La Santa Eucaristia rappresenta il cuore della vita cristiana, un mistero che si manifesta attraverso simboli profondi quali l'ostia e il calice, e che rimanda direttamente al sacrificio del Crocifisso. Questo sacramento completa l'iniziazione cristiana, permettendo a coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e conformati a Cristo con la Confermazione di partecipare, con tutta la comunità, allo stesso sacrificio del Signore.

L'Eucaristia: Culmine della Vita Cristiana
Il Sacramento dell'Eucaristia
1323 « Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura ».
1324 L'Eucaristia è « fonte e culmine di tutta la vita cristiana ». « Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua ».
1325 « La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia. In essa abbiamo il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo ».
1326 Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà « tutto in tutti » (1 Cor 15,28).
1327 In breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: « Il nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare ».
I Diversi Nomi e Aspetti del Sacramento
1328 L'insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
- Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini eucharistein (Lc 22,19; 1 Cor 11,24) e eulogein (Mt 26,26; Mc 14,22) ricordano le benedizioni ebraiche che - soprattutto durante il pasto - proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.
- Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l'ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo.
- Assemblea eucaristica (sýnaxis), in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- 1330 Memoriale della passione e della risurrezione del Signore.
- Santo sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, « sacrificio di lode » (Eb 13,15), sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza.
- Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
- 1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le cose sante («tà hágia», «sancta ») - è il significato originale dell'espressione « comunione dei santi » di cui parla il Simbolo degli Apostoli -, pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalità, viatico...
- 1332 Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (« missio ») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
I Segni del Pane e del Vino: Corpo e Sangue di Cristo
1333 Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua passione: « Prese il pane... », « Prese il calice del vino... ». Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, « frutto del lavoro dell'uomo », ma prima ancora « frutto della terra » e « della vite », doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che « offrì pane e vino » (Gn 14,18) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta.
1334 Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il « calice della benedizione » (1 Cor 10,16), al termine della cena pasquale degli Ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto il Sangue di Cristo.
1336 Il primo annunzio dell'Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, così come l'annunzio della passione li ha scandalizzati: « Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? » (Gv 6,60). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: « Forse anche voi volete andarvene? » (Gv 6,67): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere « parole di vita eterna » (Gv 6,68) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere lui stesso.

L'Istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena
1337 Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli « in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza ».
1338 I tre Vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l'istituzione dell'Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo.
1339 Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue. « Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: "Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare". [...] Essi andarono [...] e prepararono la Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio". [...] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" » (Lc 22,7-20).
1340 Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.
Il Comando "Fate Questo in Memoria di Me"
1341 Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole « finché egli venga » (1 Cor 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.
1342 Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. « Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. [...] Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore » (At 2,42.46).
1343 Soprattutto « il primo giorno della settimana », cioè la domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano « per spezzare il pane » (At 20,7). Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa.
1344 Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il mistero pasquale di Gesù « finché egli venga » (1 Cor 11,26), il popolo di Dio avanza « camminando per l'angusta via della croce » verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.

La Celebrazione Liturgica dell'Eucaristia: Storia e Struttura
La Messa lungo i secoli
1345 Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche.
« Nel giorno chiamato del sole ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne. Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei profeti, finché il tempo consente. Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere sia per noi stessi [...] sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato. Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian), per essere stati fatti degni da lui di questi doni. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: Amen. Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua "eucaristizzati" (eucharisteténtos) e ne portano agli assenti ».
1346 La liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
- la convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
- la liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la Comunione.
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme « un solo atto di culto »; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore.
1347 Non si è forse svolta in questo modo la Cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le Scritture, poi, messosi a tavola con loro, « prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro » (Lc 24,30).
Lo svolgimento della celebrazione
1348 Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che è il protagonista principale dell'Eucaristia. È il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. È lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il Vescovo o il presbitero (agendo in persona Christi Capitis - nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l'Amen.
1349 La liturgia della Parola comprende « gli scritti dei profeti », cioè l'Antico Testamento, e le memorie degli Apostoli, cioè le loro lettere e i Vangeli.
La Commistio: Il Frammento dell'Ostia nel Calice
Un gesto che spesso incuriosisce è quello del sacerdote che, prima della Comunione, spezza l'ostia consacrata e ne getta un frammento nel calice del vino. Questo uso, noto come commistio o immistione, affonda le sue radici nella tradizione e ha avuto diverse evoluzioni di significato nel corso dei secoli.
Origini Storiche e Significato Antico
Inizialmente, la pratica di mettere un frammento dell'ostia nel calice prima della Comunione poteva significare l'interezza del corpo del Signore, unendo le due specie. Tuttavia, un'altra interpretazione storica suggerisce che potesse simboleggiare l'unione con il Papa o con il vescovo locale.
A Roma, già nel V secolo, era prassi liturgica che un pezzo del pane consacrato dal Papa nella concelebrazione con tutto il clero romano fosse portato nelle altre chiese dell'Urbe e immesso nel calice dai presbiteri che presiedevano l'Eucaristia. Questo gesto esprimeva la piena comunione con il vescovo. Questa pratica, chiamata fermentum, era in uso almeno fino al V secolo e indicava la piena comunione con il vescovo. Durante i primi secoli, ci si preoccupava di imitare la Chiesa di Pietro per manifestare la correttezza della fede celebrata. La pratica da parte del Papa di mandare alcuni pezzi dell'Eucaristia che aveva consacrato ad altre chiese è molto antica, testimoniata anche da Sant’Ireneo (130-202 d.C.) e nei secoli successivi, sebbene non venissero sempre mandati a ogni chiesa e gradualmente la pratica venne limitata ai giorni festivi più solenni, per poi scomparire del tutto.
Un'usanza più tardiva prevedeva che un frammento dell'ostia della precedente celebrazione papale venisse posto nel calice a simboleggiare la continuità del sacrificio. Nel Medioevo, si sentiva il bisogno di unire il corpo di Cristo con il Suo sangue prima della Comunione, a causa di una comprensione più letterale della separazione del corpo e del sangue e delle relative distinte consacrazioni.
Evoluzione Teologica e Liturgica
Nonostante oggi si creda che Cristo sia totalmente presente in entrambe le specie consacrate del pane e del vino, la pratica della commistione è rimasta. L'uso originario, pur senza l'invio papale, restò in vigore, immettendo nel calice una particola del pane consacrato dal celebrante. Col passare del tempo, mutò il significato del gesto, indicando l'unità delle due specie consacrate, il pane e il vino, che formano il corpo vivo e glorioso di Cristo, alludendo così alla sua Resurrezione. Questa lettura teologica nacque in Oriente e fu accettata anche da Roma e da tutte le altre liturgie occidentali.
Durante il processo di riforma del messale dopo il Concilio di Trento, ci furono obiezioni contro la commistio, in quanto poteva essere interpretata in modo che il Sangue e il Corpo del nostro Signore sarebbero stati uniti l'un l'altro solo dopo la commistione, e non già al momento della consacrazione delle due specie. Numerose proposte furono fatte per cambiare la formula di preghiera e riportare il rito al suo significato originale, più intimamente associato alla preparazione della Comunione piuttosto che al rito di pace. La forza della tradizione, tuttavia, prevalse e il rito rimase immodificato nella Messa Tridentina.
Il rito della commistione è stato spostato da prima a dopo il segno della pace e così è ritornato alla collocazione prima o durante l'Agnus Dei che, stando all'evidenza storica, era l'originale. Questa è probabilmente la ragione per il cambiamento del rito dopo il Concilio Vaticano II.
La formula tradizionale, in uso fino alla riforma, suonava così: «Questa commistione e consacrazione del Corpo del Sangue del Signore nostro Gesù Cristo per noi che la accogliamo giovi per la vita eterna». Per molti studiosi, tale gesto indicava la conclusione e il perfezionamento del gesto consacratorio, significando una trasformazione mistica dei due elementi che diventano fermento di vita eterna per chi li riceve. L'uso attuale di spezzare in tre parti la grande ostia consacrata ha avuto diverse letture; la più antica afferma che la parte minore riappoggiata sull'altare rappresenta «chi giace nei sepolcri» e fu detta anche «viatico».
Nella messa tridentina, secondo l'ordinario della messa di papa Innocenzo III, la frazione e l'immistione si facevano alla conclusione della preghiera «Liberaci, Signore, da tutti i mali», mentre il presbitero diceva: «Per il nostro Signore…». Prendeva la patena da sotto il corporale, vi collocava sopra l'ostia che immediatamente prendeva con le due mani e la portava sul calice e la spezzava in due parti. Deponeva sulla patena la parte tenuta con la destra, staccava una particella da quella tenuta con la sinistra e il restante lo univa alla particola già sulla patena.
IL SEGRETO DELLA RIPARAZIONE EUCARISTICA
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