Il Santuario di Montevergine, situato a Mercogliano in provincia di Avellino, è un crocevia di antiche tradizioni e profonda devozione. Questo luogo sacro unisce il culto della Madonna, conosciuta come Mamma Schiavona o la Madonna Bruna, a riti secolari che richiamano migliaia di fedeli, tra cui spicca la caratteristica "Juta dei Femminielli". È un antico pellegrinaggio che conduce i devoti verso la "Mamma celeste", colei che tutto può e tutto perdona, rendendola una delle figure mariane più amate e celebrate del Sud Italia.

Un Santuario di Antica Devozione sul Monte Partenio
La storia del Santuario di Montevergine affonda le sue radici nell'epoca romana, quando sul luogo sorgeva un tempio dedicato alla dea Cibele. Il primo nucleo cristiano fu eretto nel 1124, per volere del giovane pellegrino Guglielmo da Vercelli che, incantato dalla bellezza del monte, lo scelse come sua dimora. Nel corso dei secoli, il complesso si è trasformato fino ad assumere l'attuale conformazione, che include la nuova e l’antica Basilica, il monastero, la foresteria, il campanile e la cripta. Già nel 1139 si parlava di un pellegrinaggio lungo i sentieri del monte Partenio verso il santuario di Montevergine, testimoniando una tradizione che si rinnova da più di otto secoli.
L’escursione, nota come "’A Juta a Montevergine", è un viaggio carico di storia e devozione che si snoda lungo l’antico “Sentiero del Pellegrino”. Lungo il percorso si attraversano luoghi carichi di significato come la Cappella dello Scalzatoio, il Tiglio Sacro e la Sedia della Madonna. I fedeli affrontano la pendenza del percorso, assai scosceso e che richiede spesso più di 4 ore di salita, immersi in un silenzio rispettoso, che contribuisce a rendere l'esperienza ancora più intensa e spirituale.
La Juta dei Femminielli: Un Rito di Accettazione e Inclusione
Tra le tradizioni più singolari e toccanti legate a Montevergine vi è la "Juta dei Femminielli". I femminielli, nella cultura tradizionale napoletana, sono persone che, pur nascendo uomini, sentono e vivono come donne. Sono considerati parte integrante della società napoletana, portano fortuna e sono rispettati. Il 2 febbraio, in occasione della Candelora, essi si recano al Santuario di Montevergine per un pellegrinaggio a loro dedicato, espressione di un rito antico improntato alla tolleranza e al rispetto per tutte le diversità.

La Leggenda della Madonna Protettrice
La devozione dei femminielli alla Madonna Nera di Montevergine è legata a un'antica leggenda. Si narra che nel 1256, due giovani omosessuali furono scoperti a baciarsi e ad amarsi. La comunità, non accettando la loro diversità, reagì denudandoli e cacciandoli dal paese, legandoli poi a un albero sul Monte Partenio con l'intento che morissero di freddo e fame o fossero sbranati dai lupi. La leggenda vuole che la Vergine, che tutto perdona e non fa distinzione alcuna, intervenne per salvarli, liberandoli dalle catene grazie al calore sprigionato dalla sua luce. Questo miracolo, attestato dalla comunità, portò all'accettazione della giovane coppia e segnò l'inizio del culto della Madonna Nera come protettrice degli ultimi, dei deboli, dei poveri e degli emarginati.
Da allora, la comunità LGBTQ+ ha accolto Mamma Schiavona come sua protettrice, e da qui nasce la "Juta dei Femminielli". Questa storia, raccontata anche in una poesia dal poeta irpino Gabriele De Masi, evidenzia come diversità, perdono e accoglienza siano i tratti distintivi che accomunano la storia della Madonna Nera a quella di tutti i cosiddetti "diversi".
La giornata del pellegrinaggio è un grande evento di accettazione e integrazione. Molti gruppi partecipano, cantando e ballando accompagnati da musica folkloristica locale: pizzica, taranta, tarantella e tammuriata risuonano nel piazzale di fronte al santuario. Finita la celebrazione religiosa, la festa prosegue nel piazzale del monastero, dove ognuno celebra il proprio rito senza interferire con gli altri, in un'espressione collettiva di ritorno alla vita.
Un evento storico testimonia questa protezione: nel 1611, durante un tragico incidente nell'ospizio dei pellegrini, in cui persero la vita molte persone, furono ritrovati corpi di "huomini morti vestiti da donne, e alcune donne morte vestite da huomini", come riportato nelle Croniche di Monte Vergine. Questo episodio sottolinea l'importanza di Montevergine come rifugio e luogo di accettazione per tutti.
La Madonna dei "femminielli"
La Candelora: Tra Antichi Riti e Fede Cristiana
Il 2 febbraio è il giorno della Candelora, festa religiosa che commemora la presentazione di Gesù al Tempio e la purificazione della Vergine Maria quaranta giorni dopo la nascita di Cristo. Il termine "Candelora" deriva dal latino candelorum e si riferisce all'usanza di benedire e regalare candele, simbolo del ritorno della luce e dell'uscita dalle tenebre invernali.
Come molte feste cristiane, la Candelora ha origini remote legate a riti pagani. Il precetto giudaico della purificazione della madre, 40 giorni dopo la nascita del figlio, per Maria, nata il 25 dicembre, cade proprio il 2 febbraio. Questa data, che segna la fine dell'inverno e l'attesa della primavera, era già importante in molte tradizioni. Ad esempio, nella tradizione celtica, la festa di Imbolc segnava il passaggio dall'oscurità più profonda alla luce.
La Chiesa Cattolica ha "inglobato" e sostituito antichi riti pagani con celebrazioni cristiane. Già Papa Gelasio I (492-496) ottenne l’abolizione dei riti pagani dei Lupercali, che furono sostituiti dalla Candelora. Nel VI secolo, l'imperatore Giustiniano anticipò la ricorrenza al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi. Il concetto di celebrare il ritorno al lavoro per la vita contadina fu trasformato in una celebrazione della luce, associata al rito mariano.
Tradizioni popolari si legano alla Candelora, come il proverbio contadino: "Disse il villano alla Candelora: 'Acqua o neve venga giù, che l’inverno non c’è più'. A cui rispose la strega: 'È cosa sicura, che l’inverno arriva quando arriva e dura fin che dura'".
La Madonna Nera di Montevergine: Mamma Schiavona
Il santuario di Montevergine è celebre per la sua Madonna Nera, venerata con il nome di Mamma Schiavona. L'icona, che secondo la leggenda fu realizzata da San Luca a Gerusalemme, possiede una forza particolare: i suoi occhi sembrano seguire il fedele ovunque si giri in chiesa, tanto che il poeta la definisce la "Madonna dello sguardo". Questi versi toccanti rivelano una preghiera che non è espiazione, ma piuttosto un invito a riflettere sulle colpe di coloro che discriminano la diversità, trovando nella sacra mano materna di Maria una protezione incondizionata.
Mamma Schiavona è riconosciuta come una "Mamma celeste", una "pachamama" capace di comprendere e proteggere le fragilità delle persone semplici, accogliendo tutti senza esclusione.
L'Origine del Nome "Schiavona" e la Leggenda delle Sette Madonne
Il nome "Schiavona" ha origini nel XII secolo, all'epoca di Carlo I D’Angiò, quando una seconda icona giunse sulle cime del Partenio, sostituendo la Madonna di San Guglielmo ed ereditandone la devozione. Il termine "schiavóna" significa "forestiera" o "slava", suggerendo una provenienza non locale. Una tradizione narra che, tra sei o sette Madonne sorelle, una fosse nera. Si racconta che la Madonna di Montevergine, per il colore della sua pelle considerata la più "brutta", offesa si rifugiò sul monte Partenio, con la frase: «si jo song brutta allora loro hanna venì fino è cà ‘n gopp a truvà!» (Se io sono brutta, allora loro dovranno venire fin quassù per farmi visita!).
La leggenda, tuttavia, si ribalta: Mamma Schiavona, simbolo di protezione degli ultimi e degli emarginati, diventa la più amata e bella delle sorelle, tanto da essere festeggiata due volte all’anno: il 2 febbraio, giorno della Candelora, e il 12 settembre, giorno di Santa Maria. La sua iconografia la ritrae spesso con un melograno, simbolo di fecondità, nella mano destra.
Canti antichi, tramandati oralmente, recitano durante i pellegrinaggi al santuario: "Erano sei madonne, sei sorelle… no, sette! Sei o sette? Sei, sette, tre. brutta e perciò se ne andò sulla montagna di Montevergine. Sant’Anna! Sette figlie, tutt’e sette Maronne".

Il Pellegrinaggio di Settembre: "A Juta" Annuale
Come da tradizione, il 12 settembre di ogni anno migliaia di fedeli si riversano a Ospedaletto d’Alpinolo (AV) per l’antica "Juta a Montevergine". Questo evento, che appartiene alla comunità di Ospedaletto, è una tradizione campana che ha come protagonista la Madonna Nera di Montevergine. Negli anni recenti, ad esempio, tra il 10, 11 e 12 settembre si è tenuta la XXIV edizione di questa sentita celebrazione.
Durante il pellegrinaggio, i fedeli affrontano la salita in totale silenzio, fino ai piedi della scalinata del Santuario. Un momento caratteristico è il canto eseguito sull’antica “scala santa” della Chiesa, composta da 23 gradini: su ciascuno di essi ci si ferma, un solista intona una proposta mentre il coro conclude. Al termine del rito, si entra in Chiesa e, dopo averla attraversata, si esce dalla porta principale cantando a suon di tamburo, senza mai voltare le spalle al quadro della Madonna. L’ascesa è animata dal suono delle tradizionali tammorre e castagnette, che accompagnano i pellegrini fino all'ingresso nella cappella laterale, dove Mamma Schiavona attende i suoi figli.
"A Juta a Montevergine" è un punto di sintesi, un rito che chiude il ciclo dei pellegrinaggi alle Sette Madonne sparse per la Campania e apre l’attesa per il ritorno della Candelora a febbraio. È un rituale che, con la sua musica, i suoi colori, le danze, le tammorre e le paranze, vede confluire un movimento vivace e diffuso che attraversa tutto il Sud Italia, esprimendo con forza l'identità e il legame con le tradizioni locali.
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