La costruzione della basilica di San Vitale a Ravenna è strettamente legata alla riconquista della città da parte di Giustiniano, sovrano dell'Impero Romano d'Oriente. Con la guerra gotica (535-553), Giustiniano riuscì a riprendere il controllo dell'Italia sconfiggendo gli Ostrogoti. Sotto la nuova dominazione bizantina, il culto ariano fu abolito e venne ristabilita la religione cattolica ortodossa. La basilica fu iniziata nel 526, al tempo dell'arcivescovo Ecclesio, quando Ravenna era ancora sotto il dominio dei Goti, e consacrata dal vescovo Massimiano nel 547.

Architettura della Basilica
La basilica di San Vitale rappresenta un capolavoro dell'arte paleocristiana e bizantina, distinguendosi per l'originalità delle sue soluzioni spaziali e la preziosità delle decorazioni. L'edificio, in semplice laterizio, si presenta all'esterno volutamente disadorno e spoglio, ma racchiude al suo interno uno spazio sorprendentemente dinamico e luminoso.
Pianta e Struttura
La pianta della basilica è centrale, di forma ottagonale. L'edificio si sviluppa su due piani. La struttura ottagonale è definita da sette esedre colonnate che sorreggono la cupola. Al suo interno si trovano:
- Un nartece.
- Due ingressi principali, uno dei quali è disposto di fronte all'abside.
- Un presbiterio.
- Un'abside semicircolare.
- Un diaconicon, spazio adiacente all'abside.
La cupola, molto alta, è emisferica e impostata su pennacchi; all'esterno, essa è nascosta da un tiburio, un involucro architettonico a sua volta ottagonale.

Interno e Decorazioni
L'interno della basilica è caratterizzato da un continuo gioco di curve e superfici, con molteplici visuali rese suggestive dagli effetti della luce che filtra dai diaframmi delle trifore. Questo crea un effetto di sfavillio che sembra annullare il peso della costruzione, conferendole una dimensione quasi soprannaturale. Le colonne sono dotate di pulvini con decorazioni vegetali e animali simboliche. I capitelli e i pulvini presentano decorazioni che includono sagome zoomorfe e la Croce.
Lo sfarzo interno è ulteriormente accentuato dall'uso di marmi policromi, stucchi e balaustre finemente traforate nel matroneo. La cupola, all'esterno, risulta nascosta da un tiburio ottagonale. La basilica si accede attraverso due porte: una in asse con l'abside e l'altra in posizione decentrata. Lo spazio interno non può essere abbracciato con un unico sguardo, ma invita a un percorso di scoperta attraverso innumerevoli scorci.

I Mosaici di San Vitale
I mosaici della basilica di San Vitale costituiscono uno degli aspetti più straordinari e celebri del monumento. Sebbene originariamente ricoprissero un'area più vasta, oggi si concentrano principalmente nelle pareti del presbiterio, dell'abside e del suo catino.
Il Mosaico dell'Abside
Al centro dell'abside, sopra le tre monofore, è raffigurata la corte celeste, posizionata su un prato fiorito da cui sgorgano ruscelli, il tutto su un fondo oro che annulla ogni riferimento spaziale e ambientale. Al centro, Cristo siede sul globo terrestre, rappresentato come l'Onnipotente (Pantocratore). Ai suoi lati, i due Arcangeli, Michele e Gabriele, sono riconoscibili per le ali.
Cristo dona la corona di gloria a San Vitale, disposto alla sua sinistra, quale difensore della fede cattolica nella guerra contro gli Ostrogoti. Sulla destra, il vescovo Ecclesio dona il modello della basilica a Cristo, simboleggiando la vittoria di Giustiniano e il ripristino della fede cattolica.

I Cortei Imperiali
I mosaici più significativi si trovano nella parte absidale e raffigurano due fastosi cortei che partecipano alla funzione religiosa: quello dell'imperatore Giustiniano e quello dell'imperatrice Teodora. L'imperatore offre il pane (una patena d'oro con le ostie), mentre l'imperatrice reca il calice di vino. Il programma musivo propone la processione che avviene nel presbiterio durante l'offertorio della Santa Messa. La coppia imperiale rende omaggio a Cristo, e le loro teste sono sormontate dall'aureola, a indicare che il loro potere deriva direttamente da Dio.
Questi mosaici, pur presentando un carattere bizantino, come il fondo oro che annulla lo spazio, mostrano un'eccezione nello stile bizantino: i volti dei personaggi sono veri e propri ritratti, che rispettano una fisionomia reale, alla maniera dei busti ritratto di epoca romana. Nel corteo femminile, si intravedono elementi come l'ingresso del palazzo imperiale e una fontana.

Altri Mosaici Significativi
Nella volta a crociera del presbiterio, sopra l'altare, si ammira l'immagine dell'Agnus Dei (l'Agnello di Dio), stagliata contro un cielo stellato e circondata da un festone portato da quattro Angeli. Altri mosaici illustrano i Sacrifici di Abele e Melchisedec, e L'ospitalità di Abramo e il sacrificio di Isacco.
La scena dell'ospitalità di Abramo raffigura Abramo che accoglie tre misteriosi pellegrini e serve loro un vitello. Alle sue spalle, la moglie Sara ascolta l'annuncio dei tre uomini: ella, nonostante l'età avanzata, sarebbe diventata madre. La scena del sacrificio di Isacco mostra Abramo pronto a sacrificare il suo unico figlio, fermato all'ultimo momento dalla mano di Dio.
L'intradosso dell'arco dell'abside presenta due aquile imperiali che sorreggono il monogramma stilizzato di Cristo. I mosaici bizantini, come le icone, tendono a far perdere alle figure ogni consistenza corporea, privandole di uno spazio in cui muoversi. Precisi dettami iconografici elevano ogni figura a simbolo, in un contesto artistico in cui i canoni erano rigidi quanto il cerimoniale di corte.

Storia e Restauri
La Basilica di San Vitale a Ravenna fu iniziata nel 526, al tempo dell'arcivescovo Ecclesio, e consacrata nel 547 dal vescovo Massimiano. San Vitale è un monumento unico in Italia, capace di competere con i grandi monumenti bizantini per raffinatezza, preziosità dei materiali e originalità delle soluzioni spaziali.
Nel corso dei secoli, la basilica ha subito vari interventi. Tra il IX e il X secolo, l'ordine benedettino costruì il proprio convento nell'area circostante. Nel XIX secolo, ingegneri come Filippo Lanciani si occuparono della sistemazione dell'area absidale e del ripristino dei rivestimenti. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, sotto la direzione di Corrado Ricci, furono effettuati restauri alle capriate lignee, eliminati corpi di fabbrica esterni e ricostruite le tarsie dell'abside. Importanti furono anche i lavori di abbassamento del pavimento.
Il fotografo Luigi Ricci (1823-1896) documentò ampiamente la basilica a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, inserendola nei suoi cataloghi e dedicando particolare attenzione ai mosaici. Le sue riprese fotografiche, sebbene a volte presentino disturbi percettivi dovuti alla luce, sono preziose per la documentazione dello stato della basilica e dei suoi dettagli decorativi.