Cristo siede alla destra del Padre: Significato e Implicazioni

Nel Credo (Simbolo) Apostolico, noi riconosciamo che Cristo siede alla destra del Padre. Questa è un'affermazione centrale della fede cristiana, che non va intesa in senso carnale o materiale, ma come espressione di una verità teologica profonda riguardante la dignità, la potenza e la signoria di Gesù Cristo.

rappresentazione artistica di Cristo che ascende al cielo e siede alla destra del Padre

L'affermazione nel Credo Apostolico

L'espressione "siede alla destra del Padre" si trova già nel Vangelo di Marco. Gesù stesso la pronuncia in risposta al sommo sacerdote che gli aveva chiesto: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?» (Mc 14,61). Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo» (Mc 14,62).

Il domenicano Marco Sales commenta: «Qui Gesù afferma chiaramente di essere non solo il Messia, uomo discendente di Davide, ma vero figlio di Dio, uguale al Padre nella potenza e nella maestà.» Quest'affermazione è ripresa anche in Matteo 26, 63-65, dove Gesù dice: «d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo.»

Interpretazioni dei Padri della Chiesa

Sant'Agostino: La Potenza Divina

Sant’Agostino chiarisce che questa espressione non deve essere intesa in un senso carnale: «Non intendiamo ciò nel senso carnale: che il Padre è seduto a sinistra e il Figlio a destra.» Per "destra", dobbiamo intendere la potenza che quest’uomo ha ricevuto e con la quale verrà a giudicare, dopo essere venuto per essere giudicato. Il verbo "sedersi", in latino, può anche significare "abitare" o "dimorare", come quando si dice di un uomo che ha passato tre anni in un paese: «in quella patria sedette per tre anni».

San Tommaso d'Aquino: Senso Metaforico e Partecipazione

San Tommaso d'Aquino ribadisce che il "sedersi alla destra del Padre" non è da intendersi in senso materiale ma soltanto metaforico, perché è un modo umano di esprimersi. Egli, come Dio, siede alla destra del Padre nel senso che è partecipe dei beni più eccellenti di lui. Questa posizione di suprema dignità è ciò che il diavolo aveva preteso, come si legge in Isaia: «Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò nelle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo» (Is 14,13-14). Tuttavia, solo il Cristo pervenne a tali altezze, e il Simbolo afferma appunto che «salì al cielo, siede alla destra del Padre».

L'Ascensione e il Nuovo Modo di Presenza di Cristo

La vita terrena di Gesù culmina con l'evento dell’Ascensione, quando Egli passa da questo mondo al Padre ed è innalzato alla sua destra. Questo significa che Gesù si rende presente tra noi in modo nuovo. La "solennità dell’Ascensione del Signore" è una delle più importanti dell’anno liturgico, richiamando un modo diverso di esprimere ciò che è avvenuto a Gesù con la risurrezione: si parla di esaltazione, elevazione in cielo, sedere alla destra del Padre.

Gesù ha intrapreso il suo ultimo pellegrinaggio a Gerusalemme sapendo che la via verso la gloria del Padre passava attraverso la Croce e l'obbedienza al disegno divino di amore per l'umanità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «l’elevazione sulla croce significa e annuncia l’elevazione dell’ascensione al cielo» (n. 661). L'Ascensione avvenne sul Monte degli Ulivi, luogo di profonda unione con il Padre nella preghiera, a significare che la preghiera dona la grazia di vivere fedeli al progetto di Dio.

Il mistero dell’Ascensione

Gesù, l'Unico ed Eterno Sacerdote e Avvocato

Durante l'Ascensione, Gesù compie il gesto sacerdotale della benedizione. San Luca narra che Gesù condusse i discepoli «fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio» (Lc 24,50-53).

Questo evidenzia che Gesù è l’unico ed eterno Sacerdote che, con la sua passione, ha attraversato la morte, è risorto e asceso al Cielo. Egli è presso Dio Padre, dove intercede per sempre a nostro favore (cfr Eb 9,24). Come afferma San Giovanni nella sua Prima Lettera, Egli è il nostro Avvocato, che ci difende dalle insidie del diavolo e dai nostri peccati. La nostra umanità, in Cristo vero Dio e vero uomo, è stata portata presso Dio; Lui ci ha aperto il passaggio, agendo come un "capo cordata" che, giunto alla cima, ci attira a sé, conducendoci a Dio. Se affidiamo a Lui la nostra vita, siamo certi di essere in mani sicure.

Una Presenza Rinnovata e la Gioia degli Apostoli

È significativo che gli Apostoli, dopo aver visto Gesù salire al cielo, tornarono a Gerusalemme «con grande gioia». Questa gioia, apparentemente strana per una separazione, deriva dalla comprensione, con lo sguardo della fede, che Gesù, sebbene sottratto ai loro occhi, resta per sempre con loro. Non li abbandona, ma nella gloria del Padre li sostiene, li guida e intercede per loro.

L’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo. Non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima, ma è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi. Egli è il vero Signore, più grande di tutte le forze che spesso dominano l'esistenza, inclusi i nostri idoli e le circostanze negative. Cristo risorto ci guida e, con la sua signoria, porta il mondo alla pienezza dell'amore di Dio.

San Luca narra l'Ascensione anche all'inizio degli Atti degli Apostoli, sottolineando il legame tra la vita terrena di Gesù e quella della Chiesa. Dopo che Gesù fu sottratto dalla vista da una nube, due uomini in vesti bianche invitarono i discepoli a non rimanere immobili a guardare il cielo, ma a nutrire la loro vita e testimonianza con la certezza che Gesù tornerà nello stesso modo in cui lo hanno visto salire al cielo (cfr At 1,10-11). È un invito a partire dalla contemplazione della Signoria di Cristo per avere la forza di portare e testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno.

Approfondimento Teologico sulla "Destra del Padre"

San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae dedica un'analisi approfondita al significato del "sedere alla destra del Padre".

Il Senso del "Sedere"

San Tommaso esplora due significati fondamentali di questo "sedere":

  1. Il primo è che colui che siede è colui che dimora, riposa, è nella quiete. È giunto a uno stato in cui non è più nella lotta caratteristica della vita mortale, ma nella condizione di riposo pacifico ed eterno. Questa è un'immagine del godimento della beatitudine eterna, di cui il Signore gode anche nella sua umanità.
  2. Il secondo significato è la partecipazione alla funzione del Padre, di Re e Giudice. Un re siede per governare i suoi sudditi e per giudicare. Nelle corti giudiziarie, il processo si celebra con il giudice che siede.

San Giovanni Damasceno, citato da San Tommaso, afferma: «Chiamiamo destra del Padre la gloria e l’onore della sua divinità». Non si tratta quindi di una destra o sinistra fisica, poiché Dio non ha corpo e non è circoscrivibile.

"Stare in Piedi" o "Sedere": Attività di Cristo

Un'obiezione nasce dagli Atti degli Apostoli, dove Stefano vide il Figlio dell'uomo stare in piedi alla destra del Padre (cfr At 7, 56). San Tommaso, citando San Gregorio Magno, risponde che «stare seduto è proprio del giudice: invece stare in piedi è di chi combatte e soccorre.» Stefano, nel combattimento, vide Cristo come soccorritore. San Marco, dopo l’Ascensione, lo descrive seduto, perché dopo la gloria dell'Ascensione ricomparirà alla fine del mondo come giudice. Questo indica due "attività" di Cristo alla destra del Padre: quella di giudice e quella di soccorritore/intercessore, ovvero di colui che sta in piedi per operare in nostro favore.

La Sessione alla Destra del Padre: Divinità e Umanità di Cristo

San Tommaso si chiede se questo sedere alla destra del Padre sia proprio di Cristo in quanto Dio o in quanto uomo. La risposta, come spesso nella sua teologia, si basa sulla verità dell'unione ipostatica, l'unica Persona di Cristo con due nature: divina e umana.

Riferimento alla Divinità di Cristo

La sessione alla destra del Padre si dice della divinità del Figlio per diverse ragioni:

  • Indica la gloria della divinità, la beatitudine suprema e perfetta.
  • Conferisce il potere di giudice.

Queste sono prerogative che spettano al Figlio in quanto Dio. La "destra" non indica inferiorità rispetto al Padre, ma «la distinzione delle persone e l’ordine di origine» (III, q. 58, a. 2). Il Figlio è generato dal Padre e riceve da Lui la divinità e tutte le sue proprietà, sebbene non ci sia un "prima" e un "poi" in Dio. Quindi, questo sedere indica un ordine all'interno della Trinità, non una subordinazione.

Riferimento all'Umanità di Cristo

Anche se si addice alla divinità, non è escluso che si addica anche all'umanità di Cristo, in una prospettiva "et-et" della teologia cattolica. San Tommaso spiega come questa sessione si addica anche all'umanità di Cristo in virtù di:

  • L'unione ipostatica: L'unica persona di Cristo con le sue due nature (divina e umana). Quando si parla di Cristo che siede alla destra del Padre, si parla non solo della natura divina, ma anche della natura umana unita ipostaticamente alla divina.
  • La sovrabbondanza della grazia abituale: Cristo, in quanto uomo, gode della pienezza della beatitudine e di questa grazia sovrabbondante, che lo eleva al di sopra di tutte le creature e gli conferisce la potestà giudiziaria e regale.

Quindi, Cristo siede alla destra del Padre sia in quanto Dio che in quanto uomo, in virtù dell'unione ipostatica e della sua pienezza di grazia.

La Partecipazione dei Credenti

Ci si potrebbe chiedere se qualcun altro possa sedere alla destra del Padre. La risposta di San Tommaso è ancora "et-et": nel modo proprio di Cristo, spetta solo a Lui sedere alla destra del Padre. Nessun altro ha la natura divina, l'unione ipostatica o la sovrabbondanza della grazia abituale di Cristo.

Tuttavia, queste prerogative non escludono la partecipazione di altri alla sessione di Cristo alla destra del Padre. San Tommaso chiarisce: «Essendo Cristo il nostro capo, ciò che è stato conferito a lui, è stato in lui conferito anche a noi» (III, q. 58, a. 4). Noi non siamo Cristo, ma siamo "in Cristo", partecipiamo di Lui. Questo è il grande mistero della Chiesa, corpo di Cristo. Tutta la grazia che è nel suo capo (Cristo) defluisce nelle membra (la Chiesa), permettendo ai credenti di partecipare alla sua gloria e signoria, seppur in modo diverso.

Chiarimenti su "Destra" e "Sedersi"

Bullivant ha chiarito che San Paolo non considera "la destra" come una sorta di luogo subordinato sul podio divino. Cristo non si "siede" alla destra di Dio Padre Onnipotente come farebbe un bambino in classe davanti all’insegnante. Egli è «seduto» nel senso di essere in una posizione di onore e autorità supremi. Come San Tommaso d’Aquino, citando San Giovanni Damasceno, ribadisce: «quando diciamo 'destra del Padre' non supponiamo un luogo materiale, perché come potrebbe occupare la destra colui che è incircoscrivibile? Perché destra e sinistra, materialmente parlando, sono proprietà degli esseri circoscrivibili.»

tags: #arcangelo #che #siede #alla #destra #del