Le basiliche paleocristiane rappresentano un momento cruciale nell'evoluzione dell'architettura religiosa, fungendo da ponte tra le forme classiche romane e le future espressioni del Cristianesimo. La loro "assonometria" - ovvero la loro configurazione spaziale e strutturale - è un aspetto fondamentale per comprenderne la funzione liturgica e simbolica. Queste grandiose strutture, spesso edificate sui luoghi di martirio o di sepoltura di santi, dovevano conciliare esigenze di culto con le sfide tecniche e topografiche dell'epoca.
Origini e Contesto: Le Fondazioni Costantiniane
L'edificazione delle prime grandi basiliche cristiane è strettamente legata all'Imperatore Costantino, che, con l'Editto di Milano del 313, diede libertà di culto ai cristiani. Secondo il "Liber Pontificalis", molte costruzioni furono iniziate in un lasso di tempo tra il 313 e il 319, tra cui la Basilica Apostolorum, la Basilica di San Lorenzo, e la Basilica di San Pietro in Vaticano, detta anche basilica di Costantino. Quest'ultima era posta a Roma, nell'area ora occupata dalla nuova basilica vaticana. Il nome di "Basilica di S. Pietro Antica" viene usato fin dalla costruzione dell'odierna basilica per distinguere le due.
Secondo il "Liber Pontificalis" la prima basilica venne edificata dall'Imperatore Costantino, nel luogo ove sorgeva la Tomba di San Pietro, martirizzato a Roma tra il 64 ed il 67 e oggi sepolto nella Necropoli Vaticana. La cronologia esatta della costruzione della basilica comunque non è conosciuta, anche se il Liber Pontificalis la indica edificata da Costantino durante il pontificato di papa Silvestro I (314-335), ma forse anche dopo la morte del papa e dell'imperatore (337).

Per la sua costruzione, il cui scopo era la celebrazione del sepolcro di San Pietro e per le funzioni liturgiche, fu purtroppo distrutta gran parte della necropoli vaticana che sorgeva lungo il pendio del colle, nonché l'antica via Cornelia. La collina vaticana fu tagliata soprattutto nella zona nord, per livellare il terreno e creare il pianoro su cui fu edificata la Basilica Costantiniana. Costantino aveva fatto spianare quasi tutti i mausolei della necropoli, interrata con materiale di riporto e livellare l'intera zona creando un pianoro detto platea Sancti Petri. La distruzione di un'area cimiteriale, contraria alla religione nonché alle leggi romane, non fu difficile per un imperatore che oramai riuniva in sé il potere religioso e quello politico.
L'atto di spianare un'area cimiteriale ancora in uso, inaudito sotto il profilo sia religioso che giuridico, fu anche molto costosa, ma giustificata dalla grande importanza della sepoltura dell'apostolo, che mai tuttavia si è potuto dimostrare autentica. Il livellamento della Collina Vaticana avvenne sulla riva occidentale del fiume Tevere, al di fuori dei confini della città antica, così l'abside con l'altare erano situati nella zona ovest in modo che la facciata della basilica potesse fronteggiare il pellegrino o fedele partendo dal lato orientale di Roma.
Sono stati rinvenuti, ed in parte resi visitabili, numerosi mausolei del II e III secolo. Scavi archeologici hanno indagato la necropoli emersa dal circo di Nerone, ai piedi del colle Vaticano, fatta interrare da Costantino sotto la basilica. Sulla sinistra dell'antica strada Cornelia era il circo iniziato da Caligola e terminato da Nerone, a destra una fila di tombe costruite contro le sporgenze di argilla del Vaticano.
Elementi Architettonici Fondamentali della Basilica Paleocristiana
Le basiliche paleocristiane presentano uno schema architettonico distintivo, spesso a pianta longitudinale o basilicale. Questo schema si articola in diverse componenti chiave:
- Navate: Tipicamente tre o cinque, divise da colonnati. La navata centrale era solitamente più alta e larga delle laterali.
- Transetto: Un corpo trasversale che si innestava sulla navata centrale, formando una "croce latina" quando sporgente, o inserito nel corpo della basilica in altri schemi. Abbiamo, in base a come è inserito il transetto, vari tipi di pianta della basilica paleocristiana, come la croce greca, la croce latina o schema longitudinale, la croce commissa, la croce decussata o di Sant'Andrea.
- Abside: Una semicircolare o poligonale nicchia al termine della navata centrale o del transetto, dove era collocato l'altare.
- Quadriportico o Atrio: Un cortile porticato che precedeva la facciata della basilica, spesso usato dai catecumeni.
- Copertura a Capriate: Il tetto, soprattutto nella navata centrale, era spesso realizzato con capriate lignee a vista. Nella capriata, i due elementi obliqui sono i puntoni, l'elemento orizzontale è la catena e quello centrale verticale è il monaco o ometto.
- Cleristorio: La parte elevata della navata maggiore, dotata di finestre, per l'illuminazione interna.
La Basilica di San Pietro in Vaticano (Antica): Un Dettaglio Architettonico
L'antica basilica di San Pietro era preceduta da avancorpi monumentali; all’interno si accedeva da un piazzale con gradinata, era a cinque navate e misurava m 87 x 64. La navata centrale era più alta e larga, coperta da capriate. Le navate erano 5 e divise da 3 colonnati di 22 colonne ciascuna, coperte da architravi nella navata centrale e da archi in quelle laterali. Le colonne sono state raccolte da tutto il mondo. Quasi tutte le antiche cave sono rappresentate nella collezione, per non parlare di stili ed epoche. Non si riusciva a trovare due capitelli o due basi uguali. Anche gli architravi ed i fregi differivano da un intercolumnio ad un altro, e alcuni di loro sono stati incisi i nomi e le lodi di Tito, Traiano, Gallieno, e altri.
La chiesa aveva un'unica abside con un transetto stretto e sporgente, nel cui centro, collegato alle navate attraverso trifore separate da colonne, era localizzata la Tomba di Pietro con un'edicoletta pagana del II secolo. Sopra troneggiava un baldacchino, sorretto da quattro colonne tortili in marmo pario con decorazione di putti vendemmianti, evidentemente anche queste pagane e riciclate. Il pavimento della Basilica di Costantino era in lastre di marmo bordate da porfido e da serpentino. La chiesa era in grado di ospitare da 3.000 a 4.000 fedeli alla volta.

Le Porte della Basilica
La chiesa aveva cinque porte, di nome rispettivamente (da sinistra a destra): la Porta iudicii, Ravenniana, Argentea o Regia maior, Romana, e Guidonea. La prima è stata chiamata la "Porta giudizio", perché i funerali entravano o uscivano attraverso di essa. Il nome "Ravenniana" sembra aver avuto origine nella caserma di fanteria marina della flotta di Ravenna, oppure dal nome di "Civitas Ravenniana" dato a Trastevere nell'epoca della decadenza. Era riservata per l'uso degli uomini, come la quarta o Romana era per le donne, e la quinta, Guidonea, per i turisti ed i pellegrini. L'ingresso principale, chiamato "Regio", o "Porta d'Argento", veniva aperto solo nelle grandi occasioni. Il suo nome deriva dagli ornamenti d'argento apposti sul bronzo da Onorio I (626-636 d.C.), in commemorazione della riunione della chiesa dell'Istria con la Sede di Roma. C'erano figure di San Pietro sulla sinistra e San Paolo a destra, circondate da pietre preziose. Essi furono preda dei Saraceni nell'845. Leone IV fece restaurare la porta inserendovi degli anelli d'argento.
L'Atrio e la Facciata
La basilica era preceduta da avancorpi monumentali. L'esterno aveva un atrio chiamato "Paradiso", ed era un cortile a forma di quadriportico con nel centro un ninfeo, con una fontana a forma di pigna di bronzo, oggi conservata nel cortile della Pigna dei Musei Vaticani. L'area interna del quadriportico era originariamente un giardino (da cui forse la denominazione Paradisus) con all'interno una fontana per abluzioni purificatrici. Novantadue colonne sostenevano un tetto aperto a capriate. Il monumento più importante dell'atrio, dopo la fontana, era la tomba dell'imperatore Ottone II († 983), o quello che si credeva essere la sua tomba, che alcuni scrittori contemporanei attribuiscono a Cencio, prefetto di Roma, morto nel 1077. Questo monumento storico è stato demolito da Carlo Maderno nella notte del 20 ottobre 1610.
La luce filtrava attraverso le numerose finestre che si aprivano nella parte elevata della navata maggiore, o cleristorio. La copertura era in capriate lignee. La facciata presentava finestroni ad arco su due ordini, con un piccolo rosone, e la parte corrispondente alla navata centrale era decorata con mosaici del V secolo. La facciata aveva spioventi digradanti unici, che coprivano tutte le navate. Sul transetto si apriva l'abside e in fondo ai bracci si trovavano due nicchie rettangolari che sporgevano esternamente oltre il profilo delle navate. Le navatelle terminavano invece con trifore colonnate, simili a quelle che si aprivano nelle nicchie laterali del transetto.
Decorazioni Interne: Mosaici e Sculture
Un altro spettacolo doveva aver colpito il pellegrino come ha varcato la soglia, quello dell'"arco di trionfo", tra la navata e il transetto, scintillante di mosaici dorati. I mosaici rappresentano l'imperatore Costantino che viene presentato da San Pietro al Salvatore, al quale stava offrendo un modello della basilica. Nell'abside si trovava anche, dove si troverebbe di solito l'altare, la memoria dell'Apostolo, che altro non era che l'edicoletta del II secolo detta anche "trofeo".
La statua bronzea di San Pietro, posta contro la parete destra della navata, vicino al santo, è un'altra opera d'arte che merita attenzione, perché la sua origine, età e stile sono ancora materia di controversia. La statua è stata presentata come un ritratto di S. Pietro. La grande difficoltà consiste nello stabilire la sua età. Questa non è il Giove Capitolino trasformato in apostolo, né fu fatta con il bronzo di quella figura, né ha mai tenuto il fulmine al posto delle chiavi del cielo.
La cattedra di San Pietro è menzionata da Ottato Milevitanus, Ennodio di Pavia, e da autori più recenti, d'aver cambiato posto molte volte, fino a quando Alessandro VII, con l'aiuto di Bernini e Paolo Schor, collocò una cassa di bronzo dorato, alla fine dell'abside. Il quadro e alcuni pannelli della reliquia possono eventualmente risalire a tempi apostolici, ma fu evidentemente restaurato dopo la pace della Chiesa.

Varietà Regionali e Schemi Architettonici
Oltre alle grandi fondazioni romane, l'architettura paleocristiana si sviluppò con peculiarità regionali e schemi diversi, mantenendo però le funzioni basilicali.
La Basilica di San Giovanni Evangelista a Ravenna
La Basilica di San Giovanni Evangelista, la più antica fra gli edifici di culto di Ravenna, venne edificata, per volere di Galla Placidia, nel 424, come ex voto per uno scampato pericolo. Di pianta longitudinale a tre navate ed abside poligonale all'esterno e semicircolare all'interno, è preceduta da un quadriportico che nel 1316 fu arricchito di un prezioso portale marmoreo e della cappella trecentesca con affreschi attribuiti alla scuola giottesca. Nel IX-X secolo venne aggiunto il campanile e nuove decorazioni pavimentali musive, mentre nel XIII secolo e nel successivo fu arricchita con un raro soffitto ligneo a capriate che sormonta la navata centrale. Tra il XVII e il XIX si sono susseguiti diversi interventi di risistemazione sia dell'interno che dell'esterno dell'edificio di culto.
Nel 1921, in occasione del VI centenario della morte di Dante, la Regia Soprintendenza dei Monumenti di Ravenna si impegnò in importanti lavori di restauro che ebbero come principale finalità quella di riportare gli spazi interni ed esterni alle linee architettoniche originali; furono demoliti tutti gli edifici addossati alle pareti esterne e rimossi i rivestimenti, le strutture interne e le manomissioni apparse nel corso del tempo. Nel corso del Ventesimo secolo, numerosi furono gli interventi, oltre a quelli già citati, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, quando, nel novembre del 1944 la facciata, gran parte dell'abside, circa un quarto dell'edificio e parte del campanile, andarono completamente perduti.

Il Complesso Paleocristiano di Grado
Nel cuore dell’antico castrum di Grado si trova un importantissimo complesso paleocristiano costituito da due basiliche e un battistero ancora integri: la Basilica di Sant’Eufemia con il suo fonte battesimale e la Basilica di Santa Maria delle Grazie. La struttura muraria era in opera laterizia e listata.
La Basilica di Sant'Eufemia
La basilica venne costruita quando gli aquileiesi si rifugiarono a Grado in seguito all’invasione dei Longobardi. Fu il vescovo Elia a promuoverne la costruzione (571-576) su una pre-esistente basilica. Egli decise di dedicarla alla martire di Calcedonia, Sant’Eufemia. La facciata è a salienti e nella parte superiore sono presenti tre grandi finestre. Un tempo era preceduta da un nartece, di cui si notano ancora i segni, che faceva parte di un quadriportico, distrutto quando venne innalzato il campanile nel 1455, anch’esso costruito in mattoni come la basilica.
L’interno è diviso in tre navate da due file di colonne con soffitto a capriate. L’abside all’interno è semicircolare mentre all’esterno è poligonale. Le colonne sono decorate con capitelli di riporto. Predomina però il tipo di capitello noto come “teodosiano”, che si riconosce dalle grandi foglie d’acanto dentellate. I mosaici che rivestono il pavimento, a differenza di quelli aquileiesi, sono in prevalenza geometrici; il legame con il mondo classico è scomparso e dominano raffinati motivi ad intreccio che alludono anche a significati simbolici. Sono presenti raffigurazioni degli offerenti e iscrizioni riguardanti le loro donazioni; nella navata centrale è presente un motivo molto celebre che riproduce le onde marine, intercalato dalle iscrizioni. Attraverso una piccola apertura quadrata collocata sul pavimento, si possono osservare i resti della basilica più antica del IV secolo. Il presbiterio è recintato con plutei che risalgono all’epoca del vescovo Elia.
Da qui si possono ammirare l’affresco del catino absidale che rappresenta Cristo in una mandorla circondato dai simboli degli Evangelisti, dalla Madonna, da San Giovanni Battista e dai Santi Ermacora e Fortunato, e la Pala d’argento dorato realizzata da un artista ignoto. Essa fu donata dal nobile veneziano Donato Mazzalorsa nel 1372. Nel registro superiore sono raffigurati l’Annunciazione, Il Cristo e i simboli degli Evangelisti; in quello centrale Cristo in trono e San Marco che celebra la Messa; nella fascia inferiore è riportata una serie di archetti con figure di Santi. Infine per la sua bellezza non passa assolutamente inosservato il pulpito (o ambone esagonale), risalente alla metà del XIII secolo. Esso è sorretto da sei antiche colonne romane abbellite da capitelli medievali fogliati che sostengono le lastre del parapetto a lobi, su cui sono scolpiti in modo molto semplice e stilizzato i simboli degli Evangelisti. Il parapetto è sormontato da una cupola che ricorda lo stile moresco caratterizzato dall’utilizzo degli archi inflessi.

La Basilica di Santa Maria delle Grazie
Anche questa basilica presenta una facciata a salienti, scandita da quattro lesene e abbellita nella parte alta da una trifora. Molto probabilmente era preceduta da un atrio. La basilica posa però sui resti di una precedente costruzione paleocristiana, come si evince dai mosaici pavimentali ancora visibili nel livello inferiore della navata destra e del presbiterio. Essi sono caratterizzati da motivi geometrici e, come nella basilica di Sant’Eufemia, dai nomi degli offerenti. Fu edificata nel V secolo e riedificata nel VI per volontà del patriarca Elia. L’interno è suddiviso in tre navate da colonne ricavate da vari marmi. A differenza della basilica di Sant’Eufemia, la navata centrale è molto alta rispetto alle due piccole navate laterali. In comune con la basilica di Sant’Eufemia ha la scansione interna in lesene e lo stile del pavimento musivo e alcuni capitelli “teodosiani”. Da segnalare è un capitello a imposta bizantino con la caratteristica forma a piramide tronca smussata e rovesciata. Esso collega la colonna con l’archivolto. Le decorazioni sono state intagliate con il trapano in modo così fine da far sembrare la superficie di marmo simile ad una lavorazione a merletto. Tra il presbiterio e le navate si possono osservare le lastre di recinzione decorate con colombe ed altri soggetti simbolici appartenenti all’iconografia cristiana.

Il Battistero di Grado
Il battistero di Grado è un monumento paleocristiano, risalente al VI secolo, che sorge nel centro storico della città a fianco della basilica di Sant'Eufemia. L'esterno del battistero è in cotto ed è dotato di otto alte finestre, una per lato, sotto le quali forse era presente un portico. L'attuale entrata, rivolta ad occidente, venne realizzata recentemente, mentre l'antica porta, orientata a nord-ovest, fu murata in passato. La vasca battesimale ha forma esagonale, in contrasto con l'impianto ottagonale della costruzione che misura dodici metri di diametro, la stessa misura che ha l’altezza.

Schemi a Pianta Centrale: Mausolei e Battisteri
Accanto alle basiliche longitudinali, l'architettura paleocristiana vide anche lo sviluppo di edifici a pianta centrale, spesso destinati a mausolei o battisteri, evidenti nella loro "assonometria" circolare o poligonale. È il caso, ad esempio, del Mausoleo di Santa Costanza. Al centro uno spazio molto illuminato dall’alto, mentre tutto lo spazio del deambulatorio è poco illuminato. È evidente la parentela con l’architettura romana nella forma della pianta. Lo schema del mausoleo di Costanza si ripete spesso, con delle variazioni, ad esempio nel Battistero Lateranense, oppure in Santo Stefano Rotondo. La Basilica di San Lorenzo è un grandioso edificio che risale al IV secolo e si trova a Milano. Mantiene però una struttura originaria che tuttora può essere letta. È un edificio a schema centrale, a pianta poligonale con un grande nartece in cui lateralmente abbiamo una forma tondeggiante.

Ricostruzione 3D della basilica paleocristiana
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