L'Altare della Patria: Significato e Storia

L'Altare della Patria, conosciuto anche come Vittoriano, è un monumento imponente situato a Roma, che incarna profondi significati storici e simbolici per l'Italia. Questo complesso architettonico, oltre a celebrare il primo Re d'Italia, Vittorio Emanuele II, ospita la Tomba del Milite Ignoto, un simbolo di tutti i caduti italiani nelle guerre.

Veduta panoramica dell'Altare della Patria con la statua equestre di Vittorio Emanuele II

Le Origini e l'Idea di un Monumento Nazionale

Dopo la morte di Vittorio Emanuele II, avvenuta il 9 gennaio 1878, numerose iniziative furono avviate per erigere un monumento permanente in sua memoria. Il Re era infatti considerato l'artefice del processo di unificazione e della liberazione dalla dominazione straniera, meritando il titolo di uno dei quattro "Padri della Patria", insieme a Cavour, Garibaldi e Mazzini.

I Concorsi e le Polemiche Iniziali

Il 26 marzo 1878, il parlamentare Francesco Perrone Paladini propose alla Camera un disegno di legge per la costruzione di un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II a Roma. Questa proposta fu accolta dal governo e il 13 settembre 1880 venne istituita la "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II", che bandì un concorso internazionale. Nonostante il concorso fosse vinto dal francese Henri-Paul Nénot, il progetto non fu mai realizzato a causa di diverse polemiche. Si contestò la scelta di un progettista straniero per un simbolo nazionale e si scoprì che l'idea di Nénot era una versione aggiornata di un suo precedente lavoro per la Sorbona. A ciò si aggiunse la tensione dovuta allo "Schiaffo di Tunisi", ovvero all'occupazione francese della Tunisia.

Illustrazione storica del progetto originale di Henri-Paul Nénot per il Vittoriano

Furono presentati 293 progetti, che spaziavano da semplici colonne a complessi edifici di grandi dimensioni. Il Parlamento commissionò un secondo concorso per definire il luogo e le caratteristiche precise della costruzione. Alcuni membri della Commissione Reale, tra cui il presidente Depetris, optarono per il progetto di Ettore Ferrari e Pio Piacentini, che prevedeva la costruzione del monumento a ridosso del Campidoglio. Questa scelta avrebbe trasformato il Vittoriano non solo in un memoriale del primo Re d'Italia, ma anche nel simbolo della "terza Roma", capitale italiana, in contrapposizione a San Pietro (Roma papale) e al Colosseo (Roma imperiale). La decisione causò immediate dimissioni tra i membri contrari, preoccupati per le demolizioni di testimonianze storiche e artistiche necessarie per la realizzazione del progetto.

Il Progetto Definitivo e i Materiali

Il bando prevedeva la costruzione di un imponente monumento in marmo con gradinate ascendenti, un maestoso colonnato e una statua di Vittorio Emanuele II. Sebbene il progetto originario prevedesse il re seduto su un trono, alla fine fu raffigurato in una statua equestre. Il concorso finale, conclusosi il 24 giugno 1884, portò al progetto che si ispirava ai grandi santuari ellenistici, con un portico caratterizzato da un lungo colonnato e due imponenti propilei, uno dedicato all'unità della patria e l'altro alla libertà dei cittadini. Questo design avrebbe reso il Vittoriano un simbolo della nuova Italia, affiancandosi ai monumenti dell'antica Roma e a quelli della Roma dei papi.

Schema architettonico del Vittoriano che mostra la disposizione del colonnato e dei propilei

Il progetto prevedeva l'utilizzo del "marmo" per il sommo-portico e del "travertino" per il resto del monumento. Tuttavia, fu impiegato unicamente il "marmo botticino", più facilmente modellabile e simile ai marmi bianchi usati dagli antichi romani. La scelta cadde sul botticino dopo che il "Marmo di Carrara" fu giudicato troppo costoso. Il marmo botticino, con la sua tonalità bianco-giallo paglierino, conferiva al monumento un maggiore "calore" rispetto al bianco assoluto del marmo di Carrara. Il Vittoriano fu inoltre arricchito da fregi, trofei, bassorilievi e piccole statue, che creavano un impatto visivo paragonabile alla bicromia originariamente prevista.

La Costruzione e le Sfide Architettoniche

La direzione dei lavori fu affidata a Giuseppe Sacconi con un decreto reale del 30 dicembre 1884, e l'apertura ufficiale del cantiere avvenne il 1º gennaio 1885. I primi scavi nel 1887 rivelarono la presenza di argille fluviali, banchi di sabbia e numerose caverne e cunicoli, anziché il tufo compatto atteso. Questo costrinse Sacconi a modificare il progetto, prevedendo un rinforzo delle gallerie con la costruzione di strutture di supporto. Alcune di queste grotte furono successivamente utilizzate come rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale.

IL VITTORIANO: L'anima dell'Italia unita a Piazza Venezia, ROMA | Italiano Facile

Durante gli scavi, emersero anche un tratto delle "mura serviane", la prima cinta muraria di Roma risalente al VI secolo a.C., e i resti di un mammut. Entrambi i ritrovamenti furono inglobati nelle mura del Vittoriano, preservandoli e rendendoli ispezionabili, ad eccezione di alcune parti dell'animale fossile trasferite all'Università di Roma. Il ritrovamento delle mura serviane portò a un'ulteriore modifica sostanziale del progetto, trasformando il Vittoriano da un monumento tra gli altri a una costruzione imponente che abbracciava il versante settentrionale del Campidoglio. Nel febbraio 1888, Sacconi propose l'aggiunta di spazi interni al Vittoriano, sfruttando le caverne sotterranee per creare stanze, cripte, gallerie e corridoi.

L'Amplio di Piazza Venezia e il Contesto Urbano

La realizzazione del Vittoriano richiese anche una revisione di Piazza Venezia, all'epoca di dimensioni più limitate. Tra il 1900 e il 1906, furono eseguiti lavori per ampliare e simmetrizzare la piazza, adattandola alla grandezza e al significato simbolico del monumento: la celebrazione della nuova Italia libera e unita. Questo comportò la scomparsa di alcune strade storiche e quartieri, come via della Pedacchia e via Macel de' corvi, e la demolizione di caseggiati lungo via Giulio Romano e via San Marco. L'obiettivo era anche quello di fare di Roma una moderna capitale europea, in grado di competere con Berlino, Vienna, Londra e Parigi, superando la secolare urbanistica pontificia.

La Statua Equestre e l'Inaugurazione

La costruzione della statua equestre di Vittorio Emanuele II, fulcro architettonico dell'intero monumento, fu affidata a Enrico Chiaradia nell'aprile 1889. La statua, completata da Emilio Gallori dopo la morte di Chiaradia nel 1901, fu fusa con il bronzo proveniente da cannoni del Regio Esercito. Fu poi montata su un basamento marmoreo tra il 1907 e il 1910, sul quale furono scolpite le personificazioni allegoriche delle 14 città "nobili" d'Italia.

Foto ravvicinata della statua equestre di Vittorio Emanuele II

La cerimonia di inaugurazione del Vittoriano, avvenuta in occasione della visita di Vittorio Emanuele III, fu connotata da un intenso spirito unitario e nazionale. Alla cerimonia parteciparono membri della famiglia reale, veterani delle guerre, inclusi garibaldini, e personalità di spicco.

La Tomba del Milite Ignoto

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l'Altare della Patria fu scelto per ospitare la Tomba del Milite Ignoto, dedicata a un soldato italiano non identificato caduto nel conflitto. La salma, scelta tra undici da Maria Bergamas, una donna triestina che aveva perso il figlio, fu trasferita a Roma in treno a velocità ridotta e di notte, per consentire alla popolazione di renderle omaggio. La bara fu collocata nell'Altare della Patria il 4 novembre 1921, giorno dell'Unità Nazionale e festa delle Forze Armate Italiane.

Sulla Tomba è deposta una corona di bronzo con l'iscrizione: “AI PRODI CADUTI NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE LE DONNE D’ITALIA”; di fronte si trovano due bracieri nei quali arde una fiamma perenne. L'impossibilità di identificare il soldato lo rende un simbolo molto forte, rappresentando tutti i militari italiani caduti nelle guerre e, per estensione, l'intera nazione. La sua tomba è sempre vigilata da un "Picchetto d'onore" e da due "Fiamme eterne". La cerimonia di sepoltura del 4 novembre 1921 fu la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita, con la presenza di un milione di persone, inclusi i socialisti, nonostante la loro ideologia internazionalista.

Foto della Tomba del Milite Ignoto con la fiamma perenne e le guardie d'onore

Completamento e Significato

Nel 1925, in occasione del Natale di Roma (21 aprile), fu inaugurata la parte mancante dell'Altare della Patria, ovvero le sculture realizzate da Angelo Zanelli che affiancano la statua della dea Roma. Con la realizzazione della quadriga dell'Unità e della quadriga della Libertà, poste sui rispettivi propilei tra il 1924 e il 1927, gli spazi esterni del Vittoriano furono completati.

La cripta del Milite Ignoto, con mosaici di Giulio Bargellini, fu inaugurata il 24 maggio 1935, in occasione del ventennale dell'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Questo ambiente è situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, in corrispondenza dell'Altare della Patria. I lavori di completamento del Vittoriano si conclusero nel 1935 con la realizzazione del Museo centrale del Risorgimento, inaugurato nel 1970, e la creazione di un Sacrario delle Bandiere, destinato a ospitare le bandiere militari italiane storiche. Il completamento degli spazi interni è attribuito ad Armando Brasini, già direttore artistico del Vittoriano.

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