Nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (1520-2020), la città di Mantova ha posto in risalto una preziosa testimonianza dell’attività dell’artista urbinate: il ciclo dei grandi arazzi con le Storie dei santi Pietro e Paolo. Questi capolavori, conservati nel Palazzo Ducale, sono tra gli oggetti più preziosi della reggia gonzaghesca e sono stati oggetto di un importante progetto scientifico e di restauro, culminato nella mostra "Raffaello, trama e ordito".
Origini e Committenza: Da Raffaello a Leone X
Il ciclo originale degli arazzi fu commissionato da papa Leone X de’ Medici (al secolo Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico) per adornare la Cappella Sistina in Vaticano. I 10 cartoni preparatori furono realizzati da Raffaello e dalla sua bottega tra il 1514 e il 1516. Gli episodi rappresentati, tratti dagli Atti degli Apostoli, celebravano l'attività di San Pietro (il primo papa) e San Paolo nella conversione di ebrei e gentili, e la loro collocazione nella Cappella Sistina era pensata al di sotto degli affreschi del Quattrocento con le storie di Cristo e dell’Antico Testamento.
Una volta completati, i cartoni vennero inviati a Bruxelles, nella bottega del tessitore Pieter van Aelst, dove presero vita i primi arazzi. Le opere furono poi spedite a Roma, ma i cartoni rimasero a Bruxelles. I cartoni di Raffaello, strumenti di lavoro soggetti all'usura, sono giunti fino a noi - una vera rarità - probabilmente grazie al fatto che furono dipinti da Raffaello stesso e alla loro particolarità di essere colorati. Oggi, i 7 cartoni rimasti sono conservati al Victoria and Albert Museum di Londra.

L'Arrivo a Mantova: La Collezione del Cardinale Ercole Gonzaga
I grandi cartoni di Raffaello rimasero a Bruxelles e furono riutilizzati per la tessitura di altre serie, probabilmente anche dopo il 1532. Una di queste "seconde tessiture" fu acquistata dal Cardinale Ercole Gonzaga (1505-1563) verso il 1555, quando era vescovo di Mantova e reggente del ducato. Questi arazzi, che raffigurano episodi degli Atti degli Apostoli con al centro le figure di Pietro e Paolo, diventarono una parte fondamentale della portentosa collezione d'arte dei Gonzaga.
Il Cardinale Ercole inizialmente destinò gli arazzi al Duomo di Mantova, da poco ristrutturato, e successivamente alla Basilica Palatina di Santa Barbara, come espresso nel suo testamento del 1563. Suo nipote, il duca Guglielmo Gonzaga, li espose nella Basilica Palatina nel 1565.
La Storia Travagliata: Spostamenti e Ritorni degli Arazzi Mantovani
Gli arazzi di Mantova non sono sempre rimasti nel Palazzo Ducale. Dopo essere stati nella Basilica di Santa Barbara fino al 1792, gli austriaci, che governavano Mantova dal 1707, li spostarono nel Palazzo Ducale, in un appartamento appositamente allestito dall'architetto Paolo Pozzo.
Gli arazzi lasciarono nuovamente Palazzo Ducale poco prima dell’arrivo degli italiani a Mantova nel 1866, per essere esposti allo Schönbrunn di Vienna. Lì rimasero fino al 1919, quando il trattato di pace che chiuse la Prima Guerra Mondiale sancì la loro restituzione all’Italia e il ritorno definitivo al Palazzo Ducale di Mantova. La loro conservazione è dovuta anche a un restauro promosso nel 1866 dal governo dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria.

Caratteristiche e Iconografia degli Arazzi di Mantova
Gli arazzi di Palazzo Ducale si distinguono da quelli della Cappella Sistina per alcuni dettagli e, in particolare, per le bordure. Mentre gli arazzi della Sistina hanno solo la bordura inferiore, quelli mantovani presentano tre bordure decorate, le ampie fasce di contorno che incorniciano ai lati e in basso la scena centrale. Le due bordure verticali sono in parte riprese da Raffaello, mentre quelle orizzontali hanno un’origine differente. Tutti gli arazzi mantovani recano sulle bordure lo stemma della famiglia Gonzaga, una chiara indicazione della loro committenza.
Le scene raffigurate sono improntate a una monumentalità inedita per l’epoca. Raffaello ambienta gli episodi all’aperto, tra piazze, paesaggi naturali e interni architettonici, con una narrazione visiva potente e innovativa. Tra i nove arazzi della serie mantovana, alcuni meritano una menzione speciale:
- La Pesca Miracolosa: Questo è l’unico arazzo restaurato dei nove originali presenti a Mantova ed è l’unico appeso come se fosse una tenda, non inquadrato nelle cornici come gli altri. Questa particolare esposizione permette di osservare dettagli altrimenti nascosti. Il cartone originale è stato eseguito dal maestro tra il 1514 e il 1516, mentre l’arazzo è stato tessuto nella bottega di Pieter van Aelst tra il 1516 e il 1521.
- La Predica di San Paolo agli Ateniesi: In questo arazzo si può notare il ritratto di Papa Leone X (Giovanni de’ Medici), un omaggio diretto al committente della serie originale.
- La Guarigione dello Storpio: È l’ultimo arazzo che si vede uscendo dall’appartamento e si distingue per il particolare delle colonne tortili, simbolo del Tempio di Gerusalemme. Dal punto di vista iconografico, l'arazzo era probabilmente posto di fronte al trono del papa nella Cappella Sistina: la figura di Pietro, primo papa e guaritore, stabiliva un chiaro riferimento alla famiglia Medici, cui apparteneva Leone X, legittimando la discendenza papale e alludendo al nome della famiglia.

I "Finti Arazzi" di Felice Campi
Quando gli austriaci decisero di appendere gli arazzi di Raffaello nell’appartamento del Palazzo Ducale nel 1792, si trovarono di fronte a un problema pratico: la serie era composta da 9 arazzi, ma le stanze ne richiedevano 16 per coprire tutte le pareti. Per risolvere questa carenza, commissionarono al pittore mantovano Felice Campi la realizzazione di "finti arazzi". Si trattava di tele dipinte che si ispiravano alla serie vaticana per completare l'allestimento dell'appartamento.
La Complessa Tecnica di Tessitura
La rappresentazione figurativa e cromatica nell’arazzo è il risultato di un felice concorso di differenti capacità artistiche e tecniche. Alla fase ideativa, spesso suggerita dalla ricca e esigente committenza, seguono l’operazione di adattamento del modello alle esigenze della tecnica esecutiva, quindi la tessitura, il mezzo tecnico vero e proprio.
Dal Rinascimento all’avvento del telaio Jacquard (1801), la tessitura avveniva per mezzo di due tipi di telai:
- Telaio verticale ad alto liccio: Formato da due robusti montanti laterali in legno. Due subbi (cilindri) sono inseriti trasversalmente, uno in alto e uno in basso. Il subbio superiore porta l’ordito (normalmente i fili dell’ordito sono di lana) e lo tensiona, mentre il subbio inferiore arrotola la parte già eseguita dell’arazzo. I fili d’ordito sono suddivisi in due serie (pari e dispari) distanziate dal bastone di incrocio o verdiglione. Il filo di trama può essere di lino, lana, o seta; per le lavorazioni più prestigiose, alcuni fili di lana sono avvolti a spirale da fili di metallo (oro e argento) per conferire luminosità e opulenza al disegno dell’arazzo.
- Telaio orizzontale a basso liccio: La sua struttura è simile a quella ad alto liccio, ma è posto in orizzontale. La particolarità del lavoro su questo telaio consiste nell’apertura della bocca d’ordito, che avviene con i pedali, lasciando libero di muovere la navetta della trama con entrambe le mani.
La realizzazione di un arazzo è un lavoro complesso che comprende più figure professionali:
- L’artista che prepara il bozzetto o direttamente il cartone.
- Il cartonista che porta l’eventuale bozzetto alle dimensioni reali dell’arazzo con tutti gli accorgimenti tecnici necessari per facilitare il lavoro dei tessitori.
- Il colorista che sceglie le gradazioni di colore o le produce.
- I tessitori, il cui numero dipende dalla grandezza dell’arazzo, che coordinati da un maestro, eseguono tutte le operazioni preliminari (dalla preparazione dell’ordito sull’orditoio, all’armatura dell’ordito sul telaio, alla preparazione delle bobine di filo) e la tessitura.
- Le cucitrici per cucire gli stacchi che si formano con i cambi di colore, la ripassatura finale e la stiratura.

L'Intervento di Conservazione e Restauro: Un "Cantiere Aperto"
Dal luglio 2020, è stato avviato un importante intervento conservativo sugli arazzi di Palazzo Ducale. Questo progetto non solo mira a recuperare una migliore leggibilità delle opere e ad apprezzarne appieno l’altissima qualità, ma ha anche costituito un elemento centrale della mostra "Raffaello, trama e ordito".
L’intervento, affidato alla ditta di Tiziana Benzi di Piacenza e realizzato con il supporto del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (MiBACT) e della Fondazione BAM, si articola in una serie di operazioni puntuali studiate nel minimo dettaglio per la salvaguardia attuale e futura di questi grandi panni istoriati.
Le opere si presentano inchiodate su imponenti strutture lignee, che sostengono il peso non solo del tessuto, ma anche delle cornici decorative perimetrali. Il primo impatto sulle fibre ha rivelato un’importante secchezza, dovuta a particellato incoerente che, oltre a depositarsi superficialmente, si insinua nelle microporosità dell’intreccio, alterando l’equilibrio chimico-fisico del manufatto. Le impurità hanno natura pulverulenta e microorganica, contribuendo a depolimerizzare le fibre costituenti.
La pulitura, essendo un’operazione irreversibile, è stata attentamente calibrata. Non potendo lavare le opere, si sta procedendo all’utilizzo di apparecchi aspiranti a flusso moderato, che rimuovono prevalentemente lo sporco particellare superficiale. Successivamente, si effettua la fermatura di supporti localizzati per risarcire le zone di massima criticità, attraverso impunture eseguite a mano con filati in cotone. Infine, nel nuovo progetto espositivo, ogni opera è supportata da fasce perimetrali velcrate, cucite all’arazzo tramite filze regolari, per un ancoraggio ottimale. Tutte le operazioni sono eseguite nel pieno rispetto dell’opera, seguendo i criteri di minimo intervento, compatibilità e reversibilità.
In via del tutto eccezionale, durante il periodo di apertura della mostra, è stata offerta al pubblico la possibilità di assistere dal vivo ai lavori attraverso il “cantiere di restauro aperto” allestito nella Sala dello Specchio, permettendo di toccare con mano la complessità di questi manufatti e delle attenzioni conservative che richiedono.

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La Mostra "Raffaello, trama e ordito": Valorizzazione e Futuro
L’esposizione "Raffaello, trama e ordito. Gli arazzi di Palazzo Ducale a Mantova", organizzata dal Complesso Museale di Palazzo Ducale, è stata un momento fondamentale per promuovere l’interesse internazionale per questi grandi manufatti. Allestita negli spazi di Corte Vecchia, nel neoclassico Appartamento degli Arazzi, la mostra ha puntato i riflettori su queste straordinarie opere, offrendo un’occasione sia di cura che espositiva. I suoi effetti si riverbereranno nel tempo grazie al restauro "aperto" e a un nuovo impianto illuminotecnico che migliorerà il percorso museale permanente.
La mostra ha presentato una serie di documenti legati alla storia del ciclo, dall’acquisto da parte di Ercole Gonzaga fino alle più recenti vicende novecentesche. In particolare, è stato messo in evidenza il rapporto tra Raffaello e i Gonzaga, grandi appassionati d’arte che corteggiarono a lungo l’artista. Un fulcro dell'esposizione è stata la preziosa lettera scritta da Baldassar Castiglione e indirizzata da Raffaello a papa Leone X, conservata all’Archivio di Stato di Mantova. Questo eccezionale documento ha permesso di riflettere su tematiche quali l'Antichità, la genesi del concetto moderno di tutela del patrimonio e la pratica del disegno architettonico, testimoniando anche l'amicizia e la consonanza intellettuale tra Raffaello e Castiglione.
Tra gli esiti permanenti della mostra si annovera un nuovo apparato di illuminazione per l’Appartamento degli arazzi. Grazie alle tecnologie più recenti, è ora possibile leggere al meglio le opere e apprezzarne la qualità, garantendone contestualmente una protezione migliore dai danni causati dalla luce. Questo apparato integra anche informazioni che guidano i visitatori nella scoperta dei capolavori raffaelleschi.