L'atto di accogliere Gesù Cristo come Re e Sovrano è un concetto centrale nella fede cristiana, che trascende la mera accettazione teologica per diventare un impegno profondo che modella la vita spirituale e l'orientamento della volontà. Questa regalità non è terrena, ma divina, radicata nell'essenza stessa di Cristo come Verbo di Dio e Redentore.

La Fondazione della Regalità di Cristo
Il Divino e Umano Re di Tutta la Creazione
Poiché nostro Signore è vero Dio e vero Uomo, è il Re di tutta la creazione e, di conseguenza, degli uomini. Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, è Re da sempre; è re degli uomini ed è re dell'Universo. Come scrive Giovanni, "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.....tutto fu fatto per mezzo di Lui, e, senza di Lui, nulla fu fatto di ciò che è stato creato. In Lui era la vita...era la luce...e il Verbo si è fatto carne ed è venuto a stare in mezzo a noi." (Gv. 1,1-4,14).
Il Padre ci ha trasferiti "nel Regno del Figlio del suo amore" (Col 1,12 ss). Il passo di San Paolo ci introduce nel mistero del Verbo eterno di Dio: Sapienza increata, immagine viva del Padre, capo del Corpo che è la Chiesa. È il Re, il Sovrano assoluto di tutto. La Chiesa, nell'ultima domenica dell'Anno Liturgico, celebra questa solennità di Cristo Re dell'Universo, proclamando con il Salmista: "Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore si riveste, si cinge di forza. Rende saldo il mondo, non sarà mai scosso."
La Regalità di Cristo: Un Regno "Non di Questo Mondo"
La regalità di Cristo si distingue profondamente dai modelli terreni. Un monarca è capace di esercitare effettivamente il potere per diritto; tuttavia, se non manifesta le virtù e le qualità proprie della regalità, potrà essere inviso e persino detestato dal suo popolo. Cristo, invece, riconosce la sua regalità solo dopo aver evitato, nella sua vita terrena, acclamazioni, investiture e trionfi; e la afferma proprio quando tutto sembra ormai contraddirla.
Il Vangelo apre uno spiraglio imprevedibile: non vi è più soltanto lo sforzo "titanico" dell’uomo, che cerca di capire, con fatica e approssimazione, il suo destino, la realtà, il senso nascosto di ogni cosa. È Dio stesso che si fa presente a noi, capovolgendo ogni attesa e immaginazione.
Nel Natale Egli si manifesterà addirittura come un bambino, bisognoso di cura e di attenzione; a Nazareth condividerà la nostra esperienza di vita comune, famigliare; negli anni della "vita pubblica", attraverso la predicazione e i miracoli, sarà luce e conforto per ogni cuore; nel mistero del Calvario si rivelerà come inarrestabile torrente di Amore, che giunge fino al dono totale di sé.
Per gli uomini possedere, conquistare, sterminare sono segni di forza, per Gesù sono indici di debolezza e di sconfitta.

Riconoscere il Re sulla Croce: Il Paradosso della Potenza Divina
Il Processo di fronte a Pilato
Nella parte più alta della città di Gerusalemme, in quello che era stato il palazzo del re Erode il grande, Pilato aveva stabilito il suo pretorio. È all’interno di questo pretorio che ha luogo il dialogo cruciale tra Gesù e il procuratore romano.
La prima domanda di Pilato - "Tu sei il re dei giudei?" - mira a puntualizzare l’accusa e rivela la perplessità del procuratore che si ritrova davanti un uomo solo, disarmato, senza soldati che lo possano difendere, che è stato abbandonato dai suoi stessi amici e schiaffeggiato da un servo di Anna. Gesù risponde con una controdomanda, per costringere Pilato a prendersi le sue responsabilità: "Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?", cioè: hai qualche ragione per ritenermi un sedizioso, oppure stai dando retta a chiacchiere?
La replica di Pilato è quasi risentita: "Sono io forse giudeo?", a significare che, come funzionario romano, amministra la giustizia in modo autonomo. Poi continua: "La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?" (Gv 18,35). Gesù cerca di aiutare il procuratore a capire: "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36).
Pilato, conoscendo solo i regni terreni, concepisce il potere in termini di territorio, durata o autorità sovrana. Il regno di Gesù non ha nulla in comune con questi: Egli non uccide nessuno, ma va lui a morire; non comanda sugli altri, ma obbedisce; non si allea con i grandi e i potenti, ma si mette dalla parte degli ultimi. Gesù ha sempre reagito con durezza con chi ha tentato di farlo aderire a una regalità di questo mondo; fin dall’inizio l’ha considerata una proposta diabolica (Mt 4,8-10). Ha deluso le attese messianiche dei suoi discepoli, è fuggito quando il popolo lo voleva proclamare re (Gv 6,15).
Quando Pilato gli domanda ancora: "Dunque tu sei re?" (Gv 18,37), Gesù spiega: "Sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità" (Gv 18,37). Nella Bibbia, la verità è fedeltà alla parola data, stabilità e perseveranza, è ciò o è colui di cui ci si può fidare. Gesù è venuto a rendere testimonianza alla verità perché incarna il progetto di Dio, lo porta a compimento, per questo Egli è la verità (Gv 14,6). Gesù conclude la spiegazione sul suo regno dichiarando: "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce" (Gv 18,37).
Al procuratore non interessa la persona di Gesù, ma sapere se costituisce o no una minaccia per il potere di Roma. Egli è refrattario al progetto di Dio, pensa al regno di questo mondo, non alla verità. Tuttavia, senza rendersene conto, il rappresentante del più potente regno di questo mondo riconosceva, in modo ufficiale, la regalità di Gesù. Quando i sommi sacerdoti protestarono chiedendogli che la rettificasse, dichiarò che quella dichiarazione era irreversibile: "Ciò che ho scritto rimane scritto" (Gv 19,22). Lui, il depositario dell’autorità dell’imperatore, non la poteva modificare: la vittoria degli sconfitti era iniziata con il loro re innalzato sulla croce.
La Crocifissione come Incoronazione
La regalità di Cristo si manifesta in modo paradossale sulla Croce. I soldati, dopo aver flagellato Gesù, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora, dicendogli: "Salve, re dei Giudei!". L’intronizzazione di un re da burla era un gioco ben noto nell’antichità, ma Gesù accetta questa parodia della regalità perché dimostra nel modo più esplicito il suo giudizio sulle ostentazioni di potere e sulla ricerca della gloria di questo mondo.
Nella scena conclusiva del processo (Gv 19,12-16), Pilato conduce fuori Gesù e lo pone a sedere su una tribuna elevata. Di fronte a tutto il popolo, indicando Gesù coronato di spine e rivestito con il mantello di porpora, proclama: "Ecco il vostro re". Per i Giudei la proposta è tanto assurda da apparire provocatoria, e reagiscono furiosi con un rifiuto indignato: "Via, via, crocifiggilo!" (Gv 19,15). Gesù è lì, in alto, in silenzio, illuminato dal sole, senza aggiungere una parola perché ha già spiegato tutto. Si può puntare sulle grandezze, sulle regalità di questo mondo oppure seguirlo, rinunciando a tutti i beni e preferendo la sconfitta per amore.
Cristo, riconosciuto come "re dei Giudei", viene condannato a morte e appeso alla croce tra due malfattori. La gente si fa beffa di Lui, chiedendosi: "Se tu sei il Cristo, il re dei giudei salva te stesso! Mostra la tua potenza!". Agli insulti Gesù non risponde. Solo un malfattore, dietro la debolezza di quell’uomo crocifisso, scopre la potenza dell’amore, crede in Lui e lo prega: "Ricordati di me nel tuo regno!". Gesù risponde con un’affermazione solenne: "Oggi sarai con me in paradiso". Il Signore entra in paradiso con un ladro, dimostrando una scelta "politicamente scorretta" secondo gli schemi mondani, ma piena di divina misericordia.
La Regalità del Sacro Cuore: Centro di Tutti i Cuori
Il Cuore come Espressione di Volontà e Affetto
Secondo un’antica simbologia, il cuore rappresenta l’affettività dell’uomo. Tali sentimenti, però, sono elementi di un tutto, la volontà umana, che è più grande delle sue parti e di cui Nostro Signore è, dunque, il Re e il centro. Il Cuore di Gesù è il ricettacolo pieno di misericordia e di affetto per chi Gli chiede queste grazie.
L'invocazione "centro di tutti i cuori" suggerisce l’idea di una moltitudine di cuori con un punto di attrazione in funzione del quale tutti si muovono per accettare o rifiutare qualcosa. Immaginiamo un gigantesco magnete attorno al quale sia disposta un’immensa quantità di limatura di ferro e un vento che vi soffia sopra. Se ogni particella fosse dotata di intelligenza e libero arbitrio, si sentirebbe obbligata a scegliere se avvicinarsi o allontanarsi dal magnete. Questa è un’immagine del significato delle parole Re e centro di tutti i cuori: in ogni momento della nostra vita, ci avviciniamo o ci allontaniamo dal Sacro Cuore di Gesù.
Questo vento che ci disperde e cerca di allontanarci da Nostro Signore è Satana. Dobbiamo costantemente muoverci verso il centro, cioè verso Dio, opponendoci all’attrazione esercitata dal demonio. Gesù esercita un potere attrattivo su tutti i cuori, ma dà all’uomo il libero arbitrio.
Queste considerazioni si applicano anche ai Paesi che hanno un’intelligenza e una volontà collettive, che costituiscono l’Opinione Pubblica. Questa si muove come le opinioni individuali, perché è la sintesi o la somma di esse. Quindi, ognuno di noi esercita una piccola o grande influenza sull’inclinazione dell’Opinione Pubblica, ed è responsabile del suo orientamento verso una parte o verso l’altra. In questo senso, siamo i soldati del Re che cercano di conquistare per Lui limatura su limatura, o particella su particella della limatura, il cui insieme costituisce l’Opinione Pubblica, per portarla a questo centro divino di tutti i cuori.
La Sfida dell'Accoglienza: Fede Infallibile e Volontà Ferma
Per essere un buon cattolico e mantenersi in stato di grazia, l’uomo deve ammirare ciascuna delle virtù esaltate nelle Litanie del Sacro Cuore di Gesù, perché sono essenziali per la vita spirituale. L'accoglienza della sua regalità richiede una fede incrollabile e una volontà ferma.
Nell’Orto degli Ulivi, Gesù Si lamentò con gli Apostoli perché non avevano potuto vegliare un’ora con lui. La sensibilità dei discepoli non si smosse, e il male peggiore fu che essi non avevano la ferma volontà e la risoluzione di farGli compagnia, di confortarLo e poi di seguirLo fino alla cima del Calvario. Nostro Signore aveva il diritto di essere Re di quei cuori.
Nessuno avrà una volontà ferma se non possiede convinzioni solide. Chiunque non abbia una fede incrollabile nella divinità di Nostro Signore Gesù Cristo e nella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sarà incapace di grandi decisioni. Giunta l’ora del sacrificio, se sopraggiunge una minaccia all’istinto di conservazione della propria vita o dei relativi beni, la tendenza sarà quella di risparmiarli. In quel momento sorgerà una domanda, alimentata dall’istinto stesso: "Il motivo per cui mi sacrificherò per Lui resisterà veramente al raziocinio?". Perciò, le nostre certezze devono essere solide quanto i nostri propositi o di più.
Il cattolico deve dire a se stesso: "Ho una fede incrollabile che esclude ogni dubbio sul fatto che Gesù Cristo sia il mio Dio e Redentore, che è stato sulla terra, ha realizzato tutte le azioni narrate nel Vangelo, tra cui quella di fondare la Chiesa, ha insegnato la dottrina e ha compiuto i miracoli ivi descritti; ha dimostrato con la sua Risurrezione la verità di tutto quanto Egli è e di quanto aveva detto, ed è salito al Cielo. Questi sono i cuori fatti secondo il Cuore di Gesù. Egli ci ha dimostrato in tutti i modi possibili di essere il nostro arcimodello, avendo compiuto il suo sacrificio fino al punto di gridare in cima alla Croce: 'Dio mio, Dio mio, perché Mi hai abbandonato?' (Mt 27, 46) per poi spirare."
L'Avvento del Regno di Gesù attraverso il Regno di Maria
Il regno effettivo del Sacro Cuore di Gesù sulla terra si manifesterà nel Regno di Maria, poiché un Regno conduce all’altro, e la Madonna è tutta rivolta a Cristo. Attraverso le insistenti preghiere della Santissima Vergine, che già ora e soprattutto nel suo Regno diventeranno straordinariamente potenti, agli uomini sarà concesso non solo il massimo grado di sensibilità verso il Cuore di Gesù, ma anche una straordinaria fermezza di volontà rispetto ai suoi regi disegni.
In una parola, il Regno di Maria è un mezzo necessario per l’esistenza del Regno di Gesù, che rappresenterà una grazia immensa e una misericordia insondabile per l’umanità. Il ruolo sovrano della grazia e quello della Madonna, nell’ottenerla dal Cuore infinitamente misericordioso di suo Figlio, sono decisivi nella Storia. In queste condizioni, non ci dobbiamo preoccupare in modo eccessivo dei fattori e delle circostanze umane. La virtù della fiducia, infatti, è, nel contempo, frutto e condizione per una perfetta devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria. Non importa quanto grandi siano le battute d’arresto o le catastrofi che sembriamo affrontare, la fiducia nella Madonna è la chiave.

La Regalità di Cristo: Una Realtà Già Manifesta
Il Vangelo di Luca termina con un'affermazione profondamente antitetica: mentre descrive la partenza di Gesù da questo mondo, la risposta dei suoi discepoli è quella di tornare a Gerusalemme con "grande gioia". Questa trasformazione della tristezza in euforia è dovuta alla comprensione che Gesù stava ascendendo al Paradiso non per abbandonarli, ma per essere investito e incoronato come Re dei re e Signore dei signori. Questo titolo non indica una semplice posizione di autorità, ma la supremazia di Gesù nella Sua maestà monarchica, Egli è il Re nel senso più alto della regalità.
In termini biblici, è impensabile avere un re senza un regno. Poiché Gesù ascende per essere incoronato come re, con quell’incoronazione viene anche la designazione da parte del Padre del regno sul quale Egli governerà: tutto il creato.
Due errori macroscopici nella teologia moderna riguardano il concetto biblico del regno di Dio: il primo è che sia già stato consumato, il secondo che sia totalmente futuristico. Ambedue le visioni contraddicono il chiaro insegnamento del Nuovo Testamento, in cui il regno di Dio è, in realtà, già iniziato. Il Re è già al suo posto. Egli ha già ricevuto tutta l’autorità sul cielo e sulla terra. Ciò significa che proprio in questo momento, la suprema autorità su questo mondo e sull’intero cosmo è nelle mani del Re Gesù. Non vi è centimetro di terra o simbolo di potere su questo mondo che non sia sotto la Sua proprietà e il Suo governo in questo momento.
Nella lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (capitolo 2), nel cosiddetto inno kenotico, si dice che a Gesù è stato dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, un nome riservato a Dio: Adonai, che significa "Colui che è assolutamente sovrano". Questo titolo è di supremo governo per Colui che è il Re su tutto quello che è in terra. Quando Paolo afferma che nel nome di Gesù ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua lo proclamerà, è perché stanno dichiarando con le loro labbra che Gesù è il Signore - ossia, che Egli è il sovrano regnante. Questa fu la prima professione di fede dei primordi della Chiesa cristiana.
Di fronte alla tirannia pagana di Roma, che imponeva il giuramento di fedeltà all'imperatore con la frase kaisar kurios ("Cesare è il signore"), i Cristiani, pur obbedienti civilmente, rispondevano con una formula semplice ma profondamente significativa: Jesus ho kurios, "Gesù è il Signore". L’autorità di Gesù non è una speranza per il futuro; è la verità che si è già verificata. È compito della Chiesa essere testimone del regno invisibile, o come afferma Calvino, rendere visibile il regno invisibile di Cristo.
La locuzione "Re dei Re" è un titolo che esprime autorità suprema, attribuito nel Cristianesimo a Gesù Cristo o a Dio, sottolineando la loro sovranità assoluta su tutti i governanti terreni e sulla creazione. Questo titolo evidenzia la connessione intrinseca tra l’umanità e il divino, ricordando ai credenti che appartengono a Dio. Cristo, in quanto "Re dei Re", offre grazia e pace ai Suoi seguaci, ed è attraverso di Lui che i credenti possono conoscere la grandezza del Suo potere. Inoltre, il titolo implica un appello spirituale, invitando al ritorno a Dio e al riconoscimento della Sua sovranità. È una proclamazione della signoria di Cristo, il cui sacrificio redentore porta salvezza, incarnando la speranza di un regno eterno di giustizia e pace che trascende i confini terreni. Questo titolo celebra la gloria di Gesù e la manifestazione soprannaturale della Sua potenza.
L'Atto di Accoglienza: Una Consacrazione al Sacro Cuore
L'accettazione della regalità di Cristo si concretizza in un atto di consacrazione personale e collettiva, come espresso dalla formula di Leone XIII per il Sacratissimo Cuore di Gesù:
"O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostesi dinanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per poter vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi spontaneamente si consacra al Vostro Sacratissimo Cuore. O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri; e tutti quanti attirate al vostro Cuore santissimo."
"O Signore, siate il re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da Voi, ma anche di quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi quanto prima ritornino alla casa paterna per non morire di miseria e di fame. Siate il re di coloro che vivono nell’inganno dell’errore o per discordia da Voi separati: richiamateli al porto della verità e all’unità della fede affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore."
"Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine; fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel cuore divino, da cui venne la nostra salute, a lui si canti gloria e onore nei secoli."
Questa formula di consacrazione si trova in Atti di Leone XIII, Tipografia dell’Immacolata, Mondovì 1902-1903, pp. 585-586 e anche in Enchiridion indulgentiarum, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1968.
