Anglona: Storia, Città, Vescovado e Santuario

La storia di Anglona è profondamente intrecciata con quella di un antico insediamento umano e di un importante luogo di culto. Il **Santuario Maria Santissima di Anglona** è adagiato sul colle di Anglona, a 263 metri s.l.m., a circa 10 chilometri da Tursi, e guarda i fiumi Agri e Sinni.

Esso rappresenta l’unica testimonianza che rimane di un antico insediamento umano che, dai tempi dei Romani a tutto il Medioevo, è stato un centro rinomato di vita religiosa ed economica. Il monumento è situato sul pianoro della collina ove fiorirono Pandosia ed Anglona, a 263 metri sul livello del mare. Il Santuario è ciò che resta dell’antica città di Anglona che, si presume, sorgesse sulle rovine di Pandosia, poco prima dell’era cristiana.

L'Antica Città e il Vescovado di Anglona

L'antica città greca di Pandosia fu distrutta si pensa nel 410 e poi ricostruita sotto Federico II col nome di Anglona, per scomparire definitivamente nel 1310. Per i pellegrini degli secoli recenti, non è importante sapere che la chiesa, oggi isolata su un colle che cammina verso il mar Ionio, è stata un tempo una cattedrale: aveva quindi intorno una città, la città di Anglona appunto, che negli ultimissimi anni dell’XI secolo ricevette anche la visita del papa di allora, Urbano II.

Il luogo sacro fu Cattedrale e sede Episcopale sino al 1545, quando papa Paolo III unì la sede di Anglona con quella di Tursi e stabilì che la nuova diocesi si chiamasse Anglona Tursi, con sede nella città di Tursi (Cfr. A. Nigro, Memoria tipografica ed istorica sulla città di Tursi e sull’antica Pandosia di Eraclea oggi Anglona, Napoli, Tipografia Miranda, 1851, p. 119).

Il Santuario di Santa Maria di Anglona: Architettura e Storia

Il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona, dedicato alla Natività di Maria, si erge dove sorgeva la mitica città greca di Pandosia e rappresenta tutto ciò che resta dell’antica città di Anglona. L’attuale struttura della Cattedrale di Anglona, è datata tra il sec. XI ed il sec. XII e costituisce l’ampliamento di una prima chiesetta, risalente al VII-VIII sec., corrispondente all’odierna cappella oratorio. Fu costruito tra la fine dell’XI e il XII secolo nell’area su cui sorgeva l’antica città greca di Pandosia.

Ricostruzione storica dell'antica città di Anglona con il santuario al centro

La **Chiesa** è a croce latina con navata centrale e navatelle più basse, spartite da un doppio ordine di cinque arcate con pilastri ove si impostano archi a tutto sesto sul lato destro, ed archi ogivali sul lato sinistro. L'edificio è costruito in tufo e travertino, e presenta l’abside arricchita di archetti, mensole e ornamenti che producono contrasti cromatici, anche grazie ai materiali usati. Il campanile in stile romanico a base quadrata è posto in facciata sulla sinistra e il portale è anch'esso in stile romanico. La facciata dell’edificio ha un portico sostenuto da quattro colonne ed è abbellita da bassorilievi raffiguranti l’Agnello e i simboli dei Quattro Evangelisti.

Prima dell’edificio della chiesa, sporge un protiro di ispirazione pugliese, con doppia ghiera di conci in tufo e sostenuto da quattro colonne. Il portale è decorato da una fascia a denti di sega e, sopra l’arco, dei bassorilievi raffigurano l’Agnello simbolo di Cristo e gli Evangelisti.

Forzatamente isolata, ricostruita in parte per via di crolli e devastazioni, e fortemente rimaneggiata nei secoli successivi al Trecento, la chiesa fu infine riportata, per quanto possibile, alla forma medievale nel XIX secolo. Il Santuario è un monumento nazionale dal 1931 e un capolavoro di architettura medievale. Nel 1999 il Santuario è stato elevato con il titolo di Basilica Minore e lo stesso giorno, il 17 maggio 1999, è stata elevata a Pontificia Basilica Minore dal Santo Padre Giovanni Paolo II, a ricordo del Sinodo dei Vescovi.

Gli Affreschi Medievali

L’interno è a croce latina a tre navate divise da pilastri e sulle pareti sono visibili resti di affreschi che un tempo dovevano ricoprire le pareti. Gli affreschi sulle pareti risalgono al XII secolo mentre sono del XVI secolo quelli sui pilastri.

Dettaglio degli affreschi medievali presenti nel Santuario di Anglona

Un elemento artistico che qui al santuario ha maggiormente indotto in dispute gli storici dell’arte è il ciclo di affreschi di cui resta purtroppo solo una parte, sulle pareti della navata. Tra quelle dedicate alle vicende del Libro della Genesi, poche scene sono ancora sufficientemente leggibili, in alto, sulla parete di destra (quella a sinistra è andata perduta a seguito di un crollo). Si possono vedere e osservare le quattro donne che, insieme, si preparano a salire sull’arca; poco più in là, notevole è la scena che mostra Noè ubriaco e addormentato, il figlio Cam che lo deride, e i fratelli Sem e Jafet che invece lo ricoprono col mantello, e le figure sono stese sullo stesso piano, senza spessore, quasi i corpi fossero di velina. Subito dopo siamo a Babele, dove gli uomini ebbri di orgoglio si affannano a costruire la Torre: faticano, si incurvano, si sbracciano, si piegano, alcuni sulle scale a pioli danzano e recitano… ma anche qui la resa della profondità è debolissima. La quarta scena che conserva una leggibilità sufficiente mostra Abramo che, accolti i tre angeli del Signore alle querce di Mamre, dà loro da mangiare.

Anche ad Anglona, come nella chiesa di Desiderio sopra Capua, la lingua in cui si esprimono i frescanti è il greco; e greche sono, non a caso, le didascalie che integrano gli affreschi di Anglona. Ma qui sullo Ionio le pitture hanno una tale originalità, un movimento vivace e però tanto superficiale, che gli studiosi hanno a lungo pensato che si trattasse di un ciclo dipinto da frescanti greci… alla fine del XIV secolo.

Il Culto Mariano e le Tradizioni

Il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona è un luogo di culto dove i rapporti tra Liturgia e pietà popolare sono più frequenti ed evidenti. Il culto mariano di Anglona, che risale intorno all’anno Mille, ha come sua origine il racconto di un pastorello che, mentre pascolava il suo gregge, venne avvicinato da una bellissima Signora, che lo pregò di recarsi a Tursi e di chiedere agli abitanti di andare a prenderla ed onorarla. La popolazione di questa città corse verso la sommità del colle e al posto della Signora, trovò una Statua della Madonna. Per ricordare quel miracoloso evento, venne costruito un capitello votivo e fu posta una croce in legno.

Tra cielo e terra | La storia del Santuario di Maria SS di Anglona

L’oggetto di culto è la statua lignea del 1300 raffigurante una **Madonna col Bambino**. La Vergine, che indossa un abito variopinto e riccamente ricamato, è seduta e con la mano destra tiene uno scettro mentre con il braccio sinistro regge il Bambino vestito di una tunica bianca con ricami dorati. Questi con la mano destra benedice e con la sinistra regge un globo d’oro crucigero. Nel marzo 1946 la Madonna venne proclamata **"Patrona Massima di Tursi e della Diocesi"**, con una "breve" del Pontefice Pio XII, sotto l’amministrazione apostolica dell’arcivescovo di Taranto, monsignor Federico Bernardo.

Nel 1951, a ricordo del cinquantenario dell’incoronazione della Vergine del 1901, il Vescovo Pasquale Quaremba, indisse un Congresso Eucaristico Mariano preceduto dalla "Peregrinatio" della statua per tutti i paesi della diocesi. Nel 1983 il Vescovo Gerardo Pierro, in ricorrenza dell’Anno Santo, a conclusione di un’altra "Peregrinatio" per tutti i paesi della Diocesi, nella piazza di Tursi, gremita di fedeli, celebrò una Solenne Messa insieme al Cardinale di Napoli, Corrado Ursi. Per questa manifestazione, ancora una volta sono state molte le presenze di autorità religiose, civili e militari. In ricordo degli avvenimenti del 1951 e 1983 i rispettivi Vescovi hanno provveduto a posare due lapidi in marmo, una nella Cattedrale di Tursi, l’altra nel Santuario Maria Santissima di Anglona.

La particolare attenzione usata dal Santo Padre Giovanni Paolo II ai luoghi di culto della Basilicata indusse mons. Rocco Talucci, vescovo di Tursi-Lagonegro, ad inserire il luogo sacro di Maria Santissima di Anglona nel decreto su "I Santuari Diocesani" (16 luglio 1991), come luogo privilegiato di devozione, di culto e di spiritualità.

Le Festività e i Riti

Tutti gli anni nella prima settimana di settembre si svolgono sulla collina di Anglona riti religiosi, concerti e manifestazioni che culminano nel giorno dedicato alla Madonna, **8 settembre**, con il pellegrinaggio di fedeli provenienti da tutta la diocesi o di emigranti tursitani che tornano per festeggiarla con messe solenni, processioni e fuochi d’artificio. La festa principale ricorre l’8 settembre, quando si snoda la processione per tutta la piana attorno al Santuario.

Pellegrinaggio di fedeli verso il Santuario di Anglona durante la festa dell'8 settembre

Tra le usanze popolari che permangono, la statua prima di fare l’ingresso nel santuario, dopo la processione, viene fatta girare per tre volte su sé stessa. Fino a qualche decennio fa era in uso addobbare un vitello e offrirlo alla Madonna. L’animale veniva stimato da esperti e il prezzo, da essi stabilito, era offerto dal proprietario alla Vergine. La tradizione locale riferisce delle numerose volte in cui l’intercessione della Vergine, invocata in periodi di prolungata siccità, fece arrivare la sospirata pioggia.

Attualmente il Santuario è curato da due suore, le uniche abitanti, che si occupano anche dei giardini esterni.

Tursi e il suo Legame con Anglona

Tursi è una cittadina che si snoda lungo il fianco di una collina tra i fiumi Agri e Sinni. Arrivando a Tursi da Craco colpiscono, in contrasto con il paesaggio arido e franoso dei calanchi, il verde dei boschi e il paesaggio agricolo con alberi da frutta e ulivi e grandi appezzamenti coltivati a grano. Il primo nucleo abitativo con case in pietra si è costituito, nella parte più alta e inaccessibile per i profondi e franosi burroni chiamati “jaramme” che la circondano, intorno al Castello costruito dai Goti nel V secolo e di cui rimangono solo le rovine della torre.

Secondo la tradizione il borgo è stato fondato dai Saraceni nel X secolo, anche se sono stati trovati resti che attestano la presenza di insediamenti umani nel IX- VIII sec. a.C., che si insediarono nel rione Rabatana (da rabat ovvero borgo fortificato o tana degli arabi) adatto per controllare dall’alto il territorio circostante. Anche se i Saraceni non sono stati i fondatori della Rabatana e di Tursi hanno comunque lasciato la loro impronta sia nel quartiere, che si presenta come un intreccio di vicoli, basse case accatastate le une alle altre, archi e ripide scalinate sia nel dialetto e negli usi e costumi. In epoche più recenti la Rabatana è stata rifugio e nascondiglio di briganti grazie anche alla facilità di nascondersi nelle grotte scavate nelle pareti dei precipizi e raggiungibili solo con ripide e tortuose scalinate. Tursi non è solo Rabatana, ai suoi piedi prosegue il centro storico con palazzi, chiese e la Cattedrale, dedicata a Maria SS. Annunziata, eretta nel XV sec. e ricostruita a seguito di un incendio che nel 1988 l’ha distrutta. Di fronte a Tursi su una collina si trova il convento di S. Antonio. In un colle, nella frazione di Anglona, a metà strada tra Tursi e Policoro, si affaccia, imponente, il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona.

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