L'Amministratore Parrocchiale e le Unità Pastorali: Guida e Sfide

La gestione di una parrocchia e, in un contesto più ampio, di un'unità pastorale, richiede una figura dedicata e competente: l'Amministratore Parrocchiale. Questo ruolo è fondamentale per assicurare che la comunità sia ben servita sia spiritualmente che organizzativamente e socialmente, garantendo una gestione corretta e competente degli aspetti amministrativi in funzione di un'efficace azione pastorale.

Foto di una chiesa o di un gruppo di persone in attività pastorale

Contesto Normativo e Obiettivi

La normativa generale di riferimento si fonda sul Codice di Diritto Canonico e sulle direttive emanate dalla C.E.I. Oltre a offrire indicazioni e suggerimenti pratici per l'amministrazione, l'obiettivo è educare tutti a una gestione corretta e competente degli aspetti amministrativi della Parrocchia.

Nello specifico, vengono riportate indicazioni pratiche e procedure per:

  • Gli Atti di straordinaria amministrazione;
  • La compilazione del Rendiconto Amministrativo Parrocchiale;
  • Le richieste di contributi;
  • La costituzione del Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici.

Un'Appendice Modulistica è pensata per agevolare la raccolta dei dati e delle informazioni necessarie per le singole pratiche.

Evoluzione delle Unità Pastorali nella Diocesi

Il progetto di ristrutturazione della pastorale territoriale nella diocesi di Cesena-Sarsina fu intrapreso per la prima volta in modo sistematico vent'anni fa dal vescovo Lino Garavaglia. Con decreto datato 17 settembre 1992, fu costituita una "Commissione di studio per la revisione della struttura geografico-pastorale della diocesi", composta da sacerdoti e laici.

Primi Passi e Indicazioni

Dopo tre anni di lavoro, la Commissione offrì al Vescovo un documento ricco di analisi, valutazioni e proposte circostanziate. Sulla base di tale studio, il Vescovo formulò le indicazioni contenute nella Notifica dal titolo "L’adeguamento delle strutture e la ridistribuzione del personale pastorale sul territorio della diocesi", datata 4 novembre 1996.

Nella Notifica, mons. Garavaglia evidenziò la necessità di accorpare più parrocchie sotto la guida di un unico sacerdote e che, dove si fossero riscontrate le condizioni, sarebbero nate tra parrocchie omogenee «collaborazioni organiche e continuative» chiamate “unità pastorali”.

Il Vescovo chiedeva ai sacerdoti in cura d’anime di aiutare i fedeli ad accogliere con spirito di fede e di sacrificio i cambiamenti imminenti, consapevole della necessità per i fedeli di «cambiare consolidate abitudini, adeguando la propria mentalità a quanto di nuovo, talora meno comodo, viene imposto dal bene comune».

Difficoltà e Conferme

Il libro sinodale, tre anni dopo, trattava delle unità pastorali, confermandone l'opportunità nonostante le difficoltà incontrate nella prima fase di attuazione. Al n. 324 si legge: «Purtroppo la formazione e la conseguente mentalità del passato, riscontrabile anche nei presbiteri, unite alla insufficiente conoscenza del soggetto, rendono difficile oggi l’attuazione di unità pastorali, che sono comunque una reale proposta pastorale innovativa». Tuttavia, il n. 353 ribadisce: «Si avviino esperienze di unità pastorale, che possano essere di riferimento per le successive programmazioni».

Nuove Commissioni e Decreti

La questione fu nuovamente affrontata dal vescovo Antonio Lanfranchi e il 9 dicembre 2004, in sede di Consiglio presbiterale, fu costituita una nuova commissione con il compito di «studiare ipotesi concrete» di unità pastorali. Il 22 maggio 2008 il medesimo Consiglio approvò l’ipotesi finale sulla costituzione delle singole unità pastorali che, nel decreto del Vescovo (14 settembre 2008), risultarono ventuno.

Significative variazioni interessarono le zone pastorali, con parrocchie scorporate e aggregate a nuove zone, e con la riduzione delle zone da sette a sei con la fusione di Sarsina e Alta Valle del Savio in un’unica zona. Le principali novità riguardavano la suddivisione dell’intera diocesi in unità pastorali con l’indicazione di partire subito in una collaborazione nella logica dell’integrazione e il superamento della “soluzione di necessità” nel recupero di una effettiva ecclesiologia di comunione.

Non si negava né si sottovalutava l’emergenza determinata dal calo numerico dei sacerdoti e dalla diminuzione degli abitanti in molte parrocchie; si voleva far leva su una impostazione pastorale integrata capace di rafforzare o di avviare effettive collaborazioni tra presbiteri e tra parrocchie vicine.

L'Istruzione della Congregazione per il Clero: Prossimità e Ruoli

Una Nuova Istruzione della Congregazione per il Clero invita a “ripensare” la parrocchia e la missione dei sacerdoti e dei laici. La parola chiave delle unità pastorali è “prossimità”.

Principi Fondamentali

L'Istruzione sottolinea che “L’ufficio di parroco non può essere affidato a un gruppo di persone” e ammonisce contro espressioni linguistiche “che sembrino esprimere un governo collegiale della parrocchia”. L'obiettivo è dimostrare che “nella Chiesa c’è posto per tutti e tutti possono trovare il loro posto” nell’unica famiglia di Dio, nel rispetto della vocazione di ciascuno, valorizzando ogni carisma e preservando la Chiesa da alcune possibili derive, come “clericalizzare” i laici o “laicizzare” i chierici, o ancora fare dei diaconi permanenti dei “mezzi preti” o dei “super laici”.

Il nuovo documento identifica nella prossimità il “fattore chiave” delle unità pastorali, che vanno costituite dal vescovo, previa consultazione del Consiglio presbiterale, tenendo conto ”il più possibile dell’omogeneità della popolazione e delle sue consuetudini, nonché delle caratteristiche comuni del territorio, per facilitare la relazione di vicinanza tra i parroci e gli altri operatori pastorali”.

Affidamento della Cura Pastorale in Casi di Scarsità

Nel caso in cui, per la scarsità di sacerdoti, “non sia possibile nominare un parroco né un amministratore parrocchiale, che possa assumerla a tempo pieno”, il vescovo diocesano “può affidare una partecipazione all’esercizio della cura pastorale di una parrocchia a un diacono, a un consacrato o un laico, o anche a un insieme di persone (ad esempio, un istituto religioso, una associazione)”. Questi saranno coordinati e guidati da un presbitero “con legittime facoltà”, costituito “moderatore della cura pastorale”, al quale “esclusivamente competono la potestà e le funzioni del parroco, pur non avendone l’ufficio, con i conseguenti doveri e diritti”.

Incarichi Stabili per i Fedeli Laici

L'Istruzione specifica che “Oltre alla collaborazione occasionale, che ogni persona di buona volontà - anche i non battezzati - può offrire alle attività quotidiane della parrocchia, esistono alcuni incarichi stabili, in base ai quali i fedeli accolgono la responsabilità per un certo tempo di un servizio all’interno della comunità parrocchiale”. Si possono citare, ad esempio, i catechisti, i ministranti, gli educatori, gli operatori della carità e coloro che visitano i malati.

Tuttavia, nessuno di coloro che hanno ruoli di responsabilità in parrocchia può essere designato con le espressioni di “parroco”, “co-parroco”, “pastore”, “cappellano”, “moderatore”, “coordinatore”, “responsabile parrocchiale” o con altre denominazioni simili, che sono riservate dal diritto ai sacerdoti.

Il vescovo, infine, potrà affidare ufficialmente alcuni incarichi ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco, come, ad esempio:

  • La celebrazione di una liturgia della Parola nelle domeniche e nelle feste di precetto, quando “per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica”;
  • L’amministrazione del battesimo e la celebrazione del rito delle esequie.

I fedeli laici possono predicare in una chiesa o in un oratorio, se le circostanze, la necessità o un caso particolare lo richiedano, ma “non potranno invece in alcun caso tenere l’omelia durante la celebrazione dell’Eucaristia”.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP)

Nelle parrocchie della diocesi di Vicenza, la costituzione e il funzionamento del Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) sono regolati dalle disposizioni generali del Codice di Diritto Canonico, dagli orientamenti e dalle norme del 25° Sinodo diocesano e dalle indicazioni pastorali maturate nel cammino della Chiesa diocesana.

Costituzione e Compiti

Il CPP è un gruppo di fedeli (presbiteri, laici e consacrati) che, in rappresentanza e a servizio della comunità parrocchiale, cerca di attuare la missione della Chiesa. Esso è un’espressione significativa della ministerialità nella chiesa, e costituisce il segno e lo strumento privilegiato per manifestare e vivere la comunione e la corresponsabilità all’interno della parrocchia, fra presbiteri, religiosi, laici, e fra i vari gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali.

La comunione ecclesiale è autentica e rende possibile la missione del popolo di Dio nel mondo, quando si configura come “comunione aperta”, ossia quando la parrocchia rifiuta ogni chiusura e si apre alla condivisione e alla collaborazione con le altre parrocchie, nella prospettiva e nello sviluppo delle unità pastorali (u.p.), nel vicariato e nella chiesa diocesana.

La vitalità del CPP esige che tra i membri si sviluppi un clima relazionale positivo, favorendo l’attitudine all’ascolto reciproco e affrontando limpidamente e pazientemente le tensioni inevitabili. Per questo motivo, vanno promosse periodicamente alcune occasioni di incontro, nelle quali i membri del CPP non siano soltanto assorbiti dai problemi, ma possano condividere fraternamente l’esperienza di fede e di vita.

Carattere Consultivo e Impegno

Il CPP ha un carattere consultivo, perché le sue scelte non possono dipendere esclusivamente dalla formazione di una maggioranza, ma devono configurarsi come il risultato di un discernimento compiuto insieme, alla luce dello Spirito e con il contributo proprio di ogni persona e di ogni ministero ecclesiale. L’attività del CPP dovrà essere accompagnata e illuminata dalla preghiera e dall’ascolto della Parola di Dio. In ogni caso, le indicazioni del CPP, specialmente se espresse all’unanimità, sono moralmente vincolanti.

I compiti propri del CPP riguardano la programmazione e il coordinamento dell’attività pastorale della parrocchia, al fine di promuovere la crescita della “cultura di comunione”. Spetta al CPP formulare il programma pastorale della parrocchia, definendone gli obbiettivi, le priorità, le attività, i mezzi da impiegare e le modalità della verifica. Tale impegno di programmazione riconosce sempre il primato dell’iniziativa di Dio.

Gli ambiti fondamentali della programmazione, da adattare alle diverse realtà locali, sono:

  • L’evangelizzazione;
  • La vita liturgico-sacramentale;
  • La promozione della comunione ecclesiale e dei ministeri;
  • Il servizio e la condivisione verso i poveri;
  • Il dialogo con il territorio.

Composizione e Elezioni

È assicurata la presenza nel CPP di un numero adeguato di membri eletti dalla comunità parrocchiale nel suo insieme, in un apposito contesto assembleare. A tale scopo il CPP ascolterà e terrà presenti anche persone e realtà ecclesiali che pur essendo in sé significative non riescono normalmente ad avere voce e riconoscimento nella parrocchia, come ad esempio gli immigrati cattolici.

L’elezione di alcuni membri in rappresentanza delle zone della parrocchia potrà essere attuata, con distinte assemblee di voto, nel caso in cui l’articolazione zonale abbia una sua effettiva identità. Il parroco potrà nominare non più di tre membri del CPP, con la prevalente preoccupazione di integrare il CPP con alcune presenze significative che non siano state promosse dai diversi passaggi elettivi.

Sono elettori ed eleggibili i fedeli di ambo i sessi, che hanno domicilio o quasi domicilio in parrocchia, hanno ricevuto tutti e tre i sacramenti dell’iniziazione cristiana, hanno compiuto 16 anni al momento delle elezioni, e non ne sono impediti a norma del CIC. Di norma non è rieleggibile al CPP chi già ne abbia fatto parte per due mandati di seguito.

Le elezioni per la designazione dei membri del CPP sono indette con adeguato anticipo prima della scadenza del mandato del CPP in carica. Il percorso necessario al rinnovo del CPP non va considerato come una scadenza burocratica, ma rappresenta un’occasione propizia per rimotivare la partecipazione ecclesiale.

Organismi e Funzionamento

Presidente del CPP è il parroco. Il suo ruolo di presidenza “non è l’esercizio di un potere decisionale, ma il servizio del discernimento che, in forza del ministero apostolico, garantisce la fedeltà delle scelte (maturate insieme) al progetto di Dio (ricercato insieme)”.

Una Segreteria, composta dal Moderatore e dal Segretario del CPP, e da 2/3 persone elette dal CPP, collabora con il parroco-Presidente nel preparare il calendario delle riunioni e l’ordine del giorno dei singoli incontri. Il parroco può avvalersi dell’aiuto della Segreteria per affrontare temi e casi di particolare urgenza, senza che ciò conduca a sminuire il ruolo del CPP. La Segreteria nomina tra i membri del CPP un Moderatore laico e un Segretario del CPP.

Il CPP è convocato dal Presidente possibilmente una volta al mese secondo un calendario prefissato, e ogniqualvolta il Presidente lo ritenga necessario. Le riunioni sono valide se è presente almeno la maggioranza dei membri. Oggetto della trattazione sono soltanto gli argomenti previsti nell’ordine del giorno predisposto dalla Segreteria.

In linea generale le riunioni del CPP sono aperte a tutti i fedeli, che volessero partecipare, ma senza diritto di intervento. Il CPP si rinnova ogni quattro anni.

Il Consiglio nell'Unità Pastorale

L’aggregazione delle parrocchie nelle u.p. comporta una ridefinizione dei rispettivi CPP, sulla base dei criteri definiti nel documento diocesano “Unità pastorali in cammino”.

Organismi Unitari di Partecipazione

Per esprimere la comunione e la corresponsabilità delle parrocchie nel cammino comune, va istituito in ogni u.p. un organismo unitario di partecipazione, con il compito di programmare e gestire le scelte e le attività pastorali unitarie. Questo organismo potrà svolgere con maggior efficacia il dialogo con il territorio e le sue istituzioni civili, compito che non sempre è possibile sia sostenuto dai singoli CPP. In particolari occasioni può diventare il porta-voce della zona pastorale.

L’u.p. non sopprime le singole parrocchie, e quindi i rispettivi CPP sono il segno e lo strumento della partecipazione corresponsabile nella vita parrocchiale, soprattutto per l’attuazione locale delle scelte unitarie. La struttura e la funzione dei singoli CPP vanno però ridefinite e integrate in riferimento all’organismo unitario.

Nelle parrocchie prive della presenza stabile del parroco, nelle quali venga istituito il gruppo ministeriale per l’animazione comunitaria, i laici componenti tale gruppo fanno parte di diritto del CPP, e il coordinatore del gruppo svolge la funzione di moderatore del CPP, in accordo con il parroco presidente.

Diverse Forme di Organismi Unitari

L’organismo unitario di partecipazione dell’u.p. esprime (anche nella sua composizione) la partecipazione alla vita dell’u.p. di tutte le componenti ecclesiali delle parrocchie aggregate, e può assumere forme diverse:

  • Consiglio Pastorale Unitario (CPU): Nelle u.p. composte da più parrocchie affidate a parroci “in solidum” o a un unico parroco, oppure nel caso di parrocchie con parroco proprio, ma caratterizzate da un maturo cammino comune. Il CPU è costituito dai presbiteri e da un adeguato numero di laici per ciascuna parrocchia, e dai rappresentanti delle comunità religiose operanti nel territorio dell’u.p. Il CPU è convocato e presieduto dal parroco moderatore o coordinatore dell’u.p.
  • Raccordo stabile e organico fra le Segreterie dei singoli CPP: Nelle u.p. all’interno delle quali ogni parrocchia conserva il parroco proprio, o nelle u.p. in via di formazione. Le Segreterie saranno convocate e presiedute dal parroco coordinatore dell’u.p., e si incontreranno con una periodicità definita per tutto ciò che riguarda il cammino unitario.

Condivisione delle Risorse Materiali

La condivisione pastorale stabile e organica che si sviluppa nelle u.p., deve diventare progressivamente anche condivisione delle risorse e dei beni materiali. Perciò, almeno una volta all’anno, va tenuto un incontro fra l’organismo unitario di partecipazione dell’u.p. e due rappresentanti per ciascun CPAE delle parrocchie aggregate, allo scopo di:

  • Definire insieme il contributo (economico, di ambienti ecc.) che ciascuna parrocchia deve assicurare per lo svolgimento delle attività comuni;
  • Valutare i modi e la possibilità di rendere progressivamente stabile la prassi dello scambio di aiuti economici tra parrocchie nell’u.p.

L'Esperienza delle Unità Pastorali: Sfide e Successi

L'implementazione delle unità pastorali non è stata né semplice né spontanea. Unire le forze di più realtà distinte richiede a tutti la capacità di superare barriere, soprattutto mentali, e la disponibilità di fare posto all'altro, affinché ognuno si senta protagonista attivo nella comunità e l'unificazione non risulti solo un'imposizione dall'alto.

Unità Pastorale Soča-Vipava/Isonzo-Vipacco: Un Caso Studio

L'unità pastorale Soča-Vipava/Isonzo-Vipacco non è nata da una scelta dall'alto, ma come conseguenza di una necessità oggettiva: la quiescenza di un presbitero e l’improvvisa morte di un altro hanno obbligato il Vescovo a unirle sotto la stessa guida sacerdotale. Il progetto pastorale è stato di anno in anno riveduto, rinnovato e riproposto in base alle necessità, alle risorse ed alle richieste dei fedeli.

Tra le iniziative e gli adattamenti intrapresi si annoverano:

  • Revisione degli orari delle messe: Una messa feriale al giorno e due o massimo tre messe nei giorni di festa, con la consapevolezza della difficoltà di abolire le messe particolari e accettare la necessità di spostarsi.
  • Miglioramento della comunicazione: Nascita del bollettino inter-parrocchiale, poi diventato dell'Unità.
  • Riorganizzazione della catechesi: Formazione del gruppo dei catechisti, con incontri mensili di programmazione, e individuazione di due luoghi comuni adatti per una buona conduzione del catechismo. Si è passato da una vecchia forma di dottrina per i sacramenti a un itinerario formativo che va dal sesto anno di età in poi, fino agli adulti. Le serate sono dedicate alla formazione degli adulti sia in forma di gruppo biblico o di catechesi sia in forma di Centro di ascolto o Lectio divina.
  • Unico ufficio parrocchiale: Aperto quotidianamente per cinque ore.
  • Consiglio Pastorale Parrocchiale unitario: L'ultima elezione del Consiglio Pastorale Parrocchiale ha dato vita a un unico organo, composto da consiglieri appartenenti a tutte le comunità, con una struttura orizzontale che cura diverse aree pastorali (giovanile, catechesi, carità, liturgia, ecc.).

Sfide e Rischi

Nonostante i progressi, le unità pastorali affrontano continue sfide:

  • L'arrivo e la stabilizzazione di un ulteriore presbitero in una delle Case Canoniche ha provocato qualche squilibrio, con comunità che hanno tratto la conclusione di "avere il parroco" rispetto ad altre.
  • Il rischio di emarginare le piccole comunità e la loro identità è sempre incombente, nonostante la maggioranza abbia accolto la nuova configurazione delle attività pastorali.
  • La natura linguisticamente multiforme delle unità, con la presenza di famiglie provenienti da diversi ambiti culturali e linguistici, richiede attenzione e inclusione.
  • L'Unità pastorale non è e non può mai essere statica: non può esistere un progetto pastorale durevole, non può vigere una normativa fissa.
Mappa schematica di una diocesi con le unità pastorali

La Parola di Dio e il Mandato del Risorto

La Parola di Dio è fondamentale per la fede. Essa serve prima di tutto per farla sorgere con l'annuncio e l'aiuto della grazia che porta la libertà ad accogliere il Signore Gesù come senso della vita. Poi per renderla operante, cioè per vivere nella realtà con i criteri del Vangelo e non con quelli del mondo.

Discernimento e Annuncio

È necessario crescere maggiormente nel discernimento e nell'annuncio. Si auspica di valorizzare i Gruppi della Parola esistenti, facendoli “esplodere” in termini missionari, in modo che le persone che frequentano questi gruppi ne escano per farne nascere degli altri.

Il mandato del Risorto, “anch’io mando voi!”, è la nostra partenza e la nostra meta. Se siamo come Chiesa, è per questo. C’è una meta e c’è un mandato che ci è stato affidato. La prima missione che oggi viene richiesta, in particolare ai fedeli laici, è quella di non nascondere di essere cristiani, di andare a Messa, di frequentare la parrocchia.

Di fronte allo smarrimento, all’incertezza e allo scoraggiamento nelle nostre comunità, le parole del profeta Isaia risuonano: «Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio […]. Egli viene a salvarvi”» (Isaia 35,4). Il Signore ci ripete «pace a voi» e ci ripropone il suo mandato per oggi, donandoci il suo Spirito per discernere come vivere tale mandato.

Riflessioni sulla Crisi della Parrocchia Tradizionale

Le recenti riflessioni dei vescovi regionali sulle unità pastorali hanno rivelato una situazione molto variegata. Alcune diocesi, pur avendo iniziato da poco, sono già in affanno per il numero limitato dei preti, arrivando a considerare “unità pastorali delle unità pastorali”.

Tuttavia, la domanda centrale è: se ci fosse un numero sufficiente di preti e i seminari dessero speranza per il futuro, non ci sarebbe niente da cambiare nelle scelte pastorali? La risposta è negativa. Il problema non è tanto il calo dei preti, ma dei fedeli e delle comunità, un calo non solo numerico, ma anche della frequenza, della fede e della vita cristiana.

Molti concordano che il modello parrocchiale tradizionale (un parroco, un cappellano, una chiesa, una canonica, un ricreatorio e un “campanile”) non è più adeguato in un contesto statico. Oggi le parrocchie sembrano poter garantire al massimo le Messe e un po' di attività pastorale, ma non sono più i punti di riferimento di un tempo. La sfida è trovare nuovi modelli, senza puntare su comunità autogestite che facciano a meno del prete e dell'Eucaristia.

Nonostante la crisi, ci sono realtà positive e tentativi innovativi, che ci invitano a vivere secondo il Vangelo in questa epoca di transizione.

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