San Filippo Apostolo: Storia, Culto e Pellegrinaggio tra Oriente e Occidente

L'Apostolo Filippo a Hierapolis: La Scoperta di un Santuario Millenario

Hierapolis di Frigia: Contesto Storico e Martirio dell'Apostolo

Nell'antica Hierapolis di Frigia, in Turchia, si trova un complesso monumentale che fa memoria del martirio dell'apostolo Filippo. Hierapolis (oggi Pammukale, in Turchia), città ellenistica fondata da Eumene II re di Pergamo, divenne famosa per le sue acque termali e per i suoi filati. Ceduta a Roma nel 133 a.C., venne distrutta nel 60 d.C. ed è proprio nell’80 d.C., a Hierapolis, che si consuma il martirio dell’apostolo Filippo.

Mappa antica di Hierapolis di Frigia con punti di interesse

Secondo alcune fonti apocrife, poi riprese nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Filippo sarebbe giunto a Hierapolis dopo aver predicato il Vangelo per vent’anni in Scizia, a fianco delle sue due figlie. Anche nella città sacra ad Apollo e sede di un oracolo molto importante, Filippo avrebbe convertito molti al cristianesimo, perfino la moglie del proconsole romano. Il quale non gradì affatto e lo fece inchiodare a un albero a testa in giù. Nel punto esatto del martirio - secondo le fonti antiche - nacque un culto legato alla sua memoria. Molti viaggiatori e religiosi dei secoli successivi, tra i quali Eusebio di Cesarea, citano nei loro scritti la tomba dell’apostolo guaritore.

La Missione Archeologica Italiana e le Scoperte

A Hierapolis, una missione archeologica italiana, guidata dal professor Francesco D’Andria (pugliese, classe 1943, laureato all’Università Cattolica di Milano in Lettere classiche e specializzatosi poi in Archeologia, docente di archeologia all’Università del Salento-Lecce e direttore fino al 2013 della Scuola di specializzazione in Archeologia della stessa università), ha portato avanti importanti ricerche. «La tradizione della presenza dell’apostolo Filippo in città - spiega D'Andria - è molto antica. Una tradizione già consolidata nel II secolo, quindi pochi decenni dopo la morte, ed è già sicura nel 190 dopo Cristo, che questa tradizione della presenza dell’Apostolo, del Martyrion e della tomba a Hierapolis, è stabilita».

La ricerca archeologica sul terreno è stata inizialmente portata avanti dalla missione archeologica italiana fondata nel 1957 da un ingegnere del Politecnico di Torino, il prof. Paolo Verzone. Verzone, tramite le fonti letterarie, aveva identificato il Martyrion, cioè una chiesa ottagonale costruita sopra un luogo che evidentemente conservava delle memorie. Tuttavia, le sue ricerche non avevano portato alla scoperta della tomba.

Foto satellitare dell'area di Hierapolis evidenziando il Martyrion e la basilica

Il Complesso Devozionale di San Filippo

Dopo anni di ricerche, nell’agosto 2011, si è verificata una svolta, anche grazie all’aiuto della tecnologia. «I miei collaboratori ed io - racconta D’Andria - abbiamo studiato attentamente una serie di foto satellitari della zona, e le ricognizioni di un gruppo di topografi del Centro nazionale delle ricerche diretti da Giuseppe Scardozzi». Da queste analisi si è compreso che il Martyrion, la chiesa ottagonale, era il centro di un complesso devozionale ampio e articolato, dotato di stanze per i pellegrini. È stato poi identificato un altro edificio ottagonale, non visibile in superficie, ma solo dalle foto satellitari. Intorno a quell’edificio è emerso un complesso termale: i pellegrini che arrivavano a Hierapolis per rendere omaggio al corpo di San Filippo, prima di raggiungere il Martyrion sulla collina, dovevano purificarsi. La scoperta dell’area termale è risultata fondamentale per guardare a tutta l’area in una nuova ottica.

Ricostruzione artistica del complesso monumentale del Martyrion a Hierapolis

La Riscoperta della Basilica e della Tomba

«Continuando i nostri scavi - spiega il professor D’Andria - abbiamo trovato un’altra scalinata che arrivava direttamente al Martyrion. In uno spiazzo accanto, c’era una fontana dove i pellegrini facevano altre abluzioni, e lì vicino, un piccolo pianoro con tracce di altri edifici. Il professor Verzone non aveva potuto affrontare lo scavo in quella zona perché era un’immane cumulo di pietre. Nel 2010 sono venute alla luce cose interessanti: un’architrave di marmo di un ciborio con un monogramma sul quale si legge il nome di Teodosio. In un primo tempo pensavamo fosse l’imperatore; ora sappiamo che si tratta del vescovo Teodosio, perché abbiamo trovato l’iscrizione dedicatoria dell’altare in marmo in cui è indicato come vescovo metropolita; a lui, vissuto nella seconda metà del VI secolo, si deve infatti la monumentalizzazione della chiesa sul sepolcro di Filippo. E poi, tracce di un’abside. Scavando è venuta alla luce la pianta di una grande chiesa a pianta basilicale, con tre navate, con capitelli in marmo, raffinate decorazioni, croci, transenne traforate, fregi, tralci vegetali, palme stilizzate all’interno di nicchie e un pavimento centrale realizzato a intarsi marmorei con motivi geometrici a colori.

Foto archeologica delle rovine della basilica con la tomba dell'apostolo

Le Prove dell'Autenticità del Sepolcro

Il professor D’Andria ricorda ancora la scoperta: «Una tipica tomba romana risalente al primo secolo dopo Cristo. La sua presenza poteva essere giustificata dal fatto che in quella zona, prima che i cristiani costruissero il santuario proto-bizantino, vi era una necropoli romana. Ma esaminando bene la sua posizione, abbiamo verificato che proprio quella tomba romana si trovava al centro della chiesa. Insomma, la chiesa era stata costruita intorno a quella tomba, per isolarla e proteggerla. Quella che per la missione italiana è una conferma, arriva poco dopo: nell’estate del 2011 sono emersi elementi straordinari che hanno pienamente confermato le nostre supposizioni».

La tomba era inglobata in una struttura sulla quale vi era una piattaforma raggiungibile attraverso una scala di marmo. I pellegrini, entrando dal nartece, il vestibolo esterno alla chiesa, salivano sulla parte superiore della tomba, dove vi era un luogo per la preghiera e scendevano dal lato opposto. Le superfici dei gradini di quelle scale marmoree sono completamente consunte dal passaggio di migliaia e migliaia di persone, a testimonianza di una straordinaria venerazione. Sulla facciata della tomba, intorno all’entrata, si vedono dei fori di chiodi che certamente servivano per sostenere una chiusura metallica applicata. Sulla facciata del piccolo edificio, sono poi affiorati numerosi graffiti con croci, a indicare ulteriormente la sacralità del luogo.

Ricostruzione 3D della basilica paleocristiana

«Ma la conferma principale circa la corretta attribuzione del luogo come quello della sepoltura di san Filippo - prosegue D'Andria - ci è venuta da un piccolo oggetto che si trova in un museo di Richmond negli Stati Uniti, e che proviene appunto da Hierapolis. È un sigillo in bronzo di circa dieci centimetri di diametro, che serviva per autenticare il pane di san Filippo da distribuire ai pellegrini. Sul sigillo appare la figura di un santo con il mantello del pellegrino e un’iscrizione che recita “San Filippo”. Sul bordo scorre il trisaghion in greco («Santo Dio, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi»). La figura del santo è rappresentata tra due edifici: quello alla sinistra, coperto da una cupola, rappresenta il Martyrion ottagonale; quello alla destra, con un tetto a due spioventi, è la chiesa che ora noi abbiamo scoperto. Particolare importantissimo: la chiesa con il tetto spiovente ha una lampada appesa all’ingresso, a indicare il sepolcro di un santo. Quindi, già in quel sigillo si indica che la tomba si trovava nella chiesa basilicale e non nel Martyrion, che è sorto probabilmente sul luogo dell’uccisione ma non ha mai custodito le spoglie del santo.

Restauri e Rinascita del Pellegrinaggio

I lavori di restauro della tomba sono in corso, grazie al supporto della Kaplan Foundation di New York. Sono stati restaurati il templon e le colonne intorno all’altare, i pavimenti in marmo e l’aghiasma, ossia la fontana per le abluzioni all’ingresso della chiesa. Altra scoperta recente, l’identificazione degli acquedotti che portavano l’acqua al Martyrion. Il culto di Filippo era taumaturgico, di cura; e aveva proprio nell’acqua un elemento essenziale.

«La scoperta della tomba di Filippo - conclude D’Andria - ha fatto il giro del mondo. È rinato anche un intenso fenomeno di pellegrinaggio; lo stesso anno della scoperta, il 14 novembre 2011, giorno della panegyris (il dies natalis, che corrisponde alla data del martirio) dell’apostolo, Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, ha voluto visitare il sito, celebrando la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

L'Apostolo Filippo in Occidente: Reliquie a Roma e la Connessione Transmediterranea

Il Trasferimento delle Reliquie e la Basilica dei Santi Apostoli

Le reliquie dell'Apostolo Filippo, già nel VI secolo, furono trasferite a Costantinopoli, e i cronisti medievali riferiscono della loro presenza in una cappella del palazzo imperiale. Successivamente, le spoglie di Filippo sono state traslate a Roma e sono conservate, insieme a quelle di Giacomo Minore, nella basilica dei Santi Apostoli. «Quando le reliquie vennero portate qui era l’epoca di Papa Pelagio I - racconta il parroco, padre Agnello Stoia -, che era stato nunzio a Costantinopoli e che volle le reliquie di Filippo e Giacomo nella Città Santa per riprodurre l’Apostoleion della capitale dell’Impero d’Oriente, una delle Chiese più importanti della cristianità sin dai tempi di Costantino».

Veduta interna della Basilica dei Santi Apostoli a Roma

Ricognizioni Scientifiche e Tendenze Attuali

Lo scorso 5 aprile, a Roma, è stata effettuata una ricognizione scientifica sui resti del Santo custoditi nella cripta della basilica, alla presenza della comunità dei frati minori conventuali e del ministro generale fra Marco Tasca, nonché del professor D’Andria. Questa ricognizione, coordinata da Nazareno Gabrielli del gabinetto di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani, è stata condotta dall’equipe di archeologi dell’Università di Lecce, guidati da Francesco D’Andria, che nel 2008 identificò a Hierapolis il “Doulos tou apostolou Philippou”. «L’ultima ricognizione - racconta padre Agnello - risaliva al 1879 e, quando abbiamo iniziato il restauro del sacello della cripta, molto deteriorato a causa dell’umidità, abbiamo pensato fosse l’occasione giusta per farne una con strumenti d’analisi più moderni».

Ricostruzione 3D della basilica paleocristiana

Nel quadro della connettività mediterranea si inscrive il convegno "Tra Oriente e Occidente. Pellegrini alle tombe degli Apostoli", che si terrà a Roma a Palazzo Corsini. Questo incontro potrà costituire un’occasione importante per mostrare come le ricerche archeologiche degli ultimi decenni abbiano portato alla luce documenti fondamentali per la Storia del Cristianesimo e per confrontare i risultati di queste ricerche svolte in Italia e nell’attuale Turchia. Sarà possibile anche fare riferimento alle più recenti indagini dell’Università di Roma-La Sapienza al Santo Sepolcro. Eusebio di Cesarea (Hist. eccl., III, 31, 1-5) cita la lettera del vescovo di Efeso Policrate a papa Vittore, datata all’anno 190, uno dei documenti più antichi della storia della Chiesa, che ricorda i sepolcri degli Apostoli a Roma e quelli, non meno importanti, di Giovanni ad Efeso e di Filippo a Hierapolis in Asia Minore, i due grandi astri (megala stoicheia), «che si leveranno nell’ultimo giorno della parousia del Signore».

Un ritrovamento significativo è stata la tomba di un pellegrino francese degli inizi del Trecento (ritrovamento unico in tutto l’Oriente), sepolto in un sacello di età romana, accanto alla chiesa bizantina dell’Apostolo a Hierapolis, insieme ai signa peregrinorum in piombo che permettono di ricostruire il suo viaggio dalla Francia (S. Leonardo di Noblat) sino a Roma (Signa Sancti Petri et Pauli) e quindi in Turchia, passando per Efeso dove si venerava la tomba dell’altro apostolo dell’Asia, San Giovanni. Questo testimonia i profondi legami spirituali che univano l'Oriente e l'Occidente cristiano attraverso i pellegrinaggi.

San Filippo Apostolo: Fonti, Vita e Distinzioni

Notizie dai Vangeli Canonici

San Filippo, nato a Betsaida, fu tra i primi ad essere chiamato da Gesù. Spesso confuso con il diacono Filippo, al di là delle scarne notizie forniteci dal quarto Vangelo, la tradizione su di lui non è sempre concorde. Tuttavia, è sicuramente indicato come evangelizzatore della Frigia, sotto Domiziano, dove sembra sia morto crocifisso a testa in giù.

Giovanni è l’unico dei quattro evangelisti che lo cita diverse volte. Conosciamo la sua immediata risposta alla chiamata di Gesù dall’entusiasmo con il quale comunica subito l’incontro a Natanaele: "Vieni e vedi", così lo invita, rispondendo alla sua incredula reazione (Gv 1, 43 ss.). Giovanni lo cita in diversi episodi: prima della moltiplicazione dei pani, quando Gesù "per metterlo alla prova" chiede a Filippo dove poter provvedere il pane per sfamare tanta gente (Gv 6, 5-6); dopo l’ingresso messianico a Gerusalemme è a Filippo che si rivolgono alcuni greci che vogliono vedere Gesù (Gv 12, 20-22) ed è Filippo stesso che durante l’Ultima Cena chiede al Maestro di mostrare loro il Padre (Gv 14, 8), a testimonianza che solo per il dono dello Spirito dopo la Risurrezione gli apostoli comprenderanno la verità di Gesù, Cristo, Figlio di Dio e la missione loro affidata.

Leggende e Tradizioni Apocrife

Le altre notizie che si hanno di Filippo sono avvolte dalla leggenda ma sono degne di considerazione per il grande interesse che da subito si ebbe verso di lui. È comunque probabile che, dopo la Pentecoste, Filippo abbia attraversato l’Asia Minore spingendosi fino alla Scizia (dalle parti dell’attuale Ucraina) e poi nella Frigia (nell'attuale Turchia asiatica), nella cui capitale, Gerapoli, sarebbe stato martirizzato su una croce decussata, cioè a forma di X e con la testa all’ingiù, ma qui le fonti divergono alquanto.

Secondo alcune fonti apocrife, poi riprese nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Filippo avrebbe evangelizzato per vent'anni la Scizia, a fianco delle sue due figlie vergini che portava sempre con sé. Un giorno l'apostolo venne catturato da alcuni pagani, i quali lo trascinarono nel tempio di Marte e lo costrinsero a sacrificare alla statua del dio, ma in quello stesso istante il piedistallo della statua si sgretolò e dalla cavità uscì un drago che si avventò sul figlio del sacerdote che stava preparando il fuoco per il sacrificio e lo uccise con il suo alito venefico, e insieme a lui anche due tribuni, avvelenando molti degli astanti con il suo alito pestilenziale; allora Filippo scacciò il drago e resuscitò coloro che erano stati uccisi dal demonio, guarendo infine gli ammalati a causa delle sue esalazioni pestifere. Filippo giunse a Hierapolis, città sacra ad Apollo e sede di un oracolo molto importante nell'antichità, nella regione della Frigia, dove convertì molti al cristianesimo, perfino la moglie del proconsole. Il quale, adirato, lo fece inchiodare a un albero a testa in giù, come rappresentato nell'iconografia tradizionale. Dopo la sua morte fu lì seppellito.

Iconografia di San Filippo Apostolo, martirio o evangelizzazione

La Necessità di Distinguere i Santi Omonimi

Quando si parla di un santo di nome Filippo, è fondamentale indicarlo con un aggettivo qualificativo, come nel caso di Filippo di Agira o Filippo il Diacono, per distinguerlo dall'apostolo Filippo e dai tanti altri santi e figure storiche che condividono questo nome. Questa distinzione è cruciale per una corretta comprensione storica e agiografica.

L'Eredità Spirituale dell'Apostolo Filippo

Il culto di Filippo è da sempre associato a capacità taumaturgiche e di cura, presentandolo come un persecutore di demoni e un guaritore grazie alla sua preghiera. Tutta la sua vita, secondo la tradizione, è contrassegnata dallo scontro, non solo spirituale, con il demonio, che ne è «il motivo dominante». È un santo che compie miracoli in vita e in morte a testimonianza della grande predilezione di Dio, consapevole che Cristo fosse venuto ed fosse morto per tutti gli uomini senza alcuna differenza.

Papa Benedetto XVI, nell’udienza del 6 settembre 2006 dedicata a San Filippo, ha concluso la sua riflessione esortando: "Vogliamo concludere la nostra riflessione richiamando lo scopo cui deve tendere la nostra vita: incontrare Gesù come lo incontrò Filippo, cercando di vedere in lui Dio stesso, il Padre celeste. Se questo impegno mancasse, verremmo rimandati sempre solo a noi come in uno specchio, e saremmo sempre più soli! Filippo invece ci insegna a lasciarci conquistare da Gesù, a stare con lui, e a invitare anche altri a condividere questa indispensabile compagnia. E vedendo, trovando Dio, trovare la vera vita".

Mosaico bizantino raffigurante San Filippo Apostolo

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