L'espressione "La pazienza è la virtù dei forti" racchiude in sé un profondo significato, specialmente se analizzata attraverso la lente della tradizione biblica e cristiana. Non si tratta solo di una massima popolare, ma di un principio radicato negli insegnamenti sacri, che eleva la pazienza a qualità fondamentale per l'essere umano, riflettendo una prerogativa divina.
La Pazienza come Attributo Divino
La Scrittura attesta che la pazienza è anzitutto una prerogativa divina. Secondo Esodo 34,6, Dio è makróthymos, ovvero «longanime», «magnanime», «paziente». In ebraico, l'espressione equivalente suona letteralmente: «lento all'ira». Il Dio legato in alleanza al popolo dalla «dura cervice» non può che essere costitutivamente paziente.

Questa pazienza è stata manifestata compiutamente nell'invio del Figlio Gesù Cristo e nella sua morte per i peccatori, ed è ancora ciò che regge il tempo presente. Come afferma la Seconda Lettera di Pietro 3,9: «Il Signore non ritarda nell'adempire la promessa, ma usa pazienza (makrothumeî) verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano a conversione».
La pazienza del Dio biblico si esprime al meglio nel fatto che Egli è il Dio che parla: parlando, dona il tempo all'uomo per una risposta, e quindi attende che questi arrivi alla conversione. La pazienza di Dio non va confusa con l'impassibilità di Dio; anzi, essa è il «lungo respiro della sua passione». La pazienza di Dio trova così la sua espressione più pregnante nella passione e croce di Cristo: lì la dissimmetria fra il Dio che pazienta e l’umanità peccatrice si amplia a dismisura nella passione di amore e di sofferenza di Dio nel Figlio Gesù Cristo crocifisso.
Inoltre, "La pazienza di Dio non è l’assenza di collera ma la capacità di elaborarla, di frapporre un’attesa fra il suo insorgere e il suo manifestarsi". Dio sopporta a lungo i peccatori e annunzia i suoi giudizi con molto anticipo per metterli in guardia, per ottenere un risultato positivo. Non può però sopportare l’impazienza dell’uomo all’infinito: diventerebbe complice del male (Geremia 44:22).
La Pazienza come Virtù Cristiana
Da allora la pazienza, come virtù cristiana, è un dono dello Spirito (Galati 5,22) elargito dal Crocifisso-Risorto, e si configura come partecipazione alle energie che provengono dall’evento pasquale. Per il cristiano la pazienza è dunque coestensiva alla fede: ed è sia perseveranza, cioè fede che dura nel tempo, che makrothymía, «capacità di guardare e sentire in grande», cioè arte di accogliere e vivere l’incompiutezza.
Questo secondo aspetto indica come la pazienza sia necessariamente umile: essa porta l’uomo a riconoscere la propria personale incompiutezza, e diventa pazienza verso se stessi; essa riconosce l’incompiutezza e la fragilità delle relazioni con gli altri, strutturandosi così come pazienza nei confronti degli altri; confessa l’incompiutezza del disegno divino di salvezza, configurandosi come speranza, invocazione e attesa di salvezza. Essa rigetta l’impazienza della mistica come dell’ideologia e percorre la via faticosa dell’ascolto, dell’obbedienza e dell’attesa nei confronti degli altri e di Dio per costruire la comunione possibile, storica e limitata, con gli altri e con Dio.
La pazienza è attenzione al tempo dell’altro, nella piena coscienza che il tempo lo si vive al plurale, con gli altri, facendone un evento di relazione, di incontro, di amore. «L’amore pazienta» (makrothymeí), dice Paolo (1 Lettera ai Corinzi 13,4). E la misura e il criterio della pazienza del credente non possono risiedere, in ultima istanza, che nella «pazienza di Cristo» (2 Lettera ai Tessalonicesi 3,5: hypomonè toû Christoû).
L'importanza della pazienza
Ecco perché spesso la pazienza è stata definita dai Padri della Chiesa come la summa virtus. Ha scritto Cipriano di Cartagine: «Il fatto di essere cristiani è opera della fede e della speranza, ma perché la fede e la speranza possano giungere a produrre frutti, abbisognano della pazienza» (Cipriano, De bono patientiae 13). Innestata nella fede in Cristo, la pazienza diviene «forza nei confronti di se stessi» (Tommaso d’Aquino), capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, diviene perseveranza, capacità di rimanere e durare nel tempo senza snaturare la propria verità, e diviene anche capacità di supportare gli altri, di sostenere gli altri e la loro storia.
Nulla di eroico in questa operazione spirituale, ma solo la fede di essere a propria volta sostenuti dalle braccia del Cristo stese sulla croce. In questa difficile opera il credente è sorretto da una promessa: «Chi persevera fino alla fine sarà salvato» (Matteo 10,22; 24,13). Promessa che non va intesa semplicemente come un rimanere saldi in una professione di fede, ma come un mettere in pratica la pazienza e l’attiva sopportazione tanto nei rapporti intra-ecclesiali, intra-comunitari («sopportatevi a vicenda»: Colossesi 3,13), quanto nei rapporti della comunità cristiana ad extra, con tutti gli altri uomini («siate pazienti con tutti»: 1 Lettera ai Tessalonicesi 5,14).
La pazienza diviene così una categoria che interpella la struttura interna della comunità cristiana e il suo assetto nel mondo, in mezzo agli altri uomini, ai non-credenti. La pazienza insomma è una delle virtù cristiane più trascurate, una dote che caratterizza solo coloro che vivono la propria vita seguendo il modello di Gesù Cristo (2 Pietro 1:4-6). La pazienza non consiste solo nello stringere i denti per non lasciarsi scappare qualche giudizio ostile contro qualcuno, sul momento, ma consiste nell’indossare l’abito della misericordia, quindi nel rivestire un atteggiamento che dura nel tempo: solo così si può sperare che quel qualcuno con cui si ha a che fare possa capire come deve comportarsi.
La Pazienza nel Mondo Moderno: Sfide e Riscoperta
La parola pazienza ha la stessa radice del verbo "patire", quindi racchiude in sé l’idea della sofferenza del corpo e dello spirito. La esercitiamo nei nostri rapporti con gli altri che non sono mai tanto facili. Per questo, forse, oggi, nell’epoca stregata dal fascino del «tempo senza vincoli» - in cui la libertà viene spesso immaginata come l’assenza di legami, di vincoli, come possibilità di operare dei ricominciamenti assoluti dall’oggi al domani, che riportino a un incontaminato punto di partenza, azzerando o rimuovendo tutto ciò in cui prima si viveva, e anzitutto le relazioni e gli impegni assunti - il discorso sulla pazienza può apparire così fuori luogo, e al tempo stesso così urgente e necessario: sì, per il cristiano, essa è centrale quanto l’agape, quanto il Cristo stesso. Il pazientare, cioè l’assumere come determinante nella propria esistenza il tempo dell’altro (di Dio e dell’altro uomo), è infatti opera dell’amore.
Il mondo moderno del resto non lascia gran spazio alla virtù della pazienza. L’azione rapida ed efficace con cui tutto viene messo in gioco in una sola volta offusca la capacità di attendere e di patire. Oggi incontriamo persone irritate, contrariate, insofferenti o in preda all’ira molto più spesso di persone pazienti. È un po’ deludente constatare che incontriamo ben poche persone pazienti perfino nelle nostre case, nelle nostre famiglie e nelle nostre chiese. Anche lì, dove dovremmo essere al sicuro, nascono discordie e divisioni solo per mancanza di pazienza. Ma i discepoli di Cristo sono invitati senza mezzi termini a vivere in pace, a essere pazienti, a non rendere male per male e a fare il bene gli uni degli altri (1 Tessalonicesi 5:13-15).

Spesso si è consapevoli dell’importanza della pazienza solo fino a un certo punto: raramente la si considera un tratto caratteriale che si deve assolutamente acquisire e mettere in pratica. È molto facile e comodo lasciarsi vincere dallo spirito di vendetta, mentre non è affatto facile né comodo fare da mediatori fra fratelli in discordia. Ma ricordiamoci sempre che sono beati quelli che si adoperano per la pace. Purtroppo, per la maggior parte delle persone, credenti o no, la pazienza non è che una delle tante parole che hanno a che fare con la religione, in modo abbastanza vago, ma che non è indispensabile che trovino applicazione pratica nella vita quotidiana.
Nella società occidentale di oggi, sappiamo fare tutto tranne una cosa: pazientare. Vogliamo tutto e subito, bramiamo arrivare alla mèta ma non sappiamo più goderci il viaggio. È evidente che il concetto di “paziente” sia collegato a un malato che deve sopportare un dolore, fisico o mentale che sia. I tempi psichici sono lenti. Riappropriarsi della pazienza, non vuol dire essere debole. Ma vuol dire tornare a essere forti ed equilibrati. La pazienza può essere una chiave per ottenere vere vittorie nella tua vita.
Esempi Biblici e Insegnamenti sulla Pazienza
La Pazienza di Gesù Cristo
La pazienza è quella virtù che Gesù ci mostra nella Passione, “con mitezza e mansuetudine”, infatti, “accetta di essere arrestato, schiaffeggiato e condannato ingiustamente”. I Vangeli, osserva Papa Francesco, raccontano che Cristo “davanti a Pilato non recrimina; sopporta gli insulti, gli sputi e la flagellazione dei soldati; porta il peso della croce; perdona chi lo inchioda al legno e sulla croce non risponde alle provocazioni, ma offre misericordia”; tutto questo ci offre un insegnamento. La pazienza di Gesù non consiste in una stoica resistenza nel soffrire, ma è il frutto di un amore più grande.
La Bibbia ci rivela più volte che “Dio, di fronte alla nostra infedeltà, si mostra ‘lento all’ira’”, fa notare il Papa, e non sfoga “il proprio disgusto per il male e il peccato dell’uomo”, semmai è “pronto ogni volta a ricominciare da capo con infinita pazienza”. E se per San Paolo questo proporre il perdono davanti al peccato “è il primo tratto dell’amore di Dio”, per Francesco è anche “il primo tratto di ogni grande amore, che sa rispondere al male col bene, che non si chiude nella rabbia e nello sconforto, ma persevera e rilancia. La pazienza che ricomincia”. Alla radice della pazienza c’è l’amore, come dice Sant’Agostino: “Uno è tanto più forte a sopportare qualunque male, quanto in lui è maggiore l’amore di Dio”. Dunque testimonia l’amore di Gesù il “cristiano paziente”, sottolinea Francesco, che richiama anche l’esempio di “mamme e papà, lavoratori, medici e infermieri, ammalati che ogni giorno, nel nascondimento, abbelliscono il mondo con una santa pazienza”, virtù che non sempre si possiede. Gli esempi scritturali più significativi sulla pazienza provengono dalla vita di Gesù Cristo. La sofferenza e la tolleranza di Cristo è meglio dimostrata durante quella dolorosa sera nel Getsemani quando, nella sua agonia espiatoria, Egli disse: «Padre mio, se è possibile, passi oltre me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi» (Matteo 26:39).
Altri Esempi e Parabole
Nella Bibbia, Giobbe è un esempio classico della pazienza. Nonostante stesse per perdere il suo enorme impero, compresi i suoi figli, e grazie alla sua fede inesauribile, Giobbe fu in grado di proclamare: «L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno».
Quando Pietro chiese a Cristo quante volte egli avrebbe dovuto perdonare suo fratello, Cristo rispose: «Settanta volte sette», invece delle sole sette volte proposte da Pietro (vedere Matteo 18:21-22). Questo insegna l'importanza di una pazienza illimitata nel perdono.
Un esempio di pazienza genitoriale può essere tratto da una storia familiare. Il figlio di un concessionario di motociclette, da giovane, fece cadere a effetto domino tutte le moto nuove esposte. Il padre, nonostante la costernazione, dimostrò la pazienza di chi comprende gli errori innocenti e gestisce la situazione con calma, piuttosto che con ira immediata.
Il Libro di Mormon ci permette di comprendere il rapporto esistente tra la pazienza e la carità. Dopo aver spiegato che se un uomo «non ha carità, non è nulla; pertanto deve necessariamente avere carità», Mormon prosegue indicando i tredici elementi della carità, o puro amore di Cristo. Anzitutto, «la carità tollera a lungo». Questo è il vero significato della pazienza. Un altro aspetto di questa qualità è che «la carità non si lascia provocare facilmente», come pure «resiste a tutte le cose». Infine, la carità «sopporta tutte le cose» esprime certamente pazienza (Moroni 7:45).
Come Coltivare la Pazienza
Siamo spesso carenti di pazienza. Nel quotidiano siamo impazienti, tutti. Ne abbiamo bisogno come della “vitamina essenziale” per andare avanti, ma ci viene istintivo spazientirci e rispondere al male col male: è difficile stare calmi, controllare l’istinto, trattenere brutte risposte, disinnescare litigi e conflitti in famiglia, al lavoro, o nella comunità cristiana. Subito viene la risposta; non siamo capaci di stare pazienti.

Ma come essere pazienti? Per il Papa occorre “andare controcorrente rispetto alla mentalità oggi diffusa, in cui dominano la fretta e il ‘tutto e subito’; dove, anziché attendere che maturino le situazioni, si spremono le persone, pretendendo che cambino all’istante”. Tra l'altro fretta e impazienza sono "nemiche della vita spirituale", avverte Francesco, Dio, invece "è amore, e chi ama non si stanca, non è irascibile, non dà ultimatum. Dio è paziente, Dio sa attendere”.
Per accrescere la pazienza, che è “un frutto dello Spirito Santo”, occorre pregare e chiederla “allo Spirito di Cristo”, raccomanda il Papa. Specialmente in questi giorni ci farà bene contemplare il Crocifisso per assimilarne la pazienza. Non è facile tollerare coloro che sono molesti, riconosce il Pontefice, ma nella preghiera si può chiedere di guardarli "con compassione, con lo sguardo di Dio, sapendo distinguere i loro volti dai loro sbagli". Noi abbiamo l’abitudine di catalogare le persone con gli sbagli che fanno. No, non è buono questo. Cerchiamo le persone per i loro volti, per il loro cuore e non per gli sbagli!
Infine la pazienza va coltivata, e per questo “è bene ampliare lo sguardo”, ad esempio non restringendolo soltanto ai propri guai, è il suggerimento di Francesco, ma volgendolo alle sofferenze più gravi degli altri per imparare a sopportare le proprie, come invita a fare l’Imitazione di Cristo, “ricordando che ‘non c’è cosa, per quanto piccola, purché sopportata per amore di Dio, che passi senza ricompensa presso Dio’”
Ecco alcuni consigli pratici per allenare la pazienza:
- Prendere esempio da Dio: “Prima di tutto dobbiamo prendere esempio da Dio, perché è paziente e lento all’ira.” La preghiera ci viene in aiuto nel saper aspettare, nel meditare e riflettere con calma su ogni decisione.
- Praticare la preghiera e il silenzio: “La pazienza è quella goccia che, giorno dopo giorno, scava la roccia.” Dobbiamo spegnere il cellulare e accendere il nostro cuore, perché la preghiera è silenzio, è ascoltare Dio che parla dentro di noi.
- Diventare sensibili agli esempi: Valutare il nostro progresso per determinare dove ci troviamo sulla scala di valori della pazienza. Diventare sensibili agli esempi di pazienza e impazienza che giornalmente accadono attorno a noi.
- Superare l’uomo naturale: "Superare l’uomo naturale e operare per diventare più simili a Cristo nell’ambito della pazienza è un degno obiettivo."
"La Pazienza è la Virtù dei Forti": Significato Profondo
"La pazienza è la virtù dei forti" è anche il titolo di un libro di fra Emiliano Antenucci, rettore del santuario della Madonna del Silenzio, in Abruzzo. Fra Emiliano spiega che la pazienza “è l’arte dei contadini, dei saggi, dei santi, dei monaci, dei samurai. È l’arte di chi si allena ogni giorno per la vita. Il nostro mondo predica la velocità, ci induce a pensare che sia necessario essere sempre connessi. La pazienza diventa quindi un’opportunità per ‘scardinare’ il tempo. Santa Teresa d’Avila diceva: ‘Con la pazienza si ottiene tutto’."
Il detto popolare indica che è molto difficile attendere e sperare. Non reagire, o almeno non farlo in maniera violenta davanti alle difficoltà, è un atto che richiede grande autocontrollo. È raro trovare persone dotate della capacità di rispondere con razionalità davanti a un affronto, o che riescono a non perdersi d’animo quando non ottengono subito i risultati previsti all’inizio di una nuova impresa. Trattenere le emozioni negative e non incanalarle verso azioni distruttive per se stessi e gli altri è un comportamento ritenuto degno d’onore, e quindi virtuoso, da tutte le culture. Alla base di questo detto e del suo significato, dunque, c’è l’indicazione di sviluppare questi atteggiamenti positivi nei confronti delle avversità della vita.
Questa frase può essere interpretata anche al contrario. Se “La pazienza è la virtù dei forti” significa prevalentemente che avere questo tratto significa mostrarsi più potente e prendersi del tempo per analizzare ogni situazione, è anche vero che veniamo rafforzati dagli eventi della vita, che ci insegnano a pazientare e ci rendono capaci di affrontare nuovi ostacoli.
Ci sono molti detti della saggezza popolare che ci dicono che bisogna avere pazienza. Come “Frutto precoce, facilmente si guasta“. E poi “La pazienza è una buon’erba, ma non nasce in tutti gli orti“, che sottolinea quanto sia difficile e raro essere pazienti. George Eliot, in Adam Bede, scrive: “Il fuoco migliore non è quello che divampa più rapido“. È proprio così. Ciò che si agita non incide. Occorre sempre conservare una sana calma; ed è proprio questa che fa ottenere i risultati. Se con la calma non si ottengono risultati, è un’illusione pensare che si sarebbero ottenuti agitandosi. Più l’acqua del mare è calma e più si scorge in profondità. Perché solo con essa si ottengono meriti. Se ci si agita, ribellandosi alla volontà di Dio, meriti non ci sono…e anche quelli che fino ad allora si fossero guadagnati, di fatto svanirebbero.
Marco Porcio Catone, detto anche Catone il Vecchio, scriveva circa 200 anni prima della nascita di Gesù che "di tutte le virtù umane, la pazienza è la più grande". Nel Medioevo Geoffrey Chaucer sottolineava un concetto simile ne "I racconti di Canterbury". Molti anni più tardi anche Giacomo Leopardi, nello "Zibaldone", scriveva che la pazienza è la più eroica delle virtù. Nella vita di San Tommaso d’Aquino si legge che un giorno, a colloquio con una sua sorella, questa gli chiese: “Qual è la virtù che maggiormente dimostra la santità di un uomo?” Lui rispose: “La pazienza”. Perché Gesù ha esercitato al massimo grado questa virtù. Si pensi a come Lui, vero uomo ma anche vero Dio, ha accettato la passione. Non si è ribellato al disegno del Padre. Perché solo con la pazienza si riesce a governare la propria anima e quindi a potersi santificare. Gesù dice ai discepoli: “Nella vostra perseverante pazienza, possederete le vostre anime” (Luca 21:19).
La pazienza può essere considerata come la virtù fondamentale, che permette la crescita e il rafforzamento di altre virtù, come le virtù del perdono, della tolleranza e della fede. L’anziano Neal A. Maxwell unì la pazienza alla fede quando insegnò: «La pazienza è molto legata alla fede nel nostro Padre celeste. A dire il vero, quando siamo troppo impazienti, suggeriamo che noi conosciamo ciò che è meglio, più di quanto Dio possa conoscere».