La Chiesa raccomanda il ricorso alla protezione degli Angeli con una preghiera frequente, come nell’invocazione dell’"Angelo di Dio". Questa preghiera sembra far tesoro delle belle parole di S. Gli Angeli, Creature di luce, hanno i loro sguardi di bontà e di amore rivolti a noi; camminano con noi, al nostro fianco. L’angelo custode è il segno concreto della provvidenza di Dio che veglia su di noi, che segue da vicino i nostri passi. Nulla gli è indifferente di ciò che siamo e facciamo. Gli angeli sono al centro di ogni esperienza spirituale. Gli angeli conducono in Paradiso l’anima che entra nel buio della morte. Occorre tenere sempre accesa la lampada della fede e avere aperti gli occhi del cuore se si vuole incontrare l’angelo. Il nostro angelo ci salutò certamente dopo il Battesimo con le stesse parole rivolte alla Madonna: «Sia gioia a te, o anima, piena di grazia».

L'Etimologia e la Natura degli Angeli
Nel Credo cristiano, si afferma: «Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del Cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili…». Ma chi sono gli Angeli? Il Signore Dio dice: «Io, il Signore, con le mani ho disteso i cieli e do ordini a tutte le loro schiere (gli Angeli)» (Is 45,12). L’Angelo è la prima creazione di Dio, puro spirito, e ha come unico contenuto vitale Dio stesso. Lo ama, lo vede, lo loda, lo serve; perciò è amore, è adorazione, è contemplazione, è servizio. È puro spirito, quindi è semplicissimo. Mettendo insieme le nostre esperienze spirituali, il senso di pace, di nostalgia, di purezza, di amore che noi conosciamo, avremo uno scialbo lineamento dell’Angelo, che gli assomiglia come la sua ombra.
Il Termine "Angelo" nel Mondo Antico
Il termine «angelo» deriva dal latino «angelus», parola che ha origine dal greco «ággelos» (si pronuncia: «ánghelos»), traduzione dell’ebraico «mal’akh». Il suo significato è: «messo», «messaggero», «servitore». Negli antichi Imperi, il messo che recava notizie era considerato un soggetto importante, latore di dispacci provenienti da autorità apicali, e talvolta ricopriva un ruolo più significativo di quello di ambasciatore, il quale risiedeva stabilmente e non sempre era informato sugli ultimi avvenimenti. Il corriere, al contrario, poteva essere latore di novità improvvise e decisioni dei potenti del tempo.
Pensando a questa realtà umana, diversi pensatori operarono un’analogia con quanto poteva avvenire nelle dimore degli dèi, affermando che anche le supreme divinità potevano avere ai loro comandi servitori pronti a comunicare le volontà dell’ente supremo. Questo ragionamento fu alla base di storie umane che intendevano affrontare il tema della «comunicazione» tra chi abitava «nell’alto» dei cieli e chi viveva «in basso», sulla terra. Si arrivò, in tal modo, a identificare, ad esempio, Hermes, figlio di Zeus e della ninfa Maya, come il messaggero per eccellenza, incarnando lo spirito del passaggio e dell’attraversamento. Identica funzione venne attribuita a Iride sia nell’Iliade sia negli Inni omerici.
Gli Angeli nell'Antico Testamento
Quando le comunità ebraiche cominciarono a diffondere i Libri della Sacra Scrittura, si produsse un mutamento nella concezione degli angeli. Nell’Antico Testamento, infatti, si supera il concetto di un mero contatto tra divino e umano mediato da esseri subordinati per spingersi verso l’affermazione del monoteismo: non ci sono tante divinità, ma esiste un unico Dio. Meditando sulle caratteristiche del «Dio vicino» (paternità, onnipotenza, bene assoluto, fedeltà), l’autore sacro compie un ulteriore passo avanti, considerando i diversi modi con i quali il Signore opera, si manifesta e interviene.
In questo Disegno di Salvezza vengono valorizzati anche gli angeli. Superate ormai le fantasiose dinamiche, si arriva a riflettere sulla concretezza di ogni azione divina. Un esempio può trovarsi nel testo apocalittico canonico del II secolo avanti Cristo, il Libro di Daniele, dove un angelo di nome Gabriele appare al giovane Daniele per spiegargli il significato simbolico delle visioni. In definitiva, nell’Antico Testamento, la figura dell’angelo non è più un concetto vago, ma una presenza reale dell'unico Dio, alleato del popolo eletto, che si fa storia. I contesti possono variare, dai tre angeli accolti da Abramo (la Presenza che visita e promette), all’angelo che ferma la mano di Abramo in procinto di sacrificare il figlio (la Presenza che interviene nell’ora della prova). Gli eventi poi si moltiplicano, come nello scontro fisico tra Giacobbe e un angelo (la Presenza che accoglie la fortezza d’animo umana), o nell’angelo che soccorre il profeta Elia nel deserto, recando pane (la Presenza che assiste perché nulla è finito).
In tale contesto, quello che colpisce non è il modo di esprimere un racconto, una vicenda o una dinamica relazionale, ma è la Presenza di Dio che opera anche attraverso un angelo. Viene meno ogni riferimento a rappresentazioni fantastiche o a ideazioni trionfali per focalizzare un unico messaggio: nella vita di ogni persona possono arrivare aiuti divini improvvisi che generano speranza e che spingono verso impegni vocazionali.

Questo contesto è «illuminato» anche da un passo del Salmo 91, dove si legge: «Egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. / Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra». Questo testo esprime, in un certo senso, la sintesi della riflessione biblica antica sulla presenza degli angeli. Il loro esistere è legato alla misericordia di Dio. L’azione dell’angelo è uno dei modi attraverso i quali il Padre che è nei Cieli agisce nel tempo dell’umanità, manifestando azioni di bontà che costituiscono una venatura che attraversa l’intera Storia della Salvezza.
Gli Angeli nel Nuovo Testamento
Nelle pagine del Nuovo Testamento si ritrovano ulteriori riferimenti agli angeli, con un dato che supera e completa l’Antico Testamento. La riflessione degli Evangelisti, e quella contenuta negli Atti e nelle Lettere, è centrata su Gesù di Nazareth. Egli si rivela come espressione del Padre misericordioso, il Messia annunciato dai profeti, Colui che promette e invia lo Spirito Santo, il buon Pastore.
È solo percorrendo la vicenda di Cristo, partendo dall’Evento Pasquale, che è possibile comprendere anche la realtà degli angeli. La presenza di Dio attraverso gli angeli non segue schemi predefiniti ma è molto diversificata. Si pensi, ad esempio, agli angeli che annunciano le novità dell’Incarnazione del Figlio di Dio: l'arcangelo Gabriele comunica a Maria la divina Maternità; gli angeli annunciano ai pastori la nascita dell’Emmanuele; l’angelo avvisa in sogno Giuseppe del pericolo (Erode) e dell’urgenza di una fuga con Maria e Gesù; gli angeli vicini a Gesù dopo le tentazioni nel deserto; l’angelo che annuncia a Maria Maddalena e alle altre donne la Risurrezione di Cristo. Un'interazione continua tra umano e divino che si prolunga in ulteriori episodi, come la liberazione dell’Apostolo Pietro dal carcere, fino ad arrivare agli angeli descritti nel Libro dell’Apocalisse.
In questo contesto, rimane impressa una frase di Gesù riportata nel Vangelo di Matteo, che indica i fanciulli: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 18, 4).
L'Angelo Custode nella Tradizione Cristiana
Secondo la tradizione cristiana, l’angelo custode accompagna ogni persona nella vita, aiutandola a superare le difficoltà e i pericoli, allontanandola dalle tentazioni e dal peccato, e conducendola a meritare la salvezza eterna. La relazione con l’angelo custode è un aspetto importante nella vita di molti santi e in molti Paesi è oggetto di particolare devozione. Nell’Antico Testamento, e in particolare nel Libro di Tobia, agli angeli è affidato il compito di guida e protezione personale, oltre a quello di essere messaggeri di Dio per l’umanità.
L’esistenza di esseri spirituali inviati dalla divinità per accompagnare gli esseri umani e per comunicare loro la volontà divina esiste anche nella filosofia greca antica (per esempio, nel Fedone di Platone). Tuttavia, l’idea di un angelo individuale, benché presente nel Nuovo Testamento, nel Cristianesimo primitivo era poco diffusa e si impose solo gradualmente.
Tra le prime preghiere che vengono insegnate ai bambini si trova anche quella dedicata all’angelo custode. Tale insegnamento vuole trasmettere un’idea precisa: Dio non lascia soli, potendo intervenire direttamente o attraverso diverse forme di sostegno, tra cui l'azione dei «messaggeri della Grazia».

La Preghiera Tradizionale all'Angelo Custode
Una delle preghiere più conosciute e amate è l'antica invocazione all'Angelo Custode:
«Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Così sia.»
La sua versione latina è:
«Angele Dei, qui custos es mei, me tibi commissum pietate superna illumina, custodi, rege et guberna. Amen.»
Un'altra preghiera molto famosa, risalente almeno all'anno 1111 e celebrata in Inghilterra già nell'800 in una festa agli Angeli della Guardia, recita:
«Angelo del Signore, che per ordine della sua pia provvidenza sei il mio custode, custodimi in questo giorno (o in questa notte), illumina la mia comprensione, dirigi i miei affetti, governa i miei sentimenti, in modo che non offenda mai Dio Signore. Amen.»
San Tommaso d'Aquino e la Teologia degli Angeli Custodi
San Tommaso d'Aquino, nato nel 1225 nel castello di Roccasecca, fu un teologo di grandissimo rilievo per la Chiesa. La sua vita fu segnata da un episodio che rafforzò la sua vocazione e la sua profonda connessione con il mondo angelico. Dopo aver deciso di unirsi ai frati domenicani, scandalizzati i suoi genitori lo rinchiusero a Roccasecca per mesi. Un tentativo ignobile da parte di un fratello di fargli "gustare i piaceri della vera vita" si scontrò con la sua eroica resistenza.
Dopo aver resistito alla tentazione, a Tommaso apparvero degli Angeli che, tenendo una cintura simbolo di continenza e purezza, gli dissero: «Nel nome di Dio, noi ti cingiamo con la cintura di castità che non potrà mai togliersi da alcuna impura tentazione». L'Ordine di San Domenico conserva ancora questo strano cordone nella sua chiesa di Chieri, oggetto di investigazioni scientifiche che non hanno potuto analizzare la composizione della stoffa, di materia sconosciuta, né spiegare perché il nodo sia impossibile da disfare.
Vinti, i d'Aquino lasciarono il figlio seguire la sua via. Tommaso divenne il più rinomato dei teologi della sua epoca. Nel 1265-1274 scrisse la Summa Theologiae, in cui spiegò la comunicazione degli angeli, i loro movimenti e il ruolo essenziale nella vita terrena. Per Tommaso, gli angeli sono intelletto puro, esseri puramente spirituali con un'intelligenza e una volontà superiori a quelle umane, non condizionate da limiti. Godono di una libertà superiore perché hanno scelto di servire Dio, il Bene assoluto, e le debolezze e i peccati terreni non possono distrarli dalla loro missione.

Riguardo alla custodia angelica dei singoli fedeli, San Tommaso inizia la sua dimostrazione ricordando la legge generale del creato: nel piano della divina Provvidenza, tutti gli esseri corporei (la creazione materiale e pure l'uomo, composto di materia e di spirito) sono regolati da sostanze spirituali (i puri Spiriti). Agli uomini sono assegnati gli Angeli quali custodi e guide nel conoscere e nell'operare. Questo provvidenziale soccorso, invisibile, è necessario, perché l'uomo, pur avendo iscritta nel cuore la legge naturale, si inganna spesso nell'applicare i principi generali alle azioni particolari e può, a causa delle passioni che lo spingono al peccato, deviare dal bene con il suo libero arbitrio.
La custodia angelica, tuttavia, non impedisce le libere decisioni della volontà umana, che come può discostarsi dalla legge naturale, così può rifiutare le ispirazioni dell'Angelo. Queste illuminazioni e mozioni angeliche sono generalmente interiori, invisibili; solo in «casi straordinari per una grazia speciale di Dio» si hanno apparizioni di Angeli. San Tommaso conclude il suo primo articolo sulla custodia angelica con l'affermazione importante: «che gli uomini periscano, non va imputato alla negligenza degli Angeli, ma alla malizia degli uomini».
Alla domanda se l'Angelo Custode sia dato a tutti gli uomini, egli risponde affermativamente, poiché ogni uomo, nel faticoso cammino della vita verso la patria del Cielo, incontra molti pericoli e ha bisogno di una guida, di un sostegno e di un soccorritore. Dio, perciò, affida tutti gli uomini alla custodia degli Angeli. L'Angelo Custode è donato da Dio ad ogni essere umano fin dal suo nascere. San Tommaso, considerando che l'uomo ha un'anima razionale, afferma che la custodia angelica fin dalla nascita è un aiuto provvidenziale anche per i bambini, bisognosi di protezione nei pericoli fisici e spirituali. Nella vita prenatale, si può credere che i nascituri siano sotto la custodia dello stesso Angelo della madre, a cui sono ancora uniti. Alla nascita, invece, ricevono un Angelo Custode personale.
L'Angelo Custode abbandona talora l'uomo? Si può affermare dell'Angelo Custode quello che si suole dire di Dio, quando permette che l'uomo cada in un pericolo o in una tribolazione, per il suo maggior bene.
Gli Angeli nella Storia della Chiesa: Sviluppo della Devozione e Dottrina
Sulla base dei dati biblici, la Chiesa, fin dall’inizio del proprio cammino, ha meditato sulla figura degli angeli e sulla loro importanza.
- Padri Apostolici e Pseudo Dionigi: Partendo dall’analisi della Bibbia dei Settanta, i Padri Apostolici vollero approfondire una ricerca teologica sugli angeli, stabilendo il loro numero, origine e collocazione in Cielo. La classificazione più comune degli angeli risale al De coelesti hierarchia dello Pseudo Dionigi, che li divise in tre gerarchie, ognuna contenente tre ordini o cori, per un totale di nove tipologie: Serafini, Cherubini e Troni; Dominazioni, Virtù e Potestà; Principati, Arcangeli e Angeli.
- Antichi Simboli di Fede: Negli antichi Simboli di Fede, gli angeli erano già implicitamente compresi nelle espressioni che riguardavano Dio: «Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili».
- Giovanni Crisostomo: Predicando in una chiesa dedicata ai martiri, affermò la presenza degli angeli nell'assemblea e nella Chiesa, richiamando l'Apostolo che comanda alle donne di velarsi la testa «a causa degli Angeli» e Giacobbe che diceva: «Un angelo mi ha protetto fin dalla mia giovinezza».
- IV Concilio Lateranense (1215): La parola «angeli» fu inserita nella Professione di Fede. Il Concilio definì come verità di fede che gli angeli sono stati creati, non emanati, che tutte le creature sono state create buone e che alcune di esse sono diventate cattive per propria volontà.
- Diffusione delle Feste Liturgiche:
- Una festa liturgica dedicata agli angeli custodi si diffuse inizialmente in Spagna tra il 1392 e il 1395, con Valencia come prima città a promuovere un culto all’angelo protettore. Seguirono Barcellona e Saragozza.
- Fin dal 1514 il Portogallo celebrava, ogni terza domenica di luglio, la festa del suo angelo custode, appuntamento confermato alla fine del secolo. Questa festa, caduta in desuetudine nel XIX secolo e soppressa da Pio X, fu poi ristabilita solennemente da Pio XII e attualmente coincide con la data della festa nazionale, il 10 giugno.
- Nel 1608, il Sommo Pontefice estese a tutta la Chiesa universale la festa degli Angeli Custodi e la fissò al 2 ottobre.
- Nel 1615 venne introdotta nel calendario romano la festa liturgica degli angeli custodi.
- Nel 1670, Clemente X stabilì che la memoria dei santi angeli doveva essere celebrata in tutta la Chiesa il 2 ottobre.
- Concilio di Trento (1545-1563): Durante i lavori, la teologia che supportò la posizione dei Padri riguardo gli angeli fu quella di Tommaso d’Aquino. Per questo Santo, gli angeli sono puri spiriti senza corpo, forme sussistenti in sé, distinti individualmente e secondo la loro specialità.
- Concilio Ecumenico Vaticano I (1869-1870): In comunione con Pio IX, i Padri approvarono la Costituzione Dogmatica Dei Filius, ribadendo che la creazione riguarda la creatura spirituale (angeli), quella corporale (mondo) e quella composta di anima e corpo (esseri umani).
Gli Insegnamenti Pontifici Contemporanei
Dal Vaticano II a Papa Francesco
Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha fatto riferimento agli angeli in quanto venerati dai Cristiani (Lumen Gentium, 50), ricordando che gli Spiriti celesti saranno con Cristo quando egli tornerà nella gloria (Lumen Gentium, 49) e lasciando intravedere come la Madonna sia stata esaltata al di sopra di essi (Lumen Gentium, 61).
- Giovanni Paolo II: Durante le sue catechesi sugli angeli, affermò che «seguendo il libro di Daniele si può affermare che le funzioni degli angeli come ambasciatori del Dio vivo non solo si estendono a ogni uomo e a quelli che hanno funzioni speciali, ma anche a intere Nazioni».
- Benedetto XVI: Nel 2011, ricordò esplicitamente gli angeli: «Il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi angeli, che oggi la Chiesa venera quali custodi, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione».
- Papa Francesco: Nella meditazione mattutina del 2 ottobre 2014, svolse una significativa riflessione sull’angelo custode, affermando che «le letture del giorno presentano due immagini: l’angelo e il bambino». Dio ha messo al nostro fianco un angelo per custodirci: «Se uno di noi credesse di poter camminare da solo, sbaglierebbe tanto», cadrebbe «in quello sbaglio tanto brutto che è la superbia: credere di essere grande», autosufficiente.

Gesù insegna agli Apostoli a essere come i bambini, mostrando «la docilità, il bisogno di consiglio, il bisogno di aiuto, perché il bambino è proprio il segno del bisogno di aiuto, di docilità per andare avanti… Questa è la strada. Non chi è più grande». Quelli che sono più vicini all’atteggiamento di un bambino, sono «più vicini alla contemplazione del Padre». Essi ascoltano con cuore aperto e docile l’angelo custode: «Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose. Quante volte abbiamo sentito: “Ma… questo… dovrei fare così, questo non va, stai attento…”: tante volte! È la voce di questo nostro compagno di viaggio. Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci… Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli». Papa Francesco conclude: «Nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo» perché c’è sempre «questo compagno».