San Giovanni Evangelista nell'Arte: Iconografia, Leggende e Rappresentazioni dal Seicento

"IN PRINCIPIO ERA IL VERBO, E IL VERBO ERA PRESSO DIO E IL VERBO ERA DIO EGLI ERA IN PRINCIPIO PRESSO DIO: TUTTO È STATO FATTO PER MEZZO DI LUI, ESENZA DI LUI NIENTE È STATO FATTO DI TUTTO CIÒ CHE ESISTE." Così si apre il Vangelo secondo Giovanni, e queste parole sottolineano la profondità teologica e mistica attribuita all'apostolo. San Giovanni Evangelista, una delle figure più centrali e complesse del cristianesimo, ha ispirato innumerevoli opere d'arte attraverso i secoli. La sua iconografia è ricca di simboli e leggende, che riflettono la sua vita, i suoi scritti e la sua peculiare relazione con Gesù.

L'Iconografia Tradizionale di San Giovanni

Il Giovane Prediletto e i Suoi Simboli

Giovanni, nell’iconografia, è raffigurato spesso come il più giovane tra gli apostoli, talvolta con una chioma bionda riccioluta. Questa rappresentazione enfatizza il suo status di "discepolo che Gesù amava", un tema ricorrente anche nel suo Vangelo (Giov. 13,23).

Le raffigurazioni apostoliche spesso distinguono i dodici con i loro pertinenti simboli semantici. Un esempio comune è la seguente elencazione:

  • San Pietro con le chiavi;
  • San Paolo con la spada (di questa tela esiste una copia in una collezione privata di Madrid);
  • Sant’Andrea con la Croce che porta il suo nome;
  • San Giacomo Maggiore con la conchiglia e il bordone;
  • San Giovanni Evangelista con la coppa a forma di calice;
  • San Tommaso con la lancia;
  • San Giacomo Minore con il bastone a forma di mazza;
  • San Filippo con la Croce;
  • San Bartolomeo con il coltello;
  • San Giuda Taddeo con la squadra;
  • San Simone con la sega;
  • San Matteo con l’alabarda.

Nelle rappresentazioni del Cenacolo, Giovanni prende posto accanto a Gesù come l’apostolo più giovane, spesso isolato col Maestro o a lui addossato. Esempi celebri includono il "Giudizio Universale" di Michelangelo Buonarroti (1535-1541) nella Cappella Sistina, dove un particolare di San Giovanni ne sottolinea la centralità, o l’"Ultima Cena" di Leonardo da Vinci, dove la figura del Santo Giovanni giovane è spesso oggetto di dibattito. Nonostante recenti tendenze a identificare il San Giovanni giovane con Santa Maria Maddalena, in realtà non esiste alcun valido motivo per accreditare tale identificazione, poiché la figura di San Giovanni viene, storicamente, rappresentata in veste di giovinetto, poco più che adolescente, in tutta la tradizione iconografica.

Questo tema iconografico, evidenziando la stretta vicinanza di Giovanni a Cristo, prefigura in qualche modo quanto avverrà, in termini di ben altra drammaticità, ai piedi della croce, quando Gesù affiderà a Giovanni la tutela della Madonna, rendendolo una figura chiave nelle scene di Compianto.

San Giovanni Evangelista con calice e serpente

Il Mistero del Calice e dell'Aspide

L’attributo più distintivo di San Giovanni è la coppa a forma di calice da cui fuoriesce un aspide, o serpente. Di fronte a tale immagine, molti potrebbero chiedersi: come mai il santo non si scompone, anzi benedice? E soprattutto, che cosa ci fa un aspide nel calice eucaristico? L’osservatore non esperto di simbologie religiose potrebbe farsi sviare da racconti poco accorti, creando confusione interpretativa e equivoci.

La spiegazione si trova nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, elaborata nella seconda metà del XIII secolo d.C. Essa attesta un episodio avvenuto ad Efeso: dopo la morte di Domiziano, sotto l'imperatore Nerva, San Giovanni poté tornare ad Efeso. Il sacerdote Aristodemo, per mettere alla prova la sua fede, lo sfidò a bere una coppa con un veleno così forte da aver già ucciso due condannati a morte. L’apostolo non solo scampò al pericolo facendo il segno della croce, ma risuscitò anche i due condannati, portando Aristodemo alla conversione.

Questa tradizione narrava dunque che il calice di San Giovanni, ad Efeso, contenesse vino avvelenato. L’immagine è collegata anche al costume, in uso per quasi tutto il XX secolo, di benedire bottiglie di vino ogni 27 dicembre, data celebrativa di San Giovanni Evangelista. Il serpente che fuoriesce dalla coppa, rapido e veloce, è un valido espediente narrativo che abbinando il vino al calice e inserendo la figura del serpente, crea un aggancio immediato alle immagini della tradizione biblica e della cultura pre-cristiana. La simbologia del serpente incarna la trasformazione, il fluire eterno di vita, morte, rinascita e rinnovamento, richiamando la cura non solo per lo spirito ma anche per il corpo, proprio come il siero velenoso del serpente può essere utilizzato per scopi benefici e curativi in medicina. L'aquila, pur essendo un altro simbolo tipico dell'Evangelista, non avrebbe avuto la stessa potente risonanza narrativa per questo specifico miracolo.

San Giovanni nelle Leggende della Legenda Aurea

Prove di Fede e Miracoli

La vita di San Giovanni, così come tramandata dalla Legenda Aurea, è costellata di episodi miracolosi che hanno profondamente influenzato la sua rappresentazione artistica:

  • Il Martirio Mancato a Roma: Dopo la separazione degli apostoli, Giovanni si recò in Asia, dove fondò molte chiese. Quando l’imperatore Domiziano venne a conoscenza della sua fama, lo fece venire a Roma e lo fece gettare in un recipiente pieno d’olio bollente, immediatamente davanti alla Porta Latina. Ma Giovanni ne uscì illeso. Questo episodio, in realtà un martirio mancato, ne sottolinea l'invincibilità e la protezione divina.
  • Il Ritorno a Efeso e la Resurrezione di Drusiana: Dopo la morte di Domiziano e l'esilio a Patmos, Giovanni tornò con tutti gli onori a Efeso. Mentre entrava in città, stavano seppellendo Drusiana, che gli era fedelissima. Ai piedi del feretro, Giovanni disse: «Il mio Signore Gesù Cristo ti risvegli, Drusiana», e la fece tornare in vita.
  • La Disputa con Cratone: Il giorno dopo aver risuscitato Drusiana, Giovanni si impegnò in una disputa con il filosofo Cratone, il quale disprezzava le ricchezze. Cratone aveva indotto due giovani a frantumare pietre preziose. Giovanni obiettò che le ricchezze andavano elargite ai poveri, non distrutte. Sfidato da Cratone, Giovanni pregò e ricompose intatte le pietre, convertendo i due giovani che distribuirono il ricavato ai poveri.
  • La Resurrezione del Giovane Sposo: Mentre disputava con Cratone, stava passando un corteo funebre di un giovane sposato da appena trenta giorni. La vedova e la madre implorarono Giovanni di risuscitarlo, e l'apostolo compì un altro miracolo.
  • La Distruzione del Tempio di Diana: Il racconto prosegue narrando della distruzione del tempio di Diana a Efeso. Dopo che con le sue preghiere Giovanni ebbe fatto crollare il tempio, causando molte conversioni, il sacerdote Aristodemo lo sfidò con il veleno nel calice, come già menzionato.

Si racconta inoltre che la mattina successiva alla sepoltura di Giovanni, i discepoli non ne trovarono più il corpo, lasciando ipotizzare un’assunzione al cielo.

Affresco con San Giovanni che fa crollare il tempio di Diana

Il Compianto e la Cura della Vergine

La profonda connessione di Giovanni con Cristo e la sua presenza in momenti chiave della Passione lo rendono una figura essenziale nelle scene di "Compianto sul Cristo morto". Sebbene il testo originale non si dilunghi su questo genere nel Seicento, la sua designazione da parte di Gesù, dalla croce, come custode di Maria ("Gesù, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!»" - Gv 19,26-27), cementa il suo ruolo di conforto e supporto nei momenti di più grande dolore. Questa assegnazione sottolinea la sua umanità e la sua importanza nel dramma della Crocifissione e del Compianto.

Iconografie Particolari e Influenze Seicentesche

Giovanni Teologo "in Silenzio" nell'Arte Ortodossa

La raffigurazione dell'apostolo Giovanni Teologo "in silenzio" si afferma nell'arte russa dalla seconda metà del XVI secolo e si diffonde ampiamente nei secoli XVII-XVIII. Un dettaglio tipico è il gesto dell'apostolo, che pone uno o due dita sulle labbra, come invito al silenzio.

Questa iconografia si basa sulle parole conclusive del Vangelo di Giovanni: "Molte altre cose fece Gesù, ma se si scrivesse di tutto in particolare, allora, penso, l'intero mondo non riuscirebbe a contenere i libri scritti" (Giov. XXI, 25). Su questa e altre testimonianze evangeliche si è formata l'idea dell'apostolo Giovanni come mistico che contempla sacri misteri, degno di particolari rivelazioni da parte del Salvatore, partecipe dell'ineffabile divina sapienza, la quale non può essere rivelata ai non iniziati. La tradizione ascetica dei monaci esicasti, secondo la quale si poteva raggiungere una reale divinizzazione e partecipazione alla sapienza divina solo attraverso la preghiera nel silenzio, ebbe un'indubbia influenza sulla formazione di questo particolare tipo iconografico. Il gesto dell'apostolo può quindi alludere non solo alla sua partecipazione alla sapienza divina, ma anche all'unica via possibile per raggiungerla.

Alcuni studiosi attribuiscono la larga diffusione di questa iconografia nei secoli XVII-XVIII all'influenza della cultura dei Vecchi Credenti, i quali potevano vedere in queste immagini un invito a una segreta adesione alla fede dei padri. Le più antiche icone di Giovanni Teologo "in silenzio" giunte fino a noi, in generale, presentano l'apostolo privo di qualsiasi attributo e senza personaggi secondari, a differenza di un'icona nella collezione dell'Accademia Fiorentina. Gli attributi in questa iconografia compaiono non prima del XVII secolo, probabilmente per influenza delle immagini più tradizionali dell'apostolo autore del Vangelo, che si trovano nelle miniature di più antichi manoscritti e sulle Porte Regali.

Icona di San Giovanni Teologo

Giovanni e il Libro dell'Apocalisse

L'iconografia di San Giovanni è spesso legata anche alle sue visioni apocalittiche. Esistono opere, come la descrizione di una cupola, basate sulla sovrapposizione di due storie legate alla persona di Giovanni: una narrata da Jacopo da Varazze nella Legenda Aurea, l'altra dallo stesso San Giovanni nell'Apocalisse.

In una tale raffigurazione, il santo potrebbe interrompere la scrittura per volgere lo sguardo alla Vergine con il Bambino, apparsi in un disco solare e indicati da un angelo. Al suo fianco, elementi simbolici come un sinistro insetto con testa umana occhialuta che cerca di impadronirsi del calamaio, o un falco che vigila, arricchiscono la scena. Secondo la Legenda Aurea, all’età di novantotto anni, Giovanni, ultimo apostolo rimasto vivo, venne visitato da Cristo e tutti i suoi discepoli in forma di visione, per prepararlo spiritualmente all’imminente dipartita e invitarlo ad accoglierla con gioia. In queste rappresentazioni, Cristo appare sospeso al centro della cupola, avvolto da una luce dorata e circondato da un banco di nuvole su cui siedono gli apostoli. Giovanni, ormai ultranovantenne, siede al di sotto dell’intero gruppo, accanto alla sua aquila, sconvolto dalla visione che lo sovrasta, unendo così il racconto agiografico con le sue visioni profetiche.

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