La Stampa della Prima Bibbia Ebraica in Italia e il Dialogo Interreligioso

Solo un italiano su 100 mila è a conoscenza di un fatto storico di grande importanza: la prima bibbia ebraica fu stampata in Italia, precisamente a Reggio Calabria nel 1475. Questo preziosissimo volume fu realizzato dal tipografo di Avrhaham ben Garton e attualmente si trova custodito nella Biblioteca Palatina di Parma. Questa rivelazione emerge da un sondaggio online diffuso dal portale "Spot and Web" in vista dell'evento "Il cuore calabro dell'ebraismo".

illustrazione della prima bibbia ebraica stampata a Reggio Calabria nel 1475

L'Ebraismo in Calabria: radici storiche e luoghi d'interesse

L'evento "Il cuore calabro dell'ebraismo", in programma a Santa Maria del Cedro in occasione della ricorrenza di "Sukkòth" (Festa delle capanne) con la presenza di rappresentanti della comunità ebraica e numerosi rabbini, sottolinea il profondo legame tra la regione e la storia ebraica. Sono numerose e diffuse nella regione le destinazioni d'interesse ebraico, come i resti della sinagoga di Bova Marina e la presenza di un'antica giudecca a Nicotera, testimonianze di una storica e significativa presenza ebraica in Calabria.

La Giornata del Dialogo Ebraico-Cattolico e la Crisi Attuale

Il 17 gennaio segna il 36° anniversario della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Istituita nel 1989, questa giornata è diventata un punto di riferimento cruciale per il confronto tra il mondo ebraico e le diverse confessioni cristiane, andando oltre il solo ambito cattolico. Per decenni, è stata un'opportunità fondamentale per discutere questioni teologiche, affrontare e superare pregiudizi.

rappresentazione del dialogo interreligioso tra ebrei e cattolici

Tuttavia, il contesto attuale è profondamente mutato, come evidenziato dalla nota dell'Assemblea Rabbinica Italiana (Ari). L'Ari sottolinea che il dialogo con il mondo cattolico sta attraversando un momento di «crisi profonda». Questa crisi è strettamente collegata all'interpretazione data dai vertici della Chiesa agli eventi del 7 ottobre e alla guerra a Gaza, in particolare in relazione alle reiterate accuse del Papa nei confronti di Israele per la gestione del conflitto contro Hamas.

Le Preoccupazioni dell'Assemblea Rabbinica Italiana

Secondo l'Assemblea Rabbinica Italiana, è mancata un'empatia paragonabile verso la popolazione israeliana. L'Ari ricorda la terribile strage del 7 ottobre, il rapimento di ostaggi tenuti in condizioni atroci da Hamas, e il lancio continuo di missili (circa 40.000 missili e droni complessivamente) sulla popolazione civile israeliana, che hanno causato distruzione e stragi, portando all'evacuazione sia del Sud che del Nord di Israele.

Al contrario, l'Ari lamenta una partecipazione di voci cattoliche, incluso il Papa, in quello che viene percepito come un processo di demonizzazione di Israele. Le accuse includono quelle di genocidio, di ogni sorta di crimine, di uccidere deliberatamente bambini e di affamare la popolazione civile. L'Assemblea Rabbinica Italiana sostiene che queste accuse sono state formulate senza tenere conto di dati che smentiscono tale ricostruzione e senza evidenziare le terribili responsabilità di Hamas, accusato di utilizzare i civili come scudi umani.

D.lgs. 297 - 16 Aprile 1994

Viene richiamato l'«insegnamento del disprezzo», a cui faceva riferimento Jules Isaac, considerato il punto di partenza del dialogo ebraico-cattolico, una pratica diffusa per buona parte della storia del cattolicesimo. Nonostante queste critiche, l'Ari afferma: «Noi non crediamo che la Chiesa cattolica sia antisemita, né che i vertici di questa importantissima istituzione siano antisemiti». Viene citato l'intellettuale russo Pinsker di fine '800, secondo cui l'antisemitismo è una patologia ereditaria.

Riflessioni sul Dialogo e sulla Responsabilità

Nel contesto di queste difficoltà, emerge una riflessione sulla complessità del dialogo interreligioso. Nonostante le sfide, si ritiene che decenni di dialogo non siano inutili, ma certamente più complicati, anche perché esistono cattolici che rifiutano le parole di Francesco per ragioni politiche e non religiose.

Viene proposto un parallelismo riguardo alle azioni nel conflitto israelo-palestinese: si ritiene che Benjamin Netanyahu abbia causato un danno grave e ingiusto ai palestinesi rifiutandosi di applicare gli accordi di Oslo (del 1993) e il Memorandum di Wye River (firmato nel 1998 davanti al presidente Clinton), promuovendo una politica tacitamente violenta di occupazioni sistematiche. Tuttavia, ciò non giustifica in alcun modo l'attacco criminale di Hamas. Allo stesso modo, il brutale attacco di Hamas non può in alcun modo giustificare una reazione sproporzionata e terroristica di Israele.

Con le parole di Paolo di Tarso, si sottolinea che «non è nemmeno possibile pensare che Dio abbia rifiutato il suo popolo: sue sono le promesse e Dio non si pente dei suoi doni». Il problema, dunque, non risiede nell'appartenenza religiosa o nazionale, ma nell'essere «secondo il cuore di Dio» (1Sam 13, 14) o contrari a quel cuore. In questa prospettiva, Netanyahu viene paragonato a Geroboamo II che «fece ciò che il Signore rimprovera, ripetendo i peccati del suo popolo», e che rese grande Israele solo per un certo periodo. La storia ammonisce: «Il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e i suoi veggenti, aveva ordinato a Israele e Giuda: convertitevi dalle vostre vie malvagie… ma essi non ascoltarono». Ogni bambino palestinese che muore senza responsabilità nell'attentato di Hamas, e sono già diverse migliaia, è descritto come «una lacrima che cade dagli occhi di Dio attraverso il pianto delle loro madri».

Si conclude questa riflessione con una sincera richiesta di perdono per il peccato dell'antigiudaismo della Chiesa, a lungo erroneamente definito antisemitismo. L'auspicio è di costruire un mondo «secondo il cuore di Dio», poiché esiste un elemento unificante ben più forte delle differenze di luogo o di visione del mondo.

Prospettive e Sfide per l'Ebraismo Italiano

L'apprezzamento per la presa di posizione del Cardinale Zuppi riguardo a un vergognoso episodio avvenuto a Bologna e la sua ferma condanna di ogni forma di antisemitismo rappresenta un punto di luce in questo complesso panorama.

L'ebraismo italiano si trova in un momento di svolta. La situazione delle comunità è, in alcuni casi, estremamente preoccupante e in altri profondamente contraddittoria. Si avverte la necessità di un impegno maggiore rispetto al passato, attraverso un'opera costruttiva di autocritica e un tentativo di intervento.

Un elemento cruciale per il futuro è la centralità dell'educazione ebraica. Le scuole e i talmudè Torà non sono solo elementi fondamentali di ogni comunità, ma anche punti di aggregazione da cui possono svilupparsi altre attività. In questo nuovo inizio di mandato, si ritiene doveroso porre l'accento sul problema drammatico dell'assimilazione, una delle sfide più significative per l'identità e la continuità dell'ebraismo in Italia.

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