Le Monache Agostiniane del Monastero di Sant’Antonio da Padova di Pennabilli costituiscono una comunità radunata da luoghi, culture ed età diverse, unite per vivere una vita fraterna ed evangelica. La loro spiritualità è profondamente attratta dall'ideale che ispirò Sant'Agostino, le cui radici affondano nella prima comunità cristiana, come descritto negli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune”. Questa visione di unità e condivisione è la pietra angolare della loro esistenza monastica.
La missione delle suore di Pennabilli è restituire all’umanità uno sguardo contemplativo sulla vita, fare memoria dell’Amore da cui tutti proveniamo, accogliere e custodire la Speranza, non solo per loro stesse ma per l'intera comunità. Questo impegno si concretizza nella preghiera continua per tutti.

La Storia Plurisecolare del Monastero
Il Monastero delle Monache Agostiniane Sant’Antonio da Padova sorge nel comune di Pennabilli, in provincia di Rimini, e ingloba le antiche mura di cinta della Rocca dei Billi. La sua fondazione è datata al 1517, o più precisamente al 1518, quando “l’egregio e spettabile signor Giovanni Lucio de Lucis, del Castello di Billi” fece dono dell’edificio alle donne della sua famiglia che desideravano intraprendere una vita religiosa.
Pare che già dall’anno precedente fossero giunte le prime Suore Umiliate, di spiritualità francescana, dal monastero di S. Matteo di Rimini, le quali dedicarono il monastero a S. Antonio di Padova. Tuttavia, nel 1571, l’ordine delle Umiliate venne soppresso, lasciando le monache senza regola e, di conseguenza, senza la possibilità di accogliere nuove giovani.
La vita monastica riprese nel 1624, quando, grazie all’interessamento di Padre F. Marco dell’Ordine dei Predicatori, le cinque monache rimaste entrarono a far parte dell’Ordine Domenicano. Questa fase durò fino al 1810, anno in cui il convento fu soppresso dal decreto napoleonico che colpì gli ordini religiosi in tutta Europa. Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814, ci fu la possibilità di riaprire i monasteri, incluso quello di Pennabilli. Il 28 agosto 1816, solennità di S. Agostino, le sorelle domenicane professarono la Regola dell’Ordine di S. Agostino, e la comunità contava allora 24 religiose.
Il travaglio non era però concluso; nel 1861, il Nuovo Regno d’Italia decretò la soppressione degli Ordini Religiosi e l’incameramento di tutti i loro beni. L’acquisto dell'edificio da parte della comunità fu possibile grazie a una generosa donazione di £1.200 e a un prestito del Vescovo. Dopo il 1947, la comunità ha continuato a essere una presenza significativa nel territorio, sebbene con una riduzione numerica, fino all’arrivo di nuove vocazioni, tra cui una sorella libanese nel 2003. Nel novembre del 2012, quattro monache del Monastero Agostiniano di Lecceto (Siena) si sono trasferite a Pennabilli, con l’approvazione del Priore Generale dell’Ordine, rafforzando la comunità che oggi è formata da 14 sorelle, con età che vanno dai 27 ai 93 anni.
Il Carisma Agostiniano e la Vita Comunitaria
La vita delle monache a Pennabilli è incentrata su un appello profondo: “La nostra vita è qui e non altrove perché c’è stato un appello che ci ha smosso, ossia la relazione con Dio, che ci ha portato in una comunità dove immediatamente è stato necessario avere relazioni con altri, all’interno delle quali ci mettiamo in gioco, con quello che siamo.” Si tratta di una vita monastica essenziale, scandita da preghiera, lavoro e studio, ma sempre in un dialogo fecondo con la contemporaneità. Le decisioni importanti vengono prese insieme, a livello capitolare, garantendo che nessuna si senta esclusa e promuovendo un forte senso di corresponsabilità.
Attività e Ministeri
Dall’arte e competenza artigianale di alcune sorelle sono nate le attività principali che sostengono la comunità. Tra queste, spiccano la falegnameria e il laboratorio di vetrate artistiche. Suor Elena, in particolare, continua a scolpire, un’arte che esercitava ancor prima di entrare in monastero, e le sue opere importanti sono disseminate nel mondo e all’interno del monastero stesso.
La prima vetrata realizzata dalle Monache Agostiniane di Pennabilli, intitolata "La Creazione", nasce dal disegno e dal progetto di Suor Elena Manganelli, e ha visto la collaborazione dell'intera comunità per la sua realizzazione. Questa vetrata narra i sei giorni della creazione divina, culminando nel settimo giorno, quello del riposo e della contemplazione, in cui Dio osserva la sua opera e la riconosce come "buona".

Un ruolo centrale nella vita del monastero è rivestito dall’ospitalità. La foresteria comprende tre strutture ricettive, dedicate ad accogliere chiunque desideri vivere un’esperienza di silenzio, preghiera e incontro con la comunità. L’ospitalità è considerata parte integrante del ministero di contemplazione, un’inesausta ricerca di Dio che, come "l'Altro per eccellenza", ospita e contemporaneamente chiede ospitalità alle nostre vite. Il monastero offre anche momenti di incontri spirituali, inclusa la lettura e meditazione del Vangelo della domenica.
Testimonianza di Sorella Abir Hanna: Un Percorso di Pace
La storia di Abir Hanna, una monaca agostiniana di Pennabilli, è un esempio toccante di come la fede possa trasformare esperienze di dolore e conflitto in un cammino di pace e riconciliazione. Abir ha iniziato il suo percorso vocazionale nel monastero di Pennabilli nel 2003, professando i voti solenni nel 2009.
Nata a Beirut nel 1975, l'anno in cui il Libano precipitò in una guerra civile che si protrasse fino al 1990, e successivamente segnata dall'occupazione straniera (1977-2005), Abir ha vissuto un’infanzia complessa. Ha raccontato di come la sua famiglia vivesse tra i sacchi di sabbia, spesso saltando la scuola per mesi. Nonostante le difficoltà, i suoi genitori le hanno trasmesso il Vangelo, letto in famiglia e con i vicini, inclusi i musulmani.
Fin da bambina, Abir era abitata da grandi domande sul senso della sofferenza e sognava di diventare medico per salvare i bambini malati. Era profondamente ferita dalla contraddizione tra il messaggio evangelico dell'amore verso il nemico - appreso dagli Atti degli Apostoli, che descrivevano i primi cristiani - e la realtà dei cristiani libanesi che si armavano per difendere la propria identità. Interpellava suo padre: «Papà, perché noi cristiani non viviamo più come la prima comunità di Gerusalemme?».
Prima di approdare al monastero, ha attraversato un periodo di confusione e buio, sperimentando l'abisso dell'odio. L'incontro con la vita monastica agostiniana, intesa come esperienza di comunione con le sorelle sul modello dei primi cristiani, è diventato per lei lo spazio in cui incarnare la possibilità di diventare la donna di pace e di comunione a cui si sentiva chiamata. Il vero disarmo e la profonda riconciliazione con il "nemico" che portava dentro di sé sono avvenuti e continuano ad avvenire nella quotidianità del legame con le sue sorelle, nel cammino verso la scelta della pace. In questa rete di legami ha preso forma in lei la riconciliazione con il palestinese, il siriano e l’israeliano che avevano occupato la sua terra.
Due anni fa, Suor Abir ha intrapreso gli studi di licenza al Pontificio Istituto Biblico di Roma, e lo scorso anno ha trascorso un semestre a Gerusalemme, un'esperienza che descrive come “il dono che la mia vita aspettava” e una sfida personale. Pregando al Muro Occidentale, si è ritrovata fisicamente accanto a donne israeliane, provando una commozione profonda e sentendo contemporaneamente il dolore lacerante della guerra e dell’odio, e il desiderio di pacificazione. Ha compreso che “la pace è l’origine che precede le ferite della storia”.
Riflettendo sul conflitto israelo-palestinese riesploso il 7 ottobre, Suor Abir ha ribadito la sua consapevolezza di sopravvissuta a una guerra. Sottolinea che “in guerra non ci si può schierare per una parte piuttosto che per un’altra, armare una parte piuttosto che un’altra. Questo porta solo ad aumentare l’inferno della guerra e a creare altri focolai. In guerra ci si può schierare solo per le persone che appartengono a entrambe le parti, ci si può schierare solo per la vita.”
Nel mondo ci sono circa 80 monasteri di monache contemplative agostiniane, di cui 21 si trovano in Italia, e la comunità di Pennabilli è una vivace testimonianza di questa tradizione.
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