Le Vicende Giudiziarie e l'Arresto di Don Edoardo Scordio a Isola Capo Rizzuto

Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto don Edoardo Scordio, già parroco di Isola Capo Rizzuto e correttore spirituale della Misericordia, hanno scosso profondamente la comunità locale e l'opinione pubblica nazionale. L'ex sacerdote è stato al centro di complesse inchieste legate alla gestione dei fondi destinati ai centri di accoglienza per migranti e a presunte ingerenze della criminalità organizzata.

L'Operazione Jonny e l'Arresto (Maggio 2017)

L'ex parroco di Isola Capo Rizzuto è stato arrestato nel maggio del 2017 nell'ambito dell'operazione Jonny. Con tale operazione, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha fatto luce su presunte ingerenze della cosca Arena nella gestione del Centro di accoglienza per migranti di Sant'Anna, all'epoca dei fatti gestito dalla Misericordia, della quale il sacerdote era uno dei dirigenti.

Sacco e don Scordio sono stati arrestati con le accuse di associazione mafiosa, truffa e malversazione il 15 maggio del 2017, un'azione che ha portato alla luce le ingerenze del clan Arena nella gestione delle attività economiche a Isola Capo Rizzuto e nel centro d'accoglienza. L'arresto di don Scordio, che lo ha portato in carcere dove è rimasto per cinque mesi prima di essere assegnato ai domiciliari, ha scioccato l'intera comunità.

Foto archivio Guardia di Finanza di Catanzaro, Operazione Jonny

Le Accuse e i Fondi del Cara di Isola Capo Rizzuto

Secondo la magistratura, in dieci anni (dal 2006 al 2015), don Edoardo Scordio avrebbe intascato 3,5 milioni di euro. Ogni anno, la parrocchia di Maria Assunta avrebbe ricevuto soldi in contanti e in assegni. Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Isola Capo Rizzuto, il più grande d'Europa, era di fatto usato dalla 'Ndrangheta come un "bancomat". I giudici hanno ritenuto l'ex parroco un uomo del clan Arena, che per anni avrebbe garantito alla cosca crotonese guadagni per milioni, lucrando anche sulla pelle dei migranti rinchiusi nel Cara di Crotone.

Grazie a don Scordio, su 103 milioni di euro di fondi UE, erogati dal 2006 al 2015 per la gestione del centro, ben 36 milioni sono finiti agli Arena. Il Cara di Crotone è diventato tristemente noto come un "lager", dove gli ospiti erano costretti a vivere in condizioni inumane. Tale situazione era una delle truffe su cui per anni si è basato il sistema ideato dal sacerdote. Nella sentenza, si legge che sarebbe stato proprio lui a proporre agli Arena di "costituire e affidare alla gestione di sodali di fiducia le imprese cui affidare l’erogazione dei servizi più remunerativi in modo tale da permettersi di accaparrarsi la quasi totalità delle risorse stanziate".

Dettagli delle Malversazioni

  • 2006: Lo Stato ha girato 1,4 milioni di euro per la gestione del centro. Di questi, Leonardo Sacco (ex governatore della Misericordia) ne ha stornati la metà per consegnarli alle aziende colluse e 57.200 euro sono stati versati a don Scordio.
  • 2007: Sono entrati 8,3 milioni di euro, Sacco ne ha sottratti 3 e ha dato alla parrocchia Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto 653mila euro.
  • 2014: Sono stati incassati 14 milioni per la gestione del Cara, di cui 4,8 milioni sono stati trattenuti illecitamente. A don Scordio è arrivata un'elargizione da 400mila euro, con motivazioni ritenute "assurde".

Secondo la magistratura, grazie a questa montagna di soldi, si sarebbe instaurata una pax mafiosa tra le cosche isolitane che si spartivano i guadagni. La 'Ndrangheta, grazie a Sacco, sarebbe riuscita a mettere le mani sui fondi governativi non solo per la gestione del Cara calabrese e di due SPRAR aperti nella medesima zona, ma anche per quella dei centri di Lampedusa. Un affare stimato in 30 milioni di euro, riguardante cibi, operatori, lavanderie industriali e altri servizi.

Nell’ Operazione Jonny il presidio catanzarese degli Arena

I Rapporti con la 'Ndrangheta e le Controverse Dichiarazioni

Edoardo Scordio, 70 anni all'epoca degli eventi, ha richiamato alla mente un altro sacerdote incline a mescolare fede e denaro: il sacerdote frusinate Evaldo Biasini, ribattezzato "don Bancomat" per i suoi affari con la cricca dei grandi appalti, dei quali custodiva pure la cassaforte.

Sui rapporti di vecchia data tra don Scordio e Leonardo Sacco, c'è chi sostiene che andassero al di là degli affari. Secondo Giuseppe Giglio, un collaboratore di giustizia le cui rivelazioni hanno permesso agli inquirenti di sollevare il coperchio del Cara di Crotone, negli ambienti mafiosi si dice che Sacco "sia effettivamente il figlio naturale del parroco di Isola".

È stato anche al vaglio dei magistrati la verifica di una circostanza, emersa durante un'intercettazione ambientale captata il 17 giugno 2016, in cui Antonio Poerio, imprenditore arrestato, lo ha definito "del tutto incapace di gestire il denaro", che sprecherebbe in "acquisti futili". Non solo: don Scordio, durante le feste padronali, "pretenderebbe addirittura 200 euro per ogni fedele".

I Processi Giudiziari: Primo Grado, Appello e Cassazione

Al processo, don Scordio ha ripetuto spesso ai giudici: "Io la mafia l'ho sempre combattuta". Tuttavia, al termine del giudizio di primo grado, il Tribunale di Crotone, nel 2020, gli ha inflitto 14 anni di reclusione per associazione mafiosa e malversazione ai danni dello Stato, ritenendolo il punto di riferimento in seno alla cosca Arena.

In appello, don Scordio è stato condannato a otto anni e otto mesi di reclusione per associazione mafiosa, mentre l'accusa di malversazione, che avrebbe riguardato la distrazione di fondi statali a favore della cosca Arena, era già stata esclusa dai giudici della Corte d'Appello di Catanzaro, sebbene la procura generale avesse fatto ricorso.

La Corte di Cassazione ha successivamente annullato la sentenza di condanna per associazione mafiosa nei confronti di don Edoardo Scordio, disponendo che nei suoi confronti debba essere celebrato un nuovo processo davanti a una diversa sezione di corte d'appello per questa imputazione. Ha invece annullato senza rinvio il reato di malversazione. Questa decisione degli "ermellini" potrebbe avere ripercussioni a catena sugli altri imputati coinvolti nella vicenda, in quanto l'ex parroco era ritenuto partecipante della cosca Arena nella veste di organizzatore e promotore dell'accordo per distrarre i fondi provenienti dalla gestione del centro di accoglienza a favore del clan.

Le motivazioni della decisione della Cassazione non sono ancora note, ma la difesa, impostata dagli avvocati Armando Veneto e Tiziano Saporito, aveva puntato sull'inattendibilità dei collaboratori di giustizia nelle dichiarazioni accusatorie su don Scordio e sull'assenza di legami tra il parroco e la cosca.

Schema cronologico delle tappe giudiziarie di don Edoardo Scordio

Le Misure Cautelari e i Domiciliari

Don Scordio, 76 anni, dal 2017 è stato sottoposto ai domiciliari presso un convento rosminiano nel nord Italia. Il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta del collegio difensivo dell'ex parroco di Isola Capo Rizzuto (composto dagli avvocati Tiziano Saporito, Mario Saporito e Armando Veneto), sostenendo che non sussistevano più le condizioni di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove per mantenere in carcere l'anziano parroco. Don Scordio, che si trovava nel carcere di Vibo Valentia, sconta gli arresti domiciliari nella casa religiosa dei padri rosminiani di Rovereto (Trento), che hanno dato la loro disponibilità ad accoglierlo.

Il Sequestro dei Beni e la Condanna della Corte dei Conti

Beni per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro, riconducibili a don Edoardo Scordio e a due suoi nipoti, sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Crotone, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il sequestro ha riguardato: 3 fabbricati e una villa di pregio; un autoveicolo; la partecipazione totalitaria in una società, all’epoca dei fatti attività del settore turistico-alberghiero; tutti i rapporti bancari intestati o riconducibili ai proposti e ai loro familiari. Il procedimento di prevenzione, volto alla verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, è ancora in corso.

In aggiunta alle condanne penali, la Corte dei Conti della Calabria ha condannato l'ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, e l'ex parroco don Edoardo Scordio al pagamento di quasi 35 milioni di euro a favore del Ministero dell'Interno, per il danno erariale causato dall'illecita gestione dei fondi destinati al centro d'accoglienza per migranti di Sant'Anna. I fatti contestati vanno dal 2006 al 2015. Durante quel periodo, Sacco e don Scordio avrebbero distratto ingenti risorse pubbliche in proprio favore e a favore di terzi, compresi soggetti appartenenti alle cosche locali della 'ndrangheta.

La Corte dei Conti, nonostante le decisioni della Cassazione sul fronte penale, ha ritenuto sussistenti le loro responsabilità per la gestione illecita del Cara e per gli episodi di truffa e malversazione a danno dello Stato. In via sussidiaria è stata condannata anche la Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia al pagamento di 10,4 milioni di euro e gli ex presidenti della stessa Confederazione nazionale, Gabriele Attilio Brunini e Roberto Trucci, al pagamento della somma di oltre 2 milioni di euro ciascuno in favore del Viminale. A loro la procura della Corte dei Conti contesta di aver “omesso ogni controllo sull'utilizzo delle risorse e dei servizi resi da parte del subappaltatore”, ovvero dalla Misericordia di Isola Capo Rizzuto.

Il Passato di Don Scordio e il Contesto di Isola Capo Rizzuto

Don Edoardo Scordio, sacerdote rosminiano ormai ultrasettantenne, ha guidato per quasi trent’anni la parrocchia di Isola Capo Rizzuto, una cittadina del Crotonese troppo spesso finita agli onori della cronaca nazionale per essere patria di una ‘ndrangheta sanguinaria e spietata. Contro quella 'ndrangheta aveva spesso alzato la voce negli anni Ottanta e Novanta, quando imperversava una sanguinosa guerra di mafia tra opposte fazioni, organizzando marce per la vita, presidi in piazza e assemblee. Prese di posizione nette che tanti spunti hanno dato ai cronisti per titoli e articoli forti. Per questo l'operazione Jonny, che lo ha portato in carcere, ha scioccato l'intera comunità, in quanto il sacerdote era precedentemente noto per il suo coraggio nella lotta alla criminalità organizzata.

tags: #arrestato #parroco #isola #capo #rizzuto