L'antica cultura mediterranea, attraverso i suoi miti e le sue tradizioni filosofiche, ha esplorato profondamente i concetti di tempo, eternità e giustizia. Sebbene l'idea di un "altare del giudizio" non sia esplicitamente descritta nel contesto fornito, possiamo esaminare il significato di "Aion" (come eternità o tempo) e le rappresentazioni del "giudizio" in un contesto mitologico.
Il Concetto di Aion e la Transitorietà
Il termine greco ἄωρος (aoros), che significa "intempestivo" o "senza l'età dovuta", si lega concettualmente ad Aion (αἰών), che indica il tempo, l'età, l'eternità o un'epoca. Questo legame emerge nel contesto accademico quando si riflette sulla fine prematura di figure significative.
Hugo Meyer, il grande archeologo, al quale dobbiamo e riconosciamo una serie di importanti opere sull'archeologia classica, sull'estetica e sulla storia della scienza della sua disciplina, ci ha lasciato prematuramente. Egli è nel vero senso della parola greca un ἄωρος. Per tutti coloro che lo conoscevano e lo apprezzavano, è stato strappato alla vita in modo intempestivo. Questa riflessione sulla transitorietà della vita umana sottolinea la pertinenza del concetto di tempo e della sua percezione, che può essere sia limitata che infinita, come suggerito dall'ampio spettro di significato di Aion.
Il Giudizio Mitologico: Il Caso di Marsia
Il concetto di "giudizio" è un tema ricorrente nella mitologia greca, spesso associato a conseguenze divine per atti di empietà o superbia. Un esempio notevole è la competizione musicale e il susseguente giudizio tra Apollo e Marsia, che riveste un significato profondo, in particolare per i Pitagorici.

Come già aveva osservato J. Balty, per i Pitagorici la gara tra Apollo e Marsia rappresentava la vittoria della lira eptacorde, eco terrestre dell'armonia delle sfere, sul flauto che eccita verso passioni impure. Il suono della lira, lo strumento di Apollo, affranca i mortali dal peccato e li solleva verso gli astri risvegliando in essi un'aspirazione mistica, mentre il flauto aizza gli istinti più bassi.
Il passo ulteriore è breve: Marsia ha offeso gli dei con un comportamento non consono alla dignità umana. Riceve una giusta punizione perché, sebbene gli dei gli avessero offerto la possibilità di sfuggire all'errore - Plane è presente al giudizio - egli ha peccato, ed è quindi condannato a morte. Questa condanna potrebbe anche significare allegoricamente restare per sempre nelle tenebre, dove sono gli empi, lontano dalle sfere celesti e dalla luce rappresentate da Apollo. Questo mito esemplifica un "giudizio" divino con implicazioni cosmiche e morali, sebbene non associato a un altare fisico ma a un evento simbolico di punizione e purificazione.