L'Arabia Saudita continua a essere uno dei Paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo, superato solo da Cina e Iran. La frequenza e le modalità di applicazione della pena di morte sono oggetto di gravi preoccupazioni da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che denunciano una totale assenza di trasparenza e garanzie di giusto processo.

L'Escalation delle Esecuzioni Capitali e i Dati Recenti
Nel 2025, l’Arabia Saudita ha eseguito 347 condanne a morte, il numero più alto da quando organizzazioni internazionali e non governative hanno iniziato a tenere il conto. Questo dato conferma un ricorso alla pena di morte sempre più frequente, dato che il record precedente, con 345 esecuzioni, risaliva al 2024. Gran parte delle condanne sono state eseguite per reati comuni legati alla droga, e tra le persone uccise ci sono stati anche un giornalista e alcuni dissidenti. Nello stesso 2024, le esecuzioni sono state 345, il numero più alto mai registrato da Amnesty International in un singolo anno per questo paese. Negli ultimi dieci anni è stato riscontrato un allarmante ricorso alla pena contro la minoranza sciita per reati legati al “terrorismo”.
Da inizio 2024, le esecuzioni hanno già raggiunto il numero di 31 o 29, secondo alcune fonti, con sette condanne a morte eseguite in un solo giorno, il 27 febbraio. Questo ha rappresentato il giorno più nero per le condanne a morte nel Paese dall’11 marzo dell’anno precedente, quando ne furono eseguite 81. Il senso di totale impunità che l’Arabia Saudita esibisce in circostanze come questa non è nuovo, ma la situazione internazionale attuale sembra amplificare questa dinamica.
Esecuzioni di Massa e Casi Emblematici
Il 2 gennaio 2016, il Ministero dell'Interno di Riad ha annunciato l'esecuzione di 47 persone condannate per terrorismo, il più alto numero di esecuzioni in un solo giorno dal 2016. Le pene capitali furono decise dai tribunali di Mecca, Medina, della provincia centrale di Qassim e della Provincia Orientale, base della minoranza sciita del Paese. I condannati furono giudicati colpevoli di aver "adottato un pensiero estremista", di aver "appoggiato il terrorismo e formato cellule per colpire e destabilizzare il Paese". Secondo l'Agenzia stampa saudita (Spa), una persona fu addirittura crocifissa dopo la sua esecuzione, una punizione non frequente e riservata a reati particolarmente gravi, con il corpo esposto per diverse ore in pubblico. Secondo Amnesty International, tra i 37 messi a morte in un giorno in quel periodo, figuravano almeno 11 uomini accusati di spionaggio a favore dell'Iran e condannati dopo un processo "clamorosamente ingiusto", e altri 14 accusati di atti violenti legati alla loro partecipazione a manifestazioni contro il governo nel 2011-2012 nella provincia orientale.
La più grande esecuzione di massa nella storia del Paese arabo ha avuto luogo la scorsa domenica, quando 81 persone sono state uccise in applicazione di condanne a morte per reati come omicidio di massa, terrorismo, pianificazione di attacchi a luoghi vitali e contrabbando di armi. Il precedente più grave risaliva al 1980, quando furono assassinati 63 miliziani coinvolti, l'anno precedente, in un attacco alla Grande Moschea della Mecca. Le esecuzioni hanno riguardato 73 cittadini sauditi, sette yemeniti e un siriano, e per l'agenzia stampa ufficiale saudita erano tutti legati a Stato Islamico, Al-Qaeda e ai ribelli houthi dello Yemen. Queste persone erano state arrestate e processate nei tribunali sauditi e ascoltate da 13 giudici in tre fasi separate del processo. Questa è considerata una battuta d'arresto nella lotta alla pena di morte nel mondo.

Il Quadro Normativo e Giudiziario Saudita
Il sistema legale saudita si basa principalmente sulla legge della Sharia, ma sono state introdotte alcune norme laiche. Una legge fondamentale che fissa i diritti e le responsabilità del governo è stata introdotta nel 1992. Il Corano e la Sunna formano la Costituzione del Regno, che è il Paese islamico che applica la legge islamica nella maniera più rigida. L’Arabia Saudita ha ratificato la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e la Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti, ma persiste un grande divario tra gli impegni assunti e la pratica quotidiana.
Reati Punibili con la Morte
La pena di morte è prescritta per numerosi reati, tra cui: omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, apostasia (rinuncia all’Islam), terrorismo, tradimento, spionaggio e reati militari. Le condanne per “terrorismo” sono particolarmente numerose e la definizione viene usata in modo ampio per includere ogni forma di dissenso, anche espresso pacificamente o solo sui social network, che può portare ad arresti, torture e condanne a morte.
Nel novembre 2014, le autorità saudite hanno deciso la condanna a morte di chiunque tenti di introdurre Bibbie nel Paese. La nuova legge vieta l’importazione di “tutte le pubblicazioni relative a credi religiosi diversi dall’Islam”. Chi prova a portare in Arabia Saudita testi della Bibbia o del Vangelo subisce la confisca del materiale, l’imprigionamento e la condanna capitale.

Modifiche Legislative e Discrezionalità Giudiziaria
Il 12 gennaio 2010, il Consiglio della Shura ha approvato un emendamento alla Legge di Procedura Penale che rende più difficile emettere condanne a morte, richiedendo l'unanimità dei giudici e l'approvazione della Corte Suprema per le pene capitali, il taglio della mano o punizioni simili. Nel 2012, il Consiglio della Shura ha ribadito che una sentenza di morte emessa sulla base del potere discrezionale del giudice (Tazir) diviene definitiva solo se il verdetto è unanime. Nel 2005, l’Arabia Saudita aveva ridefinito la legge sul traffico di droga, concedendo poteri discrezionali ai giudici per emettere condanne al carcere in luogo della pena di morte, riducendo la condanna massima a 15 anni di detenzione, 50 frustate o una multa minima di 100.000 riyal sauditi (oltre 22.250 euro). Tuttavia, nonostante questi cambiamenti, il numero di esecuzioni, soprattutto per reati di droga, è aumentato.
Il "Prezzo del Sangue" (Diya)
In Arabia Saudita, numerosi casi di “prezzo del sangue” si sono risolti positivamente grazie all’opera del Comitato per la Riconciliazione. Questa organizzazione nazionale mira a ottenere il perdono dei prigionieri del braccio della morte e aiuta a risolvere le lunghe dispute inter-familiari e tribali, evitando che la famiglia della vittima mercanteggi sul “prezzo del sangue”. Nel settembre 2011, l’Arabia Saudita ha deciso di triplicare la diya, da 100.000 rial (26.666 dollari) a 300.000 (80.000 dollari) in caso di omicidio colposo e a 400.000 rial (106.666 dollari) per un omicidio premeditato, mantenendo però il "prezzo del sangue" per l'assassinio di una donna la metà di quello per l'uccisione di un maschio. Secondo le regole della Sharia, i parenti di una persona uccisa devono essere compensati con 100 cammelli. Il perdono da parte delle famiglie delle vittime deve essere documentato in un tribunale di giustizia e approvato da tre giudici.
Metodi di Esecuzione e Trasparenza
Le autorità saudite non comunicano il modo in cui viene eseguita la condanna, ma quasi sempre si procede alla decapitazione con una spada, da parte di un boia. In altre occasioni avviene attraverso fucilazione.
Decapitazione, Crocifissione e Fucilazione
Di solito, l’esecuzione avviene nella città dove è stato commesso il crimine, in un luogo aperto al pubblico vicino alla moschea più grande. Il condannato è portato sul posto con le mani legate e costretto a chinarsi davanti al boia, il quale sguaina una lunga spada tra le grida della folla che urla “Allahu Akbar!”. A volte, alla decapitazione segue anche l’esposizione in pubblico dei corpi dei giustiziati. La procedura prevede che il boia stesso fissi la testa mozzata al corpo del giustiziato per poi farlo pendere per circa due ore dalla finestra o dal balcone di una moschea o appenderlo a un palo, durante la preghiera di mezzogiorno. Talvolta i pali formano una croce, da cui l’uso del termine “crocifissione”. I corpi dei giustiziati sono esposti solo nel caso di ordini specifici da parte del tribunale, quando il reato commesso è considerato particolarmente brutale.
Nel marzo 2013, l’Arabia Saudita ha autorizzato i governatori regionali ad approvare esecuzioni tramite fucilazione come alternativa alla decapitazione pubblica, il metodo tradizionale. Il motivo del cambiamento sarebbe la carenza di boia qualificati. Sheikh Ali Al-Hakami, membro del Consiglio degli Ulema, ha posto il suo sigillo di approvazione alla pena di morte tramite fucilazione, a patto che sia rapida o più veloce rispetto al metodo tradizionale e indolore. Nel maggio 2015, l’Arabia Saudita ha persino fatto annunci pubblicitari per la ricerca di otto nuovi boia, senza richiedere competenze specifiche o background formativi, per “l’esecuzione della condanna a morte in base alla Sharia islamica” e per compiere amputazioni.
La Lapidazione e Casi Particolari
Anche se le leggi dell’Arabia Saudita includono la lapidazione, tale pena non è stata eseguita per molti anni. Un caso notevole risale al dicembre 2015, quando la vita di una cameriera dello Sri Lanka, madre di due figli, che doveva essere lapidata per adulterio, fu risparmiata. Un appello dello Sri Lanka fu accolto dall’Arabia Saudita, l’ordine di esecuzione fu ritirato e la pena di morte commutata in pena detentiva.
Arabia Saudita, la rivoluzione del deserto
La Condizione dei Condannati e le Organizzazioni per i Diritti Umani
L’ONG Reprieve, con sede nel Regno Unito, ricostruisce e certifica le esecuzioni in Arabia Saudita grazie a contatti con le famiglie dei condannati e con i prigionieri nel braccio della morte. Secondo i suoi dati, due terzi dei condannati sono stati uccisi per reati “non letali” legati alla droga, la metà erano stranieri, 96 hanno ricevuto la pena di morte per crimini che riguardavano il solo hashish, e cinque erano donne. Testimonianze raccolte da Reprieve raccontano che quasi giornalmente ai detenuti in attesa di esecuzione viene letta una lista di nomi di persone che verranno uccise quel giorno, per poi essere prelevati dalle celle e portati altrove. Jeed Basyouni, responsabile di Reprieve per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato: «Sembra quasi che per loro non abbia importanza chi giustiziare, ma solo trasmettere alla società il messaggio che esiste una politica di tolleranza zero su qualsiasi questione stiano discutendo, che si tratti di proteste, libertà di espressione o droga».
Minori, Stranieri e Dissidenti
L’Arabia Saudita è stata accusata di trattare crudelmente i minori di 18 anni, condannandoli alla fustigazione e persino alla pena di morte, in contrasto con il diritto interno e internazionale. Sebbene la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo vieti la condanna a morte per persone di età inferiore a 18 anni al momento del crimine, i giudici sauditi possono emettere condanne a morte qualora ritengano che l’imputato abbia raggiunto la maturità, senza verificare la reale età. Nel 2013, l’Arabia Saudita ha giustiziato almeno tre persone minorenni al momento del reato. Molte delle persone giustiziate sono stranieri provenienti da Paesi poveri del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, spesso vulnerabili agli abusi e talvolta inconsapevoli della propria condanna a morte.
Tortura e Mancanza di Difesa Legale
Agli imputati è spesso negata l’assistenza di un avvocato prima del processo e la rappresentanza legale in aula. Molti prigionieri non sanno nemmeno che il loro processo si è concluso. Le esecuzioni sono di dominio pubblico solo dopo che sono state effettuate, mentre familiari, avvocati e gli stessi condannati a morte sono tenuti all’oscuro di tutto. L’avvenuta esecuzione è comunicata dal Ministero dell’Interno e, di solito, ripresa dall’agenzia ufficiale saudita SPA.
Il Caso di Abdullah al-Derazi
Abdullah al-Derazi è stato messo a morte il 20 ottobre 2025 per presunti crimini commessi quando era ancora minorenne. Apparteneva alla minoranza sciita del Paese ed è stato condannato a morte per la sua presunta partecipazione alle proteste antigovernative del 2011 e 2012. Il processo si è basato su una “confessione” estorta con la tortura, e il tribunale non ha indagato sulle sue denunce. Nel novembre 2024, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha concluso che la detenzione di Abdullah al-Derazi, così come quella di altri quattro giovani della minoranza sciita, fosse arbitraria.
Accuse di Stregoneria e Importazione della Bibbia
Dozzine di persone sono arrestate ogni anno in Arabia Saudita con l’accusa di stregoneria, ricorso a poteri sovrannaturali, magia nera e predizione del futuro. Tali pratiche sono considerate politeistiche e severamente punite in base alla Sharia. Nel marzo 2012, l’Arabia Saudita ha deciso di rafforzare la sua unità di polizia religiosa dedicata alla caccia di maghi e fattucchiere. Nel "Freethought Report 2017" dell'International Humanist and Ethical Union emerge un quadro preoccupante per il reato di apostasia in Arabia Saudita. Ensaf Haidar, moglie del blogger Raif Badawi, condannato per apostasia, ha denunciato come la semplice idea che Raif stesse abbandonando l'Islam sia stata usata per demonizzarlo, evidenziando come nessuno dovrebbe affrontare un simile processo per aver espresso una visione del mondo.
Contesto Internazionale e Critiche
Da quando nel 2017 è diventato leader di fatto dell’Arabia Saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha cercato di presentare il paese come più moderno e moderato, favorendo la partecipazione delle donne alla vita sociale e al mondo del lavoro e rendendo meno rigidi i divieti sull’alcol. Nonostante questi sforzi di modernizzazione, nel campo dei diritti umani e delle garanzie di un giusto processo non ci sono stati passi in avanti.
La Reazione Internazionale e il Ruolo Geopolitico
Le violazioni dei diritti umani, denunciate da molte organizzazioni, non hanno creato grandi problemi politici a bin Salman. Molti paesi occidentali, inclusi gli Stati Uniti, continuano a fare affari con l’Arabia Saudita, che è diventata un paese importante nei campi dell’intrattenimento e dello sport, ospitando eventi internazionali come i Mondiali maschili di calcio del 2034 e le partite della Supercoppa italiana.
La situazione internazionale attuale, con la Russia che necessita della collaborazione saudita per il petrolio e gli USA che non possono irritare Riad data la possibile firma di un importante accordo con Israele, ha contribuito a un senso di impunità. La Cina, a sua volta, ha mediato il disgelo tra Arabia Saudita e Iran ed è troppo interessata a inserirsi in Medio Oriente per scontrarsi con i sauditi. I Paesi europei cercano nel Golfo Persico rifornimenti energetici e fondi per investimenti. Questo contesto fa sì che le centinaia di sauditi che vanno al patibolo non trovino alcun paladino e che la loro sorte non sia al centro dei dibattiti internazionali.

Il Confronto con l'Iran e le Tensioni Regionali
In una macabra gara con l'Iran, anche l'Arabia Saudita accelera sulle esecuzioni capitali. L'uccisione dello sceicco al-Nimr nel 2016 ha riaperto la tensione tra Arabia Saudita, a maggioranza sunnita, e l'Iran, a maggioranza sciita, scatenando dure condanne e preoccupazioni per un nuovo conflitto tra le due correnti dell'islam. Mario Marazziti, coordinatore della campagna per la moratoria universale della pena di morte della Comunità di Sant’Egidio, ha sottolineato la “grande contraddizione” tra il processo di modernizzazione del Paese e il riemergere delle esecuzioni legate alla “guerra al terrorismo”, evidenziando come la logica di guerra possa temporaneamente spazzare via i percorsi di crescita verso il rispetto della vita umana.