Il Commento di Angelo Casati al Vangelo di Luca

Il sacerdote e poeta Angelo Casati nutre un rapporto di amore assoluto con il testo evangelico. La sua opera non si configura come un commento esegetico tradizionale, bensì come una profonda lettura esistenziale. Attraverso le sue pagine, Casati offre una prospettiva che non teme di affrontare l'ipocrisia e il fariseismo, ma al contempo, con grande dolcezza e tenerezza, invita a elevare lo sguardo oltre le restrizioni di una quotidianità spesso priva di speranza.

La Voce di un "Curato di Città": "Sulla Terra le Sue Orme"

Angelo Casati ama definirsi un "curato di città". Le sue riflessioni prendono vita dalle fatiche, dalle paure e dalle ansie delle persone incontrate nelle strade della sua parrocchia milanese di San Giovanni in Laterano. Queste esperienze gli hanno fornito le domande, anche quelle più scomode, da rivolgere alla "buona notizia" scritta dall'evangelista Luca, e sono confluite nel suo libro "Sulla terra le sue orme", pubblicato da Il Margine nel 2013, un volume di 452 pagine.

Nell'introduzione alla sua opera, Casati ammette una distanza da un approfondito scavo biblico dei testi, riconoscendo che la profondità degli esegeti non gli appartiene, pur nutrendo stima e gratitudine per il loro lavoro. Egli li considera una benedizione, preziosi compagni di viaggio dai giorni del Concilio ad oggi. La sua lettura presenta una sproporzione tra testi più a lungo commentati e altri meno approfonditi, una disuguaglianza che, come afferma, "viene dalla vita, la mia", la quale lo ha condotto a soffermarsi più a lungo, anche per ragioni pastorali, su alcuni passaggi del Vangelo. Casati si dichiara "innamorato di Gesù di Nazaret, del rumore leggero dei suoi passi", e riflette con emozione sul movimento scaturito dal suo viaggio, che ha dato origine ai "nostri viaggi". Sottolinea che l'umanità non sarebbe al punto in cui si trova, né avrebbe la visione del mondo attuale, se non avesse "sentito il rumore dei suoi passi" e non lo avesse seguito, nonostante le infedeltà, "per acuto di nostalgia".

Angelo Casati in veste di sacerdote, intento a scrivere o leggere

Il Sogno di Dio e la Rivoluzione dell'Incarnazione

Casati introduce il concetto di un sogno in Dio, che è "più di un sogno" perché, a differenza dei sogni umani che possono rimanere tali, "i sogni di Dio accadono". Questo sogno attraversa l'Antico e il Nuovo Testamento, permeando tutta la storia. Egli pone una domanda provocatoria: quando si parla di Chiesa oggi, cosa viene in mente prevalentemente, "il tempio o la strada? un Dio da adorare nelle chiese o un Dio da sorprendere nelle strade?" Interroga se i cristiani siano "legati a un blocco istituzionale o compagni di viaggio delle donne, degli uomini di oggi, delle loro notti e delle loro albe, delle loro angosce e delle loro attese?". La sua visione propende per un Dio della tenda, un Dio nel succedersi delle generazioni, un Dio dei volti, piuttosto che un Dio della "cittadella cristiana".

Questo ritorno al "sogno di Dio" implica un passaggio "dall’immobilità del tempio al cammino inquieto dell’umanità". Il "sogno, nostro sogno, il massimo dei sogni", è poter dire, come Dio: "sono stato con te, dovunque tu sei andato". In quest'ottica, Casati propone di leggere il racconto dell'Annunciazione.

Solennità dell’Annunciazione: il significato del 25 marzo

L'Annunciazione di Luca (1,26-38)

Il testo evangelico che Casati prende in esame per illustrare il sogno di Dio è l'Annunciazione a Maria, così come riportato da Luca:

"In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». (…). Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»."

L'Incarnazione nella Vita Quotidiana

Casati sottolinea che "l’annunciazione non è nel tempio, è nella vita. È la vita, capite! È l’annunciazione, è la nascita di Dio, ma nella vita". Questa nascita avviene nella nostra vita, fatta di "sensi di inadeguatezza" ("…ma com’è possibile? Non ci sono le premesse") e dei nostri "turbamenti" ("Non temere, Maria"). Il mistero dell'umanizzazione di Dio si realizza "in una terra ai margini della Palestina, in un villaggio insignificante, in una casa semplice e sconosciuta, in una famiglia quotidiana". Qui, "Dio, l’eterno, si fa mortale, il forte si fa debole, il celeste si fa terrestre". Casati richiama l'Apostolo Paolo, che, cercando di celebrare questo evento nella fede cristiana, affermò: "Colui che era Dio svuotò se stesso, diventando uomo" (cf. Fil 2,7). Questo evento, "inaudito e impossibile per noi umani", è avvenuto perché "tutto è possibile a Dio".

La verità che la narrazione vuole esprimere è che un uomo come Gesù, il Figlio di Dio divenuto carne mortale, "solo Dio ce lo poteva dare". Egli non poteva essere il frutto di una volontà umana, né essere generato dalla sola umanità o essere semplicemente il figlio di una coppia umana. La narrazione lucana rivela come Dio sia intervenuto e abbia agito, mostrando che Gesù è un dono che "solo Dio poteva darci", al di là di ciò che era visibile agli occhi della gente di Nazaret.

Illustrazione artistica dell'Annunciazione a Maria

Maria: Amata dalla Grazia Divina

Dio guarda con amore a una giovane donna ebrea, Maria, al punto da sentirla e proclamarla "amata", "riempita e trasformata dalla sua grazia, dal suo amore". Dio le fa sentire la sua presenza e vicinanza, le fa sentire che "è con lei", per questo Maria deve rallegrarsi. Maria, essendo una donna di fede, era sempre in attesa dell'azione e della presenza di Dio. Proprio per questo, nei confronti del suo Signore, "non aveva alcuna pretesa né vantava alcun merito". La sua sorpresa, il timore e lo stupore derivano da questa grazia di Dio che la invade nella quotidianità dei suoi giorni.

Maria confessa: "Io non conosco uomo!", riconoscendo così la sua impossibilità umana di dare alla luce un figlio in quella condizione, la sua incapacità di concepire e partorire un tale figlio. In lei c'è "soltanto un vuoto, più radicale di quello di una donna anziana e sterile come sua cugina Elisabetta (cf. Lc 1,18.36)", un vuoto dal quale non può avvenire alcuna generazione. Tuttavia, il Signore Dio, nella sua potenza, compie "cose inaudite e grandi" in lei: sarà come una nuova creazione! Come lo Spirito del Signore si librava sulle acque all'inizio per generare la vita (cf. Gen 1,2), così ora lo stesso Spirito Santo scende su Maria, e la sua Shekinah, la sua Presenza che la copre come ombra, "renderà possibile che la Parola di Dio si faccia carne" (cf. Gv 1,14). Di fronte a questo "mistero dell’incarnazione, si può soltanto adorare, contemplare e ringraziare".

La Forza Trasformativa dell'Incarnazione

L'Incarnazione del Verbo è paragonata alla "caduta di un seme nel solco". Il seme, cadendo, "porta un’energia di vita dentro la terra". La terra, a sua volta, "lo avvolge e lo nutre, cede al seme i suoi elementi chimici inerti e il seme li trasforma in una dimensione superiore: dal freddo oscuro della terra estrae colore e profumo e sapore, per il più piccolo fiore o per l’albero secolare" (G. Ravasi, cit. implicita).

La nostra fede, secondo Casati, inizia con un'annunciazione: un angelo afferma che l'Onnipotente "si fa bambino, fremito nel grembo di Maria, fame di latte e di carezze". L'annunciazione è il "punto di estasi della storia umana", la "falla attraverso la quale entra l’acqua di un’altra sorgente", la "feritoia attraverso la quale il divino si innesta, come un ramo d’olivo, sul vecchio tronco della terra che riprende a fiorire".

La prima parola dell'angelo a Maria, "chaire" (χαῖρε), non è un semplice saluto, ma racchiude "quella cosa buona e rara che tutti, in tutti i giorni, cerchiamo: la gioia", traducibile con "rallegrati, gioisci, sii felice". L'angelo non chiede preghiere o rituali, ma semplicemente: "apriti alla gioia, come una porta si apre al sole". La seconda parola svela il perché della gioia: "sei piena di grazia". Questo è un "termine nuovo, mai risuonato prima nella Bibbia o nelle sinagoghe, letteralmente inaudito, che fa tremare Maria: Dio si è chinato su di te, si è innamorato di te, si è dato a te, e tu trabocchi di Dio. Il tuo nome è: amata per sempre". Si annuncia che Dio "sceglie un grembo di donna", che "entra nel nostro fiume di santi e peccatori, in questa corrente gravida di fango e pagliuzze d’oro; che si dirama per tutte le vene del mondo, fino agli ultimi rami della creazione". Si comprende la reazione di Maria, che rimane "senza parole" e risponde prima con il silenzio e poi con la domanda: "come è possibile?". Casati cita Turoldo: «La tua prima parola, Maria, ti chiediamo di accogliere in cuore, come sia possibile ancora concepire pur noi il suo Verbo».

L'angelo Gabriele è ancora oggi "inviato ad ogni casa ad annunciare a ciascuno: «sii felice, anche tu sei amato per sempre, verrà in te la Vita»."

Schema visivo dell'interazione tra divino e umano nel mistero dell'Incarnazione

Il Difficile Cammino della Fede e la Parola Vivente

"Come è lento" - direbbe qualcuno - "il cammino della fede!". Il testo riflette sulla difficoltà di credere anche di fronte all'evidenza. Viene posta la domanda: i discepoli hanno appena udito che Gesù è apparso a Simone, poi due amici raccontano di averlo riconosciuto a Emmaus, e ora egli appare in mezzo a loro. Qual è la loro reazione? "Stupiti e spaventati, credete di vedere un fantasma"? Hanno sentito con le loro orecchie dire: "Pace a voi" eppure sorgono ancora dubbi nei loro cuori. Per Gesù, questo non è un atteggiamento di fede profonda, nell'America Latina si direbbe: "è un fatto di pancia". È vero che "toccare e guardare", secondo il racconto, non bastano a disperdere i dubbi, ma bisogna essere cauti nel censurare ogni "guardare e toccare". L'altro itinerario si trova nelle parole: "Avete qui qualcosa da mangiare? No. Io banchetto con voi, nel gesto della confidenza, dell'amicizia, della donazione." È un peccato che "per secoli questo, delle Scritture, sia rimasto un libro chiuso". Infatti, come diceva San Girolamo, "l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo".

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