Per accostarci alla figura di Paolo e al suo itinerario vocazionale, si deve premettere che la conoscenza dell’Apostolo passa per quanto lui ha scritto nelle sue lettere, le quali nascono dal desiderio di aiutare i suoi cristiani ed i suoi collaboratori a realizzare la loro vocazione. Paolo è un universo talmente complesso che si rischia di avvicinarlo o solo attraverso la sua biografia, o solo per qualche aspetto che appena sfiora i contenuti ricchissimi del suo pensiero. Più difficilmente ci si accosta a Paolo che vive, agisce e pensa da cristiano. Egli è la nuova creatura che nasce dalla creazione nuova. Questo uomo nuovo, che corrisponde alla visione biblica dell’uomo, è un’unità che cammina verso la salvezza, la quale si concluderà con la liberazione del corpo, non dal corpo, ma del corpo.
Nella Lettera ai Filippesi, volendo parlare della sua vita, Paolo scrive: «Sono stato conquistato da Gesù Cristo e corro per conquistarlo» (3,14). Per presentarsi, Paolo non sceglie un verbo come studiare, pregare, riflettere, anche se tutte queste dimensioni sono sue. Dice: "io corro". La visione atletica dell’impegno della vita è, plasticamente, la rappresentazione dell’uomo che supera i suoi limiti, le sue pesantezze. Anima e corpo, spirito e materia insieme diventano energia. Questo linguaggio e questo contesto aiutano a delineare un primo aspetto della vocazione che Paolo sente essere non solo sua, ma dell’intera comunità. Si tratta di muoversi verso un traguardo che ancora non si è raggiunto, di una perfezione che ancora non si possiede. Il traguardo è ricalcare Cristo e realizzare l'identità di figlio di Dio. La vita dell’Apostolo non è un possesso statico di alcune certezze, ma è una vita inquieta. L’inquietudine nasce dall’importanza del traguardo, dal non dare per scontato il suo raggiungimento.
Origini e Formazione
Saulo nacque probabilmente verso il 5-10 d.C. a Tarso nella Cilicia, oggi situata nella Turchia meridionale, città cosmopolita dove convivevano Greci, Anatolici, Ellenizzati, Romani e una colonia giudaica. Il padre, commerciante di tende, apparteneva a questa colonia e godeva della cittadinanza romana. Come molti ebrei del tempo, portava due nomi: uno ebraico, Saul, che significava “implorato a Dio”, e l’altro latino o greco, Paulus, che probabilmente alludeva alla sua bassa statura. Paulus divenne poi il suo unico nome quando iniziò la sua predicazione in Occidente.
Conosceva la cultura ellenistica e a Tarso imparò il greco, ma la sua educazione era fondamentalmente giudaica, improntata alla scuola rabbinica. Da giovane fu inviato a Gerusalemme, dove fu allievo di Gamaliele, il più famoso e saggio maestro del mondo ebraico dell’epoca. Qui acquisì la tipica conoscenza delle Sacre Scritture e in particolare della Torah secondo la scuola dei farisei. Paolo stesso dirà di sé: “Circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge, quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge” (Fil. 3, 5-6). Seguendo l'abitudine dei rabbini, imparò e praticò un lavoro manuale, consistente nella fabbricazione di tende o coperte da campo, o nella lavorazione del cuoio (cfr. Atti 18,3: skenopoiòs).
Il Persecutore dei Cristiani
A Gerusalemme, Saulo conobbe i cristiani come una setta pericolosa da estirpare con ogni mezzo. Il suo primo approccio sicuro con il nascente cristianesimo lo ebbe con il gruppo giudeo-ellenistico di Stefano e compagni, il cui martirio lo vide presente. Pur non partecipando direttamente alla lapidazione, era tra coloro che approvarono la sua uccisione, anzi custodiva i loro mantelli. Negli Atti degli Apostoli, Saul è descritto come un accanito persecutore dei cristiani, fiero sostenitore delle tradizioni dei padri. Il suo nome era pronunciato con terrore dai cristiani, li scovava nei rifugi, li gettava in prigione, testimoniava contro di essi. Il suo cieco fanatismo religioso costrinse molti di loro a fuggire da Gerusalemme verso Damasco. Ma Saulo non li mollò, anzi, a cavallo e con un drappello di armigeri, con il consenso del Sinedrio, cavalcò anch’egli verso Damasco per scovarli e suscitare nella città siriana la persecuzione contro di loro.
La Conversione sulla Via di Damasco
Sulla strada per Damasco, il Signore si rivelò a quell’accanito nemico. All’improvviso, narrano gli Atti, una luce dal cielo l’avvolse e, cadendo dal cavallo, udì una voce che gli diceva: “Saul, Saul, perché mi perseguiti?”. E lui: “Chi sei o Signore?”; e la voce: “Io sono Gesù che tu perseguiti. Orsù alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare” (Atti 9, 3-7). Gli uomini che l’accompagnavano, erano ammutoliti perché l’avevano visto cadere, forse videro anche l’improvviso chiarore, ma senza capire qualcosa. Saulo era rimasto senza vista e, brancolando, fu accompagnato a Damasco, dove per tre giorni rimase in attesa, digiuno e sconvolto. La fede di Paolo divenne la sua vita nel momento in cui ebbe una visione che lo atterrò, quando vide il Messia e sentì la sua voce. Questa visione divenne l'esperienza centrale di Paolo, e da essa bisogna partire per comprenderlo, la sua personalità e le sue convinzioni.
Al terzo giorno si presentò Anania, convinto da una rivelazione parallela, che gli disse: “Saulo, fratello, il Signore Gesù che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato da te, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. Detto ciò, Anania gli impose le mani guarendolo e poi lo battezzò. Saulo rimase qualche giorno a Damasco, dove si presentò nella Sinagoga, testimoniando quanto gli era accaduto. La comunità cristiana ne gioì, mentre quella ebraica rimase sconcertata. Anania gli aveva detto: “Iddio dei nostri padri, ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere Cristo e ad ascoltare le parole della sua bocca; perché tu gli sarai testimonio presso tutti gli uomini”. Da quel momento, si può dire, nacque Paolo, l’apostolo delle Genti. Egli decise di ritirarsi nel deserto per porre ordine nei suoi pensieri e meditare più a fondo il dono ricevuto, trascorrendo tre anni in assoluto raccoglimento.

I Primi Passi dell'Apostolo e il Rapporto con gli Altri Apostoli
Confortato da questa luce, dopo il ritiro Paolo ritornò a Damasco e si mise a predicare con entusiasmo, suscitando l’ira dei pagani che lo consideravano un rinnegato e tentarono di ucciderlo. Fu costretto a fuggire, calandosi di notte in una cesta dalle mura della città, aiutato da alcuni cristiani, all’incirca nell’anno 39. Rifugiatosi a Gerusalemme, si fermò quindici giorni incontrando Pietro il capo degli Apostoli e Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita. Gli Apostoli lo capirono e stettero con lui, parlandogli di Gesù; ma la comunità cristiana di Gerusalemme era diffidente nei suoi riguardi, memore della persecuzione che aveva operato. Soltanto grazie alla garanzia di Barnaba, i dubbi furono dissipati e fu accettato. Non sentendosi a suo agio a Gerusalemme, si recò prima a Cesarea e poi tornò a Tarso, riprendendo il mestiere di tessitore.
Dal 39 al 43 non vi sono notizie sulla sua attività, finché Barnaba, inviato dagli apostoli ad organizzare la nascente comunità cristiana di Antiochia, lo invitò a seguirlo. Qui Paolo abbandonò per sempre il nome di Saulo, perché si convinse che la sua missione non era tanto fra i giudei, ma fra gli altri popoli che gli ebrei chiamavano ‘gentili’. Ad Antiochia i discepoli di Cristo furono denominati per la prima volta come “cristiani”. Alla fine dell’anno 43, Paolo e Barnaba tornarono a Gerusalemme per portare un aiuto economico e al ritorno ad Antiochia, condussero con loro il giovane Giovanni Marco, futuro evangelista.
Il Primo Viaggio Missionario e gli Eventi di Iconio e Listra (Atti 14)
Barnaba e Paolo decisero di intraprendere nel 45 un viaggio missionario in altre regioni. Con Marco partirono per Cipro, isola di cui era originario Barnaba. Qui Paolo ebbe un diverbio con il mago Elimas. Da Cipro, i tre fecero il viaggio di ritorno ad Antiochia, toccando varie cittadine dell’Asia Minore. A Perge, in Anatolia, avvenne la cosiddetta ‘fuga di Marco’, spaventato dalle difficoltà del lungo viaggio, che lasciò i due compagni e se ne tornò a Gerusalemme. Nonostante ciò, Paolo e Barnaba proseguirono il loro cammino evangelizzatore.
Atti 14,1-7: A Iconio. Anche a Iconio (l'odierna Konya), essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in modo tale che un grande numero di Giudei e di Greci divennero credenti. Ma i Giudei, che non avevano accolto la fede, eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli. Essi tuttavia rimasero per un certo tempo e parlavano con franchezza in virtù del Signore, che rendeva testimonianza alla parola della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero segni e prodigi. La popolazione della città si divise, schierandosi alcuni dalla parte dei Giudei, altri dalla parte degli apostoli. Quando vennero a saperlo, i Giudei e i pagani del luogo, con i loro capi, stavano per maltrattarli e lapidarli; essi lo capirono e fuggirono nelle città della Licaonia, Listra e Derbe e nei dintorni, e là continuarono a evangelizzare.
Atti 14,8-18: A Listra e Derbe. C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. Egli ascoltava Paolo mentre parlava e questi, fissandolo con lo sguardo e vedendo che aveva fede di essere salvato, disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!». Egli balzò in piedi e si mise a camminare. La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare, dicendo, in dialetto licaònio: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!». Chiamarono Barnaba Zeus e Paolo Hermes, perché era lui a prendere la parola. Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all’ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla.
Sentendo ciò, gli apostoli Barnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: «Uomini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano. Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti seguissero la loro strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori». E dicendo queste cose, a stento riuscirono a impedire alla folla di offrire loro un sacrificio.
Paolo e Barnaba: gli dèi scesi tra noi | Atti degli Apostoli 14
Atti 14,19-23: La Lapidazione di Paolo e il Ritorno. Ma giunsero da Antiòchia e da Iconio alcuni Giudei, i quali persuasero la folla. Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città. Il giorno dopo partì con Barnaba per Derbe. Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Iconio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché - dicevano - dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Atti 14,24-28: Il Ritorno ad Antiochia di Siria. Attraversata la Pisidia, giunsero nella Panfilia e, dopo aver predicato la parola a Perge, scesero ad Attalia. Di là navigarono per Antiochia di Siria, da dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l'opera che avevano compiuto. Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. E rimasero non poco tempo con i discepoli.
La Controversia sulla Legge Mosaica e il Concilio di Gerusalemme
Tornati ad Antiochia, Paolo e Barnaba trovarono la comunità in agitazione, perché alcuni cristiani provenienti da Gerusalemme ritenevano che il battesimo cristiano, senza la circoncisione ebraica, non fosse sufficiente. Così, per chiarire l’argomento, si recarono a Gerusalemme dagli Apostoli, provocando quello che venne definito il primo Concilio della Chiesa. Pietro ribadì che la salvezza proviene dalla Grazia del Signore Gesù, senza discriminazione tra ebrei circoncisi e fedeli non ebrei. Paolo, dal canto suo, illustrò i risultati meravigliosi ottenuti fra i ‘gentili’ e si dichiarò a favore della non obbligatorietà dell’osservanza della legge mosaica, contrariamente a molti cristiani ex farisei. Alla fine, fu l’apostolo Giacomo a fare una proposta, accettata da tutti: non imporre ai convertiti dal paganesimo la legge mosaica, la cui pratica rimaneva facoltativa per gli ex ebrei.
A Paolo, Barnaba, Sila e Giuda Taddeo fu dato l’incarico di comunicare ai fedeli delle varie comunità le decisioni prese. La polemica continuò, tuttavia, fra i cristiani delle due provenienze, fino a quando la Chiesa, ormai affermata nel mondo greco-romano, divenne autonoma dall’influenza della sinagoga. Questo passaggio in teoria Paolo non l'avrebbe mai fatto perché era un giudeo convinto: mettere da parte il Giudaismo, senza con questo mettere da parte la Legge e i Profeti, era un’operazione che cambiava completamente la prospettiva del rapporto fra l’uomo e Dio, affermando che la relazione è quella della fede. È la fede che conta e non, parlando in maniera paradossale, la religione. Ai Galati, Paolo dirà che è proprio la libertà di chi obbedisce allo Spirito che caratterizza i cristiani.
I Viaggi Successivi e la Crescita Teologica
Nel 50, Paolo decise di partire per un nuovo viaggio in Asia Minore. A causa di un disaccordo su Giovanni Marco, Barnaba e Paolo si divisero: Barnaba andò a evangelizzare Cipro con Marco, mentre Paolo, con Sila (o Silvano), intraprese un nuovo itinerario. Questo secondo viaggio apostolico, durato fino al 53, toccò la Grecia e la Macedonia. A Filippi, Paolo e Sila furono flagellati e incarcerati, ma dopo un terremoto furono liberati e il carceriere si convertì. Proseguirono per Tessalonica, Berea e Atene, dove il dotto discorso di Paolo all’Areopago, in cui non parla della croce, fu un insuccesso. Questa esperienza segnò un momento di profonda crisi per l'Apostolo, che scoprì come la sua sapienza non servisse a molto, e che l'unica sapienza è quella della croce, che per i Giudei è bestemmia e per i pagani è pazzia (cfr. 1Cor 1,23). Paolo scoprì che, predicando Cristo crocifisso, il Vangelo smette di essere una parola perbene e diventa una forza di liberazione, specialmente vedendo l'entusiasmo dei cristiani di Corinto. Dopo una sosta di un anno e mezzo a Corinto, ritornarono ad Antiochia.
Nel 53 o 54, iniziò il terzo grande viaggio di Paolo. Si diresse prima ad Efeso, fermandosi tre anni, dove la sua predicazione portò a una diminuzione del culto alla dea Artemide, provocando una sommossa popolare. Da Efeso fu di nuovo in Macedonia e per tre mesi a Corinto. Sfuggendo a un agguato, continuò il viaggio per terra, accompagnato per un tratto da Luca, visitando le comunità cristiane dell’Asia Minore. Sentiva di non poterle più rivedere, presentendo di non poterle più rivedere. L’ultima tappa fu Cesarea dove il profeta Agabo gli predisse l’arresto e la prigione. Da lì arrivò a Gerusalemme verso la fine di maggio del 58, portando le offerte raccolte nel suo ultimo viaggio.
Gli Avvenimenti Giudiziari e il Viaggio a Roma
A Gerusalemme, Paolo trovò un’atmosfera tesa a causa della questione dell’ammissione incondizionata dei pagani convertiti al cristianesimo. Fu accusato di aver introdotto nel tempio un cristiano non giudeo, Trogiuno, profanandolo. Ciò provocò la reazione della folla e solo l’intervento del tribuno Claudio Lisia lo salvò dal linciaggio. Essendo cittadino romano, protestò contro la flagellazione illegittima. Condotto davanti al Sinedrio, Paolo abilmente suscitò una contrapposizione tra Sadducei e Farisei, cosicché Lisia lo riportò in carcere e il giorno dopo lo mandò sotto scorta a Cesarea, dal procuratore Antonio Felice. Quest'ultimo, pur trattandolo con una prigionia lieve, lo trattenne per due anni, sperando in un riscatto.
Solo il suo successore Porcio Festo, nel 60, istruì un processo contro di lui a Gerusalemme. Ma Paolo si oppose e, come "civis romanus", si appellò all’imperatore. Fu consegnato al centurione Giulio per essere trasferito a Roma, accompagnato da Luca e Aristarco. Il viaggio fu interrotto a Malta a causa di un naufragio. Dopo tre mesi di sosta, proseguì a tappe successive fino ad arrivare nel 61 a Roma. Qui gli fu concesso di alloggiare in una camera affittata, in una sorta di libertà vigilata, in attesa di un processo che non si fece mai per il mancato arrivo degli accusatori dalla Palestina. Terminato il racconto degli Atti degli Apostoli, le fasi finali della sua vita, possono essere ricostruite da alcuni accenni delle sue lettere. Probabilmente fu liberato, perché nel 64 Paolo non era a Roma durante la persecuzione.
Il Frutto del Suo Cammino: La Chiesa e il Martirio
Paolo scopre i fratelli, la comunità, la missione. Non si potrebbe nemmeno immaginare senza Chiesa, sia all’inizio del cammino, quando incontra Anania, sia dopo, quando incontra gli Apostoli, le colonne della Chiesa. Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, è il più grande missionario di tutti i tempi, l'avvocato dei pagani, l'apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro fece risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro. La cronologia tradizionale colloca il secondo arresto e martirio a Roma tra il 64 e il 68. Pietro, come dice la tradizione, fu crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano, mentre Paolo fu trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo. Con la sua parola e i suoi scritti, Paolo operò la prima e fondamentale inculturazione del Vangelo nella storia.
Cronologia della Vita di Paolo
La cronologia della vita dell'apostolo Paolo è quella meglio conosciuta tra i personaggi del Nuovo Testamento, sia negli Atti degli Apostoli sia nelle Lettere è possibile cogliere i diversi dati autobiografici. Occorre però precisare che una certa sicurezza si ottiene più a livello di cronologia relativa che assoluta.
Cronologia Tradizionale
- Conversione: 34-35 d.C.
- Primo viaggio missionario (Pisidia e Licaonia): 45-49 d.C. (inclusi gli eventi di Atti 14)
- Concilio di Gerusalemme: 48-49 d.C.
- Secondo viaggio missionario (Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto): 50-52 d.C.
- Terzo viaggio (Efeso, Macedonia, Corinto, Mileto): 53-57/58 d.C.
- Arresto a Gerusalemme e biennio di prigionia: 57-59 o 58-60 d.C.
- Arrivo a Roma e conseguente biennio di prigionia: 60-61 d.C.
- Viaggio in Spagna e ritorno nell'area del Mar Egeo; secondo arresto e martirio a Roma: tra il 64 e il 68 d.C.
Secondo questa cronologia, le tredici lettere si scaglionerebbero tra il 51 e il 67 d.C.
Proposta Cronologica di G. Lüdemann
Tra le molte e discordanti proposte, quella di G. Lüdemann, che si fonda su Gal 1,6-2,14 e sul criterio delle collette per i poveri di Gerusalemme, offre una ricostruzione alternativa:
- Conversione: 33 d.C.
- Prima visita a Gerusalemme («videre Petrum», Gal 1,18): 36 d.C.
- Viaggio con Barnaba in Siria-Cilicia (e Galazia del Sud: Atti 13-14), più il viaggio missionario autonomo a Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto: fra il 37 e il 41 d.C.
- Seconda visita a Gerusalemme per il concilio: 50 d.C.
- A Efeso: 51 d.C.
- "Visita intermedia" a Corinto (e incontro con Gallione): 52 d.C.
- Efeso - Macedonia - Corinto: 53-55 d.C.
- Terza visita a Gerusalemme per portare le collette: 55 d.C. (in quest'anno avviene il cambio del procuratore).
- Arrivo a Roma e prigionia biennale: fino al 58 d.C.
Secondo questa cronologia, le lettere (solo sette autentiche) si pongono tra il 41 e il 58 d.C. Tra il 58 e il 67 d.C. si collocherebbe il viaggio di Paolo in Spagna e un nuovo viaggio in Oriente, come documentato dalle lettere pastorali. Secondo l'opinione tradizionale, questi ultimi viaggi si collocherebbero tra il 63 e il 67 d.C.