Il legame tra l'esplorazione spaziale e la fede è da sempre profondo, unendo la tecnologia alla dimensione spirituale dell'uomo che guarda al cielo. In questo contesto, le missioni Apollo hanno rappresentato momenti cruciali di interazione tra scienza e credenza religiosa, con episodi significativi che hanno coinvolto astronauti, capi religiosi e persino la Bibbia stessa.
L'Apollo 11 e Papa Paolo VI: Uno Sguardo al Cielo Condiviso
In occasione del 50° anniversario dello sbarco sulla Luna, si sono moltiplicati i riferimenti a Paolo VI, evidenziando il forte legame tra il Pontefice e l'impresa spaziale. Il 23 luglio 1969, durante l'ultima notte trascorsa nello spazio prima del rientro sulla Terra, Michael Collins, astronauta della missione Apollo 11, aveva dichiarato: «Tutto questo è possibile solo con il sangue, il sudore e le lacrime di un gran numero di persone. Tutto ciò che si vede siamo noi tre, ma sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altre persone».
La "serata spaziale" di Montini, Papa Paolo VI, iniziò attorno alle 22:00 di domenica 20 luglio 1969 alla Specola Vaticana di Castel Gandolfo. Qui, il Papa osservò la Luna con il telescopio Schmidt insieme all'allora direttore dell'osservatorio astronomico vaticano, il gesuita irlandese Daniel O’Connell. L’obiettivo era puntato sullo stesso Mare della Tranquillità dove, di lì a poco, sarebbero sbarcati i tre cosmonauti.
Successivamente, il Papa si unì ai circa 900 milioni di spettatori nel mondo che seguivano l'allunaggio. Al grido “Ha toccato!” l'Italia intera esultò. Pochi minuti dopo l'allunaggio, Paolo VI rivolse ai cosmonauti un messaggio tra i più poetici: «Onore, saluto e benedizione a voi, conquistatori della Luna, pallida luce delle nostre notti e dei nostri sogni». E aggiunse: «Portate ad essa, con la vostra viva presenza, la voce dello spirito, l’inno a Dio, nostro Creatore e nostro Padre». Già in precedenza, il Papa aveva invitato a pregare per gli astronauti, auspicando che «nell’ebbrezza di questo giorno fatidico» non ci si scordasse dei tanti traguardi ancora da conquistare sulla Terra, primo fra tutti la pace.
Meno di tre mesi dopo, il 16 ottobre 1969, Armstrong, Aldrin e Collins, insieme alle rispettive consorti, furono a Roma. Paolo VI li salutò con queste parole: «Con la più grande gioia nel cuore diamo il benvenuto a voi, che superando le barriere dello spazio, avete messo piede su un altro mondo del Creato». A testimonianza di questo legame, una bandiera della Città del Vaticano, portata sulla Luna e ritorno dall'Apollo 11, è oggi esposta ai Musei Vaticani insieme a frammenti di roccia lunare, dono del presidente Nixon.

La Comunione Lunare di Buzz Aldrin e le Bibbie Nello Spazio
Paolo VI rappresenta un momento di grande vicinanza tra esplorazione spaziale e fede, ma non è l'unico legame della missione Apollo 11 con il Cristianesimo, sebbene per lo più con riferimento a diverse denominazioni protestanti. Buzz Aldrin, ad esempio, trovò il modo di ricevere il sacramento dell'Eucaristia prima di scendere sulla Luna. Questo fu possibile grazie a un "kit" preparato appositamente per lui dal pastore Dean Woodruff della Chiesa presbiteriana di Webster, Texas, contenente il pane e il vino benedetti.

Ancora oggi la Chiesa di Webster conserva il calice usato sulla Luna e commemora ogni anno la "Comunione lunare". Il gesto di Aldrin si svolse in forma strettamente privata, quasi segreta, anche a causa di una causa legale intentata contro la NASA dall'attivista atea Madalyn Murray O’Hair. Il contenzioso era sorto dalla lettura di alcuni versetti del primo capitolo del libro della Genesi da parte dell'equipaggio dell'Apollo 8, mentre la navicella orbitava intorno alla Luna.
Sounds from Apollo 8 | Recording #000-AAA | NASA | AudioBook #1
Questa causa legale influenzò la prudenza adottata dalla NASA e anche le parole "politically correct" pronunciate da Aldrin durante i preparativi per la discesa sulla superficie lunare. Queste frasi furono meticolosamente preparate su un biglietto che l'astronauta portò con sé: «Houston, qui è il pilota del LEM “Aquila” che parla. Vorrei chiedere alcuni momenti di silenzio. Passo. Vorrei invitare ogni persona che ascolta, dovunque e chiunque sia, a contemplare per un momento gli eventi delle ultime ore e a ringraziare a modo suo personale». Nondimeno, Aldrin era molto chiaro riguardo alla sua intenzione: «Il mio modo - scrisse nei propri appunti, sebbene non lo annunciasse pubblicamente - sarà prendere gli elementi della Santa Comunione».

Sul retro del biglietto, Aldrin annotò un versetto del Vangelo secondo Giovanni (15,5): «Gesù disse: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porterà molto frutto; perché non potete fare nulla senza di me». Seguirono i versetti 3 e 4 del Salmo 8, particolarmente appropriati alla situazione, che Aldrin citò tre giorni dopo, durante una trasmissione televisiva a bordo della Columbia, la sera prima del rientro sulla Terra.
Le Bibbie su Microfilm della Missione Apollo 13
Dopo la morte dei tre astronauti di Apollo 1, avvenuta il 27 gennaio 1967 durante un test a terra, nacque l'idea di fare atterrare una Bibbia sulla Luna. A causa delle restrizioni di peso sui kit di preferenze personali degli astronauti, fu necessario trovare una Bibbia abbastanza piccola e leggera. Su richiesta del reverendo Stout, il pilota del Modulo Lunare Alan Bean accettò di portare un unico microfilm della Bibbia di Re Giacomo prodotta dalla NCR (National Cash Register Company) e pubblicata dalla World Publishing Company.
Cinquecentododici microfilm con le Bibbie furono confezionate e stivate a bordo di Apollo 13. Le Bibbie furono personalmente presentate all'equipaggio di Apollo 13 dall'allora deputato George H.W. Bush, accompagnato dal reverendo Stout. Tuttavia, a causa di un'esplosione a bordo sulla strada per la Luna, Apollo 13 fece il giro della Luna e tornò sulla Terra. Per questa missione si decise di fare viaggiare 300 Bibbie, divise in due pacchetti: 100 furono trasportate nel modulo lunare e 200 nel modulo di comando. Dopo il loro ritorno, ciascuna delle Bibbie lunari fu incisa dal reverendo Stout con un numero di serie crittografato a 5 cifre. Una Bibbia fu successivamente presentata alla vedova dell'astronauta Ed White.
James Irwin (Apollo 15): Un Viaggio Spirituale Sulla Luna
James Benson Irwin (1930-1991), astronauta della missione Apollo 15, visse un profondo cambiamento spirituale durante e dopo il suo viaggio sulla Luna. Cresciuto a Salt Lake City con una passione per la montagna, la sua carriera lo portò a essere pilota collaudatore nell'USAF.
Il 26 luglio 1971, circa due anni dopo la missione Apollo 11, Irwin partì per la Luna con i suoi due compagni. Durante il viaggio di andata, patì l'angusto spazio del Modulo di Comando, ma una volta in orbita lunare, fu ammaliato dalla superficie craterizzata. Ricorderà in seguito le montagne lunari: «Potevo vedere la loro bellezza e mi sentivo come se potevo quasi raggiungerle e toccarle».

La Trasformazione Personale di Irwin
Di fronte alla difficoltà di installazione degli equipaggiamenti sul suolo lunare, Irwin si ritrovò a pregare per il successo dell'operazione. Cristiano non troppo fervente fino a quei giorni, nell'intimo stava gradualmente realizzando la portata dell'evento: «Ho iniziato a realizzare che il viaggio sulla Luna sarebbe stato solo l’inizio. Era semplicemente un passo che apriva numerose porte di un servizio più grande, il servizio a Dio e alle persone in tutto il mondo».
Durante la seconda passeggiata lunare, Irwin trovò una pietra molto diversa dalle altre, leggermente colorata e composta da cristalli. Questa pietra, originaria della crosta primordiale della Luna, fu poi datata di quattro miliardi di anni, coetanea alla nascita del sistema solare, e fu considerata il "Sacro Graal dei geologi lunari".
Nella terza passeggiata, Irwin osservò le montagne degli Appennini illuminate dal sole e citò a Scott l'incipit del salmo 121: «Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?... beh, di sicuro un po’ di aiuto l’abbiamo anche da Houston!». A parte la battuta, sentì che «l’inizio di una specie di cambiamento radicale stava prendendo vita dentro di me».
Prima di lasciare la Luna per l'ultima volta, Irwin visse un'esperienza profonda: «Ora è tempo di prepararsi per tornare a casa. Ma prima ho alcuni minuti non pianificati. Corro attorno al modulo lunare e compio alcuni ampi balzi, insomma, come un bambino. Ragazzi, che divertimento! Poi mi fermo e penso a dove mi trovo. Mi sento in soggezione per cosa l’uomo ha realizzato attraverso la tecnologia. Ma in me sta avvenendo anche qualcos’altro. Come mi guardo intorno alla creazione di Dio, sperimento la sensazione travolgente della Sua presenza. Sento Dio che mi sta chiamando a Sé, e che lui mi darà una nuova missione quando questa sarà terminata». Questa "epifania lunare" segnò un punto di svolta nella sua vita. Anni più tardi, anche Scott testimoniò il cambiamento di Irwin: «Jim fu molto colpito. Effettivamente prima della Luna era un buon oratore, ma dopo divenne straordinario. Era molto credente. Gli accadde davvero qualcosa».
Nonostante un episodio di bigeminismo cardiaco durante il viaggio di ritorno, probabilmente causato dalla disidratazione e dallo sforzo, il ritmo cardiaco di Irwin tornò alla normalità e si sentì «completamente a casa». Al suo ritorno, immergendo il viso nell'oceano Pacifico, la missione era conclusa. «Apollo 15 ha esplorato la superficie della Luna con il potere di Dio e di Gesù Cristo», affermò Irwin.
Tre mesi dopo il viaggio lunare, Irwin si fece battezzare presso la Chiesa Battista di Nassau Bay (Houston, TX) e iniziò a interpretare la sua esperienza astronautica in chiave cristiana. «Quando terminammo la nostra missione, ho ringraziato gli uomini che hanno progettato e costruito il nostro veicolo spaziale, coloro che ci hanno aiutati a operare durante il volo, i compagni americani che hanno pagato per il nostro viaggio, i cari amici in giro per il mondo che hanno pregato per il nostro successo, e ho ringraziato Dio per averci permesso di lasciare la terra e di esplorare una parte dei Suoi cieli».
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La Ricerca dell'Arca di Noè e l'Interpretazione Biblica
Verso la fine degli anni Settanta, Irwin aderì a un conservatorismo dottrinale e alla difesa concordista dell'inerranza biblica. Questo approccio lo portò nel 1976 a collaborare con Eyrl Cummings, che aveva condotto spedizioni sul monte Ararat in Turchia alla ricerca dell'arca di Noè. Nel 1982, Irwin organizzò una spedizione della sua High Flight Foundation sull'Ararat, durante la quale cadde in un dirupo rischiando la vita. Durante la convalescenza, rispose a un giornalista che desiderava confrontare il viaggio spirituale sull'Ararat con quello tecnologico dell'Apollo: «Penso che per essere soddisfatti uno debba avere una relazione personale con Dio, perché è la cosa più importante. Potremmo chiamarla mistica. Io la chiamerei una relazione spirituale e personale con Colui che ha creato noi e l’ambiente nel quale viviamo. La vita acquisisce più significato quando uno ha una relazione personale con Cristo, quando scopre che è amato».
Irwin tentò nuovamente l'impresa nel 1983 e nel 1984, scrivendo nel 1985: «L’arca sarà ricercata anno dopo anno. È un mistero che continuerà a vivere fino a quando non sarà riscoperta. Come il sorriso della Monna Lisa, la vera risposta circa l’arca ci ha eluso per secoli. Ma chissà… magari l’anno prossimo!». Collegò più volte la scoperta della Roccia della Genesi sulla Luna con la ricerca dell'Arca in Turchia, sostenendo un approccio creazionista: «[Questa roccia] conferma il fatto che la Terra e la Luna siano state create allo stesso tempo, dando prova scientifica della storia di creazione di Genesi 1, 14-18». E proseguiva: «Poiché ho partecipato alla missione Apollo che ha trovato la Roccia della Genesi sulla Luna, sento veramente che Dio mi vuol permettere di trovare qualcosa anche di più importante del libro della Genesi sulla Terra».
Nonostante gli sforzi, dell'arca non trovò traccia: «è più facile camminare sulla Luna. Ho fatto tutto il possibile, ma l’arca continua a sfuggirci». Di fronte all'insuccesso, il trionfalismo iniziale venne ridimensionato: la scoperta dell'arca «avrebbe cambiato l’uomo o la sua visione di Dio o della Bibbia? Probabilmente la lezione più adeguata è la parabola del ricco e di Lazzaro (Lc 16, 22-31)».
La Fondazione High Flight e l'Eredità di Irwin
Nel 1972, dopo essersi dimesso dall'USAF, Irwin fondò la High Flight Foundation, un'organizzazione no-profit cristiana. Il nome si rifaceva all'omonima poesia dell'aviatore John Gillespie Magee Jr., una cui copia fu portata sulla Luna da Irwin stesso. «Ho creato High Flight Foundation per dire a tutti gli uomini che Dio esiste, non soltanto sulla terra ma anche sulla Luna», affermò. Lo scopo era quello di favorire le testimonianze cristiane degli astronauti in tutto il mondo, annunciando un messaggio di pace. Irwin realizzò un museo spaziale itinerante, distribuì Bibbie sui voli di linea, donò bandiere di Apollo 15 a leader mondiali, organizzò testimonianze nelle scuole e promosse programmi per combattere la povertà.
James Irwin fu istituito ministro battista il 10 febbraio 1985 e si dedicò all'evangelizzazione per i vent'anni successivi. «Una relazione personale con Gesù Cristo è il vero inizio della vita cristiana. Tutti gli altri eventi della nostra esistenza impallidiscono in importanza - anche camminare sulla Luna - comparate con lo sviluppare una giornaliera, intima relazione con Cristo. Credo che Gesù che cammina sulla terra è più importante dell’uomo che cammina sulla Luna».
L'ultimo attacco di cuore nel 1991 fu il suo "GO" al lancio per il volo finale. La famiglia di Irwin ha portato avanti le attività di High Flight Foundation, proseguendo la missione che l'astronauta aveva intrapreso a partire dalla sua epifania lunare. Il re di Giordania Hussein I, in occasione della sua morte, scrisse: «Il suo illustre successo come un astronauta e la sua profonda fede e devozione per il servizio di Dio, hanno fatto di lui una figura stimolante che sarà rimpianta da tutte le persone in tutte le parti del mondo».
La Fede nelle Missioni Spaziali Contemporanee: Artemis II
Il legame tra spiritualità e spazio continua anche nelle missioni contemporanee. Per la missione Artemis II, che porterà quattro astronauti nell'orbita lunare, tra gli oggetti personali che saranno portati a bordo figurano un taccuino, bigliettini scritti a mano, ciondoli a forma di luna, e per l'astronauta Victor Glover, una Bibbia e le fedi nuziali, oltre a una raccolta di citazioni motivazionali dell'astronauta dell'Apollo 9 Rusty Schweickart.
L'equipaggio, composto da Reid Wiseman (comandante), Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha espresso il proprio impegno e la consapevolezza dei rischi. Glover ha evidenziato come l'esplorazione sia fondamentale per l'identità umana: «Esplorare è fondamentale per la nostra identità. Fa parte dell’essere umano. Capire dove siamo, comprendere le grandi domande sul nostro posto nell'universo».

Christina Koch, prima donna a viaggiare sulla Luna, porterà biglietti scritti a mano dalle persone a lei vicine, come una «connessione tattile» con i propri cari. Jeremy Hansen, primo non americano a raggiungere la Luna, porterà quattro ciondoli a forma di luna per la sua famiglia. Questi elementi personali sottolineano la dimensione umana e spirituale che accompagna l'esplorazione, mantenendo viva la tradizione iniziata con le missioni Apollo.
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