La vicenda giudiziaria del femminicidio di Ornella Pinto, docente di sostegno al liceo Santi Apostoli di Napoli, si è conclusa con la conferma dell'ergastolo per Pinotto Iacomino. I fatti risalgono al 2021, quando Ornella Pinto, all'epoca 39enne, fu tragicamente uccisa a coltellate nella sua casa la notte del 13 marzo.
Il Delitto: Una Notte di Orrore a Napoli
I Fatti e la Scena del Crimine
Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2021, Pinotto Iacomino, 43 anni, entra nell'abitazione di Ornella in via Cavolino, nel quartiere San Carlo all'Arena di Napoli. La relazione tra Ornella e Iacomino si era appena conclusa. L'uomo colpisce Ornella nel sonno con ben 15 coltellate al torace. Nella stanza accanto dormiva il bimbo della coppia, di appena 4 anni.
Nonostante le gravi ferite, la donna, che l'uomo probabilmente credeva già morta, riuscì a chiamare una delle due sorelle a telefono verso le 4 e mezza del mattino, chiedendo aiuto con le ultime energie che le restavano. La sorella e il marito raggiunsero immediatamente l’abitazione, trovando la porta aperta. «In camera da letto trovammo Ornella a terra in una pozza di sangue, chiamammo subito il 118».
Ornella fu trasportata d'urgenza in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove arrivò alle 5 del mattino. Nonostante un delicato intervento chirurgico da parte delle équipes del Trauma Center e di Chirurgia Toracica, Ornella è deceduta intorno alle 10.30 a causa delle gravi lesioni polmonari riportate. Giuseppe Longo, direttore generale del Cardarelli, commentò l'accaduto come “un gesto vile e di una brutalità inaudita”.

La Confessione di Pinotto Iacomino
La Costituzione e le Prime Dichiarazioni
Il giorno stesso del delitto, Pinotto Iacomino si presentò spontaneamente dai carabinieri di Montegabbione, in provincia di Terni, e confessò il delitto. È stato sottoposto a fermo per omicidio volontario. Al maresciallo che raccolse la confessione, e successivamente al pubblico ministero, Iacomino dichiarò che lui e Ornella erano separati da un anno e che lui, negli ultimi tempi, viveva in Umbria. Non accettava l’idea di separarsi.
Iacomino ha raccontato di un «rapporto di coppia con Ornella che era andato in crisi. Dormo ormai da un mese in auto anche se ho sempre le chiavi di casa, e di notte sono ritornato in casa e dopo un litigio l’ho colpita con un coltello da cucina presente in casa». Ha precisato di essere piombato in casa alle quattro del mattino, «svegliando» Ornella e il figlio, perché voleva chiedere alla donna «di essere più presente» in quella casa e nella vita del bambino. Pur riconoscendo che la sua ex compagna gli aveva lasciato «le chiavi di casa» e che aveva la libertà di entrare per stare col suo unico figlio, l'uomo le ha utilizzate in modo efferato.
Quanto alla scelta di costituirsi a Montegabbione, è emerso che Iacomino, dopo essersi allontanato dal luogo dell'omicidio, si è messo alla guida della propria auto senza una meta precisa, percorrendo più di trecento chilometri al volante prima di presentarsi alle autorità.
Contradizioni e Dettagli Rivelatori
La versione dell’omicida, secondo cui il delitto sarebbe avvenuto al culmine di un litigio improvviso, presenta diverse contraddizioni. La sua dichiarazione: "Non riuscivo a dormire, avevo bisogno di parlare con Ornella, sono entrato in casa, lei da un mese mi aveva fatto capire chiaramente che non voleva continuare con la convivenza. Le dissi che volevo restare, litigammo, andai in cucina, presi il coltello e la colpii" è stata messa in discussione.
In particolare, il dettaglio del coltello "presente in casa" è stato smentito dalla famiglia della vittima. L’“arma” non si trovava in cucina, ma era stata portata da Iacomino, probabilmente prelevata dalla sua abitazione o dal B&b che gestiva nella provincia vesuviana. Questo suggerisce una premeditazione. Gli inquirenti hanno interpretato i messaggi inviati dall'uomo prima del delitto, in cui esprimeva confusione e rammarico, come un tentativo di recitare un ruolo per ingannare la compagna e farla fidare, mentre aveva già in mente di ucciderla.
La crudeltà del gesto è stata ulteriormente evidenziata dalla testimonianza agghiacciante di una vicina di casa di Ornella: «Ho sentito bussare nel cuore della notte alla mia porta, ho aperto, ho riconosciuto il compagno di Ornella. Che mi ha detto: l’ho uccisa, ora devo scappare». Il piccolo figlio della coppia, svegliato dalle urla della madre, disse agli zii e alla vicina: «Papà ha ucciso mamma e rotto tutto in casa».
Morte Ornella Pinto: confermato ergastolo per l’ex compagno
L'Iter Giudiziario e le Condanne
Le Accuse e le Aggravanti
L’inchiesta della Procura partenopea, coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone e dal pm Fabio De Cristofaro, ha visto confluire gli atti provenienti dai carabinieri del ternano e tutti gli accertamenti svolti dalla Squadra Mobile diretta da Alfredo Fabbrocini. Gli inquirenti napoletani hanno aggiunto tre aggravanti alla contestazione di omicidio aggravato inizialmente diretta a Iacomino: quelle della premeditazione, della crudeltà e dell'aver agito nei confronti di una persona alla quale era legato da una relazione affettiva (lo stato di coabitazione).
Sulla versione dei fatti fornita dall'uomo, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Terni e del Comando Compagnia di Orvieto, sotto il coordinamento diretto del procuratore capo Alberto Liguori, insieme agli agenti della Squadra Mobile di Napoli, hanno svolto approfondimenti per accertare la verità.
Sentenze: Ergastolo Confermato
La vicenda giudiziaria si è sviluppata attraverso diversi gradi di giudizio. La Cassazione ha infine confermato l'ergastolo per Pinotto Iacomino, chiudendo definitivamente il caso. In precedenza, la Corte d'Assise d'Appello di Napoli aveva già confermato la sentenza di primo grado del maggio 2022, accogliendo la richiesta della Procura generale di Napoli di mantenere la condanna all'ergastolo. La Corte ha inoltre stabilito una provvisionale in favore della sorella Stefania, tutrice del bimbo, e ha confermato i risarcimenti nei confronti dei familiari, costituitisi parte civile, e della Fondazione Polis.

La Memoria di Ornella e il Futuro del Figlio
La Lotta della Famiglia e l'Impegno Civile
La famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Carmine Capasso, Mino Capasso e Valeria Pezzetti, ha commentato la sentenza come «un'amara consolazione». A portare avanti, in questi anni, la testimonianza di Ornella Pinto è stata in particolare la sorella Stefania, attraverso convegni, dibattiti e l'installazione di panchine rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.
Anche il sindacato UIL Campania, tramite il segretario generale Giovanni Sgambati, ha espresso vicinanza al papà di Ornella, Giuseppe Pinto, membro del sindacato. Sgambati ha dichiarato: “Siamo sconvolti e pieni di dolore per la morte di Ornella Pinto, accoltellata e uccisa dal marito questa notte. Siamo indignati di fronte all’ennesimo violento femminicidio. Questa altra tragedia testimonia che le battaglie contro il femminicidio non devono vederci indietreggiare nemmeno di un passo. Serve che le leggi vengano applicate, serve denunciare, servono tutele e sostegno maggiori alle donne che hanno il coraggio di denunciare, serve stravolgere una cultura patriarcale e maschilista ancora dominante nel nostro e in molti altri Paesi”.
Accanto alla famiglia Pinto, si è costituita parte civile anche la Fondazione Polis, con gli avvocati Celeste Giliberti e Gianmario Siani.
La Tutela del Bambino e l'Adozione
Il piccolo figlio di Ornella, che oggi ha 6 anni, porta su di sé il peso di quella tragica notte. È stato protetto, blindato e calmato dagli zii e dalla vicina che lo sentirono. Don Mimmo Battaglia, pastore della Chiesa di Napoli, ha dedicato un appello al bambino, dicendo: «Il piccolo di Ornella si porterà dietro un carico di dolore e fragilità più grande di quello degli altri bimbi. Ornella ci lascia eredi di questo bambino».
La sorella di Ornella, Stefania Pinto, in lacrime in aula dopo la sentenza, ha espresso: "Dopo questa sentenza, potrò adottare mio nipote". Stefania, in qualità di tutrice del bimbo, potrà ora chiedere l'adozione, poiché per la prima volta in Italia il papà ha perso la potestà genitoriale già in primo grado. Assistita dagli avvocati Mino Capasso e Valeria Pessetti, Stefania Pinto si è costituita parte civile al processo nei confronti di Iacomino e sta seguendo tutto l'iter in sede civile anche per l'adozione del bambino. A Stefania è stata riconosciuta una provvisionale in qualità di tutrice del bambino. "Alla fine la vera condanna è per noi e per il bambino che sto crescendo a tutti gli effetti come mio figlio", ha aggiunto Stefania Pinto.
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