Questo articolo presenta una riflessione approfondita sulla mostra intitolata «Con gli occhi degli apostoli», che mira a esplorare l'esperienza di fede e l'incontro con il divino. La presentazione ha visto la partecipazione di figure di spicco come José Miguel Garcia, Professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso l’Università Ecclesiastica San Dámaso di Madrid, e Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, offrendo una prospettiva unica su questa parte del mondo, l’Occidente.
Il Concetto di "Avvenimento"
Il termine «avvenimento» è qui inteso in un senso profondo, non come un semplice «caso», qualcosa che succede in modo fortuito. Si pone la domanda: per quale ragione un caso diventa un avvenimento? Un avvenimento è tale quando mette insieme tutte le cose. Questo "fortuito" è diventato un avvenimento perché ha collegato i fatti, legando tutto quello che è successo prima e mettendo le cose tra di loro. Acquista il suo senso spiegando da dove veniva, perché noi veniamo da questa storia.
L'Esperienza di Cristo e la Terra Santa
La questione di quale sia la propria esperienza di Cristo, specialmente in relazione alla Terra Santa, non è affatto semplice. Ci si chiede se sia un mucchio di rovine, quell’esperienza, o qualcosa di più vivo, come l'esperienza narrata da Marco nel suo Vangelo. La riflessione tocca il mondo e l’uomo, un mondo e un uomo pensati, voluti, creati, amati, un "mundi" di affermazione. La loro relazione, un tempo chiara, ora è segnata dal dubbio.

Cafarnao: Il Luogo dell'Incontro
Il testo ci porta idealmente a Cafarnao, descrivendola come una realtà frammentata, divenuta inospitale per Dio e per l’uomo. Gesù entra in Cafarnao e percorre la soglia della casa di Pietro, un aspetto significativo. Si rievoca com’era la vita degli abitanti del tempo, con soffitti di paglia. Tra quelle case, vi è anche quella di Gesù, vicino al mare di Galilea. Non si tratta di un’esperienza emozionale o teorica, ma di una realtà che si vive nelle loro stesse case.
Tornando al testo di Marco, Cafarnao non è una giornata qualsiasi, ma il luogo che rivela il legame profondo tra noi e Lui. Vi sono quattro momenti importanti: Gesù parla per dire di nuovo all’uomo la verità di Dio. Accanto alla voce di Gesù, si alza quella del demonio, una voce che può sembrare più forte di quella di Gesù, più forte della Parola, inducendo l'uomo ad ascoltare la sua voce, non quella di Dio. Ciò crea una distanza fra noi e Lui, con la domanda: «Che c’entri tu con noi?». E dunque, perché sei qui? Questa voce antica suggerisce che Dio non può che essere ormai un Dio lontano. Ma quando la Parola parla, il male deve tacere, e nell’uomo sorge la domanda vera: ma chi è costui? Chi ci salva così?
Il Ministero di Gesù e il Vero Senso della Terra Santa
Gesù arriva in luoghi segnati dalla febbre e dalla solitudine, dove le persone sono incapaci di servire. Gesù viene ad abitare lì, e non fa nulla di speciale, se non semplicemente arrivare fino a lì. Si menziona un terzo miracolo, quando le persone portarono a Gesù tutti i malati e gli indemoniati. Gesù ristabilisce la relazione con Dio nei legami più intimi, i legami familiari. E poi Gesù se ne va, ma la gente lo cerca e lo trova, e lui li chiama. Non è una chiusura, ma una porta che apre ad altro, a tutto il resto, all'incontro con ogni altro uomo, a ogni città della Galilea.
Gesù ha incontrato persone, con le quali ha abitato, insegnando a vivere in Dio. Questa è la vera Terra Santa dell’incontro con Dio, un luogo aperto a Lui. E questo luogo è la realtà semplice, così com’è, non un luogo idilliaco o pulito, ma segnato dall’ambiguità e dal peccato. Questa vita e questa terra sono il luogo dell’incontro con Lui, un aspetto bello e bellissimo della vita di ciascuno. Tra le nostre case accade la salvezza, un'esperienza che è stato dato di vivere.

L'Importanza dell'Esperienza e della Testimonianza
La ricchezza e l’esperienza a cui i luoghi fanno riferimento sono una testimonianza di incontro e di perdono. Attraverso la presenza umana, è possibile abitare la Terra con e come Lui. Non ci si incontra, però, a partire dalle idee, ma aprendosi all’altro e all’Altro. La mancanza di vita non è solo un concetto, ma deriva dalla propria esperienza. Non sono solo idee o belle parole, ma una chiamata a come ci stiamo nel mondo. Dobbiamo semplicemente vivere il Vangelo, affrontando l'incontro senza fuggire, riconoscendo in esso una Presenza, così com’essa è. Questo significa accogliere quello che accade, solo perché Qualcuno è lì, con te, come nella croce di Cristo, che continuamente Dio ti salvi. A volte noi abbiamo un’idea vaga e astratta di salvezza, per cui nell’attesa si cerca di fare il meglio che si può. Qui sta la salvezza cristiana: stare con Lui, non difendersi, come se il perdono non fosse presente.
La Testimonianza Personale di Pierbattista Pizzaballa
L'esperienza personale di Pierbattista Pizzaballa in Terra Santa ha influito in maniera forte sul suo modo di vivere. Inizialmente, la sua vita trascorreva tranquilla dentro i conventi. Oggi, egli si definisce cristiano, cattolico, religioso. Racconta la sua esperienza all’Università Ebraica di Gerusalemme, un ambiente diverso ed estraneo. C'erano religiosi, chi più e chi meno, in tutto il Dipartimento. Nacquero vere amicizie, si trovò un linguaggio comune al modo di pensare, ai concetti, alla realtà sociale. Si arrivò a una lettura della storia legata a quel mondo. L'atteggiamento personale non era quello di un'idea prefissata, ma di semplice e sincera curiosità, sebbene inizialmente si sentisse impacciato. Ci si interrogava su cosa fosse davvero credibile in quel mondo, sulle proprie motivazioni. L'esperienza vissuta ha un fascino speciale quando si fa un sincero sforzo di comunicarla, perché non c’è esperienza senza testimonianza. Questa interazione ha segnato la sua vocazione, facendogli conoscere aspetti che prima non conosceva. Il fatto che i suoi interlocutori non accettassero Gesù come Signore non divideva, ma anzi rafforzava il loro legame. Gli incontri si svolgevano nei pomeriggi o nelle sere, con persone che venivano anche da lontano. Era lui a spingere per incontrarsi inizialmente. I suoi amici amavano Israele, non come un'ideologia, ma come una loro necessità. Questa esperienza, vissuta con uguale intensità, ha trasformato il suo rapporto con Gesù. Oggi, l'incontro con Cristo avviene nella preghiera, nel luogo e con le persone, insieme, rendendolo una memoria vicina e concreta.

Le Relazioni in Terra Santa e il Messaggio della Mostra
Le relazioni in Terra Santa sono terribilmente ferite, eppure lì si manifesta la Presenza di Dio. È sacramento di un incontro. Non bastano solo le idee, e non siamo né migliori, né peggiori di tutti gli altri. La salvezza è una terra abitata e perdonata, personale, che tocca ogni uomo, in particolare chi ha accolto il Signore Gesù e ha bisogno di salvezza.
All’inizio del Meeting, si rifletteva sul Creatore: quando Dio ha creato il mondo e l’uomo, ha visto tutto il creato e ha detto: «molto buona». Gli occhi di chi vede la mostra dovrebbero riflettere questo sguardo di gratitudine. Le "belle" idee che uno si fa sono effimere, mentre «verde è l’albero eterno della vita». Il divario tra il pensiero o l'immagine e la realtà è ciò che occorre affrontare, perché la realtà corrisponde a quello che cerchiamo e desideriamo, anche in un Altro, Gesù, che si svela in tante manifestazioni culturali e sociali.
Comprendere i Vangeli e la Divinità di Cristo
La mostra intitolata «Con gli occhi degli apostoli» ci parla di quell’ebreo chiamato Gesù di Nazareth, l'unico in cui l’infinito è diventato un essere finito e visibile. Questo è ciò che annunziamo. Dio ha voluto comunicarsi all’uomo attraverso una presenza umana vera, che può intervenire nella storia umana. I Vangeli sono i documenti che testimoniano questo fatto, e non sono l’esito di uno studio rigoroso, né una semplice fantasia sul divino nella storia che solo i creduloni vedono. Essi narrano un fatto prodottosi davanti a testimoni in grado di constatarlo, che non avrebbero potuto accettarlo a meno che non fosse reale. La ragione per cui oggi li si considera leggende è che non li abbiamo mai visti. Ma dire che i Vangeli sono leggende con valore scientifico molto limitato è sbagliato; un tale approccio scientifico storico non censura i fatti accaduti, ma li interpreta. Essi sono documenti storici, basati su testimoni oculari o sulla loro testimonianza, e non delle invenzioni. Gesù non è un profeta, bensì lo stesso Dio.
Pensare che gli antichi fossero più creduloni di noi uomini moderni è un errore. Il cristianesimo era visto come scandalo dai Giudei e pazzia dai Pagani proprio perché un uomo non poteva essere identificato con la divinità. Ciò era contro la loro ragione e il loro sguardo. La mostra è un'esortazione a chi visita a prendere sul serio i Vangeli, non per difendere certi comportamenti o valori, ma per incontrare la persona di Gesù, attraverso i suoi detti e le sue parabole. È impressionante come Gesù non abbia avuto neanche tempo di mangiare. Questo, in fondo, è il cristianesimo, non una dottrina astratta, ma il dono della sua persona. Personalmente, questo ha aiutato tantissimo a ricordare cosa vuol dire la parola fede. Per accogliere il messaggio storico-critico, occorre la fede. Gesù dice di se stesso, e questo apre una prospettiva originale, portando il bene presente. Un messaggio che risuona ancora oggi, come durante la Giornata Mondiale della Gioventù.
La Fede come Adesione alla Realtà
La fede non è un qualcosa da costruire in modo ideale e pulito, anzi, accetta la realtà com'è, anche sporca. La fede non lotta contro la realtà, bensì la mette in gioco. Nasce dalla nostra volontà che cede, e chi ha creduto ha sperimentato il centuplo quaggiù. Questa libertà, questa adesione a Cristo, rende Gesù un amico, e da lì nasce tutto nella quotidianità. È impressionante come la Chiesa abbia un valore grande, partendo proprio da Cafarnao.