Nikolas Schönberg, nato a Meissen, Sassonia, da un'illustre famiglia, intraprese studi di giurisprudenza a Pisa. La sua vita prese una svolta decisiva a Prato, dove l'ascolto della predicazione del frate domenicano Girolamo Savonarola lo indusse a entrare nell'Ordine dei Predicatori (Domenicani) presso il Convento di San Marco a Firenze nel 1497. Qui studiò arti liberali e filosofia. Ordinato presbitero in data e luogo sconosciuti, Schönberg ricoprì incarichi di rilievo come priore dei conventi domenicani di Lucca, Siena e Firenze. Fu anche socius del suo ordine a Roma e provinciale di Terra Santa dal 1507 al 1508. Lavorò sotto il Maestro Generale dell'Ordine dei Predicatori, Tommaso De Vio (futuro cardinale), come procuratore generale dal 1508 al 1515. A partire dal 1510, fu professore all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e dal 1512 ricoprì la carica di vicario della provincia tedesca, che visitò.
Nel 1513, Giovanni de' Medici salì al soglio pontificio assumendo il nome di Leone X. In riconoscimento dei suoi meriti, il 12 settembre 1520, Leone X lo nominò **arcivescovo metropolita di Capua**, motivo per cui divenne noto anche come "il Capuano". Schönberg aveva allora quarantotto anni. Tre mesi prima, lo stesso Papa aveva emesso la bolla che condannava buona parte delle tesi di Martin Lutero, evento che avrebbe portato alla Riforma protestante.
Schönberg fu arcivescovo per quindici anni e mezzo, alternando le sue cure pastorali per l'Arcidiocesi capuana con importanti missioni diplomatiche per conto dei Papi del tempo. Fu nominato nunzio apostolico presso i principi cristiani il 10 marzo 1524, visitando Polonia, Ungheria, Francia (Blois), Spagna (Burgos) e Inghilterra (Londra). Successivamente, fu nunzio straordinario presso l'imperatore Carlo V, lavorando per raggiungere la pace di Cambrai. Viaggiò a Lione l'8 agosto 1529 e tornò a Roma il 19 settembre dello stesso anno. Nel 1530, assunse il governo di Firenze, apportando equilibrio nella turbolenta situazione politica seguita alla trasformazione della città da Repubblica a Ducato sotto Alessandro de' Medici.
Una delle prime iniziative del pontificato di Clemente VII fu la promozione di una pace universale. In questo contesto, Schönberg, nominato abate commendatario dell'abbazia di San Donato a Sesto Calende, inviò un procuratore per rappresentarlo e avviò trattative con l'Ospedale Maggiore di Milano per la cessione dell'abbazia. La cessione dei beni della Commenda all'Ospedale Maggiore di Milano fu sancita da un decreto di Paolo III il 13 ottobre 1534. In cambio, Schönberg ricevette una pensione annua di 300 scudi d'oro. Già nel 1532, aveva ceduto i beni della commenda dell'abbazia di San Salvatore a Spugna allo Spedale degli Innocenti di Firenze.
Il 21 maggio 1535, Paolo III lo creò **cardinale** nel concistoro. Ricevette la berretta rossa e il titolo di San Sisto il 31 maggio 1537. In quel concistoro, il nuovo cardinale propose un'azione decisa contro re Enrico VIII d'Inghilterra e la pubblicazione della bolla papale che condannava pubblicamente il monarca, ma la sua posizione non prevalse. Esortò inoltre papa Paolo III a elevare il vescovo John Fisher di Rochester al cardinalato. Schönberg si dimise dal governo dell'arcidiocesi di Capua il 28 aprile 1536.
Nikolas Schönberg morì il 7 settembre 1537 nel convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva a Roma e fu sepolto sul lato sinistro, vicino all'ingresso principale della chiesa di S. Maria sopra Minerva. Lo stesso luogo dove, nel 1633, Galileo Galilei sarebbe stato costretto all'abiura delle idee copernicane.

Schönberg e il Contesto Scientifico del suo Tempo
La figura di Nikolas Schönberg si inserisce in un periodo di profonde trasformazioni culturali e scientifiche, in cui il rapporto tra fede e ragione era oggetto di intenso dibattito. Il "caso Galileo", montato nel XIX secolo, è stato spesso strumentalizzato per presentare un presunto conflitto inconciliabile tra scienza e fede. Tuttavia, la nuova scienza sperimentale, quella galileiana, nacque proprio nell'ambiente culturale cristiano cattolico.
L'idea che l'universo si sia fatto da sé o che l'uomo discenda casualmente dalle scimmie, contrapposta a una visione creazionista, crea un pericoloso pregiudizio anticristiano, specialmente per i giovani studenti, potendo portare a un rifiuto della verità cristiana in favore di quella scientifica, presupponendo erroneamente che le due verità siano opposte.
Papa Giovanni Paolo II, riconoscendo il danno arrecato alla Chiesa Cattolica e al dialogo tra "fede e ragione" dal perdurante mito anticattolico sul "caso Galileo", promosse uno studio accurato dell'intera vicenda, consentendo l'accesso all'Archivio Storico del Sant'Uffizio. Le conclusioni di tali indagini, presentate nel 1992, furono falsamente interpretate dall'opinione pubblica come una "riabilitazione" tardiva di Galileo.
La Riforma protestante, a differenza del Cattolicesimo, mostrò inizialmente ostilità verso la nuova scienza, considerando l'intervento della ragione un'adulterazione della fede, come sostenuto da Martin Lutero. Lo scientismo e il positivismo del XIX secolo trovarono nel "processo a Galilei" un pretesto per avvalorare una visione unilaterale della realtà, relegando la conoscenza mitica, religiosa, filosofica e metafisica a un passato superato.
Il più grande e fecondo incontro tra ragione e fede si manifesta nella religione cristiana, in particolare nel Cattolicesimo. Fin dai primi secoli, il cristianesimo ha promosso un dialogo fecondo con la filosofia greca. Il Medioevo, lungi dall'essere "secoli bui", ha gettato le basi della civiltà europea e occidentale, generando una profonda teologia e una geniale filosofia, come quelle di Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino.
La Chiesa Cattolica ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita delle prime università del mondo, come Bologna, Padova, la Sorbona di Parigi, Oxford e Cambridge. In queste istituzioni, e negli scritti di pensatori come San Alberto Magno, si trovano abbozzi del metodo scientifico moderno. Anche se in ambienti accademici come la Sorbona, dopo l'Illuminismo, si è sviluppato un esasperato anticlericalismo, pensatori francesi come Gilson, Maritain e Blondel hanno contribuito a superare certi miti laicisti.
L'idea che la scienza sia nata in seno alla civiltà cristiana, con Galileo Galilei, che vedeva nella natura scritta da Dio con caratteri matematici il libro da studiare, sottolinea come fede e scienza non potessero contraddirsi, essendo Bibbia e Natura due libri scritti dallo stesso Autore. Galileo era convinto che le leggi fondamentali della natura fossero espresse da precise equazioni matematiche e che questo approccio fosse un atto di fede in Dio Creatore.
Come GALILEO sfidò la Chiesa e trasformò il mondo
L'Impegno della Chiesa Cattolica per la Scienza e l'Astronomia
La Chiesa Cattolica ha sempre mostrato un vivo interesse per l'astronomia, non solo per lo stupore religioso di fronte all'immensità del cielo, ma anche per questioni liturgiche. Dal tardo Medioevo all'Illuminismo, la Chiesa Cattolica ha promosso e sostenuto lo studio dell'astronomia più di ogni altra istituzione.
Un problema astronomico cruciale, che incideva sulla vita liturgica e sull'umanità intera, era la misurazione precisa del susseguirsi dei giorni e dei mesi all'interno dell'anno, evitando accumuli di ritardo che avrebbero alterato la corrispondenza tra date e stagioni. La soluzione definitiva a questo problema fu il "calendario gregoriano", promulgato da Papa Gregorio XIII nel 1582. Questo calendario risolse l'inaccuratezza del calendario giuliano, saltando 10 giorni in quell'anno e stabilendo una nuova regola per gli anni secolari bisestili (solo quelli divisibili per 400, come il 2000, ma non il 2100, 2200, 2300).
Il più antico osservatorio astronomico del mondo è l'Osservatorio Vaticano, voluto da Papa Gregorio XIII nel 1579 e inaugurato nel 1583. Inizialmente costruito come "Torre dei Venti", divenne un centro di ricerca astronomica di altissimo livello, con la pubblicazione delle "Vatican Observatory Publications".
L'idea di radunare scienziati illustri in comunità di studio e ricerca trovò espressione nell'Accademia dei Lincei, la prima accademia scientifica internazionale al mondo, fondata a Roma. La Royal Society di Londra e l'Académie des Sciences di Parigi nasceranno successivamente.
Il Collegio Romano, fondato nel 1551 dai Gesuiti, divenne una fucina di cultura e studi scientifici, tra cui l'astronomia. Tra i suoi docenti figurano scienziati gesuiti di spicco come Athanasius Kircher e Ruggero Giuseppe Boscovich, considerato il padre della moderna teoria atomica. I Gesuiti svilupparono anche studi sulla sismologia e l'astronomia, tanto che numerosi crateri lunari portano nomi di scienziati gesuiti. I Gesuiti furono pionieri nella diffusione della teoria copernicana, anche in Estremo Oriente.
Christopher Clavius, gesuita tedesco e "l'Euclide del XVI secolo", fu professore di matematica al Collegio Romano. Ammiratore di Galileo, si adoperò per assicurargli una cattedra universitaria e contribuì a formare l'attitudine di Galileo a descrivere i fenomeni fisici in termini matematici, metodo cardine della nuova scienza sperimentale.
La Chiesa Cattolica ha sempre sostenuto lo studio dell'astronomia, anche economicamente, riconoscendo il valore religioso e scientifico della disciplina. L'immensità del cielo e la sua progressiva scoperta suscitano stupore religioso, mentre le questioni astronomiche, come la misurazione del tempo, hanno avuto un impatto diretto sulla vita liturgica e sull'umanità.

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