio possa essere più forte della paura e della logica umana.
Tamar: L'Audacia di Aprire una Breccia
La storia di Tamar, nuora di Giuda, è un altro esempio di come la speranza possa manifestarsi attraverso azioni audaci e inaspettate. Tamar si trova in una situazione di "sepolta viva": i suoi due mariti muoiono, e Giuda esita a darle il suo terzo figlio in sposo. Rifiutandosi di "spandere il seme senza fecondare", Onan, il secondo marito, simboleggia un modo di stare al mondo che chiude alla vita. Tamar, invece di rimanere nell'oblio, si ingegna in modo "eterodosso": si vela da prostituta e attende Giuda fuori dalla città. Dopo aver ottenuto un pegno (il sigillo e la cintura di Giuda), si unisce a lui.
Quando Giuda scopre che Tamar è incinta, la condanna, ma lei gli invia gli oggetti come prova. Giuda riconosce la sua giustizia e dichiara: "lei è più giusta di me". Tamar darà alla luce due figli, Perez (che significa "breccia") e Zerah. Il nome Perez simboleggia Tamar come colei che ha aperto una breccia in una storia destinata a chiudersi. La sua storia è un racconto di creatività, trasgressione e speranza, un modo di stare al mondo che non si rassegna alla disperazione.

Le Figlie di Lot: Speranza nell'Inaspettato
La storia delle figlie di Lot, che fanno ubriacare il padre per concepire da lui, è spesso raccontata con un sorriso, ma nasconde una profonda disperazione e un rischio di chiusura della vita. Dopo la distruzione di Sodoma e la pietrificazione della moglie di Lot (simbolo di chi non riesce ad andare oltre il passato), Lot si ritrova solo con le sue figlie in una grotta, che rischia di diventare una tomba. Piuttosto che permettere alla vita di chiudersi, le figlie si ingegnano per farla riaprire, anche attraverso percorsi inediti e "immorali". Da questo incesto nasceranno i Moabiti e gli Ammoniti, popoli che avranno un ruolo significativo nella storia di Israele, e da cui discenderà anche Gesù.
Questa storia, sebbene controversa, evidenzia come la disperazione possa portare a strategie estreme per garantire la continuazione della vita. È un esempio di come, di fronte alla passività e all'accettazione inerme di un futuro negato, la trasgressione possa avere un aspetto salvifico e creativo.
La Vocazione Biblica: Un Appello alla Vita
Nell'orizzonte della rivelazione storica della Bibbia, il termine "vocazione" si riferisce a un processo attraverso cui l'uomo è invitato a dialogare con il Creatore e a scegliere di vivere secondo un progetto di felicità e salvezza. La vocazione non è un possesso, ma una graduale scoperta da compiere in relazione al progetto di Dio.
L'idea della "chiamata" allude all'intervento puntuale di Dio, che giunge ai suoi destinatari in modi diversi, affinché accolgano l'invito a seguirlo. L'esistenza è vista come un "itinerario di vocazione", costellato da diverse "chiamate" divine.
La vocazione-chiamata si manifesta come un'intuizione fondamentale che la persona coglie attraverso l'ascolto della parola rivelata, l'azione dello Spirito, l'adesione al Signore nella comunità ecclesiale, la disponibilità al servizio degli altri, ideali di vita adulta, e l'influenza dell'ambiente e degli eventi quotidiani.
I Grandi Protagonisti della Vocazione
Dio chiama le cose all'esistenza e, dopo aver creato l'uomo, gli affida una missione. L'atto della chiamata presuppone un disegno previo sulla storia e la libertà di risposta da parte degli interpellati. Ogni appello divino implica sempre un'elezione in vista di una missione.
Le storie patriarcali sono esemplari in questo senso:
- Abramo: La sua vicenda inaugura la "paternità vocazionale", caratterizzata da obbedienza alla Parola divina e dalle sue promesse, ma anche forgiata dalla prova di fedeltà. La sua vocazione evidenzia l'iniziativa di Dio, la risposta di fede dell'uomo e l'inizio di una "storia vocazionale".
- Mosè: La sua vocazione nell'Esodo anticipa quella di Israele come "popolo di Jhwh". Mosè è chiamato a liberare il suo popolo, rivelando la paternità di Dio all'interno delle relazioni familiari. La sua fede cresce attraverso la resistenza e la mediazione, in un rapporto intenso con Dio e nella solidarietà con il suo popolo.

La vocazione di Mosè si intreccia con quella di Israele, chiamato a fare alleanza con Jhwh. L'elezione di Israele sancisce la dialettica vocazionale tra Jhwh e l'assemblea santa.
Giudici e Profeti: Vocazioni tra Dubbi e Certezze
Nei libri storici, Dio interviene per sostenere il suo popolo:
- Gedeone: La sua storia rivela una dialettica vocazionale intrisa di insicurezze, segni prodigiosi e prove divine.
- Samuele: Generato da una donna sterile, Samuele vive un incontro notturno con Jhwh che lo chiama a fare giustizia. La sua vocazione incrocia motivi patriarcali e ruoli profetici, diventando un punto di riferimento per Israele.
L'istituzione monarchica vede Dio eleggere e indicare i re, come nel caso di Saul e Davide. Parallelamente, Jhwh suscita i profeti, figure centrali nello sviluppo dell'evento vocazionale:
- Elia ed Eliseo: La loro esperienza vocazionale si svolge in un contesto di persecuzione e crisi religiosa. La chiamata di Eliseo, simboleggiata dal mantello di Elia, indica la sua appartenenza a Jhwh e la determinazione a seguirne il progetto.
- Amos: Pastore e raccoglitore di sicomori, Amos viene chiamato da Dio a profetizzare al suo popolo, affrontando un confronto acceso col sacerdote Amasia.
- Isaia: La sua vocazione, vissuta nel contesto della liturgia templare, lo vede purificato e destinato a predicare al popolo. Isaia trasforma la sua esistenza al servizio della Parola di Dio.
- Geremia: La sua storia è segnata da una densità autobiografica e da un pathos narrativo. La sua vocazione attraversa diverse fasi: una risposta "ricettiva" da giovane, una "fede oblativa" di servizio entusiasta, fino a una "fede adulta" di prospettiva universalistica e consolazione, comprendendo che Dio scrive la storia della salvezza.

Il profeta della "consolazione", Deuteroisaia, anonimo predicatore esiliato, presenta la figura del "servo di Jhwh", eletto e consacrato per annunciare la salvezza a tutte le genti. La sua missione, descritta nei quattro carmi del servo, culmina nella sua morte vicaria.
E Tu? Un Invito alla Riflessione Personale
Le storie bibliche sono popolate da figure che, pur con le loro fragilità e contraddizioni, hanno affrontato il richiamo divino e le sfide della vita con coraggio e perseveranza. Personaggi come Shirley Raye Redmond, scrittrice cristiana, e Katya Longhi, illustratrice, ci ricordano che la creatività e la comunicazione sono strumenti potenti per trasmettere questi messaggi.
Le monache clarisse di Cortona hanno commentato testi liturgici, offrendo spunti di riflessione sui personaggi biblici del Tempo Ordinario. Da Samuele, donato a YHWH da Anna, al profeta Amos, testimone di un confronto tra fede e potere, fino all'apostolo Paolo, la cui chiamata-rivelazione-missione profetica sottolinea l'iniziativa gratuita di Dio e la natura apocalittica del Vangelo.
Molti credono che una società migliore dipenda esclusivamente dai governanti. Sebbene chi detiene l'autorità abbia il dovere di dare il buon esempio, la responsabilità è condivisa. Un cambiamento profondo nel cuore dell'uomo è la vera chiave per raggiungere una società migliore. La Bibbia ci mostra che entrare a far parte del popolo di Dio avviene per fede in Lui e nel Figlio che ha mandato, Gesù Cristo, non per appartenenza formale a un gruppo etnico o religioso. Si arriva a Dio attraverso la fede e la sottomissione alla sua volontà.
La figura di Rut, una moabita che sceglie di seguire Dio, è un esempio straordinario di come la grazia divina fosse operante già nell'Antico Testamento. La sua scelta di affidarsi a Dio, pur provenendo da un popolo con un passato complesso, dimostra che nessuno è escluso dalla possibilità di credere. La virtù è importante, ma non basta senza il timore di Dio. La salvezza non deriva dai nostri sforzi umani, ma dal riconoscimento del bisogno di Dio e dalla sua grazia, manifestata in Cristo.
Per chi non ha ancora deciso di credere, l'idea di un "salto nel buio" può essere spaventosa. Tuttavia, vivere una vita con il Signore significa affidarsi a Lui, senza lasciarsi guidare dalla paura o esclusivamente dalla logica razionale. L'esempio di Rut ci mostra come sia possibile passare all'azione, subito e senza vie di mezzo, anche quando le prospettive sembrano incerte. La sua storia ci ricorda che la fede è un dono di Dio, non un merito umano.
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