Il Sacro Cuore di Gesù nell'Arte e nella Devozione: Un Viaggio Storico e Artistico

Origini e Diffusione del Culto del Sacro Cuore

La devozione al Sacro Cuore di Gesù, che scaturisce dal Vangelo, è stata lodata dai Padri e dai Dottori della Chiesa e, successivamente, arricchita nei suoi significati più profondi dalle visioni mistiche di sante come Santa Geltrude e Santa Margherita Maria Alacoque. Nel XVII secolo, Gesù apparve ripetutamente a Santa Margherita Maria Alacoque, lamentandosi che gli uomini non si rivolgevano alla Sua infinita misericordia per implorare le grazie necessarie per la vita spirituale. Il culto del Sacro Cuore si diffuse ampiamente nella seconda metà del XIX secolo, in seguito alla beatificazione della beata Margherita Maria Alacoque ad opera di Pio IX nel 1864.

L'iconografia del Sacro Cuore di Gesù, sebbene esistente nella storia del Cristianesimo già da alcuni secoli, trovò diffusione in seguito alle rivelazioni private ricevute tra il 1673 e il 1675 nel Monastero di Paray-le-Monial, in Borgogna, dalla monaca dell’Ordine della Visitazione Santa Margherita Maria Alacoque. Tali esperienze mistiche furono descritte dalla religiosa in un’autobiografia su richiesta del direttore spirituale della medesima, il gesuita Claude de La Colombière, beatificato da Pio XI e canonizzato da Giovanni Paolo II.

Come descritto dalla Santa, nella prima visione Gesù le apparve mostrando il Santissimo Cuore ardente, circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce, e invitò quindi la Santa a porgerle il suo cuore e, collocatolo nel proprio costato, glielo restituì ardente. Ancorché sia fuori luogo cercare di descrivere il profondo e complesso significato teologico di queste visioni in poche righe, appare utile osservare come ciò sia immagine evidente dell'immenso amore di Gesù Cristo verso gli uomini, per i quali soffrì il supplizio della Croce. I Gesuiti si impegnarono sin da subito nel diffondere queste visioni, le quali assumevano altresì un rilevante significato politico. Molti autori ritengono infatti che dalla descrizione di tali visioni ad opera della Santa discendesse la sacralizzazione del potere monarchico. In ogni caso, è indubitabile che diversi sovrani europei si impegnarono significativamente per la diffusione in Europa e nelle colonie del culto del Sacro Cuore.

La Chiesa, dopo decenni di discussioni, introdusse parzialmente nella liturgia il Sacro Cuore di Gesù durante il Pontificato di Papa Clemente XIII, nel 1765.

Le Prime Rappresentazioni Iconografiche

La prima immagine rappresenta il Cuore del Salvatore davanti alla quale furono resi i primi omaggi collettivi al Sacro Cuore, il 20 luglio 1685, per iniziativa delle Novizie nel giorno dell’onomastico della loro maestra. Rappresenta appunto l’immagine del Cuore del Salvatore sormontato da una croce, dalla sommità del quale sembrano scaturire delle fiamme: tre chiodi circondano la piaga centrale, che lascia sfuggire gocce di sangue ed acqua; in mezzo alla piaga è scritta la parola “Charitas”. L’originale è attualmente conservato nel convento della Visitazione di Torino, a cui il monastero di Paray lo cedette il 2 ottobre 1738.

Circa sei mesi dopo, l’11 gennaio 1686, la madre Greyfié, superiora della Visitazione di Semur, fece pervenire a Margherita Maria una riproduzione miniata del quadro del Sacro Cuore venerato nel proprio monastero (un quadro ad olio dipinto probabilmente da un pittore locale) accompagnata da dodici piccole immagini a penna: «… invio questo biglietto per posta, alla cara madre di Charolles, perché non stiate in pensiero, aspettando che io mi sia un po’ liberata del cumulo di documenti che devo fare per l’inizio dell’anno, dopodiché, mia cara bambina, io vi scriverò in lungo ed in largo, per quanto possa ricordare il tenore delle vostre lettere. Ho fatto fare una dozzina d’immaginette solo col Cuore divino, la piaga, la croce ed i tre chiodi, circondato dalla corona di spine, per fare un regalino alle nostre care sorelle» (lettera dell’11 gennaio 1686 tratto da Vita ed Opere, Parigi, Poussielgue, 1867, vol. I).

La riproduzione della miniatura inviata dalla Madre Greyfié fu esposta da suor Maria Maddalena des Escures il 21 giugno 1686 su un piccolo altare improvvisato nel coro, invitando le suore a rendere omaggio al Sacro Cuore. Questa volta tutta la Comunità rispose all’appello e dalla fine di quell’anno l’immagine fu sistemata in una piccola nicchia nella galleria del convento, nella scala che conduce alla torre del Noviziato. Questo piccolo oratorio sarà in pochi mesi decorato ed abbellito dalle novizie.

Nel settembre del 1686 fu realizzata una nuova immagine, che fu inviata da Margherita Maria alla Madre Soudeilles di Moulins: «Mi fa grande piacere» scriveva «o cara Madre, fare una piccola rinuncia a vostro favore, inviandovi, con l’approvazione della nostra onorabilissima Madre, il libro del ritiro del Padre De La Colombière e due immagini del sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo che ci hanno regalato. La più grande è da mettere ai piedi del vostro Crocifisso, la più piccola potrete tenerla su di voi.» (Lettera n. 75).

Solo la più grande delle immagini si è conservata: dipinta sulla velina, forma un tondo di 13 cm di diametro, dai margini ritagliati, al centro del quale si vede il Sacro Cuore circondato da otto piccole fiamme, trafitto da tre chiodi e sormontato da una croce; la piaga del Cuore Divino lascia scappare delle gocce di sangue e d’acqua che formano, a sinistra, una nuvola sanguinante. In mezzo alla piaga è scritta la parola “carità” in lettere d’oro. Intorno al Cuore una piccola corona a nodi intrecciati, poi una corona di spine. L’intreccio delle due corone forma dei cuori. L’originale si trova oggi al monastero di Nevers.

Per iniziativa di Padre Hamon si è fatta nel 1864 una cromolitografia di dimensioni ridotte, accompagnata dal fac-simile della “piccola consacrazione” a cura dell’editore M. Bouasse-Lebel a Parigi. Dal mese di marzo 1686 Margherita Maria invita la madre Saumaise, allora superiora del monastero di Dijon, di riprodurre in gran numero le immagini del Sacro Cuore: «… come voi siete stata la prima a cui Egli ha voluto che trasmettessi il suo desiderio ardente d’essere conosciuto, amato e glorificato dalle sue creature… io mi sento spinta a dirvi da parte Sua che desidera che voi facciate una tavola dell’immagine di questo Sacro Cuore affinché tutti quelli che vorranno rendergli omaggio possano averne delle immagini nelle loro case e di piccoline da portare addosso…» (lettera XXXVI alla M. Saumaise, Dijon [marzo 1686], in Vita ed opere, vol. I).

Sempre dalla miniatura realizzata da madre Greyfié l’11 gennaio 1686 si realizza anche un quadro di grandi dimensioni, a cura della madre Saumaise, che fa costruire una cappella apposita nel giardino del monastero e la inaugura il 7 settembre 1688. La venerabile Madre Luisa Eugenia de Fontaine si incarica di farlo stampare. Oggi la tavola originaria è conservata al primo monastero della Visitazione di Parigi.

Rappresentazione storica del Sacro Cuore di Gesù, eventualmente da una delle prime miniature o stampe.

Il Ruolo di Pompeo Batoni nella Diffusione Iconografica

La Vita e la Carriera di Pompeo Batoni

Pompeo Girolamo Batoni, nato a Lucca nel 1708, proveniva da una famiglia di orafi, ma all’età di diciannove anni abbandonò il laboratorio paterno per studiare pittura a Roma. Nella città eterna, il giovane pittore fu affascinato dalle antiche sculture in Vaticano e dagli affreschi di Raffaello e Annibale Carracci, distinguendosi presto per la sua abilità nel copiare le sculture classiche. Divenne molto ricercato per i ritratti che eseguiva nel suo atelier in via Bocca di Leone 25 (Piazza di Spagna), caratterizzati da acconciature bizzarre, composizioni compassate, penetrazione psicologica del personaggio e la delicatezza dell’incarnato. I suoi ritratti, spesso con lo sfondo del Colosseo o delle antiche rovine, erano rifiniti con tale cura da spazientire talvolta i suoi committenti.

A Roma, Batoni si distinse per la grazia, la morbidezza delle forme, la preziosità del disegno e del colore. Il suo stile si rifletteva anche nelle opere devozionali, dove il Salvatore era raffigurato con un volto bellissimo, giovanile, con lunghi capelli e breve barba.

Il Sacro Cuore di Gesù di Batoni: Un Prototipo

Nel 1760 Batoni realizzò su rame l’immagine del Sacro Cuore di Gesù, che fu posta in una cappella della splendida Chiesa del Gesù a Roma. L’artista, nel realizzare il Sacro Cuore di Gesù, si ispirò alle visioni della santa monaca francese Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Il prototipo della totalità delle immagini del Sacro Cuore universalmente diffuse in quasi ogni Chiesa o abitazione è un dipinto su rame realizzato nel 1767 dal pittore lucchese Pompeo Girolamo Batoni, la cui realizzazione su richiesta dei Gesuiti si inserì nell’ambito di una complicata discussione teologica. Quest’opera riveste un ruolo incredibilmente importante per la stessa storia della religione cattolica, circostanza insolita o addirittura unica per un’opera d’arte. Appare dunque interessante evidenziare l’origine di tale iconografia ed i motivi, persino politici, della sua diffusione, anche considerato che nessuna iconografia cristiana è così universalmente identificata come nel caso in oggetto con un dipinto specifico.

Per tale ragione, circa due anni dopo l'introduzione parziale del culto nella liturgia, i Gesuiti commissionarono al più importante pittore del tempo, Pompeo Girolamo Batoni, all’epoca noto soprattutto per ritratti di nobili di tutta Europa, la realizzazione di un’opera raffigurante questa particolare iconografia, da collocare nella celeberrima Chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dell’Ordine dei Gesuiti. A richiedere la commissione fu il gesuita bolognese Domenico Maria Saverio Calvi, il quale guidò il celebre pittore nella realizzazione di quest’opera che non doveva essere soltanto un dipinto, ma la risposta intellettuale a coloro che manifestavano scetticismo verso tale iconografia, ritenendola eccessivamente caratterizzata da pietismo e misticismo. Il Settecento vide infatti opporsi alla tradizionale visione religiosa tridentina un atteggiamento illuminista di matrice razionalista che vedeva con perplessità siffatte raffigurazioni, nonostante la connessione tra cuore e anima risalisse persino al tempo di Aristotele.

Il Batoni, su richiesta del gesuita Calvi, provvide quindi a rispettare l’incarico ricevuto attenendosi alla descrizione della visione contenuta negli scritti della Santa. Gesù Cristo porge all’osservatore il suo Santissimo Cuore ardente, circondato dalla corona di spine e sormontato dalla Croce, a simboleggiare le sofferenze che ha patito per redimere l’umanità. L’osservatore si trova in tal modo al posto della Santa, nella contemplazione della bontà di Cristo, accentuando così l’universalità del messaggio salvifico cristiano.

Il Batoni ha rappresentato Cristo, vestito di una tunica rossa (colore del sangue, del martirio e dell’umanità) e un manto blu (colore del cielo e del divino), giovane e bello, con lunghi capelli inanellati sulle spalle, il Suo Volto è contornato da una breve barba, mentre con la mano destra indica il proprio cuore irraggiato dalle fiamme, ed incoronato da una corona di spine, sulla sommità del cuore una croce. L’abilità dell’artista risalta nello sguardo di Cristo che penetra l’osservatore, e la Sua mano destra è un invito per chi guarda a posare il suo capo sul petto di Gesù, come già fece l’apostolo Giovanni, e come ha fatto Santa Margherita Maria.

Il racconto di Santa Margherita Maria continua, ella riferisce le parole che Gesù le ha detto: «Il mio Divino Cuore è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere in se stesso le fiamme del suo ardente Amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori […] Per portare a compimento questo mio disegno ho scelto te, abisso d’indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio».

L’effetto dell’opera è dirompente nell’intimità del raccoglimento religioso del fedele, con ciò differenziandosi dalle importanti opere dei secoli precedenti. Nel dipinto del Batoni Gesù non è raffigurato lontano, nella sua potenza e maestosità, ma è rivolto compassionevole e misericordioso verso il fedele. Il dipinto è quindi adatto precipuamente a un culto intimo e privato, quasi domestico, con ciò facendo emergere il periodo storico nel quale l’opera fu realizzata, nel quale iniziava a formarsi la necessità di una religiosità principalmente privata, come nell’età contemporanea.

A livello meramente tecnico appare interessante la scelta del supporto da parte dell’esperto Batoni. Egli, come tutti i pittori del suo tempo, era ovviamente abituato a realizzare oli su tela, essendo ormai desueto da decenni l’utilizzo del rame. Tuttavia, quest’opera fu realizzata insolitamente proprio con questa tecnica, probabilmente per la consapevolezza del grande artista di poter accentuare con l’utilizzo del rame gli effetti cromatici del colore rosso del Sacro Cuore, attribuendo così al dipinto la caratteristica dolcezza che lo ha reso celebre nei secoli.

È interessante osservare come Pompeo Batoni, caratterizzato da una profonda fede religiosa, anche su richiesta del Gesuita Calvi, realizzò successivamente altri dipinti raffiguranti il Sacro Cuore. Tra questi particolarmente importanti sono le grandi tele commissionate dalla Regina Maria I del Portogallo per la Basilica da Estrela a Lisbona. La sovrana intendeva realizzare la prima Basilica dedicata al culto del Sacro Cuore e, a tal fine, si rivolse ovviamente al grande artista autore del celebre dipinto per la Chiesa del Gesù. A dimostrazione dell’importanza che andava ad assumere il culto per il Sacro Cuore, il Pontefice Pio VI si recò personalmente presso lo studio del pittore al fine di visionare i dipinti prima che fossero inviati in Portogallo.

Dipinto

Altre Rappresentazioni e Artisti del Sacro Cuore

Il "Sacro Cuore di Gesù" di Giulio Rolland

Un esempio notevole di reinterpretazione del Sacro Cuore è il dipinto centinato, datato e firmato da Giulio Rolland (1859-1913). Dall'iscrizione, sulla tela in basso a destra, si evince che l’opera fu eseguita dal pittore a Roma nel 1892. L’opera rappresenta una raffinata rivisitazione del Sacro Cuore di Gesù. Un Cristo solenne e ieratico, avvolto da un ampio e prezioso mantello blu con bordo dorato, è raffigurato in piedi su una scalinata circondato da angeli musici in sua adorazione. L’opera è caratterizzata da toni brillanti che mettono in risalto i morbidi panneggi e dalla presenza dell’oro che spicca in numerosi particolari dal gusto neomedievale, quali l’aureola del Cristo, il bordo del manto blu, gli strumenti musicali. Notevole la resa del prezioso ed antico turibolo, di XIV-XV secolo, raffigurato di scorcio e sorretto dall’angelo con la tunica azzurra sulla sinistra del Cristo.

L’anno successivo alla realizzazione di questa tela, il 1893, Rolland sarà impegnato a Macerata nella decorazione dell’Aula Magna del Palazzo dell'Università, cimentandosi nella raffigurazione di soggetti storici per i monumentali affreschi sulla primitiva fondazione.

Dipinto

Michelangelo Pittatore e il Sacro Cuore Astigiano

Anche l'artista Michelangelo Pittatore, nato ad Asti nel 1825 e mortovi nel 1903, si formò a Roma dove soggiornò per alcuni anni; ritornato nella città natale lavorò sia per la committenza privata sia per quella religiosa. La tela che raffigura il Sacro Cuore di Gesù e di Maria era originariamente collocata, insieme a quella che raffigura il Sacro Cuore di Maria, nella Cappella del Rosario, nella seconda campata a sinistra: "vedonsi eziandio collocati ai due lati di detto altare due pregevoli quadri del prelodato pittore astigiano Pittatore rappresentanti il Sacratissimo Cuore di Gesù e di Maria, provvisti per cura dell'attuale arciprete" (cfr. Giuseppe Sardi, "Memorie storiche relative alla Parrocchia di S. Vincenzo in S. Damiano d'Asti", Torino 1902). L'arciprete nominato, vale a dire lo stesso Sardi, parroco di S. Vincenzo dal 1868, commissionò i due dipinti dopo il 1872 e presumibilmente entro il 1876.

Pier Luigi Gaglia, nell'esaminare la produzione sacra di Michelangelo Pittatore, identifica nella tela del Sacro Cuore di Gesù e di Maria le prime opere di carattere devozionale che l'artista eseguì in territorio astigiano dopo il soggiorno londinese protrattosi dal 1868 al 1872 (P. L. Gaglia in "Michelangelo Pittatore, 1825-1903", catalogo della mostra, Asti 1983). Il modello settecentesco, che nel caso specifico deriva direttamente dal Sacro Cuore di Pompeo Batoni per la chiesa del Gesù a Roma, è mediato, nell'interpretazione del Pittatore, da una maggiore adesione al reale e da una più sottile descrizione dell'immagine ottenuta con più lisce stesure di colore e più netti contrasti di luce "che lasciano intravedere ancora gli echi della cultura figurativa purista" (Gaglia, op. cit.).

Recentemente, per iniziativa del Comune di Asti, è stata promossa una mostra che ha consentito di ricostruire e valutare la sua produzione procedendo al recupero delle numerose opere conservate nelle chiese delle località limitrofe e nelle collezioni private, ricomponendo il catalogo completo della sua attività pittorica e grafica.

L'immagine di Gesù Cristo, rappresentata a mezza figura secondo la tradizionale iconografia del Sacro Cuore, emerge dal fondo scuro per il progressivo e calibrato schiarirsi delle note cromatiche (il blu del manto, il rosso della veste, il pallore degli incarnati) illuminate dalla fiamma divina.

Altre Opere e Diffusione del Culto

Alla morte di Santa Margherita Maria, i quadri ad olio cominciarono a moltiplicarsi: pastelli, veline, disegni a penna circolavano instancabilmente da un monastero all’altro e si cominciarono ad inviare le stampe alle Missioni. L’idea di rappresentare Gesù a mezzo busto, col cuore in mano o addirittura in piedi sul mondo è datata 1870 e strettamente legata al voto nazionale di costruire la basilica di Montmartre. In quest’epoca infatti, dopo gli orrori della Rivoluzione Francese, la devozione al Sacro Cuore di Gesù viene proposta come sinonimo di un ritorno ai valori cristiani, che spesso si colorano di valenze politiche conservatrici. La Sacra Congregazione del Santo Uffizio ancora il 26 agosto 1894 raccomandava questa immagine per la sola devozione privata, proibendone l’esposizione sull’altare e qualsiasi forma pubblica. Con questa nuova rappresentazione di Cristo Risorto, in veste bianca, torniamo più che mai agli scritti di Giovanni: un Gesù che ci ha amato per primo, in cui confidare completamente.

Si menziona anche un secondo quadro del Sacro Cuore dove ci sono sul fondo, al posto degli angeli, la Santa Vergine da un lato e San Giuseppe dall’altro e fra i due un’anima supplice. Si tratta d’una raffinata pittura ad olio di m. 1.25 x m. 1.55. Anche questo quadro scomparve misteriosamente durante la Rivoluzione, per essere poi restituito dagli eredi di Madame Moncolon nel 1833. Un altro esempio si trova nel centenario della morte di Santa Giovanna di Valois (1464 - 1505) fondatrice dell’Ordine dell’Annunciazione, che è visibile anche oggi al museo della città: rappresenta la santa in adorazione del Cuore di Gesù, circondato da nuvole ed angeli. Le suore dell’Annunciazione di Boulogne, oggi a Santa Margherita Bay, presso Douvres, possiedono un quadro simile, forse più antico, che rappresenta l’illustre fondatore in estasi, mentre celebra la Messa e viene rapito in Cielo sotto lo sguardo perplesso delle suore. In alto il Sacro Cuore è adorato anche dalla Santa Jeanne de Valois, la Vergine, Santa Caterina e San Lorenzo, San Francesco d’Assisi ed il Padre Giovanni de la Fontaine e per finire quattro personaggi dell’ordine. Dunque alla fine del secolo la devozione è ormai affermata in molti monasteri.

Il Consolidamento della Devozione nel XIX e XX Secolo

Nei decenni successivi, il culto per il Sacro Cuore di Gesù continuò a diffondersi in tutta Europa, tanto che durante gli anni della Rivoluzione fu associato indissolubilmente alle forze conservatrici. Basti osservare che non solo i vandeani lo raffigurarono persino sulle loro bandiere, ma anche le truppe tirolesi di Andreas Hofer giurarono fedeltà al Sacro Cuore. Tale culto si consolidò ulteriormente nel XIX secolo in seguito alla Restaurazione e fu oggetto di numerose encicliche e decreti, tanto da essere esteso a tutto il mondo cattolico durante il Pontificato di Papa Pio IX.

Inoltre, nel maggio 1899, con l’Enciclica Annum Sacrum, Papa Leone XIII consacrò l’umanità al Sacro Cuore di Gesù osservando come: «Poiché il sacro Cuore è il simbolo e l’immagine trasparente dell’infinita carità di Gesù Cristo, che ci sprona a rendergli amore per amore, è quanto mai conveniente consacrarsi al suo augustissimo Cuore, che non significa altro che donarsi e unirsi a Gesù Cristo.

L’anno 2006, il 15 maggio, ricorrendo il 50° di emanazione, da parte di Pio XII, dell’Enciclica papale “Haurietis aquas”, papa Benedetto XVI pubblica apposita lettera. «Lo sguardo al ‘costato trafitto dalla lancia’, nel quale rifulge la sconfinata volontà di salvezza da parte di Dio, non può essere considerato come una forma passeggera di culto o di devozione: l’adorazione dell’amore di Dio, che ha trovato nel simbolo del ‘cuore trafitto’ la sua espressione storico - devozionale, rimane imprescindibile per un rapporto vivo con Dio».

Il libro "Mistero del CUORE di GESU’" rappresenta il frutto di una serie di approfondite ricerche storico-artistiche sulla storia del Sacro Cuore di Gesù, seguendo un filone di studio che ha visto altre pubblicazioni dell’Artista sulla vita dei Santi, come quelle sulla vita di S. Lorenzo. Il libro si propone di analizzare contestualmente due canali di conoscenza: quello delle fonti teologiche e quello dei beni artistici. Se ne parlerà con mons. Stefano Sanchirico, Biblioteca Apostolica del Vaticano, Maria Rosa Patti, archeologa e storica dell’arte, Maria Frega, sociologa, Massimo Saba, giornalista e scrittore. Le conclusioni sono affidate alla on. Angela Dini.

La nascita della devozione al Sacro Cuore

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