Desmond Tutu: Un Simbolo della Lotta Anti-Apartheid e della Riconciliazione

Desmond Mpilo Tutu, arcivescovo, attivista anti-apartheid e difensore dei diritti umani, nasce a Klerksdorp il 7 ottobre 1931. Il nome "Mpilo" nella lingua dell'etnia a cui appartiene significa "sano". La sua vita è stata un inno alla giustizia, alla pace e alla dignità umana, culminata con il Premio Nobel per la Pace nel 1984.

La Giovinezza e la Formazione

Nel 1942, la sua famiglia si trasferisce a Johannesburg dopo che il padre trova lavoro nella grande città. Desmond inizia gli studi, mostrando una particolare predilezione per le materie scientifiche e sognando di diventare medico. Tuttavia, dopo il diploma, le condizioni economiche della famiglia non gli permettono di intraprendere gli studi in medicina.

Si iscrive così al Pretoria Bantu Normal College e nel 1953 si laurea in letteratura, con l'intento di diventare insegnante. Ottenuta l'abilitazione, Tutu viene assunto dalla Johannesburg Bantu High School. Nel 1955 sposa Leah Nomalizo, conosciuta a scuola.

Foto di Desmond Tutu giovane con la moglie Leah Nomalizo

La Rottura con l'Insegnamento e la Chiamata Religiosa

La carriera di Tutu come insegnante è breve. Quando nel Paese viene approvato il Bantu Education Act, la legge segregazionista che separava l'istruzione dei bianchi da quella dei neri, Desmond Tutu decide di dimettersi pubblicamente, denunciando il nuovo emendamento secondo cui la prospettiva di carriera e di stipendio dei neri non avrebbe mai superato un certo livello base.

Deluso dal mondo dell'insegnamento, Desmond Tutu decide di tornare a studiare e si laurea in teologia. La vita religiosa lo rapisce completamente, tanto che dopo soli tre anni diviene dapprima diacono e l'anno successivo viene ordinato sacerdote della Chiesa anglicana nel 1960. Nel 1945, all'età di quattordici anni, Desmond Tutu contrae la tubercolosi e deve trascorrere venti mesi di degenza a Sophiatown, in un ospedale tenuto dai Padri della Comunità della Risurrezione, una istituzione della Chiesa anglicana. Qui egli conosce padre Trevor Huddleston, la cui influenza è decisiva per lo sviluppo della personalità del futuro arcivescovo sudafricano. Padre Huddleston è, infatti, uno dei primi e più ferventi fautori dell'imposizione di sanzioni economiche al Sudafrica in quegli anni. Nel 1957 il giovane Tutu chiede di essere ammesso al sacerdozio nella Chiesa anglicana: la sua richiesta viene accolta dal vescovo Ambrose Reeves, che in seguito divenne presidente del British Anti-Apartheid Movement.

Foto di Desmond Tutu in abiti sacerdotali

L'Attivismo Contro l'Apartheid

Desmond Tutu diventa cappellano dell'Università di Fort Hare, una delle tre rimaste autonome rispetto al Bantu Act. Quando il governo la chiude, si trasferisce a Londra e si iscrive al King's College per conseguire un master in teologia. Subito dopo aver ottenuto il titolo, ritorna in Sudafrica.

Durante la campagna elettorale del Primo ministro Balthazar Johannes Vorster, Desmond Tutu inizia una campagna per denunciare le condizioni di vita della popolazione nera e le ingiustizie che subisce. In una lettera a Vorster, Tutu spiega che la situazione è molto tesa, scrivendo che "Il Paese è un barile di polvere da sparo che può esplodere in qualsiasi momento". Dopo la vittoria di Vorster, Tutu torna in Gran Bretagna e si sposta a Bronley, nel Kent, dove viene nominato vicedirettore del Fondo per l'Educazione Teologica del Consiglio Mondiale delle Chiese.

Desmond Tutu, maestro di perdono - Il tappeto volante #28

Il Ritorno in Sudafrica e l'Ascesa come Leader

Ritorna in Sudafrica solo nel 1975, chiamato personalmente per ricoprire il ruolo di decano della Cattedrale di St. Mary a Johannesburg. Tutu diventa il primo nero a ricoprire tale carica, suscitando da un lato stupore e ottimismo per la causa, dall'altro sconcerto da parte della popolazione bianca. Nel 1975 è il primo nero a essere nominato decano della cattedrale di Johannesburg; l'anno successivo diventa vescovo del Lesotho, ma nel 1977 opta per la carica di segretario generale del Consiglio delle Chiese Sudafricane. Nel 1986 divenne arcivescovo di Città del Capo e nel 1987 presidente della Conferenza delle chiese africane.

Grazie al suo ruolo, Tutu diventa un portavoce delle proteste dei neri sudafricani e leader del movimento anti-apartheid. Posizione che sfrutta per denunciare i gravi scontri avvenuti nel giugno del 1976 nella baraccopoli di Soweto, quando per sedare le proteste dei giovani neri la polizia interviene con brutale forza, uccidendo centinaia di persone. Desmond Tutu si espone personalmente contro polizia e governo sostenendo il boicottaggio economico del suo paese, ma nello stesso tempo incoraggiando la riconciliazione tra le varie fazioni.

Nel 1978 Tutu diventa segretario generale del Consiglio sudafricano delle Chiese, in quel periodo punto di riferimento per tutto il movimento. Grazie a quella posizione, Desmond Tutu può viaggiare per il mondo e durante le sue trasferte non perde mai l'occasione per denunciare la grave situazione del Sudafrica. Di apartheid, infatti, si comincia a parlare in molti Paesi, cosa non gradita dal governo di Pretoria.

Mappa del Sudafrica con evidenziate le aree dell'apartheid

Il Passaporto Ritirato e il Premio Nobel

Infastidito dal comportamento di Tutu, il primo ministro impone alla polizia di ritirargli il passaporto, così da impedirgli nuove trasferte. Ma la figura di Desmond Tutu è ormai troppo famosa ovunque e il governo, quindi, è costretto a restituirgli il passaporto. La comunità internazionale, ormai, conosce bene la situazione e apprezza l'operato di Tutu per abolire l'apartheid con una protesta non violenta.

Proprio per le sue battaglie e il suo impegno, nel 1984 Desmond Tutu riceve il premio Nobel per la pace, "per essere una figura unificante nella campagna per risolvere il problema dell'apartheid in Sudafrica". Egli vinse il premio Nobel per la Pace nel 1984 come simbolo della lotta nonviolenta contro il regime razzista. L'ecclesiastico anglicano ha raggiunto un elevato grado di popolarità grazie ai numerosi viaggi compiuti sia in Europa che negli Stati Uniti per promuovere e perorare la causa del boicottaggio economico ai danni della Repubblica Sudafricana, viaggi che hanno avuto vasta eco presso i mezzi di informazione di massa.

Tutu, attraverso le sue conferenze e scritti di critica all'apartheid, era conosciuto come la "voce" dei sudafricani neri che non avevano voce.

Dopo l'Apartheid: Riconciliazione e Diritti Umani

Nel 1989 Desmond Tutu diventa la prima persona di colore a guidare la Chiesa Anglicana in Sudafrica e si schiera in prima persona contro le ingiustizie compiute anche in altri Paesi. Quando nel 1994 viene abolita l'apartheid e si svolgono le prime elezioni libere della storia, si candida a presidente Nelson Mandela, che vince diventando il primo presidente nero del Sudafrica.

Foto di Desmond Tutu e Nelson Mandela insieme

La Commissione per la Verità e la Riconciliazione (TRC)

Mandela conosce molto bene Tutu e infatti lo nomina presidente della Commissione Verità e Riconciliazione (TRC), un tribunale speciale con il compito di individuare vittime e carnefici e raccogliere testimonianze. Quello della Commissione Verità e Riconciliazione (TRC) è un esperimento unico al mondo fino a quel momento in cui, ideato per affrontare contemporaneamente la memoria, la giustizia e l'esigenza di costruzione di unità nazionale. Il tribunale, infatti, si compone di tre organismi distinti: lo Human Rights Violation Committee, la Amnesty Committee, il Reparation and Rehabilitation Committee.

Dando parola alle vittime, la commissione restituisce loro la dignità, ma nello stesso tempo mette sotto gli occhi di tutta la nazione gli atti brutali vissuti e accettati durante l'apartheid. Il perdono fu accordato a chi, fra i responsabili di quelle atrocità commesse, avesse pienamente confessato: una forma di riparazione morale anche nei confronti dei familiari delle vittime. Proprio per il suo lavoro a capo del TRC, nel 1999 Tutu viene insignito del Sydney Peace Prize. Dopo aver ascoltato tutti e aver concesso oltre mille amnistie, il tribunale viene chiuso nel 2003.

Desmond Tutu, maestro di perdono - Il tappeto volante #28

La "Rainbow Nation" e le Critiche

Sarebbe stata coniata da lui la frase "Rainbow Nation", nazione arcobaleno, per descrivere il suo paese. Lungi dall'accontentarsi del nuovo status quo, Desmond Tutu non ha mancato di fustigare lo stesso partito maggioritario dell'Africa multietnica, l'African National Congress (Anc), denunciandone la deriva nepotistica e la corruzione sotto il presidente Jacob Zuma. Non ha risparmiato neanche il presidente Mandela, bacchettandolo per le paghe eccessivamente generose di alcuni ministri e collaboratori. Ha criticato duramente l'omofobia presente nella società, nel potere come anche nella Chiesa anglicana.

Pur dichiarando di "comprendere le ragioni" per cui giovani neri potessero compiere azioni violente, condannò la violenza da entrambe le parti, sostenendo che la lotta armata avesse poche possibilità di vincere, e denunciò la connivenza di diverse nazioni occidentali nei confronti del Sudafrica razzista. Promosse anche una petizione per la liberazione di Mandela. In un'altra occasione l'ecclesiastico anglicano ha affermato: «Quello che so è che se i russi venissero in Sudafrica oggi, allora la maggior parte dei neri che rifiutano il comunismo perché ateo e materialista li accoglierebbe come salvatori." Ha anche sostenuto che "secondo il Nuovo Testamento gli ebrei devono soffrire".

Gli Ultimi Anni e l'Eredità

Negli anni 2000 Desmond Tutu è rimasto molto attivo nella difesa dei diritti umani, della pace e dell'uguaglianza tra i popoli, anche schierandosi con forza contro altri leader africani, come Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, o Yoweri Museveni, presidente dell'Uganda. Desmond Tutu muore il 26 dicembre 2021 a 90 anni, a causa di un cancro alla prostata recidivo. Aveva espresso la sua posizione a favore della "morte compassionevole", scrivendo in un editoriale del 2016 sul Washington Post: "Ho preparato la mia morte e voglio che sia chiaro che non voglio essere tenuto in vita a tutti i costi".

Ha lottato contro l'apartheid rifiutando la violenza, animato dalla fede e dalla tenerezza per i poveri e gli esclusi. "L'unico modo in cui possiamo sopravvivere è insieme, bianchi e neri, è l'unica maniera in cui possiamo essere umani", disse in una preghiera per la liberazione del Sudafrica dall'apartheid nel 1988 a Santa Maria in Trastevere. Dalla fede scaturisce la sua grande "tenerezza per la piccola gente del Sudafrica": gli africani, poveri ed esclusi, le donne schiacciate da una vita misera, un popolo umiliato dal razzismo bianco. Era l'amore per i nemici, insegnato dal Vangelo. Tutu è stato un grande africano che ha mostrato la forza di liberazione del Vangelo. Attraverso l'ispirazione evangelica, la riscoperta della filosofia africana Ubuntu (benevolenza verso il prossimo) operata da Tutu, si è affermata l'idea di una nuova società, quella del vivere insieme, così attuale nel tempo globale in cui i popoli si avvicinano ma scoppiano conflitti etnici e identitari. Ha mostrato, nell'Africa delle guerre, come un Paese può liberarsi senza violenza, anzi contro la violenza della minoranza bianca. Così l'Africa ha donato al mondo una visione: vivere insieme nella diversità.

Statua o monumento dedicato a Desmond Tutu

Reazioni alla Morte

La presidenza del Sudafrica ha comunicato la scomparsa di Desmond Tutu, che fu uno dei simboli della resistenza contro l'apartheid e divenne poi il promotore della riconciliazione. Il presidente Cyril Ramaphosa lo ha definito "un patriota senza pari", "leader di principi ma anche pragmatico che ha dato un vero significato alla dottrina biblica che la fede senza l'azione è morta". Anche "uomo di straordinario intelletto, integrità e irriducibile volontà", dotato di "tenerezza e vulnerabilità nella sua compassione".

Papa Francesco è rimasto "addolorato nell'apprendere della morte dell'arcivescovo Desmond Tutu" e "offre sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari". "Consapevole del suo servizio al Vangelo tramite la promozione dell'uguaglianza razziale e la riconciliazione nel suo nativo Sudafrica", il Pontefice "affida la sua anima all'amorevole misericordia di Dio Onnipotente".

Bernice King, figlia di Martin Luther King, ha voluto ricordarlo: "Sono rattristata nell'apprendere della morte di un saggio globale, leader dei diritti umani, potente pellegrino sulla terra. Siamo migliori perché è stato qui". L'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto: "Desmond Tutu era un mentore, un amico e una bussola morale per me e per molti altri. Spirito universale, Tutu si è battuto per la liberazione e la giustizia nel suo Paese, ma era anche preoccupato per l'ingiustizia altrove. Non ha mai perso il suo senso dell'umorismo e la sua volontà di cercare un lato umano nei suoi avversari".

tags: #arcivescovo #sudafrica #lutero