Il tema dell'Incoronazione della Vergine Maria è uno dei soggetti mariani più amati e rappresentati dagli artisti medievali e non solo, testimoniando la profonda devozione e la complessa teologia sviluppata attorno alla figura della Madre di Dio. Questa iconografia, ricca di simbolismi e significati, chiude il racconto della vita di Maria, trasferendola in una dimensione ultraterrena e riconoscendone l'altissima dignità celeste.

L'Origine e l'Evoluzione del Soggetto
L'iconografia dell'Incoronazione della Vergine ha le sue radici nell'Europa settentrionale, parallelamente alla nascita dell'arte gotica, arricchendo soprattutto la decorazione dei portali delle cattedrali. Questo tema è stato particolarmente diffuso tra i secoli XIII e XV, sebbene si possano trovare esempi anche in periodi successivi.
A partire dal Mille, l'elezione speciale di Maria venne descritta con la metafora della regalità, molto cara al Medioevo europeo, affascinato dal parallelismo tra l'ordine terreno e quello celeste. Non è un caso che, nel timpano del portale centrale della cattedrale di Reims - la chiesa in cui per antica tradizione veniva celebrata la consacrazione dei re di Francia - si trovi l'incoronazione di Maria, quasi a legittimare il carattere sacrale attribuito al monarca.
Anche in libere repubbliche italiane come Siena e Firenze, la poesia della regalità influenzava l'iconografia mariana, come dimostrano la grande vetrata duccesca, la cuspide centrale del disegno della facciata di San Giovanni e la possibile soluzione del 1440 per il rosone di facciata. In queste e molte altre chiese cittadine del periodo, il tema dell'Incoronazione della Vergine invitava a concepire l'intero edificio come un'aula regia mariana.
La Sequenza Escatologica: Dormitio, Assunzione e Incoronazione
La fine della vita terrena di Maria, come il suo inizio, non appartiene al Vangelo, ma alla tradizione ecclesiale. Testi apocrifi d'origine cristiano-giudaica, risalenti al secondo secolo e diffusi entro il quinto-sesto secolo, descrivono il suo "addormentarsi" definitivo, la Dormitio Virginis. Essi introducono l'evento con visioni e visite premonitrici da parte di angeli e di Cristo stesso. Al momento supremo, gli apostoli tornano dalle terre lontane, ricomponendo l'originale nucleo pentecostale attorno a Maria. Spesso nell'arte medievale viene raffigurato Cristo che prende tra le braccia l'anima di sua madre, presentata come una bambina, creando una sorta di "Madonna col bambino" rovesciata.
La Dormizione, tuttavia, non veniva solitamente raffigurata senza un'indicazione di ciò che segue. I due eventi che chiudono il racconto della vita di Maria, o meglio, la trasferiscono in un'altra dimensione, sono l'Assunzione e l'Incoronazione. Questi rappresentano due fasi di un unico processo di elevazione, equivalente nella vicenda della madre alla risurrezione del Figlio seguita dalla sua ascensione alla destra del Padre.
L'Assunzione di Maria: Fede e Iconografia
L'evento fondamentale è l'Assunzione corporea della Vergine, che, sebbene definita in termini dogmatici solo nel 1950 da Papa Pio XII con la bolla Munificentissimus Deus, fa parte del comune sentire della Chiesa sin dai primi secoli. Un racconto apocrifo descrive come "gli apostoli deposero il corpo (di Maria) nella tomba, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Poi un'improvvisa luce celeste li circondò e caddero a terra, mentre il corpo santo fu assunto in cielo dagli angeli".
Assunzione al Cielo di Maria Vergine
Nell'iconografia medievale, l'evento visionario dell'Assunzione è suggerito dal clipeus, un cerchio simboleggiante il cielo, comune già nell'arte romana per le apoteosi eroiche. Più tardi, il cerchio si evolve in una raggiera o fulgore luminoso, associando Maria al regno di luce divino. La normale posa di Maria mentre viene assunta, con le mani alzate verso il cielo, allude alla preghiera.
L'Assunzione corporea di Maria assumeva particolare importanza nel contesto eucaristico. Il corpo di Cristo realmente presente nel sacramento diventava la chiave di lettura dell'immagine sull'altare, invitando i fedeli a vedere colei da cui il Verbo aveva preso quel corpo elevata nel "suo" corpo dalla terra al cielo. Questo legame tra il corpo di Cristo, il corpo di Maria e il "corpo" collettivo della Chiesa è nutrito e rafforzato dalla comunione eucaristica.
Nel santuario di Saronno, ad esempio, i fedeli osservano nella cupola un cielo dipinto con al centro la figura incandescente del Padre, mentre appena sotto, sull'orlo della cupola, vedono Maria che sale con il corpo verginale e incorrotto che emette raggi analoghi.
Il Trionfo Celeste: L'Incoronazione
L'Incoronazione della Vergine rappresenta l'apice della sua glorificazione. Maria viene onorata e posta al fianco di Dio, mettendo in evidenza la sua regalità celeste. Questo tema iconografico divenne comune con l'aumento generale della devozione mariana nel primo periodo gotico, ed è uno dei soggetti più ricorrenti nei dipinti su tavola italiani del XIV secolo, spesso collocati su altari laterali nelle chiese.
Nelle prime versioni, l'ambientazione è un Paradiso immaginato come una corte terrena, popolata da santi e angeli. Nelle versioni successive, il Paradiso è più spesso raffigurato come il cielo, con i santi seduti fra le nuvole. Il soggetto attingeva anche dall'idea della Vergine come “Trono di Salomone”, ovvero il trono su cui siede il Bambino Gesù in una Madonna con Bambino, sottolineando la regalità del suo trono in base al motivo della sedes sapientiae e alla genealogia di Gesù.
Il soggetto sembra apparire per la prima volta nell'arte in Inghilterra, come nel foglio f. 102v del Benedizionale di Sant'Etelvoldo (963-984), che raffigura la morte e l'incoronazione della Vergine per la Festa dell'Assunzione.
Nell'iconografia cristiana, la corona assume significati religiosi profondi. Una Maria coronata è spesso raffigurata nell'Albero di Iesse, evidenziando la sua discendenza reale terrena dalla Casa di Davide, un aspetto di notevole importanza nel Medioevo.
La Teologia Mariana: Maria e la Chiesa
Per i secoli ancora vicini al modo patristico di leggere le Scritture, Maria, in cui il corpo materiale di Cristo aveva preso forma, era chiaramente una figura della Chiesa. Sant'Agostino afferma: "Ciò che Maria meritò nella carne, la Chiesa serbò nella mente", aggiungendo che mentre "quella partorì Uno solo, questa partorisce molti, destinati a riunirsi in uno per mezzo di Uno".
Dall'epoca patristica, Maria era più considerata come figura ecclesiologica che come donna. Agostino, commentando i passi evangelici in cui Gesù parla di chi fa la volontà del Padre come sua madre e fratelli, insiste che tale risposta non esclude né umilia la Vergine, ma al contrario la onora includendola tra i discepoli. "Conta più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo", dice il Santo. Egli riflette che "anche Maria proprio per questo è beata, perché ha ascoltato la parola di Dio e l'ha osservata. Ha custodito infatti più la verità nella sua mente, che la carne nel suo grembo."
Il Medioevo associava la Chiesa con Maria in maniera ancora più semplice, equiparando le due figure fino a renderle interscambiabili. Secondo il beato Isacco della Stella, teologo del XII secolo, "nella Scrittura divinamente ispirata, quel che è detto in generale della vergine madre Chiesa, s'intende singolarmente della vergine madre Maria, e quel che si dice in modo speciale della vergine madre Maria va riferito in generale alla vergine madre Chiesa; e quanto si dice d'una delle due può essere detta indifferentemente dell'una e dell'altra".
Opere d'Arte Notevoli
L'Incoronazione di Maria Vergine di Gentile da Fabriano
Un esempio straordinario è l'Incoronazione di Maria Vergine, uno stendardo processionale eseguito nel 1420 circa da Gentile di Niccolò, detto Gentile da Fabriano (1370 ca. - 1427). L'opera, una tempera e oro su tavola, proviene dalla Chiesa di San Francesco di Fabriano ed è conservata presso il J. Paul Getty Museum. Misura 93 cm in altezza. Nella parte superiore, lo Spirito Santo appare sotto forma di colomba.

Questo dipinto è straordinariamente ricco di motivi tessili d'oro, che si sovrappongono creando un intricato e splendido effetto luminoso. Notevoli sono anche gli effetti a rilievo ottenuti con la pastiglia in gesso: la corona di Maria, che sembra un vero, magnifico gioiello, e il fermaglio che le regge il manto. L'opera si colloca alla vigilia del soggiorno fiorentino di Gentile, documentato tra il 1420 e il 1425, in particolare nella prima metà del 1420, dato che tra agosto e ottobre dello stesso anno il pittore si trovava già a Firenze.
Il 18 ottobre 1419, i francescani di Fabriano avevano ottenuto in concessione l'oratorio di Santa Croce per intercessione di Ambrogio dè Bizochis, personaggio in vista della città, che aveva la sua cappella gentilizia proprio nella Chiesa di San Francesco. Il cugino di Ambrogio, Egidio dè Bizochis, aveva sposato la sorella di Gentile, e la loro figlia Maddalena ereditò nel 1428 tutti i beni dell'artista. Il dipinto, dopo alcuni passaggi in varie collezioni, nel 1977 è stato acquisito dal J. Paul Getty Museum.
Affreschi di Collemaggio all'Aquila
Tra gli affreschi superstiti nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila, ve n'è uno che attiene proprio alla dedicazione della chiesa a Maria Assunta. Sebbene l'attribuzione di questo affresco e di altri presenti a Collemaggio sia ancora incerta, si notano somiglianze con opere importanti come il Trittico di Beffi, il Trittico Dragonetti de Torres e vari affreschi nel monastero di San Benedetto a Subiaco.
L'affresco è composto su due registri. Nel registro inferiore sono rappresentati i dodici Apostoli attorno a un sepolcro vuoto, quello in cui avevano deposto il corpo della Vergine Maria, in un significativo parallelo con lo stupore di fronte alla tomba vuota dopo la Resurrezione di Cristo. Tra gli Apostoli, Pietro, Giovanni e Paolo sono nitidamente riconoscibili per le loro fattezze tradizionalmente in uso dagli albori dell'arte cristiana. Pietro è raffigurato con la tonsura sacerdotale, caratteristica comparsa già nel VI secolo nell'iconografia del Santo, mentre Paolo è rappresentato secondo l'iconografia tradizionale affermatasi dal V secolo. I personaggi sono caratterizzati da pose assorte e composte per quelli in primo piano, più dinamiche per quelli in secondo piano. I volti presentano lineamenti raffinati, con occhi a mandorla, e i panneggi degli abiti sono fluenti e ben armonizzati.

Nel registro superiore è raffigurata l'Incoronazione della Vergine, tema che solitamente interviene come scena conclusiva dei cicli dedicati alla Madre di Dio, a volte evidenziata in una collocazione importante, come nel mosaico realizzato da Jacopo Torriti nell'abside di Santa Maria Maggiore a Roma.
Nell'affresco di Collemaggio, Madre e Figlio sono inseriti all'interno della tradizionale vesica piscis, una forma ogivale descritta da Euclide. Qui, tuttavia, non sono seduti su un trono, come comunemente avviene nelle Incoronazioni di epoca gotica, ma su un arco che riprende i colori della mandorla. La vesica piscis dell'affresco a Collemaggio ha la particolarità di essere costruita puntando i centri delle due circonferenze sui grembi di Maria e di Gesù, un rimando al grembo della Madre che partorisce il Figlio e con Lui gli uomini redenti a nuova vita.
Simbolismo della Mandorla e dell'Arcobaleno
Un rapporto deciso sussiste tra la rappresentazione della mandorla, l'arcobaleno e i suoi svariati colori. Il simbolismo della mandorla, presente anche in culti pagani legati a divinità femminili, nel cristianesimo si riferisce alla protezione che il Figlio riceve dal Padre e alla natura divina che circonda e compenetra la natura umana di Gesù. Esplicito è il legame del frutto con la forza della regalità e la divinità. La mandorla è anche il primo albero a fiorire in primavera, nel tempo legato alla Pasqua di Resurrezione nelle aree mediterranee, assumendo così la valenza simbolica della nuova vita, della speranza e della robustezza, della sicurezza della protezione divina. È rappresentata come un guscio di luce, spesso realizzata nei colori cangianti dell'arcobaleno. In molte opere d'arte Cristo è non solo avvolto da una mandorla multicolore ma anche assiso sopra un arcobaleno.
Il rimando più ovvio è ad alcuni passi biblici, come Genesi 9, 13 (Dio disse: "Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell'alleanza tra me e la terra"), Ezechiele 1, 26-28 (descrivendo la gloria del Signore con uno splendore simile all'arcobaleno) e Apocalisse 4, 2-3 (un trono nel cielo con uno splendente come diaspro e cornalina).
Il legame di Maria con l'arcobaleno è rintracciabile anche nelle visioni di Santa Brigida, che le riceve in forma di raggi emanati dalla Vergine stessa. Maria si rivolge a Santa Brigida dicendo: «Ora io aleggio su questo mondo e intercedo continuamente davanti a mio Figlio. Sono simile all'arcobaleno che sembra scendere dalle nuvole verso la terra per toccarla con entrambi gli estremi, perché mi inchino verso gli uomini, e la mia preghiera raggiunge il bene e il male.»
La Celebrazione Liturgica
Tra le più antiche feste mariane, l’Assunzione è celebrata nel mondo cattolico e anche in quello ortodosso, sebbene in Occidente sia stato definito in modo dogmatico solo nel 1950 da Pio XII. Tuttavia, la definizione del dogma si basò sulla ricerca approfondita eseguita sia sui documenti della Chiesa delle origini, sia sulle tradizioni diffuse nel popolo cristiano.
Sulla base di queste tradizioni, già nel V secolo a Gerusalemme era stata edificata la prima basilica della Dormizione, mentre addirittura al IV secolo risale una prima chiesa, detta dell’Assunzione, nel luogo dove la tradizione individuava il sepolcro di Maria. L’identificazione di questi luoghi fu certamente legata alla diffusione di alcuni testi, una ventina, redatti in varie lingue (greco, copto, siriaco e latino) precocemente nati per rintracciare una risposta plausibile agli interrogativi che queste antiche comunità si ponevano riguardo a ciò che era accaduto alla Vergine dopo l’Ascensione.
La Chiesa cattolica romana celebra la festa dell'Incoronazione della Vergine ogni 22 agosto, in sostituzione dell'antico giorno dell'ottava dell'Assunzione di Maria, secondo una modifica introdotta da papa Paolo VI nel 1969. La festa era precedentemente celebrata il 31 maggio, alla fine del mese mariano.