La figura dell'apostolo Giovanni, con il suo profondo legame con Cristo e il suo ruolo di evangelista e profeta, ha ispirato innumerevoli artisti nel corso dei secoli. Tra questi, spicca Michelangelo Buonarroti, un genio poliedrico che ha saputo reinterpretare i temi sacri con una potenza e un'originalità senza precedenti. Questa articolo esplora la vita di San Giovanni Apostolo ed Evangelista e analizza come la sua eredità spirituale e iconografica si intrecci con l'opera di Michelangelo, in particolare attraverso il suo monumentale Giudizio Universale e altre significative creazioni.
L'Apostolo Giovanni: Vita, Testimonianza e Legato Teologico
Origini e Chiamata Divina
San Giovanni, apostolo ed evangelista, soprannominato “una colonna della Chiesa” da Paolo (Gal 2,9), era di origine galilea, probabilmente di una zona rivierasca del lago di Tiberiade. Matteo riferisce che era figlio di Zebedeo e di Salome, e fratello di Giacomo il maggiore. Da Marco sappiamo che il padre aveva una piccola impresa di pesca con garzoni alle sue dipendenze. La madre era una delle donne che seguivano Gesù e salirono con lui al Calvario. Già discepolo di Giovanni Battista, con Andrea fu il primo degli apostoli a conoscere Gesù (Gv 1,40). Chiamato da Cristo, insieme con il fratello Giacomo, lungo la riva del lago di Galilea, “lasciata la barca e il padre loro, subito lo seguirono”.
Il "Discepolo Amato" e la Sua Presenza Cruciale
Come leggiamo nel suo Vangelo, Giovanni è il discepolo amato da Gesù, colui che ha avuto la grazia di comprendere e annunciare il primato del comandamento nuovo dell’amore, restando assiduamente accanto al suo Signore. A sottolineare lo speciale rapporto che lo lega a Gesù, per due volte nel suo vangelo chiama se stesso «quello che Gesù amava» (Gv 13,23) e «il discepolo che egli amava» (Gv 19,26). A questa speciale benevolenza di Gesù Giovanni ispira tutta la sua vita, affermando che è l’unico scopo di vita per tutti gli uomini: «Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (Prima Lettera di Giovanni 4,11).
Giovanni fu tra gli intimi che Gesù volle con sé in momenti salienti della sua vita: alla risurrezione della figlia di Giairo, durante la pesca miracolosa e la moltiplicazione dei pani, alla trasfigurazione e nell’agonia del Getsemani. Unico tra gli apostoli, fu ai piedi della croce vicino a Maria, e da Cristo la ricevette quale Madre, mentre a lei fu affidato come figlio.

L'Eredità Evangelica e Profetica
Accogliendo con Pietro il primo annuncio della risurrezione, Giovanni con lui corse al sepolcro, che trovarono vuoto. Fu presente a tutte le apparizioni di Gesù risorto, fino all’Ascensione. Ricevuto lo Spirito santo alla Pentecoste, cominciò subito a predicare e venne incarcerato insieme a Pietro. Lasciata Gerusalemme, portò l’annuncio del Vangelo nell’Asia minore, dove resse la Chiesa di Efeso. La tradizione dice che sarebbe stato deportato a Patmos, ove avrebbe avuto le visioni dell’Apocalisse. Autore di un vangelo e di tre lettere, oltre all'Apocalisse, Giovanni sarebbe morto sotto Domiziano, alla fine del I secolo, molto avanti negli anni. Intimo in vita di Gesù, lo è anche nel ricordo della Chiesa, celebrandosi la sua festa due giorni dopo il Natale di Cristo.
Giovanni, inoltre, pare sia morto quasi centenario, non martirizzato, dopo una lunga vita trascorsa a predicare in Asia Minore (attuale Turchia) e a Efeso, a differenza di altri apostoli che subirono il martirio.

Michelangelo Buonarroti: Formazione e Primi Capolavori
Gli Anni di Apprendistato e i Maestri
Quando Michelangelo Buonarroti morì a Roma il 18 febbraio 1564, all'età di ottantanove anni, fu unanimemente riconosciuto come un uomo eccezionale, che aveva riunito in sé la padronanza delle tre arti «maggiori» a livelli eccelsi ed era inoltre stimato poeta e letterato. Nato a Caprese il 6 marzo 1475, la sua propensione per le arti si era manifestata in giovanissima età. La prima forma di apprendistato artistico fu sperimentata da Michelangelo nel campo della pittura. Ostacolato dal padre, che sognava per il figlio una carriera giuridico-umanistica, il giovane si esercitava di nascosto nel disegno. Trovò l’appoggio di Francesco Granacci, che lo introdusse nella bottega dei Ghirlandaio, una delle maggiori fiorentine. Al tirocinante fu riconosciuto un rango speciale, venendo compensato dal maestro con un «giusto e onesto salario» anziché pagare per l'apprendistato.
Michelangelo sottolineò sempre che l’insegnamento più autentico gli era giunto dai muri delle cappelle fiorentine, dove poteva studiare e copiare gli affreschi di Giotto e di Masaccio. Un esercizio interpretativo e creativo ebbe per modello un’incisione di Martin Schongauer raffigurante Le tentazioni di Sant’Antonio. Su suggerimento del Granacci, Michelangelo non solo la copiò su una tavola di legno, ma la colorì attribuendo al santo e ai demoni tinte di sua fantasia. Era attratto dal nodo dei corpi in volo, deformati - quelli dei diavoli - in angolazioni sforzate. Per rendere la bizzarra mostruosità dei diavoli, Michelangelo, in cerca di modelli naturali, «andatosene in pescheria, considerava di che forma e colore fusser l’alie de’ pesci, di che colore gl’occhi e ogn’altra parte». La tavola viene oggi identificata da una parte della critica nel quadro acquistato nel 2009 dal Kimbell Art Museum di Fort Worth. Elementi come la composizione disegnata a mano libera con pentimenti, la tecnica compatibile con il Ghirlandaio e l'osservazione di pesci e animali repellenti per i demoni supportano l'autografia michelangiolesca.

Le Prime Sculture e l'Anatomia
Dopo i tre anni trascorsi con i Ghirlandaio, Michelangelo fu accolto nella cerchia di Lorenzo de’ Medici il Magnifico. Per due anni, dal 1490 alla morte di Lorenzo nel 1492, poté prendere visione diretta delle fonti originali della cultura visiva improntata alla reviviscenza della scultura antica. Risalgono a questo periodo le due prime sculture a noi note, la Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri e Lapiti - entrambe in marmo e conservate nel museo di Casa Buonarroti a Firenze -, in cui il giovane scultore mostra il suo debito ai modelli antichi e a Donatello, ma anche la sua potente e spiccata personalità.
La morte prematura di Lorenzo privò Michelangelo del protettore influente. Tra le esperienze decisive di quegli anni difficili fu certamente il soggiorno fra il 1492 e i primi del 1494 presso il convento agostiniano di Santo Spirito. Qui Michelangelo poté studiare l’anatomia umana attraverso la dissezione dei cadaveri provenienti dall’ospedale, che segretamente gli venivano messi a disposizione in una stanza. Il corpo di Cristo, nel quale la natura divina prende la sembianza umana più alta e perfetta, proprio in Santo Spirito fu celebrato da Michelangelo scolpendo quale dono al priore un Crocifisso in legno, che probabilmente egli stesso dipinse con accurata policromia.

Il Primo Soggiorno Romano e le Opere Giovanili
Da Santo Spirito, Michelangelo tornò nel palazzo dei Medici nel gennaio 1494, ma temendo i rivolgimenti politici fuggì prima della cacciata dei Medici per recarsi a Bologna. Qui si stabilì per oltre un anno, ottenendo la commissione per tre statue marmoree per l’Arca di San Domenico: un Angelo reggicandelabro, San Petronio e San Procolo. Tornato a Firenze per il Natale del 1495, Michelangelo scolpì un Cupido dormiente in marmo. Il suo primo soggiorno romano, dal 1496 al 1501, durò cinque anni, sufficienti a farlo diventare famoso grazie ad alcune sculture in cui si riconoscono i suoi primi capolavori: per Jacopo Galli il Bacco (oggi nel Museo Nazionale del Bargello a Firenze) e per il cardinale Jean de Bilhères-Lagraulas la celebre Pietà, oggi nella Basilica di San Pietro.
La Madonna di Manchester e il San Giovannino
È a questo primo periodo romano che vengono riferiti due dipinti su tavola a lui attribuiti, oltre al certissimo Tondo Doni. Il primo è la cosiddetta Madonna di Manchester, una Madonna col Bambino, san Giovannino e quattro angeli (Londra, National Gallery), per la quale viene proposta la data del 1497. Nel suo evidente stato d’incompiutezza, il dipinto si presenta discontinuo. La composizione, di originale complessità, mostra la Madonna seduta su una pietra, il Bambino che scala le sue ginocchia per sottrarle il libro, san Giovannino incuneato di lato, e due coppie di angeli. Il seno di Maria è esposto, ma non è alla fonte del nutrimento che il Bambino tende: scalando il panneggio della veste materna con decisione mira invece al libro e lo afferra infilandovi le dita in un gesto quanto mai originale, con risvolti teologici. Dal punto di vista tecnico, l'esecuzione del quadro viene ritenuta affine ai dipinti del Ghirlandaio.

Il Seppellimento e la Figura di San Giovanni Apostolo
Anche il Seppellimento (Londra, National Gallery), pur incompiuto, trova confronto con motivi iconografici e stilistici ricorrenti nell'opera di Michelangelo. Il fulcro della composizione è il corpo nudo di Cristo morto, sorretto con le mani o con fasce tessili da tre portatori che lo spostano scendendo con fatica i gradini di una rustica scala. Le pie donne, fra cui la Maddalena meditabonda, confortano la Madonna. Mostrano caratteri michelangioleschi la posa sforzata e attorta del giovane a sinistra, identificato come san Giovanni Apostolo (in atto di calpestare una striscia di stoffa), la profusione di lunghe strisce tessili che stringono le carni in sintonia con la sua sensibilità artistica e poetica, e le assonanze fra l’anziano al centro e il San Giuseppe del Tondo Doni. Per le circostanze della creazione, si fa riferimento a un pagamento del 1500 fatto all’artista dai frati di Sant’Agostino a Roma per una pittura su tavola destinata alla cappella della Pietà.

Altre Commissioni Romane
Ancora a Roma, in questo periodo Michelangelo ideò un quadro con San Francesco che riceve le stigmate. Egli preparò il cartone con la scena e lo diede poi a dipingere a un barbiere-pittore al servizio del cardinal Riario.
Il Giudizio Universale: Visioni di Giotto e Michelangelo
Il Contesto Teologico e la Tradizione
Il Giudizio Universale è un tema centrale nella teologia cristiana e uno dei motivi più ricorrenti nella storia dell’arte. Secondo la dottrina cristiana, Gesù Cristo tornerà per una seconda volta sulla terra in un tempo imprecisato per giudicare l'umanità. Fu Gesù stesso che rivelò ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.» Questo passo introduce la fondamentale divisione iconografica tra destra (gli eletti) e sinistra (i dannati) di Cristo. Legato al Giudizio Universale è anche il suono della tromba, preannunciato nell’Apocalisse di Giovanni: «E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita.»
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
Il Giudizio di Giotto nella Cappella Scrovegni
La scelta di Giotto e di Michelangelo per l'analisi di questo tema è data dal fatto che si tratta dei due artisti più innovativi e rivoluzionari in relazione a tale iconografia. A Padova, tra il 1303 e il 1305, venne edificata la Cappella Scrovegni per volere di Enrico degli Scrovegni. Il responsabile del ciclo pittorico fu Giotto, chiamato a realizzare gli affreschi. La parte superiore presenta al centro un Cristo giudice assiso in trono che divide la scena in due parti simmetriche. La parte inferiore mostra una divisione creata da una grande croce lignea portata da Adamo e sorretta da due angeli. A sinistra (dell’osservatore) si vedono i beati che ascendono al Paradiso; a destra, i dannati precipitati nell’Inferno. Sotto la grande finestra, all’interno di una mandorla retta da 12 angeli, si trova il Cristo giudice avvolto dalla luce divina, affiancato dai 12 apostoli anch’essi seduti in trono. Dalla mandorla fuoriesce un turbine di fuoco, che si divide in quattro fiumi di fiamme. I dannati, nudi, si distinguono dagli altri personaggi vestiti, mentre il dominatore della scena infernale è Lucifero, seduto su due draghi.

Il Capolavoro di Michelangelo nella Cappella Sistina
Il Giudizio Universale di Michelangelo fu iniziato nel 1536, 230 anni dopo quello di Giotto, all’interno della Cappella Sistina in Vaticano, tuttora sede del conclave. Il committente dell’affresco fu papa Clemente VII, che chiese a Michelangelo di affrescare l’intera parete dietro all’altare. I lavori ebbero inizio sotto il suo successore Paolo III Farnese, poiché Clemente VII era già morto nel 1536. Sotto il Cristo Giudice e sopra la testa del demoniaco Caronte, c’è un gruppo di angeli che suonano la tromba. A sinistra (dell’osservatore) si osserva un moto ascensionale delle anime beate verso il Paradiso; a destra, preceduto dalla barca di Caronte, c’è il gruppo di dannati in attesa del giudizio di Minosse. Caronte in procinto di colpire i dannati è una chiara citazione dantesca. Il fulcro dell’opera è rappresentato da Cristo che, a differenza di quello giottesco, è in piedi e non seduto; accanto a lui la Vergine volge il capo in attesa della divina giustizia. Molti dei santi che circondano Cristo sono identificabili attraverso i loro simboli, come san Lorenzo con la graticola e san Bartolomeo con la sua pelle. A sinistra di Cristo figurano san Pietro con le chiavi del Paradiso, Disma il Buon Ladrone con una possente croce di legno, san Biagio con i pettini chiodati, santa Caterina d’Alessandria con un pezzo di ruota dentata e san Sebastiano in ginocchio con le frecce. San Filippo apostolo ha il simbolo della croce e Simone Zelota della sega.
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
Differenze Iconografiche e Stilistiche
Il Cristo giudice di Giotto ha la barba, una veste rossa ed è assiso in trono, con un’aureola dorata. In Michelangelo, l'iconografia del Cristo è completamente diversa: senza barba, in piedi e (quasi) completamente nudo. Diversamente da Giotto, inoltre, gli angeli di Michelangelo non presentano le ali e i santi non hanno l’aureola. In Giotto è molto semplice distinguere i beati dai dannati: questi ultimi sono caratterizzati dalla nudità e racchiusi in un luogo nero dominato da Lucifero; il resto dei personaggi è vestito. In Michelangelo, invece, la nudità caratterizza quasi tutti i personaggi (con poche eccezioni, come la Vergine), e l'Inferno con le sue pene non è visibile direttamente. Michelangelo accolse e rielaborò l’apparato iconografico della tradizione, trasformandolo in maniera dinamica e originalissima.
Per quanto riguarda il tema del nudo che domina nell'opera di Michelangelo, Giovanni Paolo II riteneva che l'artista riprendesse il Libro della Genesi che, riguardo la creazione dell’uomo, maschio e femmina, rileva: «Erano nudi, ma non ne provavano vergogna» (Gen 2, 25). Antonio Forcellino evidenzia come Michelangelo, a differenza di Giotto e Buffalmacco che rappresentavano i diavoli come creature aliene, si richiami all’esempio del Signorelli, raffigurando i diavoli come una leggera degenerazione degli uomini e degli angeli, mantenendo sempre la «congruenza anatomica e naturalistica del corpo umano in piena fioritura». I diavoli dipinti da Michelangelo sono stati definiti i più umani comparsi nella storia della pittura occidentale fino a quella data, permettendo una rappresentazione tutta all’interno di un orizzonte umano.

Un Disegno Tardo: La Crocifissione al British Museum
Un significativo disegno di Crocifissione di Michelangelo, realizzato in età avanzata, mostra un'intensa riflessione sul tema. L'artista adoperò la biacca sia come lumeggiatura che per mascherare alcuni pentimenti. Pose particolare cura nel disegnare la croce; la posizione finale scelta fu tracciata con linee molto più marcate, rispetto all'originale che si trovava più spostata verso sinistra e con la testa del Cristo sollevata. Le linee dritte della croce non furono disegnate a mano libera, ma utilizzando un regolo. È notevole che non sia presente la ferita nel costato inferta dal soldato romano Longino, né furono disegnati chiodi o altre ferite. Il corpo è incorrotto, sebbene nella sua monumentalità mostri sofferenza. La Vergine a sinistra si rannicchia vicino alle gambe di Cristo toccandole; sembra quasi che il suo volto diventi un tutt’uno con gli arti del Salvatore. Questo disegno, che appartiene alle collezioni del British Museum, è stato esposto nella mostra “Michelangelo. The last decades”, dedicata ai suoi ultimi trent’anni di vita, dal 2 maggio al 28 luglio 2024.

La Basilica di San Giovanni in Laterano: Santuario Apostolico
Storia e Rilevanza
La Basilica di San Giovanni in Laterano è la più antica basilica d’Occidente nonché la prima delle quattro basiliche papali maggiori. Nel corso dei secoli, l'antica basilica ha subito numerosi interventi e riedificazioni fino ad assumere l'aspetto odierno. Papa Innocenzo X, ad esempio, volle ricostruirla completamente, affidando il progetto al Borromini. Non avendo fondi sufficienti, il pontefice chiese alle famiglie romane più facoltose di finanziare le opere. Il papa stesso si occupò di pagare la scultura di San Pietro, mentre il cardinale Pamphilj sponsorizzò la realizzazione della statua di San Giovanni Evangelista.

Le Statue degli Apostoli e San Giovanni Evangelista
Una curiosità è legata alle sculture degli apostoli all'interno della basilica. Carlo Maratta, il pittore preferito del pontefice, fu incaricato di disegnare gli apostoli da affidare poi nelle mani di abili scultori. Pierre le Gros, tuttavia, si discostò dal "copione" di Maratta, scolpendo il San Bartolomeo e il San Tommaso secondo la sua visione, motivo per cui queste due opere sono così differenti da tutte le altre. Tra i 12 apostoli scelti da Gesù vi erano Simon Pietro, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Giuda Taddeo e Giuda Iscariota.
Di alcuni, come Giovanni, si conoscono dettagli sulla vita e la predicazione, mentre di altri le notizie sono più scarne. Ad esempio, Pietro fu crocefisso a testa in giù a Roma, mentre Giacomo fu il primo apostolo martire. Di Andrea si narra che, catturato in Frigia, fece sgretolare un idolo pagano. Bartolomeo pare sia morto scuoiato. Matteo, ex pubblicano, è l’autore del primo Vangelo. Tommaso è noto per aver dubitato della risurrezione. Giacomo il Minore e Giuda Taddeo erano cugini di Gesù. Giuda Iscariota è tristemente noto come il traditore. Le sculture all'interno della Basilica Lateranense celebrano il ruolo fondativo di questi discepoli nel cristianesimo.

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