La Messa "More Cappellanorum" e i Riti Liturgici Antichi

La liturgia cattolica, in particolare quella del Rito Romano Antico, si distingue per la sua ricchezza simbolica e la chiara definizione dei ruoli dei ministri. Questa strutturazione permette di comprendere non solo le funzioni sacerdotali, ma anche le specifiche cerimonie come la "Messa more cappellanorum", che caratterizza le celebrazioni presiedute da un vescovo.

La Liturgia del Rito Romano Antico e i Ministri

Nel Rito Romano Antico il celebrante, colui che offre l'Eucaristia, ministro di Gesù Cristo e suo strumento nella Consacrazione, è sempre uno solo. L'antica forma della concelebrazione, pur mantenuta dai riti orientali in virtù della loro tradizione, scomparve ben presto dal Cattolicesimo Romano per almeno tre motivi principali.

Il Celebrante Unico e la Scomparsa della Concelebrazione

  • Dal punto di vista pratico, concelebrare non era necessario come in Oriente, poiché durando la liturgia un tempo molto inferiore era possibile officiarne più di una al giorno.
  • Dal punto di vista teologico-pastorale, è conveniente che ogni sacerdote celebri una propria Messa, per via degli enormi benefici spirituali che si producono dalla celebrazione di ogni singola liturgia, che possono così essere moltiplicati, insieme alle intercessioni portate.
  • Dal punto di vista teologico-simbolico, il celebrante unico è immagine perfetta del Sacerdozio unico ed Universale del Signore Gesù.

Nonostante la centralità del celebrante unico, numerosi altri ordinati e tonsurati svolgono un ufficio (officiano, che non significa che celebrino) durante la liturgia, specialmente quella solenne.

Illustrazione storica della Messa nel Rito Romano Antico con i vari ministri in azione

Ruoli dei Ministri Ordinati e Tonsurati

Il Diacono, in virtù del Sacramento dell'Ordine, coopera attivamente alla celebrazione del Mistero: egli infatti partecipa all'oblazione e può amministrare i sacri vasi quando sono pieni del Corpo e del Sangue di Nostro Signore. Il Diacono, così come il celebrante, è dottore dei fedeli e in particolare li istruisce cantando il Vangelo. Nell'uso antico, inoltre, fa da intermediario tra il sacerdote e il popolo, soprattutto dopo la scomparsa dal Rito Romano delle ektenie e dei "Sapientia, attendite!".

Il Suddiacono è propriamente un ordine minore che prepara al diaconato (nei seminari tra le due ordinazioni trascorrono generalmente appena pochi mesi), ma nel rito latino ha acquisito particolare importanza nella Messa solenne, essendo ministro del Diacono e terzo officiante. Egli amministra i vasi sacri quando sono vuoti e l'acqua da infondervi, e inoltre serve il Diacono, per esempio reggendogli l'Evangeliario.

L'Accolito (dal greco ἀκόλουθος, "seguace") è ministrante dei ministri inferiori, poiché serve loro l'acqua e il vino e regge i lumi. Generalmente sono due (ma alla Messa Papale sono sette) a svolgere queste funzioni, ma sono accompagnati da altri accoliti che servono al turibolo e alla navicella.

Il Lettore ha facoltà di cantare l'Epistola ove manchi il Suddiacono, nonché di cantare eventuali ulteriori Lezioni previste dalla Messa del giorno, o quelle dell'Ufficio Divino.

La Messa Prelatizia e l'Uso "More Cappellanorum"

Alla presenza dei Vescovi, alcuni chierici tonsurati svolgono determinati servizi aggiuntivi. Alla Messa prelatizia, due chierici servono il Vescovo e gli reggono la bugia e la brocca; proprio per la presenza di questi due ecclesiastici tale Messa è sovente detta "more cappellanorum". Alla Messa Pontificale, invece, un sacerdote (un Cardinale Vescovo se fosse il Romano Pontefice a celebrare) fa da prete assistente, e serve il Vescovo al libro e al manutergio.

I Ministranti

Si definiscono generalmente ministranti coloro che, spesso laici scelti che indossano comunque l'abito ecclesiastico (i cosiddetti chierichetti), compiono un servizio minore, come quello degli accoliti. Generalmente, i ministranti si suddividono in:

  • Cerimoniere: serve i sacri ministri e coordina lo svolgimento di tutta la cerimonia.
  • Accoliti: porgono gli oggetti ai ministri e reggono i lumi.
  • Turiferario: porge il turibolo e assiste alle imposizioni dell'incenso; può essere aiutato da un naviculario che regge la navicella.

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I Paramenti Sacri e i Colori Liturgici

Il sacerdote che celebra Messa deve indossare, sopra la talare e la cotta (quest'ultima può essere omessa in tal caso, visto che il sacerdote indosserà anche l'alba), ben sette paramenti. Questi, rappresentando i sette sacramenti, sono il segno del fatto che il celebrante agisce in persona Christi.

I Sette Paramenti del Sacerdote

  • L'Amitto, un quadrato di stoffa da legare al collo per coprire la veste sottostante. Esso, come è ben espresso nelle preghiere di vestizione, rappresenta l'elmo della fede contro le insidie del Maligno, e come tale è passato sul capo prima di venire assunto. Non mancò nel medioevo la sua identificazione come mortificazione della parola (castigatio vocis).
  • Il Camice o Alba, ossia una tunica di lino bianco: rappresenta il candore ricevuto nel Battesimo, ossia la veste candidata nel Sangue dell'Agnello di cui parla l'Apocalisse.
  • Il Cingolo è una cordicella con fiocchi alle estremità, che cinge il camice ed è il simbolo di castità e temperanza.
  • Il Manipolo, un fazzoletto inizialmente portato alla mano come parte dell'abito cerimoniale dalle alte cariche dello stato romano, come i consoli. Passato sotto Papa Silvestro I come veste liturgica propria del diacono nella sola città di Roma, nel IX secolo ottenne diffusione pressoché universale come paramento diaconale, da tenersi nella mano sinistra. Dal XII secolo è paramento anche sacerdotale, e viene portato sull'avambraccio; lentamente, attorno al XIV secolo, ottenne la forma di fascia, ornata da una croce al centro e da frange ai lati, che mantiene tuttora, e divenne di seta e del colore liturgico del giorno.
  • La Stola, un nastro di stoffa che, nell'antichità romana e greca, serviva a coprire la bocca (donde il nome di orarium, con cui talvolta è conosciuta). Essa è oggi spesso di seta, del colore del giorno ed ornata con tre croci e frange alle estremità. Nelle preghiere di vestizione è ricordata come l'abito dell'immortalità, in una visione allegorica derivata probabilmente dall'immagine dei fiumi d'acqua viva che scendono sugli eletti; altri vi hanno visto il dolce giogo di Gesù. Il vescovo la fa scendere verticalmente sul petto, e così il sacerdote quando non officia Messa, mentre se celebra l'Eucaristia la incrocia sul petto; il diacono invece l'indossa trasversalmente dalla spalla sinistra al fianco destro.
  • La Casula o Pianeta, originariamente era un grande mantello a forma di campana (dal latino casula, piccola casa) o definita poenula. Anticamente era molto larga, ma fu progressivamente ridotta a partire dal Medioevo per lasciar libere le braccia, e contemporaneamente irrigidita; dall'età barocca assunse l'attuale forma di una veste semirigida composta da due strutture, una per davanti e una per il retro, da legarsi ai fianchi. Dacché si pone sopra tutti i paramenti, si dice raffiguri la Carità che tutto copre; non è mancata nemmeno qui l'interpretazione del dolce giogo di Gesù, ricordata anche dalle preghiere di vestizione.
  • Il Piviale è un ampio mantello semicircolare chiuso sul davanti da un fermaglio detto razionale, derivato dalle antiche mantelle per la pioggia (origine tradita dallo scudo posteriore, residuo di un cappuccio). Viene indossato dal sacerdote per tutte le azioni liturgiche diverse dalla Santa Messa (Vespri, Benedizioni Eucaristiche, Processioni, Aspersione domenicale, benedizioni solenni, matrimonio ecc.).
Dettagliata infografica sui sette paramenti sacri del sacerdote

Paramenti Episcopali e Copricapi

Il Vescovo nel celebrare la Santa Messa indossa la mitria (alto copricapo a due punte e due falde, che esiste in varie versioni più o meno preziose da usare a seconda del tempo liturgico) e la croce pettorale. Se poi è metropolita, indossa anche il pallio, striscia di lana ornata da croci che rappresenta la pecora sulle spalle del pastore.

Quando siedono, accedendo o allontanandosi dall'altare, durante le processioni e in altri momenti simili, tutti i sacri ministri indossano un copricapo, generalmente la berretta (volgarmente detto tricorno per le tre alette rigide sulla parte superiore, talvolta ornata da un fiocco), nera per i sacerdoti, nera con fiocco marezzato per i monsignori, viola paonazzo per i vescovi, rossa per i cardinali; alcuni ordini e istituti religiosi hanno berrette di colore proprio; negli ordini monastici sono sostituite dal cappuccio. È importante notare che il Vescovo non indossa la mitria quando il sacerdote indosserebbe la berretta.

I Colori Liturgici e il Loro Significato

I colori dei paramenti liturgici hanno un profondo significato simbolico e vengono utilizzati in base al tempo liturgico o alla festa celebrata:

  • Bianco: il colore più antico della tradizione cristiana, nei primi secoli usato sempre per celebrare l'Eucaristia, è oggi usato, a motivo del suo significato di luce, di gioia e di purezza, nel Tempo Pasquale ed in quello Natalizio, nelle feste del Signore, della Madonna, degli Angeli, dei Santi non martiri e nelle loro ottave.
  • Rosso: questo colore rappresenta tanto il fuoco dello Spirito Santo, quanto il sangue versato da Cristo e dai suoi martiri. Pertanto è utilizzato nelle feste dello Spirito Santo (la Pentecoste con l'ottava e la vigilia), in quelle dei Santi martiri ed apostoli (eccettuato San Giovanni per cui si usa il bianco) con le loro ottave, nonché nelle messe votive e festive della Santa Croce.
  • Verde: colore della speranza, è utilizzato nelle domeniche del tempo dopo l'Epifania (sino alla Settuagesima) e dalla domenica dopo la Santissima Trinità (sino all'Avvento).
  • Viola: colore di penitenza e di attesa nella tradizione romana e non solo, si utilizza in Avvento, in Settuagesima ed in Quaresima come colore proprio; è altresì usato in tutte le messe penitenziali cui era legato il digiuno, dunque le vigilie delle feste dei Santi, le processioni e le Rogazioni.
  • Nero: il colore più antico insieme al bianco, diffuso nella tradizione occidentale più che in Oriente (anche se dagli slavi è molto utilizzato), chiaro segno di lutto, impiegato nelle messe da morto e nelle solenni liturgie del Venerdì Santo.
Tavola sinottica dei colori liturgici con le relative occasioni d'uso

L'Altare, i Vasi Sacri e i Lini Liturgici

La Santa Messa si celebra sull'altare, consacrato dal Vescovo e impreziosito dalle reliquie dei Santi Martiri (giacché i primi altari erano le tombe dei caduti nelle persecuzioni). Esso rappresenta il Cristo glorioso e pertanto dev'essere di pietra, essendo Gesù la pietra d'angolo su cui è edificata la Chiesa. È rivolto verso Oriente, anticamente anche in senso geografico, oggi solo in senso liturgico, poiché da lì sorgerà il Sole di giustizia.

L'Altare: Simbolo e Preparazione

L'altare è ricoperto da tre tovaglie di lino, simbolo della Chiesa che si basa su Cristo, ma anche delle sue vesti che gli furono strappate durante la Passione (e così vien fatto anche delle tovaglie nei riti della Settimana Santa), oltre che da un prezioso paramento anteriore del colore liturgico del giorno e riccamente decorato, detto paliotto. Esso rappresenta anche misticamente il Monte Calvario, e come tale è sopraelevato rispetto al resto del Santuario, ed è adornato al centro da una Croce, rivolto alla quale il sacerdote officia l'intera liturgia.

Sull'altare vengono poi accesi dei candelieri, un tempo portati in processione: due alla Messa bassa, quattro o sei alla Messa cantata o solenne, sette a quella Papale o Pontificale nella diocesi d'appartenenza; per privilegio o per dar maggior solennità si possono accendere fuori dall'altare un numero libero di candele votive.

Schema dell'allestimento dell'altare per la Messa Solenne

Libri e Accessori sull'Altare

Sopra l'altare, per potervi officiare la liturgia, debbono esservi il Messale, che contiene tutte le preghiere del rito ordinario della Messa, nonché le preghiere, le antifone, i prefazi e le letture proprie di ogni giorno (nelle Messe basse è portato dal ministrante al momento di accedere all'altare, nelle Messe solenni o cantate è già sull'altare e aperto alle pagine corrette), e le Cartegloria, tre tabelle poste ai due corni e al centro dell'altare, nelle quali sono inscritte delle preghiere dell'Ordinario, dimodoché il sacerdote possa leggerle con facilità senza dover ricorrere ogni volta al libro.

Per l'esattezza, vi sono contenute:

  • In quella del lato dell'Epistola, la benedizione dell'acqua e il salmo XXV.
  • In quella centrale, le preghiere offertoriali (per questo è detta anche tabella secretarum), il Gloria in excelsis (da cui il nome delle carte) e il Credo.
  • In quella del lato del Vangelo, l'inizio del Vangelo di San Giovanni.

Vasi e Lini Sacri

Tra i vasi sacri grande importanza ha il calice, d'oro o dorato internamente, nel quale si consacra il Sangue Prezioso di Nostro Signore, insieme alla patena, disco nel quale si conserva l'ostia da consacrare in alcuni momenti della liturgia, entrambi coperti per riverenza, sino al momento dell'utilizzo e dopo la purificazione, da un velo del colore liturgico del giorno ornato da una croce. Le Sacre Specie da consacrarsi per i fedeli sono riposte in una pisside, e durante la distribuzione si fa uso di un piattino. L'acqua e il vino da consacrare per il sacrificio, nonché da usare per le abluzioni, sono contenute in delle ampolline, ma il vescovo e i prelati si lavano le mani nella brocca (o acquamanile), versando l'acqua nel relativo bacile, di metallo prezioso.

Tra i lini sacri, infine, oltre alle summenzionate tovaglie e al velo del calice, abbiamo il corporale, tovaglia quadrangolare suddivisa in nove parti che viene stesa al centro dell'altare per potervi officiare sopra il Sacrificio o semplicemente poggiarvi il Calice e l'Ostia, simbolo della Sindone che avvolse il corpo di Nostro Signore: essa è custodita nella borsa, busta quadrangolare di seta del colore liturgico del giorno portata dal diacono all'altare. In alcuni riti monastici, secondo un uso antico, il corporale, molto largo, copre anche il Calice durante la celebrazione per evitare che vi cadano impurità all'interno, funzione che nel rito romano è svolta dal piccolo quadrato di seta detto palla.

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