Informazioni sugli Anniversari delle Case di Preghiera e il Valore della Preghiera

La preghiera, sia individuale che comunitaria, riveste un ruolo fondamentale nella vita cristiana, manifestandosi in diverse forme e luoghi, dalla famiglia alle istituzioni religiose consolidate. La riflessione sul valore della preghiera in famiglia, sebbene possa sembrare un concetto antico e fuori dal tempo, è in realtà un modo profondo per vivere il rapporto con Dio, consolidando la fede di tutti i membri, a partire dai bambini.

L'Importanza della Preghiera Familiare: Un Ponte verso la Chiesa

La preghiera in famiglia non intende competere con la presenza in chiesa, ma piuttosto agire come un modo per vivere il rapporto con Dio, rafforzando la fede di tutta la famiglia. La Bibbia offre chiare indicazioni su come operare nella "casa" (intesa come giardino familiare) per generare benessere, che parte proprio dall'ambiente domestico. Il comandamento “Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze” (Deuteronomio) prosegue con l'esortazione a inculcare questi precetti ai figli, parlandone in ogni momento della giornata, scrivendoli sugli stipiti della casa e sulle porte della città.

È cruciale non equivocare: una meditazione in famiglia non giustifica l’assenza in chiesa, così come la presenza in chiesa non esonera dalla devozione familiare. La famiglia è un ponte verso la chiesa, e le due realtà sono intrinsecamente unite.

In pratica, la preghiera familiare può iniziare con la lettura e il commento di un brano biblico attorno a un tavolo, consentendo ai bambini di porre domande spontanee e richieste. È stato osservato che i figli si aprono al dialogo con i genitori durante questi preziosi momenti. Un esempio concreto è quello di una famiglia che utilizzava una lavagnetta divisa in due sezioni: le richieste a Dio e le cose ottenute, cancellando le preghiere esaudite con una riga e mostrando la gioia dei bambini nell'elencare le risposte ottenute pregando insieme ai genitori.

Sebbene il tempo sia spesso percepito come una risorsa scarsa, uno studio statistico di Milward Brown ha rilevato che in Italia si dedicano quotidianamente 317 minuti ai mass media (89 alla TV, 85 al computer, 109 allo smartphone, 34 al tablet), evidenziando come un terzo della giornata sia dedicato alla tecnologia. In risposta a questa frenesia, darsi il tempo per pregare, celebrare, cantare, parlare e fare del bene insieme, anche in casa, caratterizza una vita cristiana. I fedeli possono raccogliersi in casa, nella comunità domestica o da soli, unendosi così in preghiera alla Chiesa universale. Segnarsi sulla fronte con l’acqua benedetta, o farsi segnare da altri, con il segno della croce, sia in casa che all’ingresso della chiesa, ricorda il proprio battesimo. Accanto alla lettura personale, la lettura della Bibbia in comunità è significativa per la vita della Chiesa.

Il Modello di Preghiera di Eugenio e Chiara: La Casa come Cantiere di Santità

Un esempio concreto di come la preghiera possa rivoluzionare la vita domestica è offerto dall'esperienza di Eugenio e Chiara, narrata nel libro "Famiglie vive" di Città Nuova. Hanno sperimentato un itinerario di preghiera in famiglia che valorizza ogni stanza e ogni azione come luogo di incontro con Dio. Tanti episodi fondamentali della vita di Gesù e Maria, come l’Annunciazione, la Nascita di Gesù e il miracolo di Cana, avvengono in contesti di vita ordinaria, spesso in una casa umile.

La casa è il luogo dove si condividono gioie e dolori, dove si nasce, si muore, si celebrano matrimoni e si trasmette la fede. Oggi, sebbene i bambini associno la fede alla parrocchia, al catechismo o all'oratorio, spesso manca la consapevolezza che anche nelle proprie dimore abita Dio e che i gesti quotidiani acquistano valore se radicati nell'amore divino.

L'idea di Eugenio e Chiara nacque nel 2004, durante un convegno della CEI sul tema “La casa cantiere di santità”, ispirandoli a elaborare un sussidio con brevi liturgie e momenti di preghiera per la famiglia, coinvolgendo attivamente anche i bambini. L'originalità del loro approccio risiede nell'aver valorizzato tutte le stanze della casa come luoghi di preghiera: si può pregare davanti alla televisione, in bagno, nello sgabuzzino delle scope, così come al tavolo o davanti a un'immagine sacra. Ogni aspetto della vita umana è così santificato, e ogni momento vissuto insieme diventa sacro, unico e indiviso. Questa consapevolezza trasforma la vita di ogni famiglia in liturgia, una storia sacra abitata da Dio e dall'amore.

La liturgia familiare proposta si articola in sette momenti, ispirati alla relazione di Jesús Castellano Cervera sulla santità domestica, che illustrano diversi aspetti di questa via:

  • Comunione dei beni spirituali e materiali: In cucina durante il pasto.
  • Custodia dell’ordine e dell’armonia: Nel ripostiglio o dove si tiene ciò che serve per pulire la casa.
  • Amore per la vita nella corporeità: salute e malattia: In bagno.
  • Pregare e celebrare insieme: Davanti ad un’immagine sacra.
  • Una casa aperta: testimonianza e apostolato: All’ingresso.
  • Il mondo nella casa e la casa nel mondo: Accanto alla televisione.
  • Crescere nella sapienza reciproca.
infografica o schema sui sette aspetti della liturgia familiare

Anniversari e Storia delle Case di Preghiera

Il Monastero di Velletri: 25 Anni di Preghiera Incessante

Si ricorda con gratitudine la sera del 30 aprile 1999, quando il Vescovo, Sua Eccellenza Andrea Maria Erba, benedisse un monastero a Velletri, sotto lo sguardo materno della Patrona ed Avvocata di Velletri, dando inizio alla storia di questa comunità. È da notare la grande anima di Mons. Erba, che ha voluto avere in Diocesi una comunità di preghiera che elevasse incessantemente orazioni per le necessità della Diocesi e specialmente per i sacerdoti.

Nelle parole di Mons. Erba, “Queste giovani monache si sono assunte il compito di proclamare apertamente il primato di Dio nelle realtà terrene, il valore insostituibile del silenzio e della preghiera in un mondo preso dalla frenesia e dall’esteriorità e l’importanza di una donazione totale e senza riserve a Dio. La loro è una missione necessaria a questo nostro tempo che spesso dà l’impressione di avere smarrito il senso dell’Assoluto e il richiamo al Trascendente.” In questi 25 anni, molte persone si sono avvicinate a questa comunità, e tramite essa, a Dio, sia per pregare nella cappella, sia per chiedere preghiere per necessità materiali e spirituali o in suffragio dei defunti. “La clausura non isola le anime contemplative dalla comunione del corpo mistico. Le pone invece nel cuore della Chiesa.” La comunità chiede a tutti di pregare affinché possano essere sempre fedeli alla loro vocazione e affinché Dio continui a benedire la Diocesi con molte sante vocazioni. Viene espressa gratitudine a Dio, alla Vergine di Matarà, al Vescovo, ai sacerdoti e alla comunità di Velletri che li sostengono con la preghiera e l’aiuto materiale.

foto tematica di un monastero o di una comunità di preghiera contemplativa

La Casa di Preghiera S. Maria Assunta a Tavodo: 30 Anni di Silenzio, Preghiera e Carità

La Casa di Preghiera S. Maria Assunta in Tavodo è stata voluta e benedetta trent’anni fa dall’Arcivescovo Mons. Alessandro Maria Gottardi, che ne curò e diresse personalmente la ristrutturazione lungo tutto il 1982. Per animarla e renderne effettivo il nome, egli chiamò una piccola Fraternità, iniziata cinque anni prima nel Vanoi. Nell’anniversario della sua Ordinazione sacerdotale, Mons. Gottardi dettò i punti fondamentali della regola da vivere nella casa: “Silenzio, Preghiera, Carità”. Il silenzio è il luogo preferito da Dio per incontrare gli uomini e rafforzarli; la preghiera è la risposta d'amore offerta a Lui; la carità è l'attenzione verso chi sta attorno affinché possa godere del silenzio e pregare.

Il dieci ottobre, Mons. Gottardi benedisse personalmente la Casa, dedicandola a Maria Ss.ma Assunta, e il sette dicembre la cappella, dedicandola alla Vergine Maria Immacolata. Così, i misteri iniziale e finale della fede accompagnano quotidianamente la comunità. Lo stesso Arcivescovo ha delegato un assistente spirituale. La Fraternità si è impegnata a rispondere alle attese del Signore, alimentando il “fuoco” della preghiera con il proprio tempo, l’impegno e la fatica quotidiana del vivere insieme e del rendere la Casa effettivamente Casa di Preghiera. Questo fuoco, che irradia luce e calore, è stato incoraggiato dall'Arcivescovo a diffondere piccoli scritti. Dal 1992, è stata data l’opportunità di preparare il calendario “Cinque Pani d’orzo”, diffusosi in nove lingue, fino in Cina.

Nel 1994, giunse una richiesta dall’Arcivescovo di Smirne in Turchia, dove la Fraternità è presente da febbraio 1995. Lì, la loro missione include la preghiera, l’accoglienza di pellegrini da tutto il mondo, l’animazione spirituale dei pochissimi cristiani presenti e, da dieci anni, anche dei profughi cristiani caldei dell’Iraq. Anche in Turchia, la Parola si diffonde attraverso il calendario “Cinque Pani d’orzo” e opuscoli tradotti in turco, oltre alle omelie settimanali. Mons. Gottardi ha disposto che don Fiorenzo si riunisse alla Fraternità tre anni dopo l’inizio. La comunità ringrazia gli Arcivescovi defunti, Mons. Bressan, don Carlo e gli altri sacerdoti vivi e defunti che li hanno sostenuti e incoraggiati con la loro preghiera e presenza.

foto della Casa di Preghiera S. Maria Assunta in Tavodo o di un calendario di preghiera

Villa San Carlo di Costabissara: 50 Anni di Accoglienza e Ascolto

Villa San Carlo di Costabissara celebra 50 anni dalla sua fondazione, sebbene più tempo sia trascorso dal 1960, anno in cui mons. Carlo Zinato decise l’acquisto e la ristrutturazione della struttura. L'incarico di direzione è ora affidato a mons. Giandomenico Tamiozzo. La celebrazione del 50° anniversario, in occasione della Pentecoste, stimola a riflettere sulla missione di questa casa, ispirata a due icone bibliche:

  • La casa di Betània, simbolo di accoglienza, incontro e amicizia spirituale, fondata sulla consapevolezza dell’Amicizia di Cristo. Il versetto scelto è Geremia 4, 22: “Le grazie di Dio non sono finite”, che sottolinea come, dopo 50 anni, le grazie riservate dal Signore a coloro che cercano una ricerca spirituale in questa Casa non siano terminate.
  • Il pozzo di Giacobbe, luogo di ascolto del Maestro e della vita, in obbedienza alle ispirazioni dello Spirito Santo. Il versetto tratto da Marco 6: “Venite in disparte… e riposatevi un po’”, evoca le parole di Gesù ai discepoli affaticati.

Mons. Tamiozzo riflette che ogni cuore umano sente il bisogno di fermare la corsa, di sedersi ai piedi del maestro come Maria di Betània, e Villa San Carlo offre proprio questo. La casa offre "i cinque pani e i due pesci" di cui è capace, affidando l'efficacia delle proposte a Colui che può moltiplicare e portare a compimento l’opera iniziata. Come scritto da mons. Beniamino Pizziol nella Lettera di Pasqua, la preghiera, nelle sue molteplici espressioni, “trova casa” in questo luogo. Il Vescovo ha definito la preghiera come “la parte migliore che mai ci può essere tolta”, un accesso alla gratuità dell’amore, un "sprecare tempo" per la bellezza della relazione con Gesù, un “profumare il mondo” contrastando violenza ed egoismo.

Tre appuntamenti hanno scandito il triduo di preparazione alla festa di Pentecoste a Villa San Carlo (Giugno 2014):

  • Il primo, “Pregare la Parola”, ha richiamato la preghiera di Taizé e l'operato di mons. Mariano Lovato.
  • Il secondo, “Pregare con il corpo”, ha recuperato forme di preghiera popolari, con momenti di riflessione nei luoghi di preghiera del parco, tra opere significative e la natura stessa.

Dopo la festa di Pentecoste, la “Giornata di santificazione sacerdotale” si è concentrata sulla preghiera specifica dei sacerdoti, la “Liturgia delle ore” o breviario. Mons. Giandomenico Tamiozzo conclude che, nel bisogno di interiorità, silenzio, pace, speranza, fede e preghiera, Villa San Carlo può essere un aiuto offrendo un luogo dove fermarsi, sedere al pozzo inesauribile della Parola di Dio, partecipare a un ritmo di preghiera in un ambiente accogliente. Papa Francesco, nel messaggio alla Federazione Italiana per gli Esercizi Spirituali (FIES) in occasione del suo 50º, ha sottolineato come “Gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di incontrare Dio, di conoscerlo ‘non per sentito dire’ (Giobbe 42,5). Il servizio delle case di spiritualità è tutto orientato a questo e lo fa offrendo spazi e tempi di ascolto intenso della Parola di Dio, nel silenzio e nella preghiera; esse sono luoghi privilegiati per tale esperienza spirituale… Non dimentichiamo tuttavia che il protagonista della vita spirituale è lo Spirito Santo.”

foto di Villa San Carlo di Costabissara o illustrazione delle icone bibliche di Betània e del pozzo di Giacobbe

La Chiesa: Edificio Sacro e Comunità Vivente

La basilica, con tutto il suo splendore e il suo carico di storia, esiste e, cosa ancora più importante, esiste anche una comunità cristiana che in essa prega. La basilica non è andata in rovina e da più di un secolo esibisce con orgoglio il ritrovato pavimento a mosaico, ma non è diventata un museo: è una chiesa parrocchiale, un luogo per la preghiera, la liturgia, le feste e le ricorrenze di una vivace comunità cristiana. Si ringrazia il Signore per una splendida basilica che testimonia secoli di fede e fedeltà, e ancora di più per la comunità, capace di aprirsi con semplicità, umiltà e spirito di accoglienza verso i tanti che per motivi di fede, arte o storia varcano il portone, provenendo anche da luoghi molto lontani. La sua forza non risiede nella bellezza della costruzione, ma nell'esistenza di una comunità edificata “sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù”.

Senza la Chiesa con la "C" maiuscola, gli edifici sacri perdono il loro senso. Dio, come ricordato da Gesù nel colloquio con la Samaritana, non è legato a un luogo, ma alla presenza dello Spirito. Certo, i luoghi e gli edifici sacri sono un segno di Dio anche per il non credente, ma Dio non può essere “recintato” in uno spazio, perché è dappertutto, in particolare nel cuore delle persone che si fanno guidare dallo Spirito, coloro che Gesù definisce “adoratori del Padre in Spirito e verità”.

Questo dobbiamo essere oggi, nella complessità e problematicità del nostro tempo. Ogni epoca ha le sue gioie, ma anche le sue fatiche e difficoltà, come attestato dalla storia stessa della Chiesa. Possiamo affrontare queste sfide se ci lasciamo guidare dallo Spirito che dentro di noi suggerisce come mettere in pratica l’insegnamento di Gesù. Dio esiste ed è il senso della nostra vita e di tutto. Questo edificio sacro può esistere perché Dio c’è. Purtroppo, nella nostra vita e nella società occidentale, Dio è sempre più nascosto, altrove, estraneo. È vero che Dio non può che essere “aldilà”, non riducibile a qualcosa della realtà umana, e non può essere un riferimento usato a sproposito per giustificare guerre o sopraffazioni. Tuttavia, la domanda che ognuno deve porsi è: Dio c’è nella mia vita o no? La consapevolezza della Sua presenza è fondamentale.

Per chi non è più giovanissimo, può venire in mente una delle prime domande del catechismo: “perché Dio ci ha creati?” e la risposta: “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in Paradiso.” Questa risposta, esatta, va però completata e resa più aderente al Vangelo, aggiungendo che Dio ci ha creati anzitutto perché ci ama, perché vuole che siamo suoi figli e che si realizzi il suo Regno di giustizia e di amore, e perché vuole che ci amiamo. Questa è una priorità fondamentale.

Una quindicina di anni fa i vescovi italiani pubblicarono la “Lettera ai cercatori di Dio”, che iniziava con le parole: “Come credenti in Gesù Cristo, animati dal desiderio di far conoscere colui che ha dato senso e speranza alla nostra vita, ci rivolgiamo con rispetto e amicizia a tutti i cercatori di Dio. Li riconosciamo in tanti uomini e donne del nostro tempo, guardando alla situazione di inquietudine diffusa.” La domanda odierna è se questa lettera potrebbe essere riscritta oggi. C’è ancora un’inquietudine nel cuore delle persone? Certamente sì. Ma è legata in qualche modo alla ricerca di Dio? Ci sono ancora “cercatori di Dio”? La risposta è lasciata alla riflessione individuale, per non cadere in un eccessivo pessimismo.

La Chiesa comunità

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